{"id":26728,"date":"2016-12-17T10:30:17","date_gmt":"2016-12-17T09:30:17","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26728"},"modified":"2016-12-17T01:24:00","modified_gmt":"2016-12-17T00:24:00","slug":"il-nomos-della-modernita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26728","title":{"rendered":"Il n\u00f3mos della modernit\u00e0"},"content":{"rendered":"<h4>di SINISTRAINRETE (Robert Kurz)<\/h4>\n<p><em>Pubblichiamo il capitolo IX del libro\u00a0<\/em>Weltordnungskrieg<span id=\"fnref-761-1\" class=\"footnote\"><a href=\"http:\/\/anatradivaucanson.it\/geopolitica\/il-nomos-della-modernita#fn-761-1\" rel=\"footnote\">1<\/a><\/span><em>\u00a0di Robert Kurz, inedito in Italia, nella traduzione di Samuele Cerea.<\/em><\/p>\n<p><em>Ecco la prima parte<\/em><\/p>\n<p>Abstract:<\/p>\n<p>La crisi del diritto \u00e8 solo uno dei molteplici livelli su cui si manifesta la crisi complessiva della modernit\u00e0 capitalistica. La crisi degli Stati nazionali nel processo della globalizzazione coincide con la crisi della possibilit\u00e0 regolative degli apparati statali sui rapporti sociali all\u2019interno e, soprattutto, con una crisi fondamentale del diritto internazionale, ossia della regolazione del rapporto tra gli Stati. Un aspetto quest\u2019ultimo drammaticamente evidenziato dalle guerre dell\u2019ordine mondiale, condotte dagli USA sotto l\u2019amministrazione Bush: la costruzione pericolante del diritto internazionale classico non viene sostituita da un nuovo nomos giuridico ma dalla legge del pi\u00f9 forte. Robert Kurz analizza questo processo di deriva anomica sia all\u2019interno che all\u2019esterno dello Stato, facendo riferimento alla categoria schmittiana dello stato di eccezione e al costrutto dell\u2019\u201dhomo sacer\u201d di Agamben. Secondo Kurz la dicotomia stato normale\/stato di eccezione, uno dei cardini del pensiero schmittiano, si risolve, nella societ\u00e0 della merce, nell\u2019alternativa tra uno stato di eccezione coagulato (la cosiddetta normalit\u00e0) e uno stato di eccezione fluido mentre la forma-diritto, kantianamente modellata sulla soggettivit\u00e0 moderna del denaro e del valore, contiene in s\u00e9 il nucleo della riduzione dell\u2019uomo a \u201chomo sacer\u201d nel senso di Agamben, liquidabile in ogni momento se superfluo per la logica del valore.<\/p>\n<p>* * * *<\/p>\n<h4><strong>Parte prima:<\/strong><\/h4>\n<p><strong>La fine del diritto, lo stato di eccezione globale e il nuovo \u00abhomo sacer\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>Quando la\u00a0<strong>sovranit\u00e0<\/strong>\u00a0si dissolve, si dissolve necessariamente anche ogni relazione giuridica e contrattuale tra gli Stati. Questo fatto mette in discussione la forma pi\u00f9 generale del moderno diritto borghese, anche nelle relazioni interne ad ogni singolo Stato. Tuttavia questo significa solo che il nucleo autentico di violenza (e in un certo senso anche di arbitrio, per quanto mai totalmente privo di codificazione) del moderno sistema produttore di merce e della forma giuridica si manifesta in tutta la sua evidenza. Decisivo per questa nuova qualit\u00e0 della crisi sistemica \u00e8 che il potere egemone, nel tentativo di conservare con qualsiasi mezzo la validit\u00e0 universale del suo principio di realt\u00e0, invece di difendere la forma giuridica, infrange sistematicamente il diritto stesso, conducendo cos\u00ec all\u2019assurdo la categoria della forma-diritto come tale, che altro non rappresenta se non la relazione formale tra i soggetti feticistici.<\/p>\n<p>Nello sviluppo attuale\u00a0<strong>dopo l\u201911 settembre<\/strong>\u00a0\u00e8 possibile osservare questo carattere della prassi imperiale in una forma duplice e contraddittoria nella sistematica \u00abdegiuridificazione\u00bb sul piano internazionale. Da una parte l\u2019\u00abimperialismo complessivo ideale\u00bb democratico ha costituito un sedicente \u00abtribunale mondiale\u00bb, subito celebrato apologeticamente dall\u2019orda mediatica, nella figura del tribunale delle Nazioni Unite per i crimini di guerra all\u2019Aja, che dovrebbe rappresentare ufficialmente il\u00a0<em>n\u00f3mos<\/em>\u00a0della vecchia \u00abcomunit\u00e0 degli Stati\u00bb, compendiata nell\u2019ONU, ma che in realt\u00e0 ne manifesta solo la degenerazione ed \u00e8 in ogni caso una parodia della sua stessa ambizione.<\/p>\n<p>Questa degenerazione \u00e8, in primo luogo, giuridica, perch\u00e9\u00a0<strong>i processi contro Milosevic<\/strong>\u00a0e i suoi amministratori si fondano su di una rottura palese e neppure troppo negata della Carta delle Nazioni Unite, ossia sulla guerra di aggressione della NATO contro il relitto della ex-Jugoslavia. E anche la consegna di Milosevic al tribunale dell\u2019Aja, alla fine di giugno del 2001, da parte del governo serbo di Djindjic, un burattino della NATO, si basava su di un\u2019altrettanto netta violazione del diritto e della costituzione. Nonostante che il decreto di consegna dell\u2019ex-presidente fosse stato sospeso dalla Corte costituzionale jugoslava solo qualche ora prima, Djindjic non fece nulla per impedire che la non-persona Milosevic venisse sequestrata con un\u2019operazione segreta, spiegando inoltre che il parere del tribunale supremo era \u00abinefficace e privo di valore\u00bb, che rappresentava addirittura il tentativo di \u00abmettere a repentaglio il futuro del paese\u00bb. Alla fine Djindjic \u00e8 stato defraudato della taglia per la consegna di Milosevic, e questa \u00e8 una prova ulteriore del fatto che si era trattato di una transazione fra violatori del diritto e degli accordi (al di sotto del livello giuridico si dovrebbe parlare di una trattativa tra lestofanti).<\/p>\n<p>Per nulla turbata da queste macroscopiche infrazioni del diritto la stampa liberale ha commentato la vicenda in questi termini: \u00abA Belgrado si \u00e8 data ben poca importanza alle sottigliezze giuridiche; ma del resto anche Milosevic si atteggiava allo stesso modo, nel periodo in cui fu al potere, quando il diritto doveva adeguarsi alle necessit\u00e0 politiche contingenti\u00bb (<em>Neue Z\u00fcrcher Zeitung<\/em>, 30\/6\/2001). Si osservi con attenzione la logica che sottende questa affermazione: nessunissima obiezione al fatto che l\u2019Occidente, proprio come le sue creature nelle regioni della crisi, si comporti secondo modalit\u00e0 che invece vengono rimproverate ai mostri della crisi, che proprio per questa ragione si vorrebbe processare. In nome del principio capitalistico del diritto questo stesso principio viene gettato alle ortiche come un ferrovecchio.<\/p>\n<p>Secondariamente, questa degenerazione \u00e8 anche morale: non c\u2019\u00e8 capo di Stato al mondo che, di fronte a capi di accusa come quelli rivolti contro Milosevic, non verrebbe trascinato con la forza di fronte al tribunale dell\u2019Aja, a cominciare da tutti gli amici e\u00a0<strong>fedeli alleati della NATO<\/strong>\u00a0nella periferia mondiale, dalla Turchia all\u2019Afghanistan, dal Nordafrica all\u2019America Latina. Per il massacro di My Lai in Vietnam n\u00e9 il presidente americano dell\u2019epoca, n\u00e9 il suo Capo di stato maggiore, furono costretti a discolparsi, tantomeno di fronte a un tribunale dell\u2019ONU. E neppure i capi di Stato europei o australiani compariranno davanti ad un tribunale per i crimini contro l\u2019umanit\u00e0 commessi dai loro apparati nei confronti dei profughi. Questa lista potrebbe proseguire indefinitamente.<\/p>\n<p>Da questo complesso di circostanze \u00e8 possibile trarre un\u2019unica conclusione logica: il tribunale dell\u2019Aja \u00e8 una sorta di tribunale segreto dell\u2019imperialismo democratico, del tutto privo di legalit\u00e0 e di legittimit\u00e0. I magistrati che vi esercitano le loro funzioni non difendono affatto il diritto internazionale, ma si auto-degradano a sgherri corrotti degli USA e della NATO. All\u2019innegabile violenza e all\u2019arbitrio dei dispotismi della crisi e dei principi del terrore non si contrappone il diritto ma la sua violazione e quindi, ancora una volta, violenza ed arbitrio. Sia sul piano giuridico che su quello morale, l\u2019imperialismo democratico si colloca sullo stesso livello dei criminali di guerra e dei terroristi, come testimoniano anche i metodi brutali della sua prassi.<\/p>\n<p>Dall\u2019altra, gli USA, con una decisione contraddittoria sul piano formale, ma che nella sostanza si armonizza alla perfezione con l\u2019instaurazione del tribunale segreto internazionale dell\u2019Aja, si rifiutano categoricamente di trasformare questo tribunale in una Corte di Giustizia Internazionale permanente a tutti gli effetti, cui sarebbero obbligatoriamente sottoposti\u00a0<em>de jure<\/em>\u00a0anche i loro governi, ufficiali e soldati. Nel maggio 2002 il Congresso americano ha approvato a larghissima maggioranza una risoluzione \u00abche nega qualsiasi sostegno finanziario a un tribunale permanente delle Nazioni Unite competente per i crimini di guerra e per i crimini contro l\u2019umanit\u00e0. Viene inoltre proibito al governo statunitense di collaborare con il tribunale, anche solo nella fase inquirente. La sola idea che qualche soldato americano debba piegarsi ai capricci (!) della comunit\u00e0 internazionale ci appare intollerabile \u2013 ha dichiarato il presidente del Congresso, il repubblicano Tom DeLay\u00bb (<em>Neue Z\u00fcrcher Zeitung<\/em>11\/5\/2002).<\/p>\n<p>Detto altrimenti: \u00e8 ammissibile solo\u00a0<strong>un tribunale segreto della democrazia mondiale<\/strong>\u00a0che giudichi caso per caso regimi e capi di Stato sgraditi e i loro criminali di guerra, conformemente alle esigenze di legittimazione dei poteri dominanti e a discrezione degli USA, non certo una Corte internazionale permanente con regole vincolanti per tutti. Gli USA si comportano come un califfo, che ha il potere di decapitare a suo piacimento chiunque, senza il timore di soccombere alla minaccia che esso rappresenta per gli altri.<\/p>\n<p>Naturalmente, in questo caso, viene alla luce ancora una volta l\u2019insuperabile contraddizione tra particolarismo ed universalismo, tra l\u2019esigenza di un \u00abtribunale internazionale\u00bb e la pretesa di una \u00absovranit\u00e0 nazionale\u00bb assoluta. Ma la posizione degli USA a questo riguardo va ben al di l\u00e0 del tentativo di destreggiarsi alla bene e meglio tra queste istanze contraddittorie: \u00e8 la rottura immanente con la \u00abvolont\u00e0 generale\u00bb in quanto tale, cio\u00e8 con l\u2019universalit\u00e0 astratta su cui si fonda tutto il diritto moderno, ma che \u00e8 ormai impossibile da realizzare sul livello globale. Una pretesa giuridica, che rifiuti espressamente la validit\u00e0 universale, non \u00e8 pi\u00f9 tale nel senso della forma moderna del diritto; d\u2019altro canto per\u00f2 non \u00e8 neppure possibile ritornare, in un modo o nell\u2019altro, a rapporti giuridici premoderni. Si tratta cio\u00e8 della non-forma di un\u2019assoluta assenza di diritto, di uno \u00abstadio supremo dell\u2019anomia\u00bb, che non fu mai possibile neppure sotto califfi e imperatori divini.<\/p>\n<p>Questa circostanza \u00e8 cos\u00ec evidente e incontrovertibile che la condotta dell\u2019amministrazione statunitense avrebbe dovuto suscitare un ondata di sdegno da parte del facile moralismo di tutti quegli ideologi, giornalisti e politici, sempre pronti a stracciarsi le vesti di fronte alle malefatte di un Milosevic o di un\u00a0<strong>Saddam Hussein<\/strong>\u00a0e ad avvalorare pi\u00f9 o meno seriamente l\u2019interpretazione per cui la crisi capitalistica mondiale esigerebbe \u00abinterventi umanitari\u00bb e \u00abguerre giuste\u00bb. Invece l\u2019unica reazione \u00e8 stata ed \u00e8 tuttora un tiepido dibattito relativistico sulla questione del tribunale internazionale, caratterizzato da estrema cautela e ipocrite concessioni, che fa trapelare ogni sorta di \u00abcomprensione\u00bb nei confronti della rottura americana, non con questo o quel contenuto particolare del diritto, ma con la forma del diritto come tale \u2013 un atteggiamento analogo a quello riservato alle gesta efferate dei giovani\u00a0<em>killer<\/em>\u00a0democratici e razzisti, in quel caso con paternalistica condiscendenza dall\u2019alto, nel caso degli USA con deferente \u00abcomprensione\u00bb dal basso. Come cucciolotti mugolanti, che scrutano con occhiate timorose il bastone che il padrone si porta sempre appresso, i capi di governo dei paesi europei subalterni della NATO, si limitano a vestire i panni di una pusillanime \u00abcoscienza critica\u00bb, che se giudicasse la condotta degli USA conformemente alla loro autocomprensione non potrebbe fare altro che valutarla come un\u2019autentica aberrazione.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che il discorso ufficiale accompagna\u00a0<strong>il processo di anomizzazione democratica<\/strong>\u00a0nella sua incontenibile caduta libera, senza che sia pi\u00f9 possibile azionare alcun freno. Herfried M\u00fcnkler descrive questa dinamica con un tenore singolarmente positivistico, come se a scuotere le fondamenta dell\u2019attuale sistema mondiale non fossero proprio i suoi stessi custodi: \u00abMentre gli europei mirano a sviluppare ulteriormente il diritto internazionale vigente e a adeguarlo alle nuove condizioni della politica mondiale, gli americani stanno iniziando gradualmente a voltargli le spalle. Ne \u00e8 un chiaro sintomo il loro rifiuto di partecipare alla costituzione di un sistema giudiziario internazionale che persegua i crimini di guerra [\u2026]. La via europea consiste nel tentativo di ripristinare i presupposti minimali e irrinunciabili della simmetria politica, invece quella americana si \u00e8 ormai incurvata verso l\u2019asimmetria nelle relazioni. Gli europei tentano di stabilizzare l\u2019edificio, ormai traballante, del diritto internazionale, nato in Europa, mediante tutta una serie di misure riparatrici; al contrario, per gli americani questa costruzione non pu\u00f2 pi\u00f9 essere salvata in alcun modo [\u2026]. Se gli USA proseguiranno sulla strada che hanno imboccato, sferreranno certamente il loro attacco all\u2019Irak, che era stato risparmiato nel 1991, anche in virt\u00f9 degli effetti della sopravvivenza dello Stato iracheno sulla stabilit\u00e0 della regione. Sar\u00e0 il colpo di grazia per l\u2019attuale diritto internazionale. E non ne esiste un altro che possa subentrare al suo posto. Non verr\u00e0 sancita nessuna eguaglianza di principio ma, come dimostra l\u2019idea della guerra giusta, una marcata asimmetria\u00bb (M\u00fcnkler 2002).<\/p>\n<p>M\u00fcnkler non allude solo al fatto che la \u00abposizione europea\u00bb sia ostinatamente conservatrice, reazionaria, in ultima analisi priva di prospettive ed inoltre inerme e subalterna. Piuttosto egli assume la posizione statunitense in maniera preventivamente affermativa, come se fosse destinata inevitabilmente a imporsi: le cose non possono che andare cos\u00ec. In quest\u2019ottica l\u2019atteggiamento di M\u00fcnkler \u00e8 sistematicamente orientato verso una falsa sdrammatizzazione dei fatti, come se in gioco ci fossero solo differenze nella strategia, che potrebbe andare in una certa direzione oppure in una diversa, cosicch\u00e9, in ultima analisi, saranno gli USA, in virt\u00f9 della loro superiorit\u00e0 sulla societ\u00e0 globale, ad indicare la \u00abretta via\u00bb. \u00c8 chiaro che ad imporsi qui \u00e8 la cieca assuefazione intellettuale al potere dei fatti sul terreno presuntivamente eterno dell\u2019ontologia capitalistica. La differenza tra \u00absimmetria\u00bb ed \u00abasimmetria\u00bb nel diritto statale ed internazionale, che M\u00fcnkler descrive in termini eufemistici, \u00e8 in realt\u00e0 una differenza fondamentale: in gioco non c\u2019\u00e8 la via verso \u00abun nuovo diritto internazionale\u00bb ma il collasso del diritto internazionale stesso, persino, pi\u00f9 in generale, del moderno principio del diritto.<\/p>\n<p>Questa \u00abasimmetria\u00bb non rappresenta semplicemente uno squilibrio di potere tra Stati \u2013 di per s\u00e9 tutt\u2019altro che un fenomeno nuovo \u2013 ma la fine della possibilit\u00e0 di stipulare accordi e quindi dei rapporti contrattuali come tali. Effettivamente \u00e8 impossibile concludere un accordo con\u00a0<strong>un\u2019organizzazione come Al-Qaeda<\/strong>, oppure con un folle omicida o un attentatore suicida, poich\u00e9 essi non sono pi\u00f9 soggetti giuridici. Ma questi post-soggetti a-giuridici rappresentano l\u2019elemento costitutivo di ogni diritto e specialmente di tutto il diritto moderno, cio\u00e8 la forza, che si scatena proprio nella dissoluzione della forma-diritto. L\u2019asimmetria nel rapporto tra soggettivit\u00e0 giuridica e violenza anomica si rovescia nell\u2019asimmetria del rapporto tra i soggetti giuridici stessi, che in questo modo non sono gi\u00e0 pi\u00f9 tali. L\u2019impossibilit\u00e0 di realizzare un rapporto contrattuale con Al-Qaeda si converte nell\u2019incapacit\u00e0 generale da parte degli USA e dell\u2019imperialismo complessivo ideale di instaurare rapporti contrattuali con il mondo degli Stati e anche al proprio interno.<\/p>\n<p>Il fatto che questo sviluppo si prenda gioco di ogni ordinamento giuridico, rimanda al collasso delle relazioni della riproduzione sociale che stanno alla base dei rapporti giuridici stanno crollando. Esiste certamente tutta una serie di livelli di mediazione tra la \u00absuperfluit\u00e0\u00bb socio-economica di una percentuale in continuo aumento della popolazione mondiale, i processi della globalizzazione negativa, la manifestazione degli spettri terroristici della crisi e lo sgretolamento della forma-diritto. Ma poich\u00e9 la moderna forma-diritto \u00e8 legata al sistema-feticcio del lavoro astratto e della valorizzazione del valore e la soggettivit\u00e0 giuridica in generale pu\u00f2 essere solo un elemento secondario della soggettivit\u00e0 del lavoro e della valorizzazione, essa si estinguer\u00e0 necessariamente assieme a quella.<\/p>\n<p>Dove non \u00e8 pi\u00f9 possibile stipulare contratti di lavoro, non \u00e8 pi\u00f9 possibile stipulare alcun genere di contratto. Questo stadio non viene raggiunto quando anche l\u2019ultimo lavoratore ha perso il lavoro, ma in una fase pi\u00f9 precoce della crisi mondiale, quando una parte sufficientemente grande dei membri della societ\u00e0 diviene superflua, mentre quelli che restano vengono posti in una condizione anomica. Tale stadio si generalizza, in primo luogo, sul livello del diritto statale ed internazionale. Collocandosi in una relazione asimmetrica con il resto del mondo sul piano giuridico, per sconfiggere gli inafferrabili poteri anomici, generati dal sistema globale di crisi, gli USA si trasformano a loro volta nella punta di lancia dell\u2019anomizzazione globale.<\/p>\n<p>A partire da questa constatazione \u00e8 possibile trarre la conclusione critica, emancipatoria per cui \u00e8 necessario sostituire la forma-diritto borghese, insieme con le strutture del mercato e dello Stato, con un\u2019altra forma di organizzazione delle relazioni riproduttive su scala planetaria, che non necessiti pi\u00f9 dell\u2019espressione giuridica di una forma feticistica; in alternativa non si pu\u00f2 far altro che prendere apertamente partito per la violenza anomica, nella misura in cui essa \u00e8 quella ufficiale, ovvero quella dell\u2019imperialismo complessivo occidentale. Non esiste una terza opzione; la spazzatura retorica a base di diritto internazionale, comunit\u00e0 degli Stati, diritti umani, cittadinanza etc. si dissolve perch\u00e9 la forma di riproduzione socio-economica su cui essa si fonda \u00e8 ormai insostenibile.<\/p>\n<p>Una tendenza che emerge con chiarezza tanto maggiore presso gli ideologi democratici, quanto pi\u00f9 essi restano confinati in modo dogmatico e irriflesso nel sistema globale dominante, ontologizzando la sua struttura formale. Le contraddizioni possono essere elaborate solo mediante una fuga in avanti, che consiste nell\u2019aperta esaltazione della rottura violenta col diritto, a patto che venga messa in atto dalla \u00abparte giusta\u00bb. A questo scopo il costituzionalista Ulrich Preuss, che dopo il suo magniloquente sermone biblico sull\u201911 settembre non si pone pi\u00f9 alcun problema di misura, ci offre un\u2019argomentazione appropriata. Di recente il nostro Preuss, un liberale progressista che da decenni si atteggia a sacerdote liberale dell\u2019illusione giuridica, ha fatto una scoperta straordinaria: non \u00e8 sempre possibile andarsene in giro con il codice sotto il braccio. Non fatica a riconoscere che non esiste giustificazione alcuna sulla base dei criteri giuridici, perlomeno per gli interventi militari in Kosovo e in Afghanistan, ma in quanto arci-democratico e partigiano fanatico dell\u2019ideologia illuministica non pu\u00f2 far altro che approvarli dal pi\u00f9 profondo del cuore, assieme con i loro danni collaterali.<\/p>\n<p>Con la sua straripante fraseologia decurtata circa diritti umani, costituzione, garanzie giuridiche etc. \u2013 che fa ciecamente astrazione dal moderno sistema della merce come costituzione formale del diritto stesso \u2013\u00a0<strong>il feticista borghese<\/strong>\u00a0del diritto si vede perci\u00f2 costretto a convertirsi ad un\u2019interpretazione decisionistica: per giustificarne la sostanza, nonostante la violazione giuridica, la pioggia di bombe della macchina militare statunitense, va considerata come \u00abun ibrido tra legittima autodifesa, esecuzione forzata di un ipotetico mandato di arresto nei confronti di Bin Laden e intervento umanitario per la liberazione del paese dall\u2019infausto regime talebano\u00bb (Preuss 2002).<\/p>\n<p>Ma se questo fosse vero, allora anche le vittime del\u00a0<strong>colpo di stato militare cileno del 1973<\/strong>\u00a0(anche in quel caso l\u201911 settembre) e della successiva dittatura sarebbero autorizzate a bombardare senza indugio Washington e qualsiasi altra regione degli USA, visto che di quel sovvertimento politico il governo americano pu\u00f2 essere considerato a buon diritto lo spiritus rector; oppure la polizia, alla ricerca di qualche criminale in fuga, potrebbe benissimo mettere a ferro e fuoco interi quartieri; infine ogni singolo paese sarebbe praticamente legittimato ad intervenire in qualsiasi altro, dal momento che il concetto di \u00abregime infausto\u00bb \u00e8 passibile di una certa elasticit\u00e0. Anche a prescindere dal fatto che quel particolare \u00abregime infausto\u00bb era stato precedentemente installato dagli USA.<\/p>\n<p>In ultima analisi, per un verso o per l\u2019altro, tutti i regimi sono \u00abinfausti\u00bb, non da ultimo le democrazie dell\u2019imperialismo della sicurezza e dell\u2019esclusione; e sotto questo aspetto il regime statunitense si trova addirittura in testa alla classifica: dove mai potrebbe essere pi\u00f9 urgente un intervento umanitario se non in un paese che incarcera alcuni milioni dei suoi cittadini in condizioni inumane, spesso a causa di crimini irrisori, affidandoli ad un\u2019\u00abindustria della pena\u00bb che condanna a morte minorenni e malati psichici, per poi trasmettere la procedura in diretta televisiva?<\/p>\n<p>L\u2019ipergiurista Preuss si sbarazza senza indugio della legalit\u00e0 a favore di ci\u00f2 che egli chiama \u00ablegittimit\u00e0\u00bb. Anche astraendo totalmente dal contenuto davvero ripugnante di questa cosiddetta legittimit\u00e0, essa non pu\u00f2 pi\u00f9 essere ricondotta sotto il tetto della legalit\u00e0 da nessun ordinamento giuridica. E allora \u00e8 Preuss a \u00abdecidere\u00bb: \u00abNon fu solo la spinta dell\u2019indignazione morale per il crimine mostruoso dell\u201911 settembre che spinse gli USA a percorrere la \u201cvia diretta\u201d della forza militare nella lotta contro il terrorismo e per la liberazione dell\u2019Afghanistan da un regime scellerato: fu necessaria anche la sfida immediata che era stata lanciata contro l\u2019interesse nazionale statunitense. Facciamo addirittura un passo in avanti: siamo assolutamente certi che in questa vicenda motivi umanitari e cosmopoliti, diretti a rendere il mondo un posto generalmente migliore, abbiano giocato un ruolo marginale. Ma \u00e8 proprio questa l\u2019amara lezione che dobbiamo imparare: per far trionfare la ragione e la giustizia sono stati necessari il puro e semplice interesse nazionale degli USA e la spontaneit\u00e0 del sentimento morale dei suoi cittadini (Preuss, op. cit.).<\/p>\n<p>In termini pi\u00f9 espliciti: evviva il linciaggio globale, che nella terra del Signore pu\u00f2 gi\u00e0 vantare una lunga tradizione alle sue spalle. O altrimenti: giusto \u00e8 ci\u00f2 che gli USA ritengono possa tornare loro utile; \u00abragione e giustizia\u00bb coincidono con il \u00absentimento morale spontaneo\u00bb di soggetti della concorrenza assetati di vendetta e carichi di aggressivit\u00e0, ma solo nel caso in cui questi, incidentalmente, possano contare sulla pi\u00f9 spaventosa macchina militare della Terra. O in forma ancora pi\u00f9 essenziale: il diritto \u00e8 \u00abil sentimento morale\u00bb dei pi\u00f9 forti; in ultima istanza: la forza \u00e8 il diritto. Cos\u00ec facendo Preuss ha davvero messo allo scoperto le radici del diritto, approdando dalle parti di\u00a0<strong>Carl Schmitt<\/strong>, il demone della scienza giuridica, che riconduce logicamente il diritto al potere di decidere sullo stato di eccezione. Non a caso una monografia sull\u2019evoluzione della filosofia del diritto di Schmitt, reca come titolo \u00abLegittimit\u00e0 contro legalit\u00e0\u00bb (Hoffmann 1964).<\/p>\n<p>E una volta perduta la legalit\u00e0, comunque neppure pi\u00f9 necessaria, Preuss concede il suo beneplacito anche per l\u2019estinzione di quelle vite umane, di per s\u00e9 inessenziali per il solo fatto che non si tratta delle vite occidentali-bianche-illuminate dei membri di tutte le \u00absensibili democrazie dell\u2019Occidente\u00bb (Preuss, op. cit.): \u00abIn ogni caso \u00e8 pressoch\u00e9 inevitabile che siano anche e soprattutto (!)persone innocenti a perdere la vita e a subire dei danni [\u2026]. Non sempre l\u2019uomo pu\u00f2 sottrarsi a questi tragici conflitti. Chi crede di poter vivere la propria esistenza con le mani linde e immacolate, tanto pi\u00f9 se si tratta di un\u2019esistenza da politico, si abbandona ad un\u2019illusione puerile\u00bb (op. cit.).<\/p>\n<p>Cos\u00ec parl\u00f2 il democratico (un epiteto che in futuro, probabilmente, servir\u00e0 a biasimare una particolare depravazione morale e intellettuale), lo stesso che solo poco tempo prima, una volta riavutosi dai \u00abprimi istanti di paralisi del terrore\u00bb, aveva manifestato tutto il suo \u00absconcerto\u00bb per l\u2019\u00abingiusta punizione\u00bb inflitta ai cittadini statunitensi dalla cecit\u00e0 terroristica. In ultima analisi tutti i giuristi sono terribili giuristi.<\/p>\n<p>Con le sue mani da burocrate dell\u2019atrocit\u00e0, ormai tutt\u2019altro che immacolate, Preuss chiama tutto questo un\u2019\u00abamara lezione\u00bb, forse perch\u00e9, da buon giurista, la perdita dell\u2019illusione giuridica lo infastidisce un tantino. E una volta abbandonato il regno del diritto, non cerca rifugio nell\u2019aperto cinismo, ma nella teologia del male, poich\u00e9, come \u00e8 noto, nella guerra contro il male tutti i mezzi sono leciti. Poich\u00e9 le azioni terroristiche sono \u00abblasfemia\u00bb e quindi si collocano in una dimensione religiosa, la violenza della polizia globale non pu\u00f2 sottomettersi a nessuna restrizione giuridica formale. Una volta ottenuta la legittimazione teologica, non \u00e8 pi\u00f9 possibile azionare alcun freno.<\/p>\n<p>Il moralista del diritto borghese non pu\u00f2 che trasformarsi nel trombettiere della\u00a0<em>Jihad<\/em>democratica. Morte e dannazione eterna agli infedeli, ai blasfemi! Laddove le condizioni necessarie per la struttura sociale si eclissano, si manifesta il tribunale teologico contro gli eretici. Anche per gente come noi il giudice dell\u2019inquisizione democratica Preuss ha gi\u00e0 allestito il rogo, poich\u00e9 chi non si pone incondizionatamente dalla parte del \u00abbene\u00bb (cio\u00e8 la comunit\u00e0 dei bombardieri democratici), pu\u00f2 essere solo un\u2019incarnazione del \u00abmale\u00bb e deve essere perseguitato con tutta la forza della \u00ablegittimit\u00e0\u00bb e del \u00absentimento morale spontaneo\u00bb.<\/p>\n<p>Senza attendere il consenso del nostro giurista dalle velleit\u00e0 teologiche, gli USA si sono gi\u00e0 strappati di dosso da soli tutte le opprimenti catene del diritto nella loro lotta contro il male. Il veemente rifiuto di una Corte internazionale permanente, con regole vincolanti per tutti, fin da subito ha una ragione oggettiva: le truppe statunitensi erano appena sbarcate in Afghanistan e gi\u00e0 venivano accusate di crimini di guerra: \u00abNel frattempo i soldati dell\u2019esercito statunitense sono stati accusati, non solo di avere torturato e ucciso prigionieri talebani, ma anche di essere coinvolti nella scomparsa di circa 3000 uomini nel campo di Masar-i-Sharif\u00bb (<em>Le Monde diplomatique<\/em>, settembre 2002).<\/p>\n<p>Su questo argomento l\u2019autore e giornalista televisivo britannico Jamie Doran ha girato un documentario e registrato alcune testimonianze circa l\u2019assassinio di prigionieri rinchiusi all\u2019interno di container: \u00abUn tassista della zona si stava dirigendo verso un distributore provvisorio su di una strada extraurbana. \u201cMentre trasportavano prigionieri da Kalai Zeini a Shiberghan, stavo facendo il pieno alla mia automobile. Sentivo uno strano odore e allora domandai al benzinaio quale ne fosse l\u2019origine. Guardatevi attorno \u2013 fu la sua risposta. Vidi allora tre container da cui uscivano fiumi di sangue. Mi si rizzarono i capelli sulla testa, era tutto assolutamente spaventoso [\u2026]\u201d. Il giorno successivo lo stesso tassista si trovava nei pressi della sua casa a Shiberghan e pot\u00e9 assistere ad una scena non meno terrificante: vidi altri tre container, da cui il sangue colava a pioggia, che passavano accanto alla mia casa\u201d. Non a tutti i prigionieri rinchiusi nei container le pallottole avevano dato il colpo di grazia. La maggior parte sopravviveva al suo destino per quattro, cinque giorni, fino alla morte per soffocamento, per fame o sete. Quando finalmente il container si apr\u00ec, di tutti suoi occupanti era rimasta solo una massa raccapricciante di urina, sangue, feci, vomito e carne in decomposizione [\u2026]. Mentre i container, con il loro carico di carne umana, se ne stavano allineati davanti alla prigione, uno dei soldati che avevano accompagnato il convoglio seppe che il comandante della prigione aveva ricevuto l\u2019ordine di far sparire immediatamente tutte le prove. \u201cLa maggior parte dei container presentavano fori di proiettile. In ognuno di essi c\u2019erano circa 150-160 morti. Un paio respiravano ancora, per\u00f2 per la maggior parte erano morti. Gli americani dissero ai loro collaboratori a Shiberghan di farli sparire dalla citt\u00e0 prima che fossero filmati dai satelliti\u201d. Questa testimonianza, che fa riferimento a un coinvolgimento degli statunitensi, sar\u00e0 decisiva per tutte le indagini future\u00bb (Doran 2002).<\/p>\n<p>Altre testimonianze raccontano del coinvolgimento di dozzine di soldati delle \u00abforze speciali\u00bb in crimini ripugnanti, torture e uccisioni di prigionieri indifesi, ovviamente sotto l\u2019impulso del \u00absentimento morale spontaneo\u00bb dopo l\u201911 settembre: \u00abIn un caso un soldato afghano racconta di aver visto un soldato americano uccidere un prigioniero talebano al solo scopo di impaurirne un altro affinch\u00e9 confessasse: ero di servizio a Shiberghan e ho visto un soldato americano spezzare il collo a un prigioniero. Un\u2019altra volta hanno versato sui prigionieri dell\u2019acido o qualcosa del genere. Gli americani facevano tutto quello che volevano. Non potevamo impedirgli di fare alcunch\u00e9 [\u2026], tutto era sotto il controllo dei comandanti americani. Un generale dell\u2019Alleanza del Nord che in quel periodo si trovava a Shiberghan ha dichiarato: \u201cSono stato testimone. Ho visto come li colpivano alle gambe, tagliavano loro la lingua, i capelli, la barba. A volte sembrava che si divertissero. Portavano fuori un prigioniero, lo picchiavano e poi lo riportavano in cella. Qualche volta il prigioniero non ritornava pi\u00f9\u201d. Tutti i testimoni apparsi nel nostro film si sono gi\u00e0 detti pronti a comparire davanti ad una commissione di inchiesta internazionale o in un processo giudiziario, nel caso in cui, in seguito alle loro affermazioni, dovesse scaturire qualcosa. Inoltre sarebbero anche in grado di identificare i militari coinvolti\u00bb (Doran, op. cit.).<\/p>\n<p>Ma fino ad oggi queste accuse assai concrete sono state completamente ignorate dalla maggior parte della stampa occidentale e bloccate dagli apparati imperiali. Si confronti questa assenza di sensazionalismo a differenza di quanto accaduto per le atrocit\u00e0 vere o fasulle, perpetrate dall\u2019esercito di Milosevic in Kosovo o dai serbi nella famigerata Srebrenica. Evidentemente ci sono due tipi di atrocit\u00e0: quelle degli \u00abinfedeli\u00bb, trascinati dalla loro \u00abblasfemia\u00bb, e quelle della parte giusta, quella di \u00abragione e giustizia\u00bb, sospinta dal \u00absentimento morale spontaneo\u00bb. Se anche solo una minima parte delle accuse rivolte contro le truppe americane in Afghanistan fosse vera (ma in questo caso la volont\u00e0 di scoprire la verit\u00e0 sarebbe nulla), questo fatto getterebbe una luce sinistra sul modo in cui in Afghanistan viene \u00abdifesa la civilt\u00e0\u00bb, tanto pi\u00f9 se qualche membro di quella banda di saccheggiatori imbarbarita, mossa solo da odio e desiderio di vendetta, che \u00e8 la cosiddetta Alleanza del nord, prova orrore di fronte alle malefatte della soldatesca americana. La \u00abcivilt\u00e0\u00bb capitalistica ha sempre superato qualsiasi \u00abselvaggio\u00bb in crudelt\u00e0 e dunque perch\u00e9 dovrebbe dimostrare un contegno moderato proprio nel momento della sua decadenza globale?<\/p>\n<p>Nel solco del comportamento anomico si colloca anche il trattamento dei soldati talebani e di Al Qaeda, che a centinaia, dopo la loro cattura, sono stati internati dagli USA nella base aerea extraterritoriale di Guantanamo a Cuba per l\u2019\u00abinterrogatorio\u00bb. I prigionieri, gi\u00e0 frastornati a causa del viaggio, vengono trattati con modalit\u00e0 che sfidano qualsiasi descrizione: \u00abNon appena l\u2019aeroplano atterra, i prigionieri vengono fatti passare attraverso un portellone di carico. Indossano uniformi e berretti rosso-arancio fluorescenti, affinch\u00e9 ogni loro movimento sia ben visibile. Hanno i polsi ammanettati, i piedi legati con catene. I volti sono coperti da grossi occhiali da sole, incollati con un nastro di colore scuro. Le orecchie sono coperte con dei paraorecchi simili a quelli del personale di terra degli aeroporti. Come se non bastasse portano anche dei guanti. Di conseguenza sono praticamente ciechi, sordi e incapaci di tatto. Il campo assomiglia a una specie di cantiere. Le gabbie in cui vengono ospitati i prigionieri hanno pavimenti di cemento. Misurano 2,40 metri per 1,80. I tetti sono fatti di lamiera. Le \u201cpareti\u201d consistono di pali di ferro e di reti metalliche\u00bb (Schwelien 2002).<\/p>\n<p><strong>Le proteste rivolte da\u00a0<em>Amnesty International<\/em><\/strong>, da altre organizzazioni statunitensi per i diritti umani, nonch\u00e9 dai deputati della Camera bassa britannica, contro le condizioni carcerarie cui sono sottoposti i prigionieri, costretti, anche dopo il trasporto aereo, a restare a capo coperto e in catene, inginocchiati di fronte ai loro guardiani, sono state tutte respinte. Ma ad evidenziare la condizione anomica \u00e8 soprattutto lo\u00a0<em>status<\/em>\u00a0giuridico dei prigionieri: non ne possiedono pi\u00f9 uno. Da una parte il loro\u00a0<em>status<\/em>\u00a0non \u00e8 quello dei criminali, che \u00e8 possibile processare di fronte al tribunale ordinario di uno Stato. Essi non si trovano in Afghanistan, anche a prescindere dal fatto che l\u00e0 non esiste pi\u00f9 un sistema giuridico funzionante; inoltre i combattenti di Al Qaeda non fanno pi\u00f9 parte di uno Stato. Come combattenti dall\u2019Afghanistan non possono neppure essere giudicati da un tribunale americano. Dall\u2019altra il governo americano ha gi\u00e0 rifiutato di riconoscerli come prigionieri di guerra, evitando cos\u00ec di concedergli le garanzie della Convenzione di Ginevra.<\/p>\n<p>Nella\u00a0<strong>\u00abguerra contro il terrore\u00bb<\/strong>, la cui durata viene stimata in anni o decenni, lo Stato dell\u2019ultima potenza mondiale precipita anche sotto questo riguardo in una condizione pregiuridica. Proprio come nel caso dei profughi illegali nella terra di nessuno delle zone di custodia degli aeroporti e delle polizie di frontiera, che in quanto non-persone giuridiche sono oggetto di una mera procedura amministrativa, senza la garanzia di uno\u00a0<em>status<\/em>\u00a0giuridico autonomo, questo\u00a0<em>non-status<\/em>\u00a0viene applicato anche ai prigionieri della guerra contro il terrore e in maniera ancora pi\u00f9 drastica. Essi scompaiono nei campi militari, dove possono subire atrocit\u00e0 e torture incontrollate. Oppure vengono giudicati al di fuori di qualsiasi fondamento giuridico dai tribunali militari. Si tratta di una giustizia vendicativa allo stato puro e fuori controllo, che non \u00e8 gi\u00e0 pi\u00f9 giustizia. Anche su questo livello il mondo capitalistico ufficiale sta muovendo i suoi passi verso lo pseudo-arcaismo dei signori della guerra e dei fondamentalisti religiosi; con la benevole approvazione di un giurista liberale tedesco, assurto ormai a teologo dell\u2019anomia democratica.<\/p>\n<p>Nei protettorati NATO dell\u2019ex-Jugoslavia, dove nel frattempo si punta a realizzare, con il filantropico aiuto della violenza anomica della democrazia globale, le \u00abistituzioni dello Stato di diritto\u00bb, queste ultime si sgretolano sotto la pressione della \u00abbattaglia contro il terrore\u00bb ancor prima di essere entrate pienamente in funzione: \u00abIn Bosnia deve levarsi la voce del diritto \u2013 questo il messaggio dell\u2019Occidente. Adesso la voce del diritto si \u00e8 levata. Venerd\u00ec scorso un tribunale aveva liberato sei arabi, sospettati di avere collaborato con Al Qaeda. Non c\u2019erano prove sufficienti per trattenere i sei che si trovavano in prigione ormai da ottobre. Le autorit\u00e0 statunitensi sostenevano di avere le prove ma non volevano trasmetterle al tribunale di Sarajevo. Di conseguenza i giudici hanno fatto l\u2019unica cosa possibile: hanno rilasciato i sei arabi. Poche ore pi\u00f9 tardi per\u00f2 i sospetti erano gi\u00e0 tornati dietro le sbarre. Erano stati fermati dai soldati americani e spediti probabilmente a Guantanamo. In centinaia hanno protestato a Sarajevo contro questa procedura. Anche la suprema autorit\u00e0 giuridica del paese, la Camera dei diritti umani, ha fatto sentire la sua voce. Tutto inutile. Le autorit\u00e0 bosniache hanno chiuso tutti e due gli occhi di fronte a questa prassi discutibile. Posti di fronte alla scelta tra la forza e il diritto, hanno optato per la forza\u00bb (Ladurner 2002). E del resto non restava loro altro da fare visto che si tratta di autorit\u00e0 di un protettorato dipendente e militarmente occupato.<\/p>\n<p>Nel momento in cui la forma giuridica, il cui fondamento sociale \u00e8 ormai obsoleto, viene aggredita da un focolaio anomico, le metastasi si diffondono necessariamente in tutti i tessuti giuridici. Il prolungamento del collasso delle relazioni giuridiche dall\u2019esterno verso l\u2019interno assume inizialmente le sembianze della legislazione eccezionale o di emergenza. La societ\u00e0 viene avvolta da un\u2019ipotetica rete di sicurezza, che non \u00e8 affatto una protezione contro il terrore, ma rivela, anche negli ordinari rapporti civili, il nucleo repressivo del diritto, nella forma dell\u2019arbitrio burocratico. Lo\u00a0<em>shock<\/em>\u00a0dell\u201911 settembre ha scatenato negli USA una dinamica peculiare degli apparati statali e giudiziari, che rende assurdo il positivismo ideologico dello Stato di diritto \u2013 e proprio in una patria d\u2019elezione della libert\u00e0 occidentale.<\/p>\n<p>La corruzione anomica dei rapporti giuridici sembra procedere ad un ritmo addirittura frenetico: \u00abTutti gli stranieri che, per una ragione o per l\u2019altra, si sono trovati nel cono d\u2019ombra degli attentatori vengono praticamente considerati gi\u00e0 quasi come dei fuorilegge: \u201cSe riterr\u00f2 che il deferimento di questi individui di fronte a un tribunale militare \u00e8 nell\u2019interesse della sicurezza della nostra grande nazione \u2013 ha tuonato Bush \u2013 allora questo dovr\u00e0 essere fatto\u201d. A questo scopo \u00e8 gi\u00e0 prevista l\u2019istituzione di tribunali in cui l\u2019obbligo di fornire prove \u00e8 limitato e la pena di morte pu\u00f2 essere comminata anche solo con una maggioranza dei due terzi. L\u2019impensabile diviene realt\u00e0: un sospettato pu\u00f2 essere rinchiuso nel braccio della morte dopo un breve processo e senza che l\u2019opinione pubblica possa conoscere le accuse o esaminare le prove [\u2026]. Uno scenario teorico? Niente affatto; la giustizia fatta ad immagine delle corti marziali potrebbe presto divenire prassi: secondo il ministro della giustizia Ashcroft, tra i 600 stranieri che risiedono attualmente nelle carceri statunitensi in relazione all\u201911 settembre ci sono alcuni membri di Al-Qaeda. Nessuno pu\u00f2 costringerlo a rendere pubblici i loro nomi \u2013 un fatto senza precedenti per lo Stato di diritto statunitense. Per un paio di giorni gli strateghi americani avevano denominato \u201cGiustizia infinita\u201d la guerra anti-terrorismo del presidente Bush. Ma dopo l\u201911 settembre Bush e Ashcroft, grazie a una produzione incessante di decreti, hanno fatto strame di numerosi e rilevanti fondamenti della legislazione americana. In questa rete a maglie fitte ad essere arrestati sono soprattutto immigrati dal Medio Oriente e dall\u2019Asia centrale, in qualche caso sulla base di accuse davvero inconsistenti. Pu\u00f2 restarvi impigliato chiunque abbia il solo torto di essere originario della regione del mondo sbagliata: un benzinaio pakistano di 28 anni, Mohammed Mubeen, \u00e8 finito nel mirino degli inquirenti solo perch\u00e9 aveva rinnovato la sua patente di guida in Florida 23 minuti prima che uno degli attentatori, Mohammed Atta, entrasse a sua volta nello stesso ufficio della circolazione. Un trentenne egiziano \u00e8 stato fermato il 24 settembre a St. Louis, dopo aver terminato il suo turno di notte, soltanto perch\u00e9 il suo visto era scaduto. In realt\u00e0 a prolungargli il soggiorno in prigione hanno pensato la sua origine araba, la sua fede islamica e il suo infausto cognome: Osama. E siccome un mediorientale \u00e8 pur sempre un mediorientale, nella stessa rete sono caduti perfino una sessantina di giovani israeliani: Jaon Schmuel \u00e8 stato arrestato con quattro amici solo perch\u00e9 il suo gruppo aveva fotografato con fare sospetto e per un periodo giudicato eccessivo le macerie del\u00a0<em>World Trade Center<\/em>. Questo impiego disinvolto della carcerazione come filtro per i sospettati ha generato anche un acceso dibattito criminologico: secondo una dichiarazione dal tenore sarcastico dell\u2019ex-vicecapo dell\u2019FBI, Kenneth Walton, le incarcerazioni di massa sarebbero un derivato della \u201cscuola Perry Mason\u201d \u2013 una fase di logoramento iniziale per poi ottenere confessioni da dietro le sbarre [\u2026] Questa nuova prassi giuridica dalla dubbia legittimit\u00e0 \u00e8 stata resa possibile da una macchina da guerra legislativa senza precedenti: il primo passo, ossia la legge che porta programmaticamente il nome di USA\u00a0<em>Patriot Act<\/em>, \u00e8 stata approvata dalla Camera dei rappresentanti e dal Senato con solo una manciata di voti contrari. Mediante questo provvedimento venne abbassata l\u2019asticella per avere un mandato di perquisizione, per l\u2019autorizzazione, senza troppi preamboli, delle intercettazioni telefoniche e la sorveglianza di Internet, cos\u00ec come per il coordinamento di banche-dati fino a quel momento separate, ad esempio quelle della CIA e dell\u2019FBI. Inoltre la formulazione ambigua di alcune misure esecutive ha reso possibile una considerevole estensione dei poteri delle autorit\u00e0 di polizia. Gli stranieri sospetti possono essere trattenuti in carcere fino a sei mesi, senza che nei loro confronti venga formulata alcuna accusa, nel caso in cui il ministro della giustizia ritenga che ci sia \u201cun pericolo per la sicurezza nazionale\u201d. E il ministro Aschcroft vede questo genere di pericoli dappertutto [\u2026]. Persino l\u2019editorialista William Safire, da sempre un convinto sostenitore dell\u2019amministrazione Bush, ha lanciato un grido di allarme: mediante l\u2019installazione di questi tribunali militari, gli USA si sono arrogati \u201cprerogative dittatoriali\u201d. L\u2019esecutivo pretende di essere, simultaneamente, \u201cinvestigatore, pubblico ministero, giudice, carceriere e boia\u201d\u00bb (Hoyng 2001).<\/p>\n<p>Da tempo ormai la liquidazione del diritto, la giustizia segreta e l\u2019arbitrio non si dirigono pi\u00f9 solo contro gli \u00abstranieri sospetti\u00bb ma anche contro gli stessi cittadini americani. Il ministro della Giustizia Ashcroft, a tempo perso fondamentalista protestante, predicatore e fanatico anti-abortista, la cui visione del mondo (non poi cos\u00ec lontana da quella di Bush) assomiglia come una goccia d\u2019acqua nella sua struttura a quella dei Talebani, si \u00e8 mobilitato anche contro alcuni milioni di americani di fede musulmana, parallelamente alla plebaglia WASP, che a sua volta agisce patriotticamente dal basso: \u00abLa responsabilit\u00e0 di ben cinque omicidi \u00e8 stata attribuita a patrioti sanguinari che, di solito, sparano dalle loro macchine contro benzinai o cassieri di mini-market \u201cdall\u2019aspetto arabo\u201d. All\u2019indomani di ogni omicidio i distributori di benzina gestiti da egiziani o pakistani espongono grandi bandiere a stelle e strisce. Non solo per una professione di lealt\u00e0 nei confronti dell\u2019America ma anche per lanciare un appello: \u201cPer favore non sparatemi. Non sono un terrorista\u201d. Le organizzazioni per i diritti civili e le associazioni arabo-americane hanno documentato casi di aggressione, vetri infranti e minacce contro le moschee\u00bb (B\u00f6hm 2001). Nella \u00abterra del sospetto infinito\u00bb gli investigatori dell\u2019FBI fanno visita a cittadini di diverse etnie, ad esempio nel New Jersey, dove i soprusi della plebaglia erano rimasti dentro i limiti: \u00abSono settimane che gli agenti dell\u2019FBI suonano alla porta di individui dal cognome arabo, pakistano o turco nella zona meridionale della citt\u00e0 per chiedere un \u201ccolloquio volontario\u201d. Secondo i verbali degli interessati, di norma due agenti interrogano il padrone di casa circa la sua opinione su Osama bin Laden e la \u201ccivilt\u00e0 occidentale\u201d, mentre altri due curiosano in maniera indiscreta nelle stanze, senza neppure togliersi le scarpe\u00bb (B\u00f6hm 2001).<\/p>\n<p>Dopo l\u201911 settembre si accumulano le denunce di soprusi da parte degli apparati di sicurezza nei confronti dei cittadini e il Patriot Act ha abbassato la soglia di garanzia per il controllo e la sorveglianza dell\u2019intera popolazione. in questo senso Bush pianifica addirittura l\u2019istituzione di un nuovo terrificante \u00abministero per la sicurezza interna\u00bb, che dovrebbe impiegare circa 170.000 effettivi e disporre di un budget annuale di 38 miliardi di dollari.<\/p>\n<p>Naturalmente ci\u00f2 che \u00e8 ragionevole per gli USA, lo \u00e8 ancor pi\u00f9 per\u00a0<strong>un paese dalle solide tradizioni poliziesche<\/strong>\u00a0come la Germania. Sulla scia della campagna anti-terrorismo non \u00e8 insensato affermare che \u00abtutti i cittadini sono generalmente sospettati\u00bb: \u00abIl pacchetto anti-terrorismo del ministro Schilly non si dirige solo contro ipotetici attentatori stranieri ma fa aleggiare l\u2019ombra del sospetto su 82 milioni di tedeschi. Anche cittadini incensurati vengono trattati alla stregua di potenziali criminali [\u2026]. Nel\u00a0<em>pathos<\/em>\u00a0della discussione circa le necessit\u00e0 effettive della lotta al terrorismo non ci si arresta pi\u00f9 di fronte a nulla: impiego delle forze armate all\u2019interno dei confini nazionali: e perch\u00e9 no? Abolire la linea di separazione tra polizia e garanzie costituzionali: ma \u00e8 logico! Una banca-dati con le impronte digitali della popolazione: sarebbe fondamentale! Risulta sempre pi\u00f9 evidente fino a che punto gli attacchi dell\u201911 settembre abbiano scosso i pilastri della societ\u00e0 liberale\u00bb (Knaup et al. 2001).<\/p>\n<p>Lo stile accorato di questo sfogo da parte di un\u2019informazione giornalistica solo relativamente critica si inserisce nel solco dell\u2019elegia democratica: la circostanza oggettiva della degiuridificazione latente, molto difficile da digerire, viene posto in una relazione nostalgica con l\u2019obsolescenza e l\u2019ineluttabile declino del rapporto di potere della modernit\u00e0 (sovranit\u00e0), invocato come un paradigma ideale, senza riflettere sulle condizioni del suo dissolvimento. Tutto deve restare cos\u00ec, anche se nulla pu\u00f2 pi\u00f9 restare com\u2019era; e nessuno vuole davvero capirne il perch\u00e9.<\/p>\n<p>Ma tutte quelle voci che invocano in continuazione i diritti civili, l\u2019ordine sociale liberale (che in realt\u00e0 \u00e8 solo un rapporto di forza coagulato) e i valori democratici, immaginandosi cos\u00ec di dare espressione ad un consenso fondamentale nella societ\u00e0 (per quanto unicamente sul piano ideologico), non solo si trovano gi\u00e0 in minoranza, ma vengono gradualmente costrette al silenzio. Dopo l\u201911 settembre negli USA, cos\u00ec come in gran parte del mondo occidentale, ha avuto inizio una vera e propria caccia alle streghe secondo il modello del senatore McCarthy, il sinistro \u00abcacciatore di comunisti\u00bb dei primi anni della Guerra fredda; una sorta di violenta epurazione, soprattutto nell\u2019ambito dei media, ma anche nella sfera politica e nelle istituzioni educative. Improvvisamente, quasi involontariamente, viene alla luce il carattere totalitario, aggressivo e distruttivo dei \u00abvalori occidentali\u00bb, precisamente perch\u00e9, in nome del \u00abliberalismo\u00bb, non solo si diffonde un\u2019atmosfera da crociata, ma ogni analisi anche solo cautamente distaccata viene denunciata come \u00abcollaborazione con il nemico\u00bb.<\/p>\n<p>Chi non si mette \u00abin riga\u00bb, anche solo per avere formulato una critica innocente, egualmente fondata su quei \u00abvalori occidentali\u00bb di cui non viene percepita l\u2019autentica natura, rischia seriamente di passare per un eretico e di essere defraudato della propria esistenza sociale come operatore dei media: \u00abGli esperti dei media stanno registrando con trepidazione una vera e propria inversione negli standard giornalistici che, finora, la stampa americana aveva rispettato con tanto orgoglio. In questo momento i giornalisti devono fare molta attenzione a quello che dicono perch\u00e9 qualsiasi cosa pu\u00f2 andare incontro a interpretazioni malevole \u2013 ha dichiarato Robert Lichter, presidente del\u00a0<em>Center for media e Pubblic affairs<\/em>\u00a0di Washington. Ci muoviamo su di un terreno molto insidioso. La neutralit\u00e0 nelle scelte lessicali viene tutt\u2019a un tratto interpretata come dissenso recondito dagli obiettivi di guerra americani. Scetticismo uguale irresolutezza. America first, Journalism second \u2013 cos\u00ec recita il motto dei fautori del nuovo patriottismo. Adesso ci\u00f2 che si esige non \u00e8 certo la capacit\u00e0 di riflessione ma una fiammeggiante professione di fede [\u2026] Negli ultimi tempi anche una star del settore come Geraldo Rivera della CNBC sta affrontando il suo lavoro come se fosse una \u201dmissione\u201d. Non potendo appagare a sufficienza il \u201cbisogno di vendetta\u201d dalla sua poltrona su di un canale finanziario, Rivera ha deciso di firmare un nuovo contratto da sei milioni di dollari per fornire le notizie direttamente dall\u2019Afghanistan sul canale Fox News \u2013 il che gli ha assicurato un bel po\u2019 di pubblicit\u00e0 e parecchi consensi. Al contrario l\u2019inviata della CNN Christine Amanpour, molto apprezzata anche in Europa per il suo stile misurato, \u00e8 stata ingiuriosamente apostrofata dal New York Post, uno dei pi\u00f9 diffusi quotidiani popolari negli USA, come \u201cprostituta di guerra\u201d [\u2026]. In qualche caso basta solo una formulazione azzardata o un\u2019osservazione percepita come inopportuna per passare dal ruolo di cacciatore di notizie a quello di preda [\u2026]. Ari Fleischer, portavoce della Casa Bianca, ha ammonito gli americani: state molto attenti a quello che dite (!) \u00bb (Fleischhauer 2001).<\/p>\n<p>Ma a manifestarsi qui non \u00e8\u00a0<strong>la rottura con il principio\u00a0<em>freedom and democracy<\/em><\/strong>\u00a0ma l\u2019autodecomposizione del medesimo principio nei suoi elementi originari, cio\u00e8 logica di violenza e fanatismo ideologico (originariamente protestante). L\u2019ovattata coscienza intellettuale democratica dei quartieri alti non pu\u00f2 che provare sgomento di fronte a questa situazione, come dimostra la scrittrice newyorkese Francine Prose: \u00abLa rapidit\u00e0 con cui una societ\u00e0 da sempre orgogliosa per il suo impegno a favore del pluralismo e del dibattito democratico [\u2026] si \u00e8 trasformata in una civilt\u00e0 che identifica il dissenso con il tradimento \u00e8 quasi altrettanto scioccante degli avvenimenti dell\u201911 settembre. Quei pochi intellettuali, critici sociali ed artisti \u2013 come, ad esempio, Susan Sontag e Wallace Shawn \u2013 che hanno osato esprimere in pubblico anche solo la minima riserva nei confronti della nostra politica estera sono stati duramente attaccati, non solo dai giornali della destra conservatrice, ma persino dalla stampa moderata\u00bb (Prose 2002).<\/p>\n<p>Un certo numero di giornalisti americani \u00abpoco attenti a quello che dicevano\u00bb sono stati licenziati. Anche in altri paesi fioccano i racconti circa punizioni disciplinari e aggressioni da parte dei filobellicisti, ad esempio in Gran Bretagna, nei confronti dei \u00abdeviazionisti\u00bb della frazione laburista: \u00abIl deputato laburista Paul Marsden, 33 anni, \u00e8 stato aggredito da alcuni colleghi del suo stesso gruppo parlamentare nella Camera bassa perch\u00e9 in dissenso con la discussa legge anti-terrorismo del governo Blair [\u2026]. Anche se Blair otterr\u00e0 senza troppi problemi l\u2019approvazione della legge alla Camera bassa prima di Natale, alcuni deputati fedeli alla linea, stando alle dichiarazioni di Marsden, lo hanno pesantemente insultato allo \u201cStrangers\u2019 Bar\u201d della Camera bassa, quindi lo hanno spintonato e preso per il collo\u00bb (<em>Der Spiegel<\/em>\u00a050\/2001).<\/p>\n<p>Questo quadretto fugace circa la raffinatezza dello stile britannico, cos\u00ec come i resoconti sulle feroci persecuzioni nei media statunitensi, ci offre solo una panoramica aleatoria del clima di odio e di sospetto scaturito dopo l\u201911 settembre nelle metropoli democratiche, che sanziona duramente chiunque osi mettere in dubbio un\u2019interpretazione dei fatti dal carattere primitivo e manicheo. Questa pretesa di arrendevolezza preventiva nei confronti delle grida di vendetta del manicheismo democratico \u00e8 costata molto cara anche ad alcuni insegnanti del sistema scolastico tedesco, colpevoli esclusivamente di avere invocato la consueta liturgia democratica (ancora in voga fino a non molto tempo fa) a base di \u00abcomposizione dei conflitti\u00bb, \u00abeducazione alla pace\u00bb e via dicendo. Sospensioni dal servizio, trasferimenti d\u2019ufficio e richiami disciplinari sono stati registrati in quasi tutti i\u00a0<em>L\u00e4nder<\/em>; il problema \u00e8 che certi insegnanti non si erano resi sufficientemente conto del fatto che, in questo frangente, qualsiasi critica alla NATO e alla guerra democratica dell\u2019ordine mondiale, nel circo prosaico della commozione mediatica, pu\u00f2 essere pericolosa per l\u2019esistenza.<\/p>\n<p>Un esempio su tutti: un insegnante di Siegen, Bernhard Nolz, \u00e8 stato sospeso dal servizio per avere criticato la politica statunitense nei confronti dell\u2019ONU dopo l\u201911 settembre: \u00abA Nolz \u00e8 stata rimproverata la sua mancanza di sensibilit\u00e0. Anche se in precedenza, su richiesta della municipalit\u00e0, aveva messo in rete il registro delle condoglianze per le vittime. Il rappresentante degli studenti ha preso le distanze da Nolz. La CDU, nella persona di Paul Breuer, deputato al Bundestag, lo ha attaccato in questi termini: \u201cNon \u00e8 adeguato al suo ruolo di insegnante\u201d. Breuer ha affermato addirittura che [\u2026] ci sarebbe \u201cuna spregevole connivenza con i terroristi\u201d [\u2026] Il direttore della scuola Walter Karbach avrebbe percepito nelle parole di Nolz \u201caccenti antiamericani di pessimo gusto\u201d e cos\u00ec lo ha sospeso per \u201cdisturbo della pace scolastica\u201d. E il presidio governativo locale ha dato l\u2019avvio a un\u2019istruttoria preliminare ai sensi del regolamento disciplinare\u00bb (Ver.di Publik 2002).<\/p>\n<p>Naturalmente il reperto empirico della caccia alle streghe necessita di un\u2019interpretazione, che deve includere la struttura complessiva della crisi mondiale e del processo di decomposizione della sovranit\u00e0. Ogni singolo caso di pressione amministrativa, censura, diffamazione e denuncia penetra solo casualmente e in minima parte nella sfera pubblica, la cui condizione mercificata pregiudica di per s\u00e9 la possibilit\u00e0 di discutere seriamente i problemi sociali e che inoltre inizia a caricarsi sempre pi\u00f9 con una primordiale propaganda fomentatrice, gi\u00e0 post-politica.<\/p>\n<p>La qualit\u00e0 morale e civilizzatrice della tendenza affiorata dopo l\u201911 settembre risalta particolarmente da fatti come questo: a proposito del \u00abtrattamento\u00bb dell\u2019inafferrabile e impenetrabile terrorismo, nello stile della propagandistica riflessione democratica, con una franchezza che non suscita ormai pi\u00f9 scandalo alcuno, vengono discussi \u00abtemi\u00bb, il cui carattere inumano, barbarico avrebbe sollevato fino a poco tempo fa solo spavento.<\/p>\n<p>A fare da battistrada ci ha pensato il\u00a0<em>magazine<\/em>\u00a0militare\u00a0<em>Soldier of Fortune<\/em>, diretto dal colonnello Robert K. Brown, un veterano del Vietnam: \u00abAlcuni dei problemi sollevati da\u00a0<em>Soldier of Fortune<\/em>\u00a0sono gi\u00e0 oggetto di discussione da parte dei media. Ad esempio Brown ha intervistato un ex-generale francese, responsabile di torture in Algeria negli anni Cinquanta, e gli ha posto il seguente interrogativo: \u201cLa tortura pu\u00f2 ostacolare il terrorismo?\u201d. Secondo il\u00a0<em>New York Times<\/em>\u00a0la liceit\u00e0 della tortura \u00e8 stata dibattuta anche in un editoriale del\u00a0<em>Wall Street Journal<\/em>, in un articolo di\u00a0<em>Newsweek<\/em>, e perfino da due importanti network come\u00a0<em>Fox News Channel<\/em>\u00a0e CNN, cagionando raccapriccio nelle organizzazioni per i diritti umani come\u00a0<em>Amnesty International<\/em>\u00bb (<em>Wirtschaftswoche<\/em>\u00a046\/2001). \u00ab\u00c8 giunto il momento di riflettere sulla tortura\u00bb: questo il titolo dell\u2019articolo di\u00a0<em>Newsweek<\/em>\u00a0(Fleischbauer 2001).<\/p>\n<p>La tabuizzazione della critica alla vera sostanza dei \u00abvalori occidentali\u00bb, alla criminalizzazione delle posizioni scettiche, anche solo in un senso sterilmente immanente, \u00e8 in relazione con il dibattito democratico sulla legittimit\u00e0 della tortura. In Israele\u00a0<strong>gli estremisti di destra del\u00a0<em>Likud<\/em><\/strong>\u00a0e i fanatici ultra-ortodossi ci erano arrivati gi\u00e0 da tempo, suscitando certamente l\u2019orrore delle forze laiche, liberali e di sinistra.<\/p>\n<p>Si tratta proprio di un\u2019omologazione, sia sul piano morale che su quello pratico, nei confronti di quella barbarie che per\u00f2, d\u2019altro canto, viene additata come il nuovo nemico globale. \u00c8 questa la migliore testimonianza del fatto che questo nemico \u00e8 carne dalla carne della democrazia stessa. La canaglia razzista cos\u00ec come i falchi mediatici e politici delle guerre dell\u2019ordine mondiale, delle crociate, della liquidazione del diritto e della privatizzazione della violenza non sono un paradosso ideologico; essi invece decompongono la democrazia della prosperit\u00e0 del dopoguerra nei suoi reali elementi costitutivi: portano alla luce il meccanismo della democrazia, proprio mentre lo distruggono, e lo distruggono proprio nello sforzo militante di mantenerlo in vita.<\/p>\n<hr \/>\n<h5><strong>Note:<\/strong><\/h5>\n<h5><span id=\"fn-761-1\" class=\"footnote\"><a href=\"http:\/\/anatradivaucanson.it\/geopolitica\/il-nomos-della-modernita#fnref-761-1\">1<\/a>.<\/span>\u00a0Robert Kurz,\u00a0<em>Weltordnungskrieg,\u00a0<\/em><em>Das Ende der Souver\u00e4nit\u00e4t und die Wandlungen des Imperialismus im Zeitalter der Globalisierung,\u00a0<\/em>Horlemann Verlag, Bad Honnef 2003.<\/h5>\n<p><strong>fonte:<\/strong>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.sinistrainrete.info\/teoria\/8679-robert-kurz-il-nomos-della-modernita.html\"><em>http:\/\/www.sinistrainrete.info\/teoria\/8679-robert-kurz-il-nomos-della-modernita.html<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRAINRETE (Robert Kurz) Pubblichiamo il capitolo IX del libro\u00a0Weltordnungskrieg1\u00a0di Robert Kurz, inedito in Italia, nella traduzione di Samuele Cerea. 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