{"id":26730,"date":"2016-12-17T13:21:47","date_gmt":"2016-12-17T12:21:47","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26730"},"modified":"2016-12-17T13:21:47","modified_gmt":"2016-12-17T12:21:47","slug":"si-puo-salvare-litalia-dalla-stagnazione-economica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26730","title":{"rendered":"Si pu\u00f2 salvare l&#8217;Italia dalla stagnazione economica?"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>VOCI DALL&#8217;ESTERO (Alberto Bagnai)<\/strong><\/p>\n<p><em>Nel<\/em><em> secondo capitolo scritto per il libro <a href=\"https:\/\/www.editionsdurocher.fr\/livre\/fiche\/l-euro-est-il-mort-9782268084961\">L\u2019euro est-il mort\u00a0<\/a>? (<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/\">qui<\/a> la traduzione del primo), uscito in Francia a ottobre 2016, <a href=\"http:\/\/albertobagnai.it\/\">Alberto Bagnai<\/a> risponde in maniera molto ampia, chiara e argomentata a una domanda cruciale\u00a0che tutti ci poniamo: ce la far\u00e0 il nostro paese a uscire dalla stagnazione economica?\u00a0Se una risposta positiva sarebbe molto semplice dal punto di vista economico (eccellenti studi smascherano i falsi argomenti terroristici dei media),\u00a0\u00a0tuttavia\u00a0le difficolt\u00e0 vere sono di ordine politico e geopolitico, in quanto implicano un profondo ripensamento del ruolo dello stato nel sistema economico\u00a0 e un accordo a livello internazionale per una nuova regolamentazione dei mercati finanziari<\/em><em>. C<\/em><em>\u2019\u00e8<\/em><em>\u00a0da augurarsi che per arrivare a questa inversione di rotta non si debba passare nuovamente attraverso gli orrori di una guerra mondiale.<\/em><\/p>\n<p><em>qui il primo capitolo<\/em>: <a href=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26670\">http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26670<\/a><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>Mi \u00e8 stato chiesto, in quanto economista italiano, di rispondere a questa domanda: \u00abCome si pu\u00f2 salvare l\u2019Italia dalla stagnazione economica?\u00bb Mi sono permesso di modificarla leggermente: \u00abSi pu\u00f2 salvare l\u2019Italia dalla stagnazione economica?\u00bb<\/p>\n<p><strong>Facciamo il punto<\/strong><\/p>\n<p>Per cominciare, facciamo il punto della situazione. Abbiamo gi\u00e0 insistito sul fatto, oggi riconosciuto praticamente da tutti gli economisti, che la crisi in cui siamo impantanati \u00e8 dovuta al debito privato. Questo vale, in misura differente, per tutti i paesi della zona euro, inclusi quelli che si credono forti (come la Germania) o che si credevano forti (come la Finlandia). Ma nel momento in cui scrivo questo capitolo (maggio 2016) l\u2019Italia resta il paese che corre il pericolo maggiore, e quindi il pi\u00f9 pericoloso. I media hanno sollevato il velo di oblio che copriva la Grecia, i cui problemi non sono stati risolti dal FMI (cosa su cui nessuno si faceva illusioni). Ma i problemi italiani, bench\u00e9 meno evidenti, sono di un ordine di grandezza infinitamente superiore.<\/p>\n<p>I crediti deteriorati delle banche italiane a settembre 2015 hanno toccato i 200 miliardi di euro (ovvero il 115% del PIL greco).<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/12\/13\/bagnai-si-puo-salvare-litalia-dalla-stagnazione-economica\/#_edn1\" name=\"_ednref1\"><sup>[i]<\/sup><\/a> L\u2019applicazione precipitosa e pasticciata delle nuove regole europee sulla risoluzione delle crisi bancarie a quattro piccole banche regionali\u00a0\u00a0\u00a0 nel novembre 2015, oltre a lasciare sul terreno un morto (un pensionato che era stato espropriato di 100.000 euro in obbligazioni subordinate), ha provocato una crisi di borsa nel corso della quale i titoli bancari sono caduti del 40% nel corso di un mese, gennaio. Questo ha reso pi\u00f9 fragile il sistema, e tanto pi\u00f9 perch\u00e9 da una parte era stata incrinata la credibilit\u00e0 della Banca d\u2019Italia, dall\u2019altra la sedicente \u00abEuropa\u00bb si era rivelata in tutta la sua asimmetria e il suo imperialismo.<\/p>\n<p>Carmelo Barbagallo, direttore del servizio di vigilanza della Banca d\u2019Italia, ha ricordato\u00a0 nell\u2019audizione al parlamento italiano che fino al 2014 la Germania aveva speso 238 miliardi in aiuti di stato alle sue banche.<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/12\/13\/bagnai-si-puo-salvare-litalia-dalla-stagnazione-economica\/#_edn2\" name=\"_ednref2\"><sup>[ii]<\/sup><\/a> E al contrario, nel novembre 2015, si \u00e8 vietato al governo italiano, che fino a quel momento non aveva speso niente, di autorizzare l\u2019impiego di quattro miliardi del fondo di garanzia interbancario (che non era quindi denaro pubblico) per salvare le quattro banche regionali. Questi quattro miliardi rappresentavano appena il 6.6% dei 60 miliardi che l\u2019Italia ha versato al fondo \u00abdi salvataggio\u00bb europeo, fondi che non sono serviti a salvare \u00abgli stati\u00bb, ma i loro creditori, vale a dire le banche dei paesi del Nord (nel caso della Grecia, meno del 5% dei fondi sono arrivati al governo greco).<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/12\/13\/bagnai-si-puo-salvare-litalia-dalla-stagnazione-economica\/#_edn3\" name=\"_ednref3\"><sup>[iii]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>L\u2019Italia ha quindi salvato con il suo denaro pubblico le banche tedesche, ma le \u00e8 stato impedito, nel nome della libera concorrenza, di salvare con denaro privato le sue banche,\u00a0 che non sono in crisi per gli stessi motivi che hanno messo in crisi quelle tedesche. Mentre queste ultime, infatti, si sono trovate in difficolt\u00e0 al momento della crisi dei subprimes, a causa delle loro posizioni speculative sui mercati internazionali (e hanno risolto il problema con i soldi dei contribuenti europei), le banche italiane hanno prestato soprattutto alle aziende. Per questo, soffrono ora le conseguenze di una crisi di domanda, che \u00e8 la conseguenza del meccanismo di aggiustamento di cui abbiamo parlato nel capitolo precedente: l\u2019austerit\u00e0, che procede a colpi di tagli ai redditi.<\/p>\n<p>Questo meccanismo era perfetto per i grandi capitalisti italiani, perch\u00e9 attacca esclusivamente i salari. Ma ormai si comincia a riconoscere che andare a caccia di profitti comprimendo i salari significa segare il ramo su cui si \u00e8 seduti: in questo modo\u00a0 si tagliano la domanda di beni e quindi i futuri profitti, trasformando cos\u00ec i crediti sani in crediti deteriorati.\u00a0 Mano a mano che le \u00abloro\u00bb banche sono colpite, le \u00e9lite si risvegliano i loro media diventano critici verso l\u2019Europa. Un intervento pubblico \u00e8 inevitabile, ma l\u2019Europa lo impedisce e ci consiglia di rivolgerci alla Troika, il che significa sottoporre l\u2019Italia alla \u00abcondizionalit\u00e0\u00bb del FMI: \u00abIo ti presto i miei soldi se tu fai questo e non fai quello!\u00bb. Questo non soltanto \u00e8 ingiusto (si fanno due pesi e due misure), ma ugualmente allarmante, visti i risultati deplorevoli ottenuti dalla Troika in Grecia. Quello che \u00e8 stato presentato come un piano di salvataggio \u00e8 infatti un piano di aggressione economica che punta a liquidare le imprese pi\u00f9 redditizie del paese, a vantaggio dei capitali stranieri. Gli imprenditori italiani cominciano a capirlo e a farsi inquieti, ma il paese \u00e8 diviso e il governo\u00a0 cincischia.<\/p>\n<p>Fatto il punto, la conclusione \u00e8 amara. Un intervento della Troika in Italia \u00e8 molto probabile: se si verifica, l\u2019Italia si trover\u00e0 in recessione per la terza volta in meno di dieci anni. Una mazzata da cui l\u2019economia non si riprender\u00e0 mai pi\u00f9 (un \u201cmai pi\u00f9\u201d storico: diciamo che ci vorr\u00e0 molta fortuna e almeno cinquant\u2019anni per riprendersi).<\/p>\n<p><strong>La via d\u2019uscita<\/strong><\/p>\n<p>La soluzione \u00e8 insieme semplicissima e difficilissima.<\/p>\n<p>\u00c8 semplicissima dal punto di vista economico: l\u2019Italia dovrebbe uscire dall\u2019euro, cosa che le permetterebbe sia di ristabilire un tasso di cambio reale compatibile con i suoi fondamentali macroeconomici, sia di aggiustare il valore dei suoi debiti esteri. Non entro qui in tutti i dettagli pratici. Eccellenti studi universitari ci descrivono la storia delle precedenti esperienze di scioglimento di unioni monetarie,<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/12\/13\/bagnai-si-puo-salvare-litalia-dalla-stagnazione-economica\/#_edn4\" name=\"_ednref4\"><sup>[iv]<\/sup><\/a> e dettagliatissimi studi applicati definiscono le strategie di uscita possibili.<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/12\/13\/bagnai-si-puo-salvare-litalia-dalla-stagnazione-economica\/#_edn5\" name=\"_ednref5\"><sup>[v]<\/sup><\/a> Non solo tutto \u00e8 gi\u00e0 stato detto, ma ogni giorno che passa\u00a0 smaschera i falsi argomenti dei media.<\/p>\n<p>Ci avevano detto che l\u2019uscita dall\u2019euro avrebbe provocato, a causa della svalutazione che ne seguirebbe, un\u2019iperinflazione, dovuta al fatto che l\u2019Italia dipende dalle materie prime acquistate in dollari. Abbiamo opposto che la svalutazione necessaria per recuperare la nostra competitivit\u00e0 sarebbe intorno al 25% e che gli studi provano all\u2019unanimit\u00e0 che la svalutazione non si trasferisce interamente sui prezzi. Ci hanno riso in faccia. Ma poi l\u2019euro si \u00e8 svalutato di quasi il 40% rispetto al dollaro: e ci troviamo in deflazione. Ci hanno ribattuto (giustamente) che \u00e8 perch\u00e9 i prezzi delle materie prime oggi sono bassi. Ma \u00e8 proprio per questo che bisogna uscire subito! Ci avevano detto che uscire dall\u2019euro avrebbe provocato l\u2019instabilit\u00e0 finanziaria e il fallimento di banche e imprese. Ma il quadro della situazione attuale che abbiamo appena tracciato ci dimostra che \u00e8 proprio restando nell\u2019euro che siamo incappati in tutto quello che ci era stato promesso che avremmo evitato.<\/p>\n<p>Ci avevano detto che l\u2019uscita avrebbe provocato guerre commerciali che ci avrebbero penalizzato. Di fatto, le sanzioni inflitte alla Russia per compiacere la Germania hanno danneggiato molte imprese italiane e francesi, mentre nel frattempo questa stessa Germania prosegue insieme alla Russia il progetto \u00abNord Stream\u00bb.<\/p>\n<p>Ci avevano detto\u2026 ma basta con le stupidaggini pi\u00f9 o meno interessate dei media: in ogni caso, la disgregazione dell\u2019euro \u00e8 quello che ci aspetta. Il punto \u00e8 capire dopo quanta sofferenza ci si arriver\u00e0 ed \u00e8 su questo che ci si deve porre le domande.<\/p>\n<p>Le domande, in questo caso, sono pi\u00f9 facili delle risposte, perch\u00e9 queste ultime non dipendono solo da noi e pongono enormi difficolt\u00e0 di ordine politico.<\/p>\n<p><strong>Il ruolo degli Stati Uniti<\/strong><\/p>\n<p>In primo luogo, non bisogna illudersi, come fanno i sedicenti \u00abeuropeisti\u00bb: l\u2019Unione europea non \u00e8 un progetto \u00abeuropeo\u00bb. Il fatto che vengano proposti come soluzione ai nostri problemi gli \u00abStati Uniti d\u2019Europa\u00bb dovrebbe farci capire che Bruxelles opera se non in nome, sicuramente per conto dei veri Stati Uniti, quelli d\u2019America. Dopo avere vinto la guerra contro i paesi dell\u2019Asse, gli Stati Uniti avevano bisogno di stabilire una postazione avanzata stabile in Europa, che potesse contenere quella che era vista (e ai tempi era veramente) come una minaccia seria: il patto di Varsavia. Per farvi fronte, bisognava favorire e finanziare l\u2019integrazione economica e politica europea: e bisognava farlo in misura sufficiente perch\u00e9 l\u2019Europa non si disgregasse e restasse una base logistica efficace per la Nato, ma non in misura eccessiva, perch\u00e9 l\u2019Europa non si emancipasse del tutto.<\/p>\n<p>Mi affretto ad aggiungere che, per quello che mi riguarda, dato che sono nato nel 1962, ritengo che per la mia generazione nascere da questa parte della cortina di ferro sia stata una fortuna. Il mio discorso non \u00e8 quindi \u00abantiamericano\u00bb <em>a priori<\/em>. Semplicemente,\u00a0 riconosco che gli europei non sono pienamente padroni del loro destino. L\u2019intervento degli Stati Uniti durante la crisi greca del 2015, cos\u00ec come durante la campagna sulla Brexit del 2016 basta a provarlo. Per gli Stati Uniti l\u2019euro \u00e8 anche una questione geostrategica, da cui ricavano tre vantaggi: in primo luogo, la moneta unica, creando una serie di tensioni economiche permanenti, impedisce all\u2019Europa di fare loro seriamente concorrenza; in secondo luogo l\u2019Unione Europea, vale a dire lo stato fittizio che ci si dovrebbe affrettare a costruire per giustificare l\u2019esistenza della moneta unica, \u00e8 gi\u00e0 un interlocutore unico in materia economica per gli Stati Uniti, cosa che semplifica il lavoro alle lobby americane (lo si vede bene nelle negoziazioni sul TTIP); in terzo luogo, questo simulacro di Unione fornisce un supporto logistico alla Nato.<\/p>\n<p>I vantaggi per l\u2019establishment americano sono quindi importanti, ma non sono esenti da rischi politici ed economici.\u00a0 Martin Feldstein, considerato uno dei dieci economisti viventi pi\u00f9 autorevoli, gi\u00e0 direttore del laboratorio di economia di Harvard e direttore del National Bureau for Economic Research, l\u2019aveva chiaramente dichiarato nel 1997: \u00abInvece di aumentare l\u2019armonia intraeuropea e di favorire la pace mondiale, \u00e8 pi\u00f9 verosimile che il passaggio all\u2019unione monetaria e all\u2019unione politica che ne seguir\u00e0 sia destinato ad aumentare i conflitti in Europa\u00bb.<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/12\/13\/bagnai-si-puo-salvare-litalia-dalla-stagnazione-economica\/#_edn6\" name=\"_ednref6\"><sup>[vi]<\/sup><\/a> La disgregazione politica dell\u2019Europa aiuterebbe gli Stati Uniti a conservare la loro supremazia economica, ma creerebbe necessariamente qualche problema strategico (la posizione americana durante la crisi greca del 2015 era con ogni evidenza motivata dalla volont\u00e0 di evitare che la Grecia finisca sotto l\u2019influenza russa).<\/p>\n<p>Ma ci sono anche dei rischi economici. Nell\u2019estate del 2015 si \u00e8 venuto a sapere che nel 2010, al momento della definizione del programma del FMI per la Grecia, i membri della direzione indiano e brasiliano si erano opposti, perch\u00e9 era gi\u00e0 loro chiaro quello che oggi \u00e8 chiaro a tutti: che la partecipazione del Fondo monetario sarebbe stata uno spreco di denaro, a esclusivo vantaggio delle banche creditrici (che non erano n\u00e9 brasiliane n\u00e9 indiane).<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/12\/13\/bagnai-si-puo-salvare-litalia-dalla-stagnazione-economica\/#_edn7\" name=\"_ednref7\"><sup>[vii]<\/sup><\/a> Per quanto tempo si potr\u00e0 domandare a un brasiliano di dare il suo consenso al trasferimento di una somma che si avvicina al 6% del PIL brasiliano a un paese che occupa una superficie pari all\u20191,5% di quella del Brasile? L\u2019Unione europea rischia di provocare tensioni tra gli Stati Uniti e altri loro importanti alleati, per i quali le questioni strategiche europee sono meno importanti e meno facili da capire. In pi\u00f9, la situazione europea non \u00e8 priva di ripercussioni sull\u2019economia mondiale. Il PIL europeo in prezzi correnti nel 2000 costituiva il 30% del PIL mondiale: oggi ne rappresenta il 20%. il rallentamento della crescita in quella che era una delle parti pi\u00f9 prospere del globo ha con ogni evidenza conseguenze sulla crescita mondiale. Oggi si parla di \u00abstagnazione secolare\u00bb. Si dovrebbe piuttosto parlare di suicidio della zona euro. Certo, mano a mano che la crisi si prolunga, l\u2019Europa si impantana nell\u2019insignificanza e l\u2019asse della politica economica americana oscilla verso l\u2019oceano pacifico. Ma l\u2019eutanasia della classe media europea potr\u00e0 essere compensata, in termini di potere d\u2019acquisto sui mercati internazionali, dall\u2019entrata in campo delle classi medie dei paesi emergenti?<\/p>\n<p>Il salvataggio dell\u2019Italia dipende anche dalla risposta che sar\u00e0 data a questa domanda.<\/p>\n<p><strong>Il lavoro nel XXI<sup>o<\/sup> secolo<\/strong><\/p>\n<p>Questa risposta, essa stessa, dipende dall\u2019evoluzione del capitalismo globalizzato. Si \u00e8 ripetuto ormai a sufficienza che il problema della zona euro \u00e8 che, scaricando sui salari il peso dell\u2019aggiustamento agli shock macroeconomici, la moneta unica condanna l\u2019Europa alla deflazione, e che nei paesi deboli come l\u2019Italia questo sfocia in una crisi cronica di domanda (lo stesso fenomeno che si \u00e8 potuto osservare nel Sud del nostro paese per decenni). Tuttavia, il problema del calo dei salari non \u00e8 limitato all\u2019Europa: questi effetti dell\u2019euro si inseriscono in una tendenza dell\u2019economia mondiale, sulla quale \u00e8 necessario riflettere. Sarebbe infatti utopistico pensare che un paese (che sia l\u2019Italia o la Francia) possa andare da solo in senso contrario alle grandi correnti della Storia.<\/p>\n<p>Dall\u2019inizio degli anni \u201980 la quota dei redditi legata ai salari ha iniziato a decrescere un po\u2019 in tutto il mondo. Le diseguaglianze stanno dunque aumentando, ma nel dibattito politico questo non ha preoccupato troppo, fino a che la crisi mondiale non ha trasformato la decrescita relativa dei salari in decrescita assoluta. Una volta che la torta ha smesso di aumentare, il fatto che la fetta destinata ai salari stesse riducendosi \u00e8 emerso in tutta la sua evidenza. Hanno allora fatto la loro comparsa novelli Robin Hood, per dirci che bisognava togliere ai ricchi per dare ai poveri: la causa delle disuguaglianze nei redditi sarebbe dovuta al fatto che l\u2019 1% pi\u00f9 ricco della popolazione non paga abbastanza tasse. Si tratta di una spiegazione demagogica, che non risponde a due domande fondamentali: come hanno fatto i ricchi ad accumulare le loro ricchezze? E chi ci garantisce che i governi che sono in ogni caso sensibili ai grandi interessi economici, se non addirittura controllati da questi ultimi, agiranno nell\u2019interesse dei poveri? Non basta non essere tassati a valle, per diventare ricchi: ci vuole soprattutto una distribuzione ingiusta dei redditi a monte. Uno stato controllato dai ricchi potrebbe in primo luogo consentire a questi ultimi di nascondere le loro ricchezze altrove: le pretese ricchezze da cui cavare contributi sarebbero dunque quelle della classe media, soprattutto il patrimonio immobiliare (come avviene in Italia). Di pi\u00f9, uno stato simile potrebbe benissimo togliere ai ricchi per dare ai ricchi: nulla garantisce che ci\u00f2 che \u00e8 ricavato dalle imposte sulla ricchezza sarebbe destinato al sostegno dei redditi pi\u00f9 deboli. Queste proposte non sono quindi altro che demagogia, d\u2019altra parte molto efficace, il cui scopo \u00e8 distogliere l\u2019attenzione dal vero problema, che non \u00e8 che le imposte sull\u20191% dei pi\u00f9 ricchi sono troppo leggere, ma che sono state globalmente compresse le entrate del 99% dei pi\u00f9 poveri (ed \u00e8 questo il fenomeno che ha consentito all\u20191% di diventare pi\u00f9 ricco).<\/p>\n<p>Le spiegazioni demagogiche di questa compressione delle entrate abbondano: la colpa sarebbe della concorrenza della Cina (ma quando le diseguaglianze hanno cominciato a crescere, all\u2019inizio degli anni \u201980, il PIL della Cina era inferiore a quello dell\u2019Italia, e lo \u00e8 rimasto fino alla met\u00e0 degli anni \u201990); oppure, al progresso della tecnologia (ma questa si \u00e8 evoluta in modo costante, come dimostrano i dati sulla produttivit\u00e0, che \u00e8 cresciuta regolarmente, mentre i salari hanno smesso di crescere all\u2019inizio degli anni \u201980). Alimentare l\u2019odio contro un nemico esterno e lontano, soffiare sul fuoco del luddismo: sono strategie di comunicazione semplici e politicamente efficaci. Tuttavia, non convincono pienamente, perch\u00e9 non spiegano una circostanza fondamentale: ovvero perch\u00e9 i salari si siano arrestati precisamente all\u2019inizio degli anni \u201980.<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/12\/13\/bagnai-si-puo-salvare-litalia-dalla-stagnazione-economica\/#_edn8\" name=\"_ednref8\"><sup>[viii]<\/sup><\/a> In questo periodo si \u00e8 verificato un cambiamento di regime fondamentale, che, questo s\u00ec, spiega bene perch\u00e9 il capitale ha preso il sopravvento sul lavoro. Questo avvenimento \u00e8 stato la liberalizzazione dei mercati finanziari, sia a livello nazionale (con l\u2019affermazione del principio di indipendenza della banca centrale) sia a livello internazionale (con la liberalizzazione dei movimenti internazionali di capitale). \u00c8 un mutamento di regime improvviso, che coincide con l\u2019arrivo al potere di Reagan negli Stati Uniti e della Thatcher in Inghilterra, e che si traduce in misure di deregolamentazione prese per la maggior parte tra il 1975 e il 1984.<\/p>\n<p>La coincidenza temporale non \u00e8 di per s\u00e9 sufficiente a stabilire un rapporto di causalit\u00e0, ma molti argomenti provano che l\u2019apertura dei mercati dei capitali ha contribuito alla esplosione delle diseguaglianze nei redditi.<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/12\/13\/bagnai-si-puo-salvare-litalia-dalla-stagnazione-economica\/#_edn9\" name=\"_ednref9\"><sup>[ix]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Due di questi argomenti sono legati alle delocalizzazioni, rese possibili dalla mobilit\u00e0 internazionale dei capitali. In primo luogo, le delocalizzazioni accrescono il potere contrattuale dei capitalisti e permettono loro di imporre salari pi\u00f9 bassi, con la minaccia di andare altrove. In secondo luogo, se la minaccia si realizza, dato che il lavoro specializzato \u00e8 complementare al capitale, la delocalizzazione in un paese relativamente meno avanzato di alcune attivit\u00e0 produttive (il cui contenuto tecnologico \u00e8 relativamente basso per il paese\u00a0 avanzato e alto per il paese meno avanzato) aumenta l\u2019offerta di lavoro (relativamente) non specializzato nel paese avanzato e la domanda di lavoro (relativamente) specializzato nel paese meno avanzato, e attraverso questa distorsione aumenta dappertutto le diseguaglianze di salario.<\/p>\n<p>Un terzo argomento \u00e8 legato alle crisi della bilancia dei pagamenti. Quando i capitali non sono liberi di circolare da un paese all\u2019altro, e quindi non si possono accumulare debiti\u00a0 presso creditori esteri, non ci possono essere \u2013 per definizione \u2013 crisi di debito estero.\u00a0 Questo significa anche che quando i capitali stranieri non possono finanziare il deficit della bilancia dei pagamenti di un paese, questo paese non \u00e8 esposto al rischio di una \u00abinterruzione improvvisa\u00bb (sudden stop) di questi flussi finanziari, e dunque di una crisi della bilancia dei pagamenti. Studi recenti mostrano che queste crisi lasciano \u00abcicatrici\u00bb permanenti nella distribuzione dei redditi.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza italiana \u00e8 molto eloquente a questo proposito: le due ultime crisi (quella del 1992 e quella del 2011) sono state utilizzate come pretesto per riformare il mercato del lavoro e il sistema pensionistico. Riforme importanti, che sono state realizzate d\u2019urgenza, sotto la pressione dei giornali che esibivano titoli come \u00abFATE PRESTO\u00bb (a caratteri cubitali), per sottolineare che le riforme dovevano essere fatte in velocit\u00e0 e guidate da un solo principio: ridurre il costo del lavoro e il ruolo dello stato nell\u2019economia, per rendere il paese \u00abpi\u00f9 competitivo\u00bb e riequilibrare la bilancia dei pagamenti. Non \u00e8 un caso se la quota salari nei redditi non \u00e8 diminuita nei paesi dell\u2019Ocse che non hanno sofferto di crisi finanziarie.<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/12\/13\/bagnai-si-puo-salvare-litalia-dalla-stagnazione-economica\/#_edn10\" name=\"_ednref10\"><sup>[x]<\/sup><\/a> Queste, nel mondo contemporaneo, sono altrettanti momenti di lotta di classe, nei quali la logica dell\u2019urgenza d\u00e0 al capitale un vantaggio tattico rispetto al lavoro.<\/p>\n<p>L\u2019apertura senza controllo dei mercati finanziari, l\u2019integrazione finanziaria (che in Europa si chiama \u00abeuro\u00bb) \u00e8 dunque alla base delle diseguaglianze.<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/12\/13\/bagnai-si-puo-salvare-litalia-dalla-stagnazione-economica\/#_edn11\" name=\"_ednref11\"><sup>[xi]<\/sup><\/a> Queste, a loro volta, sono alla base dell\u2019indebitamento. Infatti, quando un sistema capitalistico non distribuisce abbastanza valore al lavoro, \u00e8 necessario che i lavoratori si indebitino (attraverso l\u2019intermediazione dello stato o delle banche), perch\u00e9 i salari non bastano pi\u00f9 a finanziare la domanda di beni prodotti (senza la quale si andrebbe incontro a una crisi di sovrapproduzione).<\/p>\n<p>Ci troviamo quindi di fronte a un ciclo, in cui la liberazione dei mercati finanziari produce diseguaglianze, che costringono all\u2019indebitamento, che provoca crisi finanziarie, che causano maggiori diseguaglianze, che a loro volta producono un ulteriore indebitamento. Un circolo vizioso che non consente vie di fuga.<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/12\/13\/bagnai-si-puo-salvare-litalia-dalla-stagnazione-economica\/#_edn12\" name=\"_ednref12\"><sup>[xii]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Si pu\u00f2 dunque concludere che nessun paese si potr\u00e0 salvare dalla stagnazione, n\u00e9 nell\u2019eurozona n\u00e9 altrove, fino a che non si ristabilir\u00e0 un accordo internazionale sulla necessit\u00e0 di regolamentare i mercati finanziari. Questa regolamentazione dovr\u00e0 necessariamente avere tre assi portanti: il controllo dei flussi finanziari internazionali; la dipendenza della banca centrale dal potere esecutivo; la separazione bancaria (vale a dire la separazione delle attivit\u00e0 bancarie che riguardano il risparmio da quelle delle banche d\u2019affari). Il primo \u00e8 essenziale per prevenire le crisi di bilancia dei pagamenti, il secondo per evitare di sprofondare nella deflazione, il terzo per limitare i rischi delle attivit\u00e0 speculative per l\u2019economia reale. Si tratta di un cambiamento importante, e non ci si pu\u00f2 nascondere una verit\u00e0 storica inquietante, ovvero che nell\u2019ultima occasione in cui \u00e8 stato realizzato ci sono voluti tre ingredienti: una crisi finanziaria mondiale (quella del 1929), una guerra mondiale, e l\u2019emergere di un potente blocco politico in aperta opposizione al sistema capitalistico. Di queste tre elementi, noi non abbiamo avuto che il primo, la grande crisi del 2008. Tra il 1929 e il 1939 sono passati dieci anni. Ci resta poco tempo per evitare il peggio.<\/p>\n<p><strong>Conclusione<\/strong><\/p>\n<p>Torno quindi alla domanda iniziale: \u00abSi pu\u00f2 salvare l\u2019Italia dalla stagnazione?\u00bb. Reinserita in un contesto pi\u00f9 ampio, quello della globalizzazione finanziaria, la domanda prende un altro taglio: si potrebbe realizzare il \u00abkeynesismo in un solo paese?\u00bb\u00a0In altri termini: uscire dall\u2019euro \u00e8 una condizione necessaria (o, se si vuole, la disgregazione dell\u2019euro \u00e8 un evento inevitabile), ma non sufficiente a ricondurre un\u2019economia pur non trascurabile come quella dell\u2019Italia su un percorso di crescita equa e <em>quindi <\/em>stabile. Per farlo, bisogna anche ripensare al ruolo dello stato nel sistema economico, sia come soggetto attore (in particolare nel settore del credito e pi\u00f9 in generale nella gestione del circuito del risparmio) sia come soggetto regolatore. In un sistema economico sempre pi\u00f9 interconnesso, i grandi arbitraggi tra il mercato, vale a dire la dimensione transnazionale, e lo stato, vale a dire la dimensione nazionale, richiedono necessariamente uno sforzo di cooperazione\u00a0 internazionale. Non si pu\u00f2 che esprimere ancora una volta, a guisa di conclusione, la speranza che questa cooperazione possa incominciare senza attendere una esplosione di violenza.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/12\/13\/bagnai-si-puo-salvare-litalia-dalla-stagnazione-economica\/#_ednref1\" name=\"_edn1\"><sup>[i]<\/sup><\/a> Banca d\u2019Italia, 2016. Supplementi al bollettino statistico \u2013 Moneta e banche, n. 22, XXVI<sup>0 <\/sup>anno, 10 maggio 2016, https:\/\/www.bancaditalia.it\/pubblicazioni\/moneta-banche\/2016-moneta\/suppl_22_16.pdf.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/12\/13\/bagnai-si-puo-salvare-litalia-dalla-stagnazione-economica\/#_ednref2\" name=\"_edn2\"><sup>[ii]<\/sup><\/a> Barbagallo, C., 2015. Indagine conoscitiva sul sistema bancario italiano, Banca d\u2019Italia, 9 dicembre 2015, https:\/\/www.bancaditalia.it\/pubblicazioni\/interventi-vari\/int-var-2015\/Barbagallo-09122015.pdf.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/12\/13\/bagnai-si-puo-salvare-litalia-dalla-stagnazione-economica\/#_ednref3\" name=\"_edn3\"><sup>[iii]<\/sup><\/a> Rocholl, J., Stahmer, A., 2016. Where did the Greek bailout money go? <em>ESMT White Paper<\/em>, No. WP-16-02-<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/12\/13\/bagnai-si-puo-salvare-litalia-dalla-stagnazione-economica\/#_ednref4\" name=\"_edn4\"><sup>[iv]<\/sup><\/a> Rose, A. 2007. Checking out: exits from currency unions. Journal of Financial Transformation 19: 121-128\u00a0; Nitsch, V. 2004. Have a Break, Have a \u2026 National Currency: When Do Monetary Unions Fall Apart? CESifo Working Paper Series 1113 ; Spencer, M G, Garber, P M. 1992. The Dissolution of the Austro-Hungarian Empire; Lessons for Currency Reform. IMF Working Papers 92\/66.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/12\/13\/bagnai-si-puo-salvare-litalia-dalla-stagnazione-economica\/#_ednref5\" name=\"_edn5\"><sup>[v]<\/sup><\/a> Bootle, R. 2012. Leaving the euro: a practical guide. <u><a href=\"http:\/\/www.policyexchange.org.uk\/component\/zoo\/item\/%2520wolfson-economics-prize\">http:\/\/www.policyexchange.org.uk\/component\/zoo\/item\/ wolfson-economics-prize<\/a><\/u> ; Nordvig, J, Firoozye, N. 2012. Rethinking the European monetary union. 5 giugno; Sapir, J. 2011. S\u2019il faut sortir de l\u2019Euro\u2026. Document de travail, Cemi-Ehess, 6 aprile.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/12\/13\/bagnai-si-puo-salvare-litalia-dalla-stagnazione-economica\/#_ednref6\" name=\"_edn6\"><sup>[vi]<\/sup><\/a> Feldstein, M. 1997. EMU and international conflict. Foreign Affairs 76: 61.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/12\/13\/bagnai-si-puo-salvare-litalia-dalla-stagnazione-economica\/#_ednref7\" name=\"_edn7\"><sup>[vii]<\/sup><\/a> Wroughton, L., Schneider, H., Kyriakidou, D., 2015. How the IMF\u2019s Greek misadventure is changing the Fund. Ekathimerini, 28 agosto 2015. http:\/\/www.ekathimerini.com\/200988\/article\/ekathimerini\/comment\/how-the-imfs-greek-misadventure-is-changing-the-fund<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/12\/13\/bagnai-si-puo-salvare-litalia-dalla-stagnazione-economica\/#_ednref8\" name=\"_edn8\"><sup>[viii]<\/sup><\/a> Ishac Diwan (2001) \u201cDebt as Sweat: Labor, financial crises, and the globalization of capital\u201d, mimeo, World Bank ; Brada, J.C., Bah,E.,\u00a0 2014. \u201cGrowing Income Inequality as a Challenge to 21st Century Capitalism,\u201d a\/ Working Papers Series 1402.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/12\/13\/bagnai-si-puo-salvare-litalia-dalla-stagnazione-economica\/#_ednref9\" name=\"_edn9\"><sup>[ix]<\/sup><\/a> Davide Furceri et Prakash Loungani (2015) \u00ab Capital Account Liberalization and Inequality \u00bb, IMF Working Papers 15\/243, International Monetary Fund.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/12\/13\/bagnai-si-puo-salvare-litalia-dalla-stagnazione-economica\/#_ednref10\" name=\"_edn10\"><sup>[x]<\/sup><\/a> Diwan, <em>op. cit.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/12\/13\/bagnai-si-puo-salvare-litalia-dalla-stagnazione-economica\/#_ednref11\" name=\"_edn11\"><sup>[xi]<\/sup><\/a> Bisogna notare che in Europa le istituzioni dello stato sociale erano ben affermate e resistevano alla pressione sui salari. Per spezzare questa resistenza bisognava usare lo strumento del \u00abvincolo esterno\u00bb, di cui si \u00e8 parlato nel capitolo precedente.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/12\/13\/bagnai-si-puo-salvare-litalia-dalla-stagnazione-economica\/#_ednref12\" name=\"_edn12\"><sup>[xii]<\/sup><\/a> Perugini, C., H\u00f6lscher, J., Collie, S. 2015. Inequality, credit and financial crises. Cambridge Journal of Economics, doi: 10.1093\/cje\/beu075.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>: <a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/12\/13\/bagnai-si-puo-salvare-litalia-dalla-stagnazione-economica\/\">http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/12\/13\/bagnai-si-puo-salvare-litalia-dalla-stagnazione-economica\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di VOCI DALL&#8217;ESTERO (Alberto Bagnai) Nel secondo capitolo scritto per il libro L\u2019euro est-il mort\u00a0? (qui la traduzione del primo), uscito in Francia a ottobre 2016, Alberto Bagnai risponde in maniera molto ampia, chiara e argomentata a una domanda cruciale\u00a0che tutti ci poniamo: ce la far\u00e0 il nostro paese a uscire dalla stagnazione economica?\u00a0Se una risposta positiva sarebbe molto semplice dal punto di vista economico (eccellenti studi smascherano i falsi argomenti terroristici dei media),\u00a0\u00a0tuttavia\u00a0le difficolt\u00e0&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":72,"featured_media":17244,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/o-ALBERTO-BAGNAI-facebook.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-6X8","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26730"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/72"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=26730"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26730\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":26731,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26730\/revisions\/26731"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17244"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=26730"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=26730"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=26730"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}