{"id":26746,"date":"2016-12-18T09:48:13","date_gmt":"2016-12-18T08:48:13","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26746"},"modified":"2016-12-17T23:05:06","modified_gmt":"2016-12-17T22:05:06","slug":"alzando-gli-occhi-sul-campo-una-analisi-di-fase-un-93-al-quadrato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26746","title":{"rendered":"Alzando gli occhi sul campo: una analisi di fase. Un \u201993 al quadrato?"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ALDO GIANNULI<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>1) La lezione non \u00e8 stata capita.<\/strong><br \/>\nA distanza di una settimana dal voto referendario, credo sia il caso di distogliere l\u2019attenzione dalle cronache della crisi, per fare una valutazione pi\u00f9 ampia e di lungo periodo.<span id=\"more-8452\"><\/span><\/p>\n<p>Partecipando a diversi dibattiti televisivi, mi sono spesso trovato di fronte a interlocutori che ipotizzavano, chi augurandoselo chi per scongiurarlo, un governo Pd-Forza Italia come esito fatale della vittoria del No, unito alla conformazione tripolare del sistema ed all\u2019indisponibilit\u00e0 del M5s ad alleanze.<\/p>\n<p>Ho risposto che questo presupponeva il mantenimento dell\u2019attuale quadro politico con questi partiti con il peso elettorale attuale (Pd e M5s intorno al 30% e Lega e Fi al 10-15% ciascuno) ma che questo non mi sembra affatto scontato. <strong>Infatti, sono convinto che la situazione attuale pu\u00f2 riassumersi in una frase: \u201c\u00e8 un 1993 al quadrato\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Vorrei motivare questa mia affermazione ed approfondirla meglio di quanto non possa fare nei tempi ristretti del salotto televisivo.<\/p>\n<p><strong>2) Il crollo del sistema del 1992-93.<\/strong><br \/>\nNel 1992-93, sia per l\u2019emergere della Lega che per l\u2019ondata di scandali tangentizi e per il profilarsi di una notevole perturbazione monetaria, inizi\u00f2 il crollo della prima repubblica, poi conclamato con il referendum sulla legge proporzionale, che spalancava la porta all\u2019epoca del maggioritario. Tutto questo accadeva in un quadro internazionale relativamente stabile basato su un progetto monopolare che appariva di lunga durata e con una situazione finanziaria in forte ascesa.<\/p>\n<p>Ci furono partiti che si trasformarono come il Msi che divenne An (mentre il Pci si era gi\u00e0 scisso fra Pds e Rifondazione Comunista in cui conflu\u00ec Dp), partiti che si frantumarono (come la Dc da cui originarono il Ppi, il Patto Segni, il Ccd, i Cristiano Sociali di Carniti e Scoppola e transfughi in varie direzioni), altri si ridimensionarono o sparirono del tutto (Psi, Psdi, Pri, Pli) altri nuovi che ebbero una breve stagione (la Rete di Orlando, ad esempio) altri ancora (come i Verdi) che ebbero una sopravvivenza di diversi anni, mentre la Lega mise radici.<\/p>\n<p><strong>Il terremoto del sistema politico port\u00f2 con s\u00e8 tre elezioni politiche in 4 anni<\/strong> (1992-1994-1996) ed un periodo non breve di instabilit\u00e0 politica. D\u2019altra parte, al contrario della Prima Repubblica, la cui storia ha avuto al suo centro sette partiti durati tutto il cinquantennio (Pci, Psi, Psdi, Pri, Pli, Dc, Msi) il sistema politico della seconda repubblica ha avuto una storia molto pi\u00f9 travagliata con partiti continuamente scossi da scissioni ed unificazioni (Il Pds ha avuto diverse, modeste scissioni, ha ripetutamente mutato sigla ed alla fine si \u00e8 fuso con la Margherita per dar vita al Pd; il centro ha subito innumerevoli\u00a0 scissioni e unificazioni che hanno infine portato alla formazione della Margherita poi confluita nel Pd), Rifondazione ha subito diverse scissioni (Comunisti Unitari e Pdci) ed alla fine \u00e8 scomparsa dal Parlamento insieme a Verdi e Pdci; An si \u00e8 fusa con Fi nel Pdl, che poco dopo si \u00e8 spaccato dando vita ad una rinata Fi ed a Fdi; sorse l\u2019Italia del Valori che, per\u00f2 si \u00e8 dissolta intorno al 2010-11) e praticamente la sola Lega non ha registrato scissioni significative o fusioni, ma con forti oscillazioni percentuali, dal 4 al 14% in una quindicina di anni.<\/p>\n<p><strong>Il nuovo sistema elettorale (poi mutato nuovamente nel 2005) contribu\u00ec a ridisegnare la nuova mappa partitica,<\/strong> ma non fu l\u2019unica ragione di questo cambiamento, influ\u00ec anche la lettura dei cambiamenti internazionali in atto che incoraggiarono la fine dei partiti ideologici (principale pecca imputata alla Prima Repubblica insieme al malaffare ed alla paralisi decisionale), sostituiti da partiti \u201cdel leader\u201d vocati ad una \u201cconcretezza di programmi\u201d tutta interna alla vulgata neo liberista.<\/p>\n<p><strong>Il nuovo ordinamento prometteva la fine del malcostume tangentizio,<\/strong> l\u2019affermazione di una nuova classe dirigente pi\u00f9 pragmatica e pi\u00f9 vicina alla societ\u00e0 civile, un maggiore stabilit\u00e0 dei governi dovuta alla fine dei governi di coalizione, sostituiti da compagini ben pi\u00f9 coese in un quadro bipartitico che avrebbe finalmente realizzato l\u2019alternanza di governo e governi di legislatura.<\/p>\n<p><strong>E tutto questo avrebbe reso l\u2019Italia pi\u00f9 capace di affrontare il processo di globalizzazione,<\/strong> cogliendo nuovi successi: si era appena conquistato il 5\u00b0 posto fra i paesi del G7, scalzando l\u2019Inghilterra, e gi\u00e0 si sognava il 4\u00b0 strappandolo alla Francia.<\/p>\n<p><strong>3) Un confronto fra Prima e seconda Repubblica.<\/strong><br \/>\n<strong>Ci sono diversi aspetti che rendono parzialmente simili questi due momenti storici<\/strong> come momenti di trapasso da un sistema politico all\u2019altro. In primo luogo, nel 1993 il voto referendario che riguardava un singolo provvedimento (il sistema elettorale al Senato) ebbe un effetto sistemico ben pi\u00f9 ampio, perch\u00e9 divenne un giudizio complessivamente negativo sul sistema identificato come Prima Repubblica. Ed oggi \u00e8 accaduto qualcosa di simile con il sistema della Seconda Repubblica che (salvo una modestissima alternanza, peraltro fra offerte politiche quasi identiche) non ha mantenuto neppure una delle promesse:<\/p>\n<p><strong>\u2013\u00a0\u00a0 \u00a0la corruzione non \u00e8 stata affatto eliminata<\/strong> ma ha semplicemente spostato il suo centro dal settore edilizio e delle opere pubbliche a quello finanziario<\/p>\n<p><strong>\u2013\u00a0\u00a0 \u00a0il sistema partitico non ha affatto assunto un formato bipartitico,<\/strong> ma ha prodotto solo un modesto bipolarismo (con conati di terzo polo) con due coalizioni che riunivano un certo numero di partiti minori intorno ad un partito guida<\/p>\n<p><strong>\u2013\u00a0\u00a0 \u00a0il numero dei partiti \u00e8 complessivamente aumentato<\/strong> dai 13 dell\u2019ultima legislatura della Prima Repubblica, ai 16 attuali<\/p>\n<p><strong>\u2013\u00a0\u00a0 \u00a0di conseguenza il sistema \u00e8 rimasto quello dei governi di coalizione<\/strong> con quel che ne deriva in termini di litigiosit\u00e0 interna<\/p>\n<p><strong>\u2013\u00a0\u00a0 \u00a0non c\u2019\u00e8 stata affatto maggiore stabilit\u00e0 e durata dei governi:<\/strong> dal 1994 ad oggi ne abbiamo avuti 13 in 22 anni (Berlusconi 1, Dini, Prodi 1, D\u2019Alema, Amato, Berlusconi 2, Berlusconi 3, Prodi 2, Berlusconi 4, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni), contro i 50 della Prima Repubblica in 48 anni: con una durata media di 11 mesi e mezzo nella prima Repubblica e di poco pi\u00f9 di 20 mesi nella Seconda. Un incremento modesto che colloca la performance complessiva\u00a0 al di sotto della met\u00e0 dell\u2019obiettivo del \u201cgoverno di legislatura<\/p>\n<p><strong>\u2013\u00a0\u00a0 \u00a0la produttivit\u00e0 del sistema \u00e8 notevolmente scesa:<\/strong> se la prima Repubblica, bene o male, realizz\u00f2\u00a0 importanti riforme che hanno creato il welfare italiano, democratizzato l\u2019accesso all\u2019istruzione, modificato i rapporti di produzione nelle campagne, industrializzato il paese, dato vita ad una intensa stagione di diritti civili, garantito ben maggiori diritti ai lavoratori, migliorato molto la condizione femminile e modificato il diritto di famiglia ecc, la Seconda Repubblica ha un bilancio ben pi\u00f9 magro, e le sue riforme sono spesso manifestazione di un andamento penosamente erratico. Ad esempio non sfugga che lo stesso partito autore della sciagurata riforma del titolo V della Costituzione, ha poi proposto la recente riforma che la cancellava del tutto<\/p>\n<p><strong>\u2013\u00a0\u00a0 \u00a0la selezione della classe dirigente \u00e8 seccamente peggiorata<\/strong> come \u00e8 troppo facile constatare<\/p>\n<p><strong>\u2013\u00a0\u00a0 \u00a0quanto alla capacit\u00e0 di adeguamento ai processi di globalizzazione:<\/strong> l\u2019Italia attuale \u00e8 un paese nettamente pi\u00f9 povero e con molte pi\u00f9 diseguaglianze, con un sistema industriale che sta soffocando, una bilancia commerciale sempre pi\u00f9 disastrata, tassi di disoccupazione come mai da mezzo secolo in qua, abbattimento delle garanzie dei lavoratori, compressione salariale, massimo di debito pubblico e di pressione fiscale.<\/p>\n<p><strong>4) In cosa somiglia e in cosa differisce la situazione attuale da quella del 1993.<\/strong><br \/>\nCome nel 1993, anche qui \u00e8 un referendum popolare a \u201csaldare il conto\u201d con il sistema politico per le troppe promesse disattese. Questo non \u00e8 solo un voto sulla riforma costituzionale, sul governo Renzi o sul Pd, \u00e8 anche un voto sulla Seconda repubblica che mette a nudo l\u2019esaurimento delle formule politiche del sistema.<\/p>\n<p><strong>Nel 1993, furono tutti i partiti ad essere colpiti in vario modo dalla censura popolare:<\/strong> con una bocciatura irrimediabile quelli del pentapartito (Dc, Psi, Psdi, Pri e Pli), in misura pi\u00f9 ridotta quelli di opposizione (Pci e Msi) che per\u00f2, sintomaticamente,\u00a0 si presentavano come \u201cnuovi\u201d e con denominazioni rinnovate radicalmente. Questo apriva la porta a formazioni nuove di diverso orientamento e diversa fortuna: apertamente antisistema e di discreto successo la Lega Nord (gi\u00e0 entrata in Parlamento con un solo seggio nel 1987), molto critica verso il sistema, ma con minore fortuna, la Rete e come punto di raccolta del superstite ceto politico di pentapartito Forza Italia che si avviava ad una durevole fortuna. In posizione intermedia Verdi e Rifondazione Comunista, pi\u00f9 antisistema nelle proclamazioni verbali che nella concreta linea politica, che registreranno una stabilizzazione minoritaria (intorno al 4% i primi e fra il 6 e l\u20198% la seconda) durata sino al 2008.<\/p>\n<p><strong>Anche qui \u00e8 comparso un soggetto antisistema come il M5s,<\/strong> ma, a differenza della Lega, che era un fenomeno circoscritto ad una pur importante area del paese (essenzialmente il lombardo-veneto con qualche propaggine piemontese e ligure) non aveva carattere nazionale, il M5s ha avuto un successo relativamente omogeneo in tutte le regioni, \u00e8 fenomeno nazionale e raccoglie pi\u00f9 del doppio delle percentuali a suo tempo ottenute dalla Lega.<\/p>\n<p>Peraltro, la formazione di Bossi, attraverso la coalizione con An e Fi e, dopo una breve stagione separatista, divenne ben presto un partito interno al sistema, mentre il M5s resta sin qui un partito a vocazione antisistema.<\/p>\n<p><strong>A differenza del 1992 non c\u2019\u00e8 stata sinora un\u2019ondata di scandali giudiziari<\/strong> paragonabile per numero ed impatto mediatico, la magistratura non ha <a href=\"http:\/\/www.aldogiannuli.it\/il-crollo-della-prima-repubblica\/\" target=\"_blank\">lo stesso atteggiamento egemonico del 1993<\/a> e sembra assai pi\u00f9 ben disposta verso i partiti di governo di quanto non lo fosse 20 anni fa, tuttavia, pur senza inchieste giudiziarie, c\u2019\u00e8 un crollo di credibilit\u00e0 della classe dirigente paragonabile a quella di venti anni fa e, per certi versi, pi\u00f9 acuta (come segnalano le percentuali del M5s, il maggiore astensionismo e le percentuali referendarie), sia perch\u00e9 investe anche le \u00e8lite\u00a0 finanziarie, sia perch\u00e9 l\u2019elettorato \u00e8 assai meno ottimista sulla possibilit\u00e0 di trovare classi dirigenti all\u2019altezza della situazione.<\/p>\n<p>Al pari del 1992-93 le classiche formule di maggioranza (centro-sinistra o neo centrismo venti anni fa, centro destra o centro sinistra attualmente) appaiono esaurite e improponibili, ma non ne appaiono di nuove praticabili in questa distribuzione di voto. Dunque, se venti anni fa, e con la strada forzata del maggioritario, furono necessari alcuni anni per stabilizzare le due formule alternative di centro sinistra e centro destra, ma pur sempre con un conato di \u201cterzo polo\u201d, non \u00e8 affatto improbabile che la situazione di instabilit\u00e0 possa ripetersi e per un periodo pi\u00f9 prolungato ora.<\/p>\n<p><strong>Molto pi\u00f9 grave di venti anni fa appare il vuoto di classi dirigenti:<\/strong> nei primi anni novanta le forze politiche potevano giovarsi di una nuova generazione di leader\u00a0 formatisi nei partiti della Prima Repubblica con un lungo apprendistato, oggi il quadro \u00e8 assai meno favorevole e dominano figure assolutamente improvvisate e prive di esperienze precedenti (anche solo amministrative) o di cultura politica.<\/p>\n<p>Non a caso gli esponenti pi\u00f9 significativi della Seconda Repubblica sono stati quelli del primo periodo (Fini, D\u2019Alema, Casini, Bertinotti, Garavini, Rutelli, ecc) man mano sostituiti da personaggi assai pi\u00f9 scialbi e privi di spessore politico: avendo sostanzialmente liquidato i partiti, le fondazioni, le riviste ed i centri di cultura politica, la Seconda repubblica non ha formato alcuna nuova generazione di esponenti politici, ma solo una fotta schiera di cortigiani.<\/p>\n<p><strong>Anche qui la rivolta \u00e8 stata preparata dall\u2019emergere di un nuovo tipo di media<\/strong> che ha scombussolato gli assetti di potere. Negli anni ottanta fu la Tv commerciale a preparare il successo di Forza Italia, nel decennio scorso \u00e8 stato il web a spianare la strada al M5s e, come negli anni novanta, si tratta di un mutamento irreversibile.<\/p>\n<p>Anche in questa occasione, il malessere sociale si accompagna\u00a0 ad un cattivo andamento dell\u2019economia ma in proporzioni assolutamente pi\u00f9 pesanti oggi rispetto al passato.<\/p>\n<p><strong>Come si vede, le differenze sono quasi tutte in peggio rispetto al passato<\/strong> (salvo l\u2019assenza, almeno per ora, di una Mani Pulite) e militano a favore di una ancor pi\u00f9 severa crisi di sistema. Ma, soprattutto, \u00e8 lo sfavorevole quadro internazionale a spingere in questa direzione. Ma di questo parleremo prossimamente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.aldogiannuli.it\/analisi-fase-post-referendum\/\">http:\/\/www.aldogiannuli.it\/analisi-fase-post-referendum\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALDO GIANNULI &nbsp; 1) La lezione non \u00e8 stata capita. A distanza di una settimana dal voto referendario, credo sia il caso di distogliere l\u2019attenzione dalle cronache della crisi, per fare una valutazione pi\u00f9 ampia e di lungo periodo. 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