{"id":26756,"date":"2016-12-21T00:35:04","date_gmt":"2016-12-20T23:35:04","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26756"},"modified":"2016-12-21T10:43:43","modified_gmt":"2016-12-21T09:43:43","slug":"leuro-agonia-e-negazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26756","title":{"rendered":"L\u2019euro: agonia e negazione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Per Sapir la presente situazione politica non pu\u00f2 pi\u00f9 essere descritta in termini politici, richiede le risorse concettuali della psicoanalisi: di fronte agli avvertimenti degli economisti sui danni dell&#8217;euro, di fronte agli operatori economici che non credono pi\u00f9 nella possibilit\u00e0 dell&#8217;Italia di restare nell&#8217;euro e reagiscono provocando l&#8217;inarrestabile fuga dei suoi capitali documentata in <\/em>Target2<em>, gli operatori politici <strong>negano<\/strong> la realt\u00e0 per tenersi abbracciati al loro sogno. La moneta unica implicava la perdita di sovranit\u00e0 degli Stati, dunque la rinuncia alla loro politica economica nella speranza che l&#8217;ortodossia liberale fosse nel vero, che il solo meccanismo del mercato promuovesse la convergenza tra le economie. Si \u00e8 invece verificata una loro progressiva divergenza, rispetto alla quale la politica monetaria di Draghi doveva solo ritardare la fine dell&#8217;Unione, cos\u00ec da consentire la svendita delle risorse economiche del mezzogiorno a vantaggio della finanza anglosassone e del capitalismo settentrionale.<\/em><br \/>\nL&#8217;articolo \u00e8 disponibile al seguente indirizzo:<br \/>\n<a href=\"http:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5511\" target=\"_blank\">http:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5511<\/a><br \/>\nTraduzione di\u00a0<strong>PAOLO DI REMIGIO (FSI Teramo)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size: 14pt;\">L\u2019euro: agonia e negazione<\/span><\/strong><br \/>\ndi Jacques Sapir \u2022 15 dicembre 2016<br \/>\nIl problema posto dalla natura dannosa dell&#8217;euro per le economie europee \u00e8 oggi evidente. \u00c8 stato ricordato dal premio Nobel di quest&#8217;anno, Oliver Hart , dopo esserlo stato da molti grandi economisti insigniti di premio Nobel, come Joseph Stiglitz , Christopher Pissarides e da qualcun altro come Peter Bofinger, Heiner Flassbeck, Hans Werner Sinn, o Alfred Steinherr in Germania, Brendan Brown, Rendall Wray e Mark Weisbrot nel mondo anglosassone.<br \/>\nTuttavia \u00e8 anche chiaro che la chiusura autistica non \u00e8 mai stata cos\u00ec forte, almeno in Francia. D&#8217;altronde lo si pu\u00f2 capire. Gli individui che hanno fatto investimenti enormi in termini di lavoro ma anche e soprattutto in termini simbolici hanno difficolt\u00e0 enormi a riconoscere che si sono ingannati o che la realt\u00e0 non corrisponde alle loro attese. Entrano allora in un atteggiamento di negazione \u2013 il \u00abreale\u00bb non esiste o non \u00e8 che l&#8217;immagine costruita da un complotto di gente malintenzionata \u2013 e al tempo stesso in un atteggiamento volto a reprimere tutti quelli che non condividono il loro punto di vista. Questo tipo di comportamento \u00e8 umano. Fu adottato sia dai dirigenti sovietici sia dai militanti del PCF di fronte all&#8217;affondamento dell&#8217;URSS. L&#8217;investimento simbolico nell&#8217;euro \u00e8 stato enorme, perch\u00e9 al di l\u00e0 della moneta unica \u00e8 in pericolo la federalizzazione dell&#8217;Unione europea, \u00e8 in pericolo la ripresa del progetto sovranazionale denunciato a suo tempo dal Generale de Gaulle.<br \/>\nQuando accetta di entrare in una unione monetaria, e bisogna sapere che ce ne sono state di numerose dalla fine del XIX secolo, un paese accetta di fatto di perdere il controllo della sua politica monetaria, di comportarsi come una regione di una compagine superiore. Perdere la propria sovranit\u00e0 monetaria \u00e8 perdere la propria sovranit\u00e0 in generale. La questione \u00e8 allora di sapere se si era chiesto agli abitanti del paese considerato se volessero fondersi in uno spazio pi\u00f9 vasto, se pensassero che con gli altri popoli esistessero legami di forte solidariet\u00e0, legami di solidariet\u00e0 senza i quali \u00e8 illusorio voler pensare a uno Stato, se la cultura politica di questo paese fosse sufficientemente simile a quella di altri paesi di questa unione, cos\u00ec che le condizioni di messa in opera delle istituzione dello Stato divenissero possibili. Altrimenti la perdita della sovranit\u00e0 monetaria esprime un processo coloniale o imperiale. \u00c8 una delle ragioni per le quali le numerose unioni monetarie costituite sono molto spesso fallite. I processi di dissociazione monetaria sono stati in realt\u00e0 ben pi\u00f9 importanti dei processi di unificazione monetaria. Il fallimento della zona euro \u00e8 in realt\u00e0 \u00abnormale\u00bb nella prospettica storica.<br \/>\nOggi \u00e8 dunque chiaro che l&#8217;eventualit\u00e0 di un&#8217;esplosione della zona euro fa parte degli scenari ai quali lavorano le Banche Centrali dei paesi membri. Ci\u00f2 non implica affatto che i loro responsabili auspichino l&#8217;esplosione della zona, ma questi sono i fatti. Il sistema di compensazione in tempo reale dei movimenti dei capitali interni alla zona, il \u00absistema Target2\u00bb (Trans-European Automated Real-time Gross Settlement Express Transfer System), permette d&#8217;altronde di misurare direttamente le tensioni tra i paesi membri. Le tensioni apparse dal 2007 in questo sistema in cui la Germania \u00e8 ampiamente in eccedenza hanno condotto certi economisti a parlare di una \u00abtrappola\u00bb monetaria che si sta richiudendo sulla Germania . D&#8217;altronde, seguendo le evoluzioni dei montanti nel sistema Target2 si possono vedere al meglio la progressione della crisi dell&#8217;euro e in particolare l&#8217;impatto degli avvenimenti che si verificano attualmente in Italia. Le tensioni nel sistema erano arrivate a un punto molto elevato alla fine del 2012. L&#8217;azione della BCE e del suo nuovo presidente M. Draghi aveva permesso un relativo allentamento. Ma dalla fine del 2014 e dall&#8217;inizio della crisi greca hanno iniziato a risalire.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Grafico 1<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"shrinkToFit\" src=\"https:\/\/f.hypotheses.org\/wp-content\/blogs.dir\/981\/files\/2016\/12\/A-01-Target2-graph-ecb-data-large.jpg\" alt=\"https:\/\/f.hypotheses.org\/wp-content\/blogs.dir\/981\/files\/2016\/12\/A-01-Target2-graph-ecb-data-large.jpg\" width=\"886\" height=\"699\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si vede che oggi sono al di l\u00e0 del livello raggiunto nel dicembre 2012. Mai questo scarto \u00e8 stato cos\u00ec importante. L&#8217;ampiezza delle \u00abfughe\u00bb di capitali che si verifica in Spagna e in Italia mostra bene che in questi due paesi la credibilit\u00e0 di una permanenza nella zona euro \u00e8 messa largamente in dubbio dagli operatori economici.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per Sapir la presente situazione politica non pu\u00f2 pi\u00f9 essere descritta in termini politici, richiede le risorse concettuali della psicoanalisi: di fronte agli avvertimenti degli economisti sui danni dell&#8217;euro, di fronte agli operatori economici che non credono pi\u00f9 nella possibilit\u00e0 dell&#8217;Italia di restare nell&#8217;euro e reagiscono provocando l&#8217;inarrestabile fuga dei suoi capitali documentata in Target2, gli operatori politici negano la realt\u00e0 per tenersi abbracciati al loro sogno. 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