{"id":26761,"date":"2016-12-18T12:37:40","date_gmt":"2016-12-18T11:37:40","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26761"},"modified":"2016-12-18T12:37:40","modified_gmt":"2016-12-18T11:37:40","slug":"perry-anderson-la-degradazione-del-sistema-politico-in-brasile-parte-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26761","title":{"rendered":"Perry Anderson &#8211; La degradazione del sistema politico in Brasile (parte 2)"},"content":{"rendered":"<p><em>qui la prima parte<\/em>: <a href=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26672\">http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26672<\/a><\/p>\n<p>di <strong>PERRY ANDERSON<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il moralizzatore dai conti bancari segreti<\/strong><\/p>\n<p>Queste Chiese, anche se in modo pi\u00f9 passivo e generico delle loro controparti statunitensi, costituiscono un serbatoio conservatore per gli aggressivi leader della destra nel Congresso. Qui, sintomaticamente, il presidente del Fronte Evangelico \u00e8 un nerboruto pastore, gi\u00e0 agente di polizia, che fa parte del gruppo parlamentare del PSDB. Qui, inoltre, alla presidenza della Camera dei deputati (la prima carica per importanza del Congresso e la terza a livello statale dopo il presidente e il vicepresidente) era stato eletto nel febbraio 2015 Eduardo Cunha, un operatore di borsa evangelico di Rio, alla testa del gruppo parlamentare del PMDB. Unanimemente riconosciuto come il pi\u00f9 acerrimo nemico di Dilma \u2013 che aveva vanamente cercato di impedirne l\u2019elezione \u2013 la sua eleganza e i suoi modi imperturbabili celavano un uomo politico eccezionalmente abile e spietato, un genio nell\u2019arte della manipolazione parlamentare e della gestione degli affari, dal quale gran parte del cosiddetto \u201cbasso clero\u201d congressuale dipendeva, e col quale la parte restante temeva di scontrarsi. Non appena le manifestazioni di strada cominciarono a chiedere l\u2019<em>impeachment<\/em> di Dilma, Cunha assunse il ruolo di punta di lancia dello schieramento parlamentare che ne esigeva la cacciata, col pretesto del fatto che prima delle elezioni essa aveva trasferito, in modo improprio, fondi dalle banche statali a conti federali.<\/p>\n<p>In un <em>crescendo<\/em> continuo, in settembre il movimento per destituire Dilma and\u00f2 assumendo ingenti dimensioni, conglobando forze e personalit\u00e0 che si intrecciavano fra loro in svariati modi: dai \u201cgiovani turchi\u201d del MBL e del ROL che si facevano fotografare accanto a Cunha a baluardi della legge come Moro e Dallagnol (anch\u2019esso evangelico) che andavano a braccetto con esponenti del PSDB e delle <em>lobby<\/em> pro-<em>impeachment<\/em>, per non parlare della stampa che quotidianamente sfornava virulente denunce contro il PT e Planalto. Quanto a Dilma, o aveva illegalmente celato un deficit nei bilanci dello Stato per farsi rieleggere, o aveva permesso che la sua campagna elettorale fosse finanziata con abbondanti iniezioni di denaro proveniente dalla corruzione, &#8230; o era colpevole di entrambe le cose: in ogni caso, v\u2019erano motivi sufficienti per una sua rapida destituzione. Secondo i sondaggi, l\u201980 % della popolazione voleva che se ne andasse.<\/p>\n<p>\u00c8 in questo contesto che scoppia la bomba. Alla met\u00e0 di ottobre le autorit\u00e0 svizzere comunicano al procuratore generale di Brasilia che Cunha aveva non meno di quattro conti bancari in quel Paese (poco dopo ne salt\u00f2 fuori un altro negli Stati Uniti), uno dei quali intestato a sua moglie e un altro a una societ\u00e0 di comodo di Singapore collegata a un\u2019analoga societ\u00e0 della Nuova Zelanda: per un totale di 16 milioni di dollari, e cio\u00e8 trentasette volte pi\u00f9 di quanto aveva dichiarato in Brasile. La coppia dei Cunha possedeva inoltre a Rio de Janeiro, tramite due compagnie locali \u2013 una delle quali, e sembra una barzelletta, era la Jesus.com -, una flottiglia di nove <em>limousines<\/em> e SUV. I sospetti che dietro vi fossero tangenti della Petrobras cominciarono a farsi consistenti. E anche per la stampa pi\u00f9 allineata tutto ci\u00f2 inizi\u00f2 a sembrare eccessivo. Cos\u00ec nel Congresso si mise in scena una strana commedia. Secondo la Costituzione brasiliana, il presidente della Camera ha il potere di proporre un procedimento di <em>impeachment <\/em>del presidente della Repubblica. Da mesi il PSDB corteggiava Cunha, trattando riservatamente con lui tattica e tempistica dell\u2019iniziativa. La rivelazione dell\u2019esistenza del suo tesoretto svizzero, con prove decisamente pi\u00f9 schiaccianti di quelle addotte contro Dilma, pose quel partito in grave imbarazzo. Che fare? Da Cunha dipendeva la possibilit\u00e0 di avviare l\u2019<em>impeachment<\/em>, che se fosse andato in porto avrebbe comportato l\u2019annullamento delle elezioni del 2014 e garantito la vittoria di Neves in quelle successive. Si decise di compromettersi il meno possibile circa le notizie provenienti da Berna, facendo peraltro osservare che Cunha non s\u2019era ancora pronunciato in proposito e pertanto doveva essere considerato innocente fino a prova contraria. Ma nemmeno i media amici poterono trattenersi: com\u2019era possibile che il partito della moralizzazione \u201ccoprisse\u201d un crimine cos\u00ec sfacciato? Di fronte a questa levata di scudi, il PSDB fu costretto a battere in ritirata, annunciando a malincuore di non poter garantire pi\u00f9 il suo appoggio al presidente della Camera quando un piccolo partito socialista [9] deposit\u00f2 una mozione per farlo decadere da deputato. Vedendosi abbandonato dal PSDB, Cunha oper\u00f2 un rapido dietrofront. In negoziati segreti offr\u00ec al PT di bloccare l\u2019<em>impeachment<\/em> di Dilma in cambio della sua opposizione all\u2019annullamento del proprio mandato parlamentare. Detto, fatto. I ministri del PT, non meno spudorati degli esponenti del PSDB, accettarono di aiutarlo a mantenere la carica, purch\u00e9 non muovesse un dito contro Dilma. Questo balletto surreale non venne digerito da quella parte del PT che era estranea al mondo parlamentare, e l\u2019accordo sfum\u00f2. Per qualche tempo sembr\u00f2 che la situazione di Cunha fosse insostenibile, e che la causa dell\u2019<em>impeachment<\/em> fosse stata compromessa a tal punto da lui da non aver quasi pi\u00f9 alcuna possibilit\u00e0 di concretarsi.<\/p>\n<p><strong>Cardoso, un <em>Homo politicus<\/em> piccolo piccolo<\/strong><\/p>\n<p>Tuttavia, il principale depositario delle speranze di farla finita con il PT non aveva disarmato. Fin dall\u2019inizio della crisi, infatti, Cardoso era diventato onnipresente nei mezzi di comunicazione di massa: la sua immagine compariva ovunque, in un torrente di interviste, articoli, discorsi. Da sempre apprezzato dai baroni della stampa, la sua riproposizione al centro della scena era frutto di un calcolo politico comune. Presentandolo come il pi\u00f9 eminente statista della Repubblica, che a lui doveva la stabilit\u00e0 conseguita, editori e giornalisti facevano a gara per \u201cvenderlo\u201d come uno studioso di statura internazionale, l\u2019unica voce di saggezza e di responsabilit\u00e0 in un Paese in tragiche condizioni: questo coro di sicofanti era inoltre accompagnato da cortigiani disseminati nella stampa e nelle universit\u00e0 del mondo anglosassone. Tutta questa apoteosi si spiegava facilmente: la presidenza Cardoso aveva somministrato al Brasile una robusta dose di amministrazione favorevole al mercato, la medicina di cui si sentiva urgentemente la mancanza dopo i disastri del populismo del PT. Cardoso, che da presidente aveva detto che il fatto che <em>\u00abil Brasile non ama[sse] il sistema capitalista\u00bb<\/em> costituiva <em>\u00abuna enorme difficolt\u00e0\u00bb,<\/em> si trovava a proprio agio in questo ruolo. Ma era mosso anche da un motivo pi\u00f9 personale. Quando aveva lasciata la presidenza, il suo indice di gradimento non era molto superiore a quello di Dilma oggi, e durante otto anni aveva dovuto subire il duro paragone con Lula, un presidente molto pi\u00f9 popolare, che aveva ripudiato ci\u00f2 che lui, Cardoso, aveva lasciato come eredit\u00e0 politica e aveva trasformato radicalmente il Paese, assicurando al PT un governo della durata doppia del suo.<\/p>\n<p>Era stata dura da ingoiare. Poteva l\u2019aura di pensatore reggere alla perdita di prestigio come uomo politico di governo? Oggettivamente, il suo secondo mandato era risultato meno popolare del primo: e questo \u00e8 un fatto abbastanza normale. Ma nella rincorsa della presidenza Cardoso aveva sacrificato non solo le sue precedenti convinzioni, socialiste e marxiste, ma, col tempo, anche i suoi modelli intellettuali. La inconsistenza delle sue ultime uscite \u2013 banalit\u00e0 a favore della globalizzazione e confusione di fronte ai suoi effetti collaterali \u2013 lascia interdetti. In alcune rare occasioni egli forse riusciva a comprendere ci\u00f2: \u00ab<em>Debbo ammettere\u00bb, <\/em>si lasci\u00f2 sfuggire una volta,<em> \u00abche nonostante la mia robusta base intellettuale, io sono fondamentalmente un <\/em>Homo politicus\u00bb. Ma, soggettivamente, la vanit\u00e0 &#8211; pungolata dalle grandiose aspirazioni politiche di un ex operaio senza formazione &#8211; non gli permette di rinunciare a pretese pi\u00f9 cerebrali. Qualche tempo fa, avviluppato nel verde e nel giallo [10] dell\u2019Accademia brasiliana &#8211; una copia tropicale della versione originale e pomposa francese \u2013 con a fianco la spada, dichiar\u00f2 che per tutta la durata di una carriera coerente e di una amministrazione creativa il sociologo e il presidente che erano in lui non s\u2019erano mai scontrati, essendo in completa sintonia l\u2019uno con l\u2019altro.<\/p>\n<p>Per anni aveva avuto motivi per lamentarsi del fatto che il PSDB, ora all\u2019opposizione, non s\u2019era dimostrato sufficientemente fedele alla memoria del suo <em>leader<\/em> massimo, evitando di difenderne con decisione la modernizzazione del Paese e il coraggioso programma di privatizzazioni. Ora, tuttavia, la crisi del <em>lulopetismo<\/em> \u2013 cos\u00ec lo designava, regolarmente e sdegnosamente, sottintendendo qualcosa di pi\u00f9 vile e demagogico del semplice <em>petismo<\/em>, e cio\u00e8 del sostegno al PT &#8211; dimostrava quanto lui avesse visto giusto. Se qualcosa di buono era stato fatto durante il governo del PT, era merito di ci\u00f2 che lui aveva lasciato in eredit\u00e0. Tutto quanto invece v\u2019era stato di disastroso era proprio quello contro cui lui aveva messo in guardia. Era ormai arrivato il tempo di innalzare nuovamente le bandiere del 1994 e del 1998, senza alcuna remora, e di porre fine al malgoverno del PT. Anche se lui personalmente non lo aveva proposto, l\u2019<em>impeachment<\/em> era lo strumento adatto, se si riusciva a trovarne le basi legali. Ma se ci\u00f2 non fosse stato possibile, Dilma avrebbe comunque potuto essere destituita con strumenti politici. Quindi \u2013 e qui i calcoli di Cardoso sono diversi da quelli della nuova generazione dei congressisti del PSDB, ansiosi di arrivare al potere &#8211; era meglio puntare sull\u2019azione del potere giudiziario.<\/p>\n<p>Questa sua fiducia, fondata sui suoi stretti legami con i giudici \u201cveterani\u201d, era tutt\u2019altro che infondata. L\u2019incaricato di presiedere il caso contro Dilma nel Tribunale supremo elettorale era Gilmar Mendes, un intimo amico di Cardoso, da questi nominato alla Corte suprema, dove ancor oggi siede, e che mai aveva fatto mistero della sua ostilit\u00e0 verso il PT. Dilma comunque era un obiettivo secondario. Per Cardoso il bersaglio principale da colpire era Lula, non tanto per una banale questione di rivincita \u2013 cosa che comunque lo solleticava -, quanto perch\u00e9 c\u2019era il pericolo, data la sua popolarit\u00e0 e nell\u2019ipotesi che Dilma riuscisse a sopravvivere sino ad allora, che potesse rivincere nel 2018, impedendo al PSDB di riprendere la guida del Paese per una responsabile modernizzazione. I suggerimenti di Cardoso erano appena stati pronunciati ed ecco che nella stampa cominci\u00f2 ad apparire una serie di indiscrezioni, che il <em>pool<\/em> del <em>Lava Jato<\/em> lasciava filtrare una a una, sul coinvolgimento di Lula in sospette transazioni finanziarie d\u2019interesse personale: viaggi su aerei aziendali, discorsi remunerati dalle compagnie di costruzione, versamenti per appartamenti sul lungomare, ristrutturazione di una casa di campagna, per non parlare di certi opachi profitti di uno dei suoi figli. Segu\u00ec poi l\u2019arresto di un suo amico, un proprietario terriero milionario, con l\u2019accusa di aver ricavato una tangente per il tesoriere del PT da un contratto con la Petrobras. Con ogni evidenza, il cerchio attorno a Lula stava chiudendosi.<\/p>\n<p><strong>Giudici \u00abtroppo tucani\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>E infatti, nella prima settimana di marzo, alle sei di mattina, un\u2019unit\u00e0 della Polizia federale buss\u00f2 alla porta di Lula, prendendolo in custodia affinch\u00e9 fosse interrogato all\u2019aeroporto di S\u00e3o Paulo. La stampa, preventivamente informata, lo stava gi\u00e0 aspettando con le telecamere, per dare all\u2019evento il massimo di risonanza. Il pretesto per tutto questo <em>show<\/em> era che se fosse stato convocato solo per testimoniare, Lula avrebbe potuto rifiutarsi di farlo. La settimana dopo, la pi\u00f9 numerosa manifestazione tenutasi in Brasile dalla fine della dittatura \u2013 3.700.000 persone, secondo la polizia \u2013 chiedeva che Lula fosse giudicato e Dilma subisse l\u2019<em>impeachment<\/em>. Tre giorni dopo, Dilma nominava Lula <em>Chefe da Casa Civil<\/em> del governo, una carica equivalente a quella di Primo ministro. E in quanto ministro, Lula avrebbe goduto dell\u2019impunit\u00e0 rispetto alle imputazioni di Moro, consentendogli, cos\u00ec come avveniva per tutti i membri del governo e del Congresso, di rispondere solo alla Corte suprema. Moro non perse tempo. Quella sera stessa rese pubbliche le registrazioni di una conversazione telefonica fra Lula e Dilma, nella quale questa gli diceva che gli avrebbe inviato, perch\u00e9 li firmasse, i documenti per l\u2019assunzione della carica, \u00ab<em>nel caso ci\u00f2 fosse necessario<\/em>\u00bb. Si trattava di una espressione ambigua. Ma l\u2019effetto mediatico fu assordante: eccoli colti con le mani nel sacco, nel tentativo di eludere la giustizia e di mettere Lula al riparo dalla legge. Nell\u2019arco di ventiquattro ore, un giudice di Brasilia annull\u00f2 la nomina: un giudice che, come si seppe dopo, aveva pubblicato in rete fotografie in cui lo si vedeva manifestare per l\u2019<em>impeachment<\/em>, indossando disinvoltamente una maglietta del PSDB. Questo giudice venne comunque subito sostenuto da Gilmar Mendes e quella stessa notte il PMDB annunciava la sua uscita dal governo, nel quale deteneva la vicepresidenza e sei ministeri, preparando cos\u00ec il terreno per una rapida destituzione di Dilma da parte del Congresso.<\/p>\n<p>In questa drammatica <em>escalation<\/em> della crisi politica, il ruolo centrale spettava al potere giudiziario. La supposizione che Moro a Curitiba stesse operando in modo imparziale, in un primo tempo accettabile, si rivel\u00f2 ben presto errata dopo il suo <em>raid<\/em> gratuito, teatralmente e mediaticamente organizzato, alla casa di Lula, seguito dalla pubblicazione di un messaggio in cui appoggiava le manifestazioni per l\u2019<em>impeachment<\/em> di Dilma: \u00ab<em>Il<\/em> <em>Brasile \u00e8 in piazza<\/em>\u00bb, vi scriveva, \u00ab<em>e io sono commosso\u00bb.<\/em> Pubblicando la registrazione della conversazione fra Lula e Dilma, alcune ore dopo che le intercettazioni erano state bloccate, infranse la legge due volte: violando la riservatezza delle intercettazioni \u2013 anche se del tutto legali \u2013 e vanificando il principio di confidenzialit\u00e0 garantito in teoria alle comunicazioni del capo dello Stato. Le illegalit\u00e0 commesse erano talmente evidenti che subito Moro venne richiamato all\u2019ordine dal suo superiore, giudice della Corte suprema, senza per\u00f2 che venisse presa alcuna sanzione nei suoi confronti. Per quanto \u00abinappropriata\u00bb, disse infatti il suo superiore, l\u2019iniziativa del giudice Moro aveva conseguito i suoi obiettivi.<\/p>\n<p>Nella maggior parte delle democrazie contemporanee la separazione dei poteri \u00e8 una garbata finzione: le loro Corti supreme sono in generale \u2013 con l\u2019eccezione ogni tanto di quella statunitense \u2013 pronte a inchinarsi al governo di turno. I contorsionismi del Tribunale costituzionale tedesco \u2013 spesso portato a esempio di indipendenza giudiziaria &#8211; per giustificare le violazioni in quel Paese sia della <em>Grundgesetz<\/em> [Legge fondamentale cio\u00e8 Costituzione] sia del Trattato di Maastricht da parte dei successivi governi alternatisi a Berlino, possono essere considerati la norma. In Brasile, la politicizzazione dei pi\u00f9 alti gradi del potere giudiziario \u00e8 una tradizione che viene da lontano. La grottesca figura di Gilmar Mendes rappresenta forse un caso limite, anche se significativo. Da presidente, Cardoso mise al riparo questo suo amico da imputazioni legali promuovendolo al rango di ministro \u2013 e Mendes oggi mette sulla graticola Dilma per aver fatto lo stesso con Lula -, per insediarlo successivamente alla Corte suprema. Poi, per evitare sgradevole pubblicit\u00e0, quando doveva incontrarlo per discutere con lui prese l\u2019abitudine di entrare nel palazzo della Corte attraverso il garage. Sostenitore del PSDB in modo fin troppo sfacciato \u2013 \u00ab<em>tucano demais<\/em>\u00bb (\u201ctroppo tucano\u201d: il tucano \u00e8 l\u2019uccello simbolo del partito) anche per Eliane Catanh\u00eade, nota intervistatrice di destra \u2013 era normale vedere Mendes a pranzo con importanti esponenti di quel partito dopo che li aveva assolti dei loro misfatti. Mendes non esit\u00f2 nemmeno, mentre presiedeva i tribunali di grado pi\u00f9 elevato, a servirsi di fondi pubblici per iscrivere suoi dipendenti a una scuola di giurisprudenza di sua propriet\u00e0. Con tutto ci\u00f2, le sue censure nei confronti del PT si contano a legioni.<\/p>\n<p>Quanto a Sergio Moro, \u00e8 di una generazione pi\u00f9 giovane e di altro stampo. Il suo riferimento \u00e8 rappresentato dagli Stati Uniti, in cui si reca spesso. Provinciale d\u2019origine e buona tempra di lavoratore, non deve nulla al clientelismo o al mondo degli affari. Ma ben presto, era poco pi\u00f9 che trentenne, aveva anch\u2019egli dimostrato la sua indifferenza nei confronti dei principi fondamentali della legge in un articolo in cui portava a esempio i magistrati italiani degli anni Novanta \u2013 <em>Considera\u00e7\u00f5es sobre a Opera\u00e7\u00e3o Mani Pulite<\/em> [Considerazioni sull\u2019operazione Mani Pulite] \u2013 con argomenti che avrebbe impiegato un decennio pi\u00f9 tardi per giustificare le sue procedure. Senza prendersi la briga di studiare l\u2019ingente letteratura esistente su Tangentopoli, si limit\u00f2 a leggere due pamphlet encomiastici del <em>pool<\/em> milanese concepiti per il pubblico statunitense, citandoli acriticamente e prendendo per Vangelo le dichiarazioni di un mafioso pentito, mantenuto a spese dello Stato, nonostante queste non fossero state accettate dalla Corte. La presunzione di innocenza non poteva essere considerata un valore \u00abassoluto\u00bb, aveva detto: si trattava solo di uno \u00abstrumento pragmatico\u00bb, da usare o meno a seconda delle convinzioni del magistrato. Quanto alle \u201cfughe di notizie\u201d selettive a favore dei media, rappresentavano a suo parere una forma di \u00ab<em>pressione sugli imputati<\/em>\u00bb, cui ricorrere \u00ab<em>quando legittimi fini non possono essere raggiunti con altri mezzi<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Figli e amanti: che guaio<\/strong><\/p>\n<p>Il pericolo che rappresenta in Brasile una giustizia che opera in questo modo \u00e8 lo stesso che si ebbe in Italia: lo sprezzo per la correttezza processuale e la sfacciata collusione con i media finiscono con lo sfigurarla a tal punto che invece di stimolare un nuovo rispetto per la legalit\u00e0, finisce per rafforzare i tradizionali e consolidati atteggiamenti di indifferenza verso le leggi. Ne sono la prova vivente Berlusconi e i suoi epigoni. La situazione brasiliana si distingue tuttavia da quella italiana per due aspetti. Innanzi tutto, qui non vi sono n\u00e9 Berlusconi n\u00e9 Renzi. In secondo luogo, se il <em>Lava Jato<\/em> riuscir\u00e0 effettivamente a spazzar via il vecchio sistema politico, il giudice Moro, la cui popolarit\u00e0 \u00e8 ormai superiore a quella dei suoi modelli italiani, verr\u00e0 sicuramente invitato a colmare il vuoto politico che si sar\u00e0 cos\u00ec creato. Ma la mediocre parabola di Antonio Di Pietro, il pi\u00f9 popolare dei magistrati milanesi, lo dovrebbe far riflettere sull\u2019opportunit\u00e0 di impegnarsi in politica. Inoltre, lo spazio per una rapida ascesa sembra pi\u00f9 ristretto, poich\u00e9 v\u2019\u00e8 una differenza cruciale fra le due crociate contro la corruzione. L\u2019assalto condotto con <em>Tangentopoli <\/em>era diretto contro i principali partiti del Paese, la Democrazia cristiana e il Partito socialista, al potere assieme da trent\u2019anni, mentre il <em>Lava Jato<\/em> non ha preso di mira i tradizionali detentori del potere, che ha anzi piuttosto risparmiato, quanto gli ultimi arrivati, i <em>parvenu<\/em>, che li avevano messi da parte. \u00c8 pertanto pi\u00f9 unilaterale e schierato.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 una seconda differenza fra l\u2019Italia degli anni Novanta e il Brasile d\u2019oggi. Quando Tangentopoli arriv\u00f2 a colpire il sistema politico, i media italiani si comportarono in modo diversificato. I giornali indipendenti in generale appoggiarono su tutte la linea i giudici milanesi. Quelli del gruppo della Olivetti, capeggiato da De Benedetti, ai quali era indirizzata la maggior parte delle indiscrezioni, spararono ad alzo zero contro democristiani e socialisti, mettendo la sordina su quelle che coinvolgevano il loro proprietario. L\u2019impero giornalistico e televisivo di Berlusconi, invece, fece fuoco e fiamme contro i magistrati. Il risultato fu che, passato un certo tempo, il comportamento dei magistrati \u2013 in molti casi molto coraggioso, in altri piuttosto dubbio \u2013 cominci\u00f2 a sollevare interrogativi, a differenza di quanto accadde in Brasile. Qui i media si sono schierati come un sol uomo contro il PT, del tutto acritici verso la strategia di filtrazioni e pressioni provenienti da Curitiba, della quale anzi sono diventati i portavoce. Il Brasile annovera alcuni dei migliori giornalisti al mondo, che hanno analizzato la crisi attuale con un livello intellettuale e letterario ben superiore a quelli del \u00abGuardian\u00bb o del \u00abNew York Times\u00bb. Ma queste voci sono soffocate dall\u2019enorme sottobosco di conformisti che non fanno altro che echeggiare le opinioni di padroni e direttori.<\/p>\n<p>Se si mette a confronto il rilievo dato dai media a qualunque indiscrezione che pregiudichi il PT con quello dato invece alle informazioni o voci che danneggerebbero l\u2019opposizione si ha la misura di questa politica dei due pesi e delle due misure. Nel bel mezzo della vicenda del <em>Lava Jato<\/em>, se ne ebbe un eloquente esempio. Nel 1989, uno dei momenti cruciali della moderna storia brasiliana, Lula \u2013 considerato allora dall\u2019<em>establishment<\/em> un pericoloso radicale \u2013 era sul punto di far trionfare la sua prima candidatura alla presidenza quando, pochi giorni prima della data delle elezioni, una sua ex ragazza apparve in un programma televisivo a favore del suo avversario Collor &#8211; e pagata dal fratello di Collor per farlo &#8211; accusandolo di aver voluto che essa abortisse il figlio avuto da lui. La notizia, gonfiata oltre ogni limite dagli altri media, risult\u00f2 decisiva per la sua sconfitta. Due anni dopo era risaputo negli ambienti politici che Cardoso \u2013 allora importante senatore del PSDB, gi\u00e0 indicato come futuro candidato alla presidenza \u2013 aveva un\u2019amante che lavorava in quella stessa rete televisiva, la TV Globo, che aveva affondato Lula. Quando questa ebbe un figlio, fu precipitosamente spedita all\u2019estero, in Portogallo. Verso la met\u00e0 del 1994, quando Cardoso, dopo essere stato ministro delle Finanze, entr\u00f2 in gara per la presidenza, il lavoro della donna si ridusse progressivamente a zero, anche se la Globo continuava a pagarla. Non appena Cardoso risult\u00f2 eletto, il suo braccio destro, il giovane Magalh\u00e3es, le fece sapere che era meglio che non tornasse in Brasile, per non comprometterne la rielezione. E quando la Globo la licenzi\u00f2, le si invent\u00f2 un lavoro fittizio: ricerche di mercato in Europa per una catena di negozi <em>duty-free<\/em> cui Cardoso aveva garantito una posizione di monopolio negli aeroporti brasiliani. Mediante questa azienda, essa avrebbe ricevuto circa centomila dollari da un conto bancario delle isole Cayman: un contributo per il figlio o piuttosto il prezzo per il suo silenzio? La storia venne alla luce in febbraio, in piena tempesta mediatica sulla ristrutturazione della casa di campagna di Lula. I media fecero il possibile la notizia ricevesse il minor risalto possibile. L\u2019azienda \u00e8 ora sotto inchiesta per transazione criminale, Cardoso proclama la propria innocenza e nessuno crede che ne risentir\u00e0 in alcun modo.<\/p>\n<p><strong>Il governo nel suo labirinto<\/strong><\/p>\n<p>Si pu\u00f2 per\u00f2 dire lo stesso di tutta l\u2019opposizione nel suo complesso? Moro rese pubbliche le sue esplosive intercettazioni il 16 marzo. Una settimana dopo, la polizia di S\u00e3o Paulo irrompeva in casa di uno degli <em>executive<\/em> della Odebrecht, la maggiore impresa di costruzioni d\u2019America latina, il cui direttore era stato da poco condannato a 19 anni per corruzione. Nella casa venne trovata una lista con i nomi di 316 uomini politici accompagnati da somme di denaro. Comprendeva figure importanti del PSDB, del PMDB e di diversi altri partiti: un campionario completo della classe politica brasiliana. Oggettivamente, era una lista che avrebbe dovuto produrre molto pi\u00f9 <em>rumore<\/em> della conversazione telefonica fra Lula e Dilma. Si trattava per\u00f2 di un <em>rumore<\/em> meno opportuno: da Curitiba, Moro prese subito una decisione, ponendo il segreto istruttorio sulla lista per impedire speculazioni. Ma era tardi, e l\u2019allarme era scattato: il <em>Lava Jato<\/em> poteva sfuggire di mano. Se Dilma doveva cadere, era necessario che ci\u00f2 avvenisse prima che la lista della Odebrecht diventasse una minaccia per gli stessi accusatori. E infatti pochi giorni dopo il PMDB annunci\u00f2 l\u2019uscita dal governo ed ebbe inizio la conta alla rovescia per il voto di <em>impeachment<\/em>: i tre quinti dei voti necessari nella Camera dei deputati, un obiettivo che all\u2019inizio era apparso difficile da raggiungere, apparivano ora a portata di mano. L\u2019opinione pubblica per\u00f2 cominci\u00f2 a rendersi conto della farsa: quella di un Congresso pieno di ladri, con allo loro testa Cunha, che destituiva solennemente una presidentessa sulla base irregolarit\u00e0 di bilancio.<\/p>\n<p>Che possibilit\u00e0 ha Dilma di resistere in questa situazione e quali prospettive vi sono se l\u2019<em>impeachment<\/em> non va in porto? Le speranze del Planalto si basano su due ipotesi: la prima, che l\u2019<em>impeachment<\/em> possa essere impedito nel Congresso offrendo ministeri (e gli incarichi che ne possono derivare) ai micropartiti che normalmente non possono neanche aspirarvi, cercando cos\u00ec di controbilanciare l\u2019uscita dal governo del PMDB; la seconda, che molte contromanifestazioni a sostegno del governo possano bilanciare quelle a favore dell\u2019<em>impeachment<\/em>. Entrambe le condizioni esigono il ritorno di Lula a Brasilia, dove \u2013 anche se gli \u00e8 impedito di occupare formalmente la carica di ministro \u2013 potrebbe informalmente occuparsi di convincere i deputati incerti e stimolare il sostegno popolare di piazza. Lo scenario per\u00f2 sta mutando rapidamente e tutto appare molto incerto. I rapporti fra Lula e Dilma si erano un po\u2019 raffreddati quando essa, dopo essere stata rieletta, si mostr\u00f2 favorevole all\u2019austerit\u00e0. Accusandola di poca abilit\u00e0 politica e del fatto di rifiutare i suoi consigli, Lula avrebbe detto, in privato: \u201c<em>\u00e8 stata il mio Capo di Gabinetto e continua a comportarsi come tale, non come una presidentessa<\/em>\u201d, e anche \u201c<em>\u00e8 come se fosse mia figlia, che dice sempre di volermi bene, ma non presta mai attenzione a quello che dico<\/em>\u201d. Comunque, \u00e8 dubbio che la flessibilit\u00e0 tattica, per quanto importante, avrebbe fatto qualche differenza. Sin dal suo inizio la seconda presidenza di Dilma si \u00e8 trovata invischiata in un circolo vizioso di scandali politici e di indicatori economici in via di deterioramento, la cui interazione costituisce un ostacolo per niente facile da superare per recuperare autorit\u00e0. La crisi della Petrobras sta comportando migliaia di licenziamenti; e lo stesso sta accadendo con le imprese di costruzioni, i cui dirigenti ed <em>executive<\/em> si trovano in carcere. L\u2019incertezza su dove andr\u00e0 a parare il <em>Lava Jato<\/em> ha reso gli investitori pi\u00f9 cauti e spaventato il mercato finanziario: in novembre, il capo del fondo miliardario BTG-Pactual, la maggior banca di investimenti del continente, fiore all\u2019occhiello per il \u00abFinancial Times\u00bb e l\u2019\u00abEconomist\u00bb, \u00e8 stato portato via in manette. Nel Congresso, il taglio neoliberale della spesa e l\u2019aumento della tassazione proposti dal governo sono stati bocciati dallo PSDB, neoliberale, pur di creare difficolt\u00e0 al governo: nemmeno il bilancio del 2016 \u00e8 stato approvato. Anche se un abile lavoro parlamentare di corridoio riuscisse a bloccare temporaneamente l\u2019<em>impeachment<\/em>, il governo non riuscirebbe a uscire da questa tremenda <em>impasse<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Il colpevole \u00e8 il maggiordomo, cio\u00e8 Temer<\/strong><\/p>\n<p>La mobilitazione popolare per impedire la destituzione di Dilma, cos\u00ec come \u00e8 stata concepita, presenta dei problemi, che sono strettamente dipendenti dall\u2019azione di governo del PT. Il partito ha difficolt\u00e0 a convocare in sua difesa i propri simpatizzanti per almeno tre ragioni. La prima consiste semplicemente nel fatto che se la corruzione ha fatto s\u00ec che il partito perdesse la simpatia della classe media di cui prima s\u2019era avvantaggiato, l\u2019austerit\u00e0 gli ha alienato ora quella molto pi\u00f9 ampia che aveva conquistato fra le classi subalterne. Le manifestazioni contro l\u2019<em>impeachment<\/em> sono state, almeno fino a questo momento, molto meno massicce di quelle di coloro che invece lo vogliono. I loro partecipanti sono stati reclutati soprattutto fra i dipendenti pubblici e nei sindacati: i poveri brillano per la loro assenza. I bastioni rurali del PT nel Nordest sono ancora socialmente disorganizzati, mentre le grandi citt\u00e0 del Centro-Sud costituiscono le solide roccaforti della nuova destra. Vi \u00e8 inoltre nel partito un\u2019inevitabile demoralizzazione che va crescendo a mano a mano che scoppiano scandali che lo coinvolgono, e che sta alimentando un diffuso, anche se non esplicito, senso di colpa collettiva, che soffoca qualunque spirito di lotta. Da ultimo, ma non per importanza, quando Lula arriv\u00f2 al potere il partito si trasform\u00f2 in una macchina elettorale, finanziata soprattutto dalle donazioni delle grandi industrie \u2013 invece che, come avveniva prima, da quelle dei suoi iscritti -, accontentandosi ora di una passiva adesione al suo <em>leader<\/em> e rinunciando a organizzare qualunque azione collettiva fra i propri elettori. La mobilitazione attiva che era riuscito a sviluppare nei centri industriali brasiliani era andata trasformandosi in un pallido ricordo a mano a mano che il partito andava radicandosi in zone del Paese sprovviste di industrie e in settori della popolazione con una radicata tradizione di sottomissione all\u2019autorit\u00e0 e di timore del \u201cdisordine\u201d. Si trattava di una cultura politica nota a Lula, che per\u00f2 non fece nulla per cambiarla: secondo lui, ci\u00f2 avrebbe comportato un potenziale prezzo politico troppo alto. Per aiutare le masse, cerc\u00f2 piuttosto un accordo con le <em>\u00e9lite<\/em>, per le quali ogni forma di polarizzazione era un tab\u00f9. Quando nel 2002, al suo quarto tentativo, arriv\u00f2 finalmente alla presidenza, il suo slogan era stato \u00abPace e amore\u00bb. Nel 2016, nel bel mezzo del suo linciaggio politico, e di fronte a una moltitudine che si aspettava qualcosa di pi\u00f9 combattivo, continu\u00f2 a ricorrere a queste due parole.<\/p>\n<p>Tale discordanza fra attacco e risposta all\u2019attacco \u00e8 una caratteristica di un modello politico che dall\u2019inizio di questo secolo differenzia il Brasile dagli altri Paesi americani. Non \u00e8 certo stato l\u2019unico Paese che ha visto uno scontro di classe evolvere in una crisi. Ma in nessun altro Paese lo scontro \u00e8 stato cos\u00ec unilaterale. Anche quando Lula si \u00e8 trovato al massimo del prestigio come presidente, vi \u00e8 sempre stata una asimmetria fra le politiche moderate e accomodanti del PT e l\u2019ostilit\u00e0 dimostrata nei suoi confronti da una classe media <em>enrag\u00e9<\/em> e dai media. Negli ultimi diciotto mesi queste manifestazioni di avversione si sono fatte sempre pi\u00f9 violente. Un consigliere municipale del PMDB di una localit\u00e0 dell\u2019interno dello Stato di S\u00e3o Paulo disse pubblicamente che Lula avrebbe dovuto essere ucciso come una vipera, schiacciandogli la testa. Nel Rio Grande do Sul, nel Meridione del Paese, un pediatra che s\u2019era rifiutato di curare un bambino d\u2019un anno d\u2019et\u00e0 perch\u00e9 sua madre era una <em>petista<\/em>, venne \u201cassolto\u201d dal Consiglio regionale di medicina e dall\u2019Associazione dei medici. Un giudice della Corte suprema responsabile di aver mosso un leggero rimprovero a Moro ebbe la casa circondata da striscioni con le scritte \u00abTraditore\u00bb e \u00abFantoccio del PT\u00bb, sorretti da manifestanti che intonavano il loro inno di battaglia: \u00abIl capitalismo \u00e8 arrivato per restare\u00bb. Coll\u2019approssimarsi del D-Day dell\u2019<em>impeachment<\/em>, ai pi\u00f9 fanatici sono stati forniti gli indirizzi dei deputati ritenuti recalcitranti, perch\u00e9 li intimidissero accampandosi di fronte alle loro case. E la borsa, meticolosamente, si \u00e8 tenuta al passo degli avvenimenti: salendo quando Lula \u00e8 stato preso in custodia, crollando quando \u00e8 stato nominato ministro, tornando a salire quando gli \u00e8 stato impedito di assumere la carica.<\/p>\n<p>Anche se improbabile, \u00e8 ancora possibile un colpo di scena, che salvi Dilma all\u2019ultimo minuto. Quel che invece \u00e8 pi\u00f9 probabile \u00e8 che si instauri un regime capeggiato dal vicepresidente che l\u2019ha abbandonata, Michel Temer, quel macabro vecchio arnese del PMDB, che qualcuno una volta ha paragonato al \u201cmaggiordomo dei film dell\u2019orrore\u201d. Eloquio pacato e untuoso, s\u2019era preparato la strada gi\u00e0 da alcuni mesi, facendosi mettere a punto un programma che facesse chiaramente capire che il Paese con lui sarebbe stato al sicuro. Il pacchetto dei suoi provvedimenti consiste in un piano di stabilizzazione convenzionale: privatizzazioni, riforma delle pensioni, abolizione dell\u2019obbligo costituzionale di investimenti nella sanit\u00e0 e nell\u2019istruzione pubbliche, quest\u2019ultima accompagnata dalla promessa di prendersi cura dei meno fortunati. Se Dilma sar\u00e0 colpita dall\u2019<em>impeachment<\/em>, Temer, forte della maggioranza dei tre quinti del Congresso, far\u00e0 ben poca fatica a mettere insieme un governo di coalizione fra il PMDB, il PSDB e un\u2019ammucchiata di partitini, piazzando qualche tecnocrate nei ministeri chiave. Poich\u00e9 una soluzione simile consentirebbe di legiferare, cosa che Dilma oggi non pu\u00f2 fare, e si riotterrebbe la fiducia dei mercati, gli indicatori economici tornerebbero al bello, sia pure a spese dei pi\u00f9 poveri. Date per\u00f2 la congiuntura globale sfavorevole e il persistente basso tasso di investimenti che contraddistingue il Brasile dai tempi della fine della dittatura, non \u00e8 facile vedere all\u2019orizzonte del Paese qualche segno di miglioramento.<\/p>\n<p><strong>Fine di un ciclo<\/strong><\/p>\n<p>Ma neanche a livello politico vi sarebbero garanzie di stabilizzazione. Un ovvio interrogativo \u00e8 il seguente: lo <em>shock<\/em> dell\u2019<em>impeachment<\/em> annichilir\u00e0 quel che resta di combattivit\u00e0 nei sostenitori di Dilma o, al contrario, render\u00e0 ancora pi\u00f9 accanita che in passato la resistenza contro l\u2019<em>establishment<\/em> del Paese? In ogni caso, la vita non sar\u00e0 affatto facile per i vincitori, se vincitori saranno. Un giudice della Corte suprema ha ordinato a Cunha di istruire un procedimento di <em>impeachment<\/em> anche per Temer, con le stesse basi legali di quello per Dilma, poich\u00e9 quando quest\u2019ultima si trovava all\u2019estero, anche Temer firm\u00f2 decreti fiscali simili a quelli a lei imputati: un colpo d\u2019avvertimento per coloro che pensavano di poterlo insediare in un paio di settimane. Se anche quest\u2019insidia potesse essere evitata, si presenterebbe un altro curioso problema. Presso il Tribunale elettorale supremo \u00e8 ancora aperta una causa contro Dilma e Temer assieme, per aver violato la normativa elettorale nel 2014: causa promossa dal PSDB quando in questo modo sperava di provocare nuove elezioni. Le sue conseguenze, se accolta, sarebbero la caduta di entrambi. E poich\u00e9 la causa non pu\u00f2 essere ritirata, risulterebbe alquanto imbarazzante che passasse l\u2019<em>impeachment <\/em>di Dilma e Temer sedesse al Planalto. Poich\u00e9 per\u00f2 in maggio Gilmar Mendes diventer\u00e0 presidente del tribunale, \u00e8 probabile che la giustizia brasiliana possa trovare abilmente una scappatoia. Resta comunque un interrogativo di maggior portata: quale impatto, infatti, potrebbe avere il <em>Lava Jato<\/em> sui promotori stessi dell\u2019<em>impeachment<\/em>. Accelerare i tempi dell\u2019<em>impeachment <\/em>\u00e8 servito a distogliere l\u2019attenzione dalla lista della Odebrecht. Ma dopo l\u2019<em>impeachment<\/em> sar\u00e0 possibile farla dimenticare del tutto? L\u00ec vi si trova, debitamente incolonnata, un\u2019intera classe politica a rischio. La astuzia della giustizia brasiliana riuscir\u00e0, anche in questo caso, a insabbiare tutto nell\u2019interesse, va da s\u00e9, della riconciliazione nazionale?<\/p>\n<p>Che il Partito dei lavoratori, in seguito a una sua mutazione genetica, abbia finito per unirsi alla sgangherata schiera della fauna politica brasiliana &#8211; PMDB, PSDB, PP e compagnia bella \u2013 non si pu\u00f2 negare. Al momento, sono stati arrestati due presidenti del partito, due tesorieri, un presidente e un vicepresidente della Camera dei deputati e il leader del partito nel Senato: tutti sprofondati nel fango della corruzione, che non conosce frontiere politiche. Emblematicamente, l\u2019ultimo a cadere di questi notabili, il senatore Delc\u00eddio do Amaral, era un transfuga del PSDB, dove era stato un importante ingranaggio del partito di Cardoso nel sistema Petrobras. La met\u00e0, e forse pi\u00f9, del Congresso \u00e8 sui libri paga delle compagnie di costruzione, le cui donazioni ne finanziano le campagne elettorali. La degradazione del sistema politico era arrivata a tal punto di evidenza che l\u2019autunno scorso la Corte suprema \u2013 di per s\u00e9 alquanto lontana dall\u2019essere un areopago di imparzialit\u00e0 e integrit\u00e0 \u2013 si risolse a stabilire che il finanziamento da parte delle compagnie era incostituzionale, proibendo alle imprese di effettuare donazioni per le campagne elettorali. Il Congresso reag\u00ec immediatamente con emendamenti costituzionali che legittimassero le donazioni, ma il loro esito \u00e8 per ora incerto. Se la decisione della Corte suprema venisse ribadita senza essere annacquata si tratterebbe di una quasi rivoluzione nel funzionamento della democrazia brasiliana: l\u2019unico esito inequivocabilmente positivo della crisi sino a oggi.<\/p>\n<p>Il Partito dei lavoratori ha creduto, per un certo tempo, di potersi servire del sistema istituzionale brasiliano a beneficio dei poveri senza entrare in urto \u2013 e anzi essendo da loro aiutato \u2013 con i ricchi. E riusc\u00ec effettivamente a favorire i poveri, come s\u2019era proposto. Ma una volta accettato di pagare il prezzo d\u2019ingresso in un sistema politico agonizzante, scopr\u00ec che la porta per uscirne s\u2019era chiusa alle sue spalle. Il partito stesso cominci\u00f2 ad atrofizzarsi, diventando un ingranaggio dello Stato, senza pi\u00f9 consapevolezza di s\u00e9 n\u00e9 direzione strategica, cieco a tal punto da decretare l\u2019ostracismo contro Andr\u00e9 Singer, il suo pi\u00f9 acuto teorico, per sostituirlo con una schiera di <em>spin-doctor<\/em> e di sondaggisti, e insensibile a tal punto da considerare il denaro, qualunque provenienza avesse, come la condizione necessaria per esercitare il potere. Quelle che sono state le sue conquiste non scompariranno. Ma che il partito possa fare lo stesso \u00e8 questione aperta. Nell\u2019America meridionale sta finendo un ciclo. Per un quindicennio, senza l\u2019ingerenza diretta degli Stati Uniti, favorito dal <em>boom<\/em> delle materie prime, attingendo alle ricche riserve delle tradizioni popolari, il subcontinente \u00e8 stata l\u2019unica parte del mondo nella quale si \u00e8 avuta la coesistenza fra movimenti sociali ribelli e governi eterodossi. Sulla scia del 2008 latinoamericano, anche altrove sono sorti numerosi movimenti simili. Ma non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nessuno di quei governi. Una eccezione globale s\u2019\u00e8 esaurita, senza che nulla ne abbia preso il posto e l\u2019eredit\u00e0.<\/p>\n<p><strong><em>Perry Anderson<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Traduzione di Cristiano Dan<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p>[9] Si tratta del PSOL, Partito del socialismo e della libert\u00e0. [Ndt]<\/p>\n<p>[10] I colori della bandiera brasiliana. [Ndt]<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>: <a href=\"http:\/\/antoniomoscato.altervista.org\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=2626:perry-anderson-la-degradazione-del-sistema-politico-in-brasile-2&amp;catid=8:lamerica-latina&amp;Itemid=16\">http:\/\/antoniomoscato.altervista.org\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=2626:perry-anderson-la-degradazione-del-sistema-politico-in-brasile-2&amp;catid=8:lamerica-latina&amp;Itemid=16<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>qui la prima parte: http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26672 di PERRY ANDERSON Il moralizzatore dai conti bancari segreti Queste Chiese, anche se in modo pi\u00f9 passivo e generico delle loro controparti statunitensi, costituiscono un serbatoio conservatore per gli aggressivi leader della destra nel Congresso. Qui, sintomaticamente, il presidente del Fronte Evangelico \u00e8 un nerboruto pastore, gi\u00e0 agente di polizia, che fa parte del gruppo parlamentare del PSDB. 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