{"id":26836,"date":"2016-12-20T12:30:51","date_gmt":"2016-12-20T11:30:51","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26836"},"modified":"2016-12-19T23:23:07","modified_gmt":"2016-12-19T22:23:07","slug":"dove-va-lamerica-di-trump","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26836","title":{"rendered":"Dove va l&#8217;America di Trump?"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>SINISTRAINRETE (Pierluigi Fagan)<\/strong><\/p>\n<p>Il 9 Novembre scorso, il giorno dopo le elezioni americane, \u00a0mi son ritrovato a dover correggere le bozze del mio libro che stava per andare in stampa, un libro di geopolitica ma non solo. Trattandosi di geopolitica, era certo ben presente non solo una descrizione del ruolo e strategia degli Stati Uniti nell\u2019ordine mondiale ma ovviamente anche una previsione sul comportamento futuro della potenza egemone. In accordo col sentimento generale, si dava per scontato che questo comportamento futuro avrebbe sviluppato le logiche gi\u00e0 ben note ed assai prevedibili della nuova presidente Hillary Clinton. Il 9 Novembre quindi, mi sono ritrovato con un problema e con davvero poco tempo per risolverlo perch\u00e9 comunque si doveva chiudere il lavoro da l\u00ec a giorni. Avevo certo seguito le elezioni americane e su Trump mi ero fatto una idea che fortunatamente, non seguendo in genere e del tutto la\u00a0<em>communis<\/em>\u00a0<em>opinio<\/em>, aveva almeno colto alcuni punti solidi della sua logica. Non ero caduto cio\u00e8 nel tranello della propaganda americana che dipingeva Trump come poco pi\u00f9 di un cretino. Debbo per\u00f2 ammettere che non avevo approfondito pi\u00f9 di tanto seguendo un sommario calcolo delle probabilit\u00e0 che all\u2019inizio aveva anche preso in considerazione le previsioni di Michael Moore ed Andrew Spannaus che ammonivano sulle concrete possibilit\u00e0 di vittoria del magnate ma che poi si era adagiato sul pi\u00f9 unanime\u00a0<em>consensus<\/em>\u00a0generale che aspettava solo l\u2019incoronazione della Signora del Caos.<\/p>\n<p>Staccatomi di botto dal flusso del commento che imperversava in quella mattina presto di un mercoled\u00ec, privandomi del piacere sadico di gustarmi la Botteri colpita da sindrome post-traumatica e con lei tutte le \u00e9lite del commento in crisi di panico, incontrato al volo l\u2019editore per fare il punto sulla situazione, mi sono ritrovato a dover scrivere il futuro della politica estera di Trump in settantadue ore, stante che ci\u00f2 che scrivevo sarebbe stato letto a partire dalla successiva met\u00e0 Gennaio senza pi\u00f9 poter rimettervi mano.\u00a0 Il problema era non solo capire meglio cosa avesse in mente un tizio che a parte una intervista a NYT e qualche accenno nelle sue torrenziali affabulazioni, non si poteva certo dire portatore di un chiaro quadro strategico generale ma anche fare tabula rasa di strati e strati di ricostruzioni basate sulla\u00a0<em>fog of war<\/em>\u00a0della contesa elettorale che proponevano opinioni in forma di fatti. Ancora oggi, nel numero in edicola della nostra principale rivista di geopolitica (Limes, 11 \u2013 2016) si rimane un po\u2019- molto sul vago riguardo alla strategia d Trump ed \u00e8 passato un mese. Purtroppo per\u00f2, in un libro del genere, io non potevo rimanere sul vago e dovevo capire cosa avesse in mente Trump, lanciando un messaggio in bottiglia con due mesi di differita e su un punto non certo secondario della geopolitica dell\u2019era complessa.<\/p>\n<p>Riprendo allora la\u00a0ricerca di analisi un po\u2019 pi\u00f9 ravvicinate e mi rileggo tre articoli a suo tempo pubblicati da\u00a0<em>Politico<\/em>\u00a0e frugo tra\u00a0<em>Foreign Affair<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Foreign Policy<\/em>\u00a0e qualche blog non allineato, in quel poco di materiale americano disponibile on line che avevo archiviato, tra cui\u00a0<em>Ballotpedia<\/em>, l\u2019enciclopedia della politica americana che almeno d\u00e0 fatti pi\u00f9 che opinioni. Scopro cos\u00ec che il comitato elettorale di Trump ha una commissione esteri \u00a0di quattro membri abbastanza ignoti che, assieme a qualcun\u2019altro come il capo dell\u2019intero team di campagna Manafort o il precedente collaboratore Page, poi costretti alle dimissioni, hanno tutti un\u00a0 interesse in comune: il petrolio. La scandalosa revisione trumpiana del giudizio su Putin che tanto aveva sconcertato i pubblici commentatori non aveva nulla a che fare col Bene ed il Male, la libert\u00e0 e la tirannia, il populismo e la democrazia liberale ed altre categorie imposte dalla propaganda atlantista neoliberale ma su un interesse concretissimo, il caro vecchio interesse delle nazioni. Ma certo, che cretini che siamo stati, ha senso, \u00e8 logico! Si trattava di una ben congegnata, per quanto radicalmente diversa, interpretazione dell\u2019interesse americano.<\/p>\n<p>Trump finalmente mi si rivelava trasparente e come al solito la verit\u00e0 era l\u00ec in bella mostra sebbene impossibile per noi da leggere perch\u00e9 non la si guarda con gli occhi ma con ci\u00f2 che li muovono e ne filtrano l\u2019osservato, con ci\u00f2 che gi\u00e0 ci si aspetta di trovare secondo le nostre immagini di mondo e categorie a priori, accettando solo conferme e scartando ci\u00f2 che secondo noi non \u00e8 coerente, non in s\u00e9 ma per noi, per il nostro giudizio a priori. Trump era tutto l\u00ec, in una promessa che a noi svagati nichilisti post moderni imbarazza nella sua rozzezza e che sempre a noi, conoscitori delle tecniche di propaganda non poteva che apparire banale a fronte del sofisticato apparato di soft power della Signora del Caos:<em>\u00a0Make America Great Again!<\/em><\/p>\n<p>Questo slogan era stato sbeffeggiato ed anche\u00a0duramente criticato da Obama \u2013 Clinton che lo tacciarono di disfattismo, i dioscuri WP &amp; NYT nonch\u00e9 tutti i neolib-neocon che sognavano l\u2019estensione infinita del \u201csecolo americano\u201d lo resero barzelletta, era la prova provata della white supremacy omofoba e razzista. Ma quello slogan, implicitamente, ammetteva invece che l\u2019America aveva un problema, non piccolo, sostanziale: perdeva potenza. L\u2019intera costruzione dell\u2019economia finanziaria che aveva lasciato quella di produzione e scambio alla nuda concorrenza globale impossibile da vincere con gli emergenti, l\u2019infatuazione per il delirio prometeico che portava alla strategia dello state-building, l\u2019esportazione della democrazia liberale e diritto-umanitaria condita di ONG, il soft power di Nye, il privilegio concesso alla new economy celebrata dai Rifkin e persino dai cultori di casa nostra del<em>\u00a0Frammento sulle macchine<\/em>\u00a0di Marx, il doppio ostracismo a Russia e Cina ovvero come unire un competitor che non ha alcuna potenza economica ma la ha militare con quell\u2019altro che non ha alcuna potenza militare ma la ha economica, i conseguenti alti costi per l\u2019operativit\u00e0 NATO che \u00e8 un finto outsourcing del complesso militare \u2013 industriale americano, i tassi bassi che creano l\u2019economia delle bolle ritenuta da Summers l\u2019unica possibilit\u00e0 per sostenere il capitalismo che in quanto americano \u00e8 globale e\u00a0 porta il flusso dei dollari a finanziare la crescita altrui arricchendo solo l\u20191% dei supermiliardari che poi condizionano -finanziandola- la politica americana, la retorica multiculturale che lascia porte aperte a manodopera a basso costo mentre si lasciano libere le imprese nazionali di de-localizzare (anche quelle militari), l\u2019ecologismo obamiano che sostiene la smaterializzazione industriale in favore del post-materialismo della Silicon Valley, la pace con l\u2019Iran che \u00e8 uno dei principali fornitori di energia alla Cina nonch\u00e9 passaggio obbligato per la Via della Seta, gli accordi di libero scambio che come ai pi\u00f9 noto nulla avevano a che fare seriamente con il commercio ma molto avevano a che fare con l\u2019uniformattazione giuridica che portava all\u2019accoppiamento geopolitico, tutto questo non funzionava affatto. Tutto questo portava ad un risultato contrario alle intenzioni, altro che \u201csecolo americano\u201d era tutto deflusso di potenza. La strategia era coerente certo ma sbagliata, radicalmente sbagliata.<\/p>\n<p>Ecco allora che si spiegava la riproposizione trumpiana dell\u2019economia di produzione e scambio in primo piano e la riconversione della banco-finanza prima americana poi mondiale a finanziare non la crescita mondiale ma quella americana (ed ecco le nomine dei Wall Street boys il cui compito sar\u00e0 riportare le scommesse sul profitto a casa), l\u2019ipotesi certa di un prossimo rialzo dei tassi che tanto la Yellen \u00e8 da un anno che cerca di farlo, rialzo che creer\u00e0 deflusso dai mercati delle economie emergenti togliendo loro l\u2019ossigeno nel momento di maggior sforzo aerobico, \u00a0i messaggi a gli alleati che il servizio NATO da oggi ha un prezzario,\u00a0 addirittura le ipotesi sul congelamento delle lobbies di cui molte estere che condizionano il Congresso, i due mandati limite dopo i quali si torna a casa di modo da non creare una oligarchia avulsa dal tessuto sociale che \u00e8 poi ci\u00f2 che esprime di per s\u00e9 l\u2019interesse nazionale, le ricette reaganiane al posto di quelle Bill-clintoniane (il ritorno del liberismo al posto della degenerazione neo), il ripristino dei confini, la sostituzione della logica degli accordi pan-giuridici con quelli bilaterali basati su precisi calcoli di bilancia commerciale e che tra l\u2019altro metteranno l\u2019un contro l\u2019altro gli astanti strappando le migliori condizioni al ribasso con la\u00a0 minaccia dei dazi.\u00a0<em>Make America Great Again!<\/em>\u00a0ovvero ridare potenza concreta, industriale \u2013 occupazionale, politica, militare altro che start up e Soros!<\/p>\n<p>Ed ecco allora il ritorno di Kissinger, la logica dell\u2019<em>hub&amp;spoke<\/em>, il\u00a0<em>divide et impera<\/em>\u00a0con russi e cinesi, carezze a gli uni, schiaffetti a gli altri, il\u00a0<em>divide et impera<\/em>\u00a0con i bizantini europei che sciolgano quel obbrobrio germano-centrico dell\u2019UE e soprattutto dell\u2019euro che il dollaro reclama di nuovo il suo spazio visto che lo yuan lo insidia da altra parte. Ecco che il primo invito ufficiale va a Theresa May ed il secondo ad Orban, che i mercantilisti germanici comprendano bene le nuove regole del gioco. Ed ecco la denuncia degli accordi sul clima perch\u00e9 qui si torna a gas, petrolio e se necessario pure il carbone che l\u2019industria ha fame e la strategia non prevede dipendenze esterne. E mentre Hillary si beava tra l\u2019endorsement di Springsteen e quello di Lady Gaga e le profferte orali di Madonna, ecco perch\u00e9 poco notati perch\u00e9 assai meno \u201csexy\u201d, con Trump si schieravano duecento generali (tra cui, in teoria, alcuni ex-democratici come il poi eletto a consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn) a cui Trump prometteva pi\u00f9 militari, pi\u00f9 navi, il rifacimento dell\u2019arsenale strategico atomico non per fare guerra domattina ma per preparasi ad un futuro che si prevede difficilino. Tanto \u201cdifficilino\u201d che \u00e8 meglio mettere anche qualche generale a governo dell\u2019ordine interno (John Kelly) perch\u00e9 potrebbe tendere presto al disordine. Ed ecco che ci facevano tutti quegli amici di petrolieri nella commissione esteri\u00a0 e quel Manafort gi\u00e0 a capo dell\u2019intero staff di Trump che NYT aveva costretto alle dimissioni a Settembre, avendolo pizzicato\u00a0 ad avere nel curriculum consulenze per Yanukovich e pare addirittura ruolo strategico ad organizzare manifestazioni anti-NATO in Ucraina mentre Soros organizzava quelle che hanno poi portato\u00a0al\u00a0<em>regime change<\/em>. Infine la ciliegina sulla torta, il nuovo Segretario di Stato, quel presidente ad amministratore delegato di Exxon-Mobil, quel\u00a0 Rex. W. Tillerson che da buon petroliere sa come vanno le cose nel mondo (E-M ha presenza ed interessi in 50 dei 200 paesi del mondo) facendo il mestiere che pi\u00f9 di ogni altro ti porta a dover conoscere la perfetta radiografia di ogni luogo in cui devi o meno fare investimenti miliardari di trivellazione o devi far passare le tue preziose condutture che non sono esattamente network immateriali post-geografici come s\u2019\u00e8 andato a celebrare nell\u2019unanime retorica sul new-internet-one-world. Quel Tillerson che nel 2013 riceve la medaglia dell\u2019Order friendship russo, attiva molteplici joint-venture con Rosneft e poi si imbizzarrisce contro le sanzioni perch\u00e9 gli congelano gli investimenti sullo sfruttamento del Mar di Kara e al largo di Sakhalin. Mr Tillerson, il front man della cara vecchia industria petrolifera alle spalle della scalata di Trump al potere, che ora far\u00e0 passare un oleodotto in camera da letto di Zuckerberg che poi ha anche una moglie cinese.<\/p>\n<p>Incomprensibile come ancora oggi dopo il crollo delle interpretazioni lungo tutta la campagna elettorale, i commentatori mainstream non riescano a capire che non \u00e8 Trump che s\u2019\u00e8 alzato una mattina ed ha deciso che Putin gli piace contro tutto e contro tutti ma che Trump \u00e8 il front man di una visione di potenza che economicamente si basa sul tentativo di un grande recupero su industria ed energia e che poich\u00e9 il futuro dei giacimenti non ancora trivellati \u00e8 in Russia o nei mari intorno alla Russia, coi russi conviene farci affari caldi invece che guerra fredda. Rimozione forzata che chiude gli occhi anche davanti alla elementare constatazione che spingere russi verso i cinesi e viceversa \u00e8 creare un supernemico quando gli annali raccontano di quando Kissinger riusc\u00ec a dividere i due unici paesi comunisti del tempo inviando una squadra di ping-pong e un presidente conservatore di destra a stringere la mano a Mao.<\/p>\n<p>Meno male. La tesi centrale del libro che voleva gli Stati Uniti riformulare la strategia di potenza in vari modi ma specificatamente separando russi e cinesi per evitare il formarsi dell\u2019incubo eurasiatico, il cambio di tattica\u00a0saldato dall\u2019interesse energetico \u2013 industriale oltrech\u00e9 geopolitico commerciale e militare, \u00e8 salva. L\u2019essermi tenuto stretto alla strategia secolare che parte dall\u2019ammiraglio Mahan prima ancora di Mackinder ed al realismo analitico legandomi al palo dell\u2019interesse nazionale per non cadere nelle seduttive letture post-moderne, neo-con\/neo-lib, post-veritiere ed altri confusioni che fanno dei nostri difficili tempi un caso limpido di disadattamento alla transizione all\u2019era complessa, mi ha salvato. Certo Tillerson dovr\u00e0 sopravvivere all\u2019ultima battaglia inaugurata dalla CIA, un mese di lotta furibonda tra le \u00e9lite del sistema precedente e quelle del sistema in ascesa che si concluder\u00e0 con il voto della Commissione esteri e poi al Senato. Ad appoggiare il texano, secondo\u00a0<a href=\"https:\/\/www.washingtonpost.com\/world\/national-security\/trump-picks-exxonmobil-ceo-rex-tillerson-for-secretary-of-state\/2016\/12\/12\/23ce9c80-c0e3-11e6-897f-918837dae0ae_story.html?utm_term=.a5f173d97fde\">WP<\/a>, scenderanno in campo la Rice (massima esperta del quadrante centro-asiatico) \u00a0e Gates, Baker ed addirittura Cheney se necessario.<\/p>\n<p>Comunque vada per\u00f2, le mie ventisette pagine sulla \u201cTrump\u2019s Grand Strategy\u201d scritte febbrilmente al buio dei successivi eventi in quelle settantadue ore di grande confusione generale, saranno leggibili anche quando Mr. President entrer\u00e0 il 20 Gennaio alla Casa Bianca. Io sar\u00f2 l\u00ec, dal 13 Gennaio, ad aspettarlo su i banconi delle librerie a tentar di spiegare cosa comporta che lui voglia fare la sua \u201cAmerica Great Again\u201d e molto altro di questi tempi difficili che ci \u00e8 toccato in sorte di vivere. Quel \u201cgioco di tutti i giochi\u201d di cui noi europei saremo spettatori paganti, nel senso che ne pagheremo per primi e di pi\u00f9 i costi del riassetto multipolare del mondo discutendo di migranti s\u00ec-no, luce in fondo al tunnel, austerit\u00e0, valori cosmopolitici, sovranit\u00e0 sul nostro metroquadro di mondo e non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 destra n\u00e9 sinistra, populismo, leader carismatici, stabilit\u00e0. Meno male che noi italiani schieriamo Alfano, altrimenti ci sarebbe da preoccuparsi \u2026<\/p>\n<p><strong>fonte:\u00a0<\/strong><a href=\"http:\/\/www.sinistrainrete.info\/geopolitica\/8701-pierluigi-fagan-dove-va-l-america-di-trump.html\"><em>http:\/\/www.sinistrainrete.info\/geopolitica\/8701-pierluigi-fagan-dove-va-l-america-di-trump.html<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRAINRETE (Pierluigi Fagan) Il 9 Novembre scorso, il giorno dopo le elezioni americane, \u00a0mi son ritrovato a dover correggere le bozze del mio libro che stava per andare in stampa, un libro di geopolitica ma non solo. Trattandosi di geopolitica, era certo ben presente non solo una descrizione del ruolo e strategia degli Stati Uniti nell\u2019ordine mondiale ma ovviamente anche una previsione sul comportamento futuro della potenza egemone. 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