{"id":26851,"date":"2016-12-20T12:25:32","date_gmt":"2016-12-20T11:25:32","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26851"},"modified":"2016-12-20T11:37:53","modified_gmt":"2016-12-20T10:37:53","slug":"la-legge-di-stabilita-e-la-precarieta-del-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26851","title":{"rendered":"La legge di stabilit\u00e0 e la precariet\u00e0 del lavoro"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>MICROMEGA (Guglielmo Forges Davanzati)<\/strong><\/p>\n<p>Come rilevato da alcuni commentatori, la Legge di Stabilit\u00e0 2017 risente della campagna referendaria e alcune disposizioni l\u00ec contenute sono state pensate per acquisire immediato consenso in vista della consultazione dello scorso 4 dicembre<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/la-legge-di-stabilita-e-la-precarieta-del-lavoro\/#_ftn1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p>Al netto di queste misure, i principali assi di intervento nel documento approvato sono sostanzialmente tre e presentano rilevanti elementi di criticit\u00e0.<\/p>\n<p>1. Risulta confermata, per quanto attiene alla ripartizione dell\u2019onere fiscale, la linea seguita negli ultimi anni con misure di ulteriore detassazione per favorire gli investimenti, questa volta soprattutto nei settori ad alta intensit\u00e0 tecnologica (la c.d. Industria 4.0). Si tratta della reiterazione di interventi inefficaci dal momento che gli investimenti privati non aumentano via sgravi fiscali, come non sono aumentati negli ultimi anni, per la banalissima ragione per la quale se le aspettative sono pessimistiche, anche rilevanti sgravi fiscali si rilevano del tutto efficaci per incentivare la spesa privata. Ovviamente si tratta di misure che vanno bene a Confindustria e, non a caso, salutate con estremo favore dai suoi rappresentanti e dal quotidiano che ne rappresenta gli interessi. In sostanza, la detassazione, nelle condizioni date, ha il solo effetto di far crescere i profitti e\/o di tenere in vita imprese altrimenti destinate al fallimento. Se non altro per questa ragione, la Legge di Stabilit\u00e0 mantiene l\u2019impianto redistributivo a vantaggio delle imprese che ha caratterizzato le politiche economiche degli ultimi anni.<\/p>\n<p>2. Risultano anche confermati gli sgravi fiscali per le assunzioni con le nuove tipologie contrattuali istituite dal <em>Jobs Act. <\/em>Su questo aspetto, dovrebbe essere ormai chiaro che, rispetto all\u2019obiettivo dichiarato (accrescere l\u2019occupazione stabile), il <em>Jobs Act<\/em> si \u00e8 rivelato fallimentare<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/la-legge-di-stabilita-e-la-precarieta-del-lavoro\/#_ftn2\">[2]<\/a>. In sintesi, l\u2019operazione si \u00e8 risolta in questo. Sono stati accordati sgravi contributivi alle imprese, sulla base del c.d. decreto Poletti del 2014, per un ammontare stimato su fonte INPS di circa 20 miliardi per l\u2019assunzione di lavoratori con contratti a tempo indeterminato (a tutele crescenti). Le imprese hanno risposto inizialmente trasformando i contratti precari in contratti pi\u00f9 stabili \u2013 o assumendo \u2013 per l\u2019ovvio obiettivo di avvalersi delle decontribuzioni, con un picco di riformulazione dei contratti a fine 2015. La riduzione dei fondi pubblici per gli sgravi fiscali alle imprese, che evidentemente non potevano avere durata infinita, ha generato, come molti si aspettavano, una repentina inversione di tendenza: l\u2019aumento del tasso di disoccupazione e la riformulazione dei contratti nella direzione di tipologie sempre pi\u00f9 precarie. In particolare, nei primi sei mesi del 2016, le cessazioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato superano le nuove assunzioni facendo registrare un saldo negativo di 120.253 unit\u00e0, a fronte di quanto accaduto nello stesso periodo del 2015, in cui i nuovi contratti a tempo indeterminato erano 131.502. Il dato dipende esclusivamente dalla riduzione delle assunzioni, -33% rispetto al 2015; le cessazioni quest\u2019anno non superano quelle del primo semestre dell\u2019anno appena trascorso. In sostanza, il mercato del lavoro italiano \u00e8 stato \u201cdrogato\u201d per un paio d\u2019anni, tornando alla sua condizione \u2019fisiologica\u2019 una volta esauriti gli incentivi. Un provvedimento, quindi, non solo inutile per la ripresa dell\u2019occupazione ma anche controproducente per lo spreco di denaro pubblico a favore delle imprese. In pi\u00f9, la fine della stagione delle decontribuzioni ha anche contribuito ad accentuare ulteriormente il tasso di precariet\u00e0. Si fa qui riferimento, in particolare, all\u2019esplosione del voucher, pensati come remunerazione per lavori accessori (p.e. lavori domestici) e invece oggi sempre pi\u00f9 utilizzati nel settore privato e nel settore pubblico per mansioni che nulla hanno di accessorio. Fra gennaio e giugno del 2016 ne sono stati venduti 69.899.824, in aumento del 40% rispetto a un anno fa e del 145% rispetto al 2014.<\/p>\n<p>3. Risulta incentivata la contrattazione di secondo livello, attraverso agevolazioni fiscali per il potenziamento del <em>welfare <\/em>aziendale e dei premi di produttivit\u00e0. L\u2019obiettivo \u00e8 legare pi\u00f9 strettamente gli andamenti della produttivit\u00e0 del lavoro con le dinamiche salariali. La logica che \u00e8 alla base di queste misure risiede nella convinzione che \u00e8 efficiente e giusto pagare i lavoratori sulla base del loro contributo alla produzione e, dunque, si presume, in base al loro merito. E\u2019 una condizione di efficienza dal momento che \u2013 in questa logica \u2013 si ritiene che un mercato del lavoro deregolamentato produca spontaneamente la pi\u00f9 efficiente allocazione delle risorse. In tal senso, la disintermediazione del sindacato \u00e8 una strategia efficace per impostare le relazioni industriali in modo \u2018atomistico\u2019, ovvero creando le condizioni per una contrattazione diretta fra singolo lavoratore e singolo datore di lavoro. E\u2019 poi anche, o almeno si ritiene, una condizione di equit\u00e0 distributiva, dal momento che commisurare il salario alla produttivit\u00e0 premia\/premierebbe il merito.<\/p>\n<p>Sebbene si tratti dell\u2019impostazione teorica e politica dominante, essa si presta a non poche obiezioni teoriche e fattuali, fra le quali.<\/p>\n<p>a) Non disponiamo di nessun criterio di misurazione <em>oggettiva<\/em> del merito individuale e, conseguentemente, non \u00e8 affatto scontato che la commisurazione del salario alla produttivit\u00e0 garantisca un assetto distributivo meritocratico. Il contributo alla produzione del singolo lavoratore \u00e8 influenzato da numerose variabili, la gran parte delle quali non attiene alla sua personale bravura, o al suo personale impegno. E\u2019 sufficiente considerare che la principale determinante della produttivit\u00e0 del lavoro \u00e8 l\u2019accumulazione di capitale, la cui entit\u00e0 prescinde del tutto dall\u2019impegno dei lavoratori, essendo il risultato di scelte delle imprese<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/la-legge-di-stabilita-e-la-precarieta-del-lavoro\/#_ftn3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p>b) L\u2019attuazione di misure che spostino o incentivino la contrattazione aziendale rischia di riportare il mercato del lavoro nel Mezzogiorno a una condizione simile a quella di cinquanta anni fa, epoca nella quale erano vigenti le c.d. gabbie salariali (meccanismi di adeguamento dei salari monetari al tasso di inflazione). Non \u00e8 uno scenario desiderabile, sia perch\u00e9 \u00e8 oggettivamente regressivo, sia soprattutto perch\u00e9 se si va in questa direzione \u00e8 ovvio che, in assenza di una ripresa degli investimenti pubblici e privati, si riduce ulteriormente la domanda aggregata nel Mezzogiorno, ovvero nell\u2019area del Paese che ha maggiormente risentito e maggiormente risente gli effetti della crisi. E la riduzione della domanda, nel Mezzogiorno, non pu\u00f2 che accentuare i divari regionali, in un contesto nel quale questi sono in continuo aumento da quasi un decennio, rendendo il Paese sempre pi\u00f9 dualistico. L\u2019effetto recessivo sarebbe peraltro accentuato dal fatto che le imprese meridionali sono, in media, di dimensioni notevolmente inferiori a quelle del Centro-Nord e, in molti casi, al loro interno non esistono neppure organizzazioni sindacali che possano contrattare salari e condizioni di lavoro, con la conseguenza che la ulteriore moderazione salariale al Sud configurerebbe una inutile e dannosa politica punitiva per i lavoratori meridionali.<\/p>\n<p><strong>NOTE<br \/>\n<\/strong><br \/>\n<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/la-legge-di-stabilita-e-la-precarieta-del-lavoro\/#_ftnref1\">[1]<\/a> Si veda: <a href=\"http:\/\/sbilanciamoci.info\/legge-bilancio-referendaria-2\/\">http:\/\/sbilanciamoci.info\/legge-bilancio-referendaria-2\/<\/a>. Ci si riferisce, in particolare, alla c.d. rottamazione di Equitalia. Si pu\u00f2 osservare, a riguardo, che Equitalia non scompare affatto, ma cambia nome (Agenzia delle Entrate \u2013 Riscossione) e, soprattutto, che volendo incidere in modo significativo sulla riscossione delle imposte, sarebbe stato semmai opportuno limitare le regole vessatorie utilizzate, agendo sulle regole d\u2019azione non sulla denominazione.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/la-legge-di-stabilita-e-la-precarieta-del-lavoro\/#_ftnref2\">[2]<\/a> Per una efficace critica di ordine giuridico a questo provvedimento, si rinvia a Giorgio Fontana, <em>La riforma del lavoro, i licenziamenti e la Costituzione<\/em>, \u201cCostituzionalismo\u201d, dicembre dicembre onalismo&#8221;oro, i licenziamenti e la Costituzioneovvedimento, si veda Giorgio Fontana, 2016.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/la-legge-di-stabilita-e-la-precarieta-del-lavoro\/#_ftnref3\">[3]<\/a> Sul tema si rinvia a Sebastiano Fadda: <a href=\"http:\/\/www.sbilanciamoci.info\/content\/pdf\/1817\">http:\/\/www.sbilanciamoci.info\/content\/pdf\/1817<\/a>, Paolo Pini, (2013).<em>What Europe needs to be European<\/em>, \u201cEconomiaPolitica \u2013 Journal of Analytical and Institutional Economics\u201d, vol.30, n.1, pp. 3-11; Leonello Tronti. (2010). <em>The Italian productivity slow-down: The role of the bargaining model<\/em>, \u201cInternational Journal of Manpower\u201d, vol.31, n.7.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/la-legge-di-stabilita-e-la-precarieta-del-lavoro\/\">http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/la-legge-di-stabilita-e-la-precarieta-del-lavoro\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MICROMEGA (Guglielmo Forges Davanzati) Come rilevato da alcuni commentatori, la Legge di Stabilit\u00e0 2017 risente della campagna referendaria e alcune disposizioni l\u00ec contenute sono state pensate per acquisire immediato consenso in vista della consultazione dello scorso 4 dicembre[1]. Al netto di queste misure, i principali assi di intervento nel documento approvato sono sostanzialmente tre e presentano rilevanti elementi di criticit\u00e0. 1. 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