{"id":2689,"date":"2011-02-03T08:47:55","date_gmt":"2011-02-03T07:47:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=2689"},"modified":"2011-02-03T08:47:55","modified_gmt":"2011-02-03T07:47:55","slug":"scontro-di-capitali-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=2689","title":{"rendered":"Scontro di capitali? (1)"},"content":{"rendered":"<p>La storia mi venne riferita un paio di anni fa. La persona in questione, da un&nbsp;ventennio rappresentante commerciale di una grossa multinazionale, mi confid&ograve; che era stato costretto a farsi la partita IVA e a modificare il suo rapporto di lavoro con l&#39;azienda: non pi&ugrave; dipendente ma collaboratore esterno. In realt&agrave; faceva sempre lo stesso identico lavoro di prima, ma senza pi&ugrave; ferie e malattia pagate. Il motivo? Riduzione dei costi aziendali.<\/p>\n<p>A dire il vero quella sofferta decisione era stata preceduta da una burrascosa riunione in cui i vertici dell&#39;azienda avevano &quot;chiesto&quot; ai dipendenti di ridursi lo stipendio per potere&nbsp;fronteggiare la crisi. Ma alla fine al consiglio di amministrazione neanche un salario ridotto all&#39;80% era sembrato sufficiente. E quindi tutti collaboratori&nbsp;esterni: si guadagna in base alle percentuali di vendita, punto.<\/p>\n<p>Le ragioni di questa progressiva spinta verso il basso dei lavoratori che&nbsp;per lunghi decenni&nbsp;avevano garantito ottimi guadagni all&#39;azienda mi venne descritta in tutta la sua oscena nudit&agrave;: il pagamento dei dividendi agli azionisti. Una multinazionale quotata in borsa ha bisogno di essere sostenuta dai propri azionisti. Per questo li paga profumatamente, per convincerli della bont&agrave; dell&#39;investimento e attrarre nuovi investitori.<\/p>\n<p>In un periodo di vacche grasse i due aspetti, quello industriale e quello borsistico, vanno di pari passo, ed entrambi i settori acquisiscono posizioni importanti.<br \/>\n\tQuando per&ograve; le vacche dimagriscono occorre operare una scelta, ed i due aspetti entrano in rotta di collisione: chi avr&agrave; la precedenza?<\/p>\n<p>Un&#39;investimento industriale ha bisogno di tempo per vedere maturare il proprio capitale, al contrario dell&#39;investimento&nbsp;borsistico&nbsp;(meglio sarebbe chiamarlo speculazione).<\/p>\n<p>Chiarificatrice in tal senso &egrave; l&#39;affermazione di Del Giudice, scopritore assieme al prof. Preparata di un sistema di fusione fredda con acqua pesante e palladio e gi&agrave; riportata in un mio precedente articolo: [1]<\/p>\n<p>&quot;L&#39;arricchimento mediante speculazione ha preso il posto dell&#39;arricchimento produttivo. L&#39;investimento produttivo per bene che vada rende il 10-15 % l&#39;anno, un investimento finanziario se le va male la porta al lastrico ma se le va bene le permette di triplicare il suo patrimonio. Non c&#39;&egrave; nessuna industria che fa della programmazione di lungo periodo, tutti partono dall&#39;idea di Keynes che sei mesi &egrave; un lungo periodo e quindi nelle grandi Corporation gli amministratori delegati vengono licenziati se entro 6 mesi non raggiungono gli obiettivi previsti. Anche il Venture Capital non &egrave; disposto ad aspettare anni. Lui ti dice: io ti presto il denaro, tu entro sei mesi mi fai guadagnare il 25 % E quale ricerca scientifica ti pu&ograve; garantire un risultato cos&igrave; entro 6 mesi?&quot;[2]<br \/>\n\t&nbsp;<\/p>\n<p>Cosa sta succedendo a livello globale quindi? Che i manager aziendali sono &quot;costretti&quot; ad ubbidire alle leggi di Wall Street e limitare la propria produzione, mettendo la speculazione borsistica davanti all&#39;innovazione tecnologica. Il modello matematico usato per ingegnerizzare nuove interfacce con il reale ha dovuto cedere il passo alla matematica finanziaria che garantisce maggiori utili ai vertici&nbsp;mentre impoverisce larghi strati di popolazione, togliendo loro sicurezza e diritti.<\/p>\n<p>Significativa &egrave; l&#39;analisi effettuata da La Voce, la rivista di economia di Tito Boeri, che cos&igrave; si esprime:<br \/>\n\t&quot;sono stati analizzati i costi dei Cda di un gruppo di societ&agrave; quotate .. (ma)&#8230;<br \/>\n\tnon &egrave; stata riscontrata alcuna relazione tra il costo complessivo del Cda e il dividendo distribuito. (..)<br \/>\n\tSe il Cda &egrave; l&rsquo;organo aziendale atto a definire le strategie generali, l&#39;amministratore delegato &egrave; colui che individua le tattiche operative per raggiungere tali strategie: potrebbe dunque gestire la leva del dividendo per instaurare un maggior grado di fiducia con l&rsquo;azionista e quindi giustificare i propri maggiori compensi.&quot;<br \/>\n\tConclusione lapidaria: &quot;il costo di questi organi &egrave; largamente immotivato e determinato da fattori endogeni.&quot; [3]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non esiste quindi nessuna meritocrazia&nbsp;(immotivati quindi gli esorbitanti stipendi dei Cda societari) mentre per &quot;fattori endogeni&quot; si pu&ograve; solo pensare ad una chiusura delle elites finanziarie anche nei confronti della controparte industriale. Marchionne sarebbe quindi il Deus Ex Machina partorito dal connubio tra l&#39;homo oeconomicus e Confindustria e segna il nuovo passo dell&#39;evoluzione capitalista: lo scontro tra finanza ed industria con il Cda che coraggiosamente e con costi personali di tutto rilievo (?!) si schiera dalla parte del massimo profitto personale e garibaldinamente obbedisce al diktat dei banksters di Wall Street.<\/p>\n<p>Nel frattempo lo Stato se ne sta in disparte ad osservare, e quando &egrave; il caso smobilita le forze repressive per sedare le legittime dimostrazioni di insofferenza verso queste costanti diminuzioni di potere d&#39;acquisto dei salari e accesso alle risorse.<\/p>\n<p>[1]http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=1672<\/p>\n<p>[2]http:\/\/www.progettomeg.it\/ffreddadelgiudice.htm<\/p>\n<p>[3]http:\/\/www.lavoce.info\/articoli\/-categoria48\/pagina1002005.html<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Articolo correlato: <a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=2735\"><em>Scontro di Capitali? Rumsfeld e Cimoli vs Charney<\/em><\/a>, <a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=2735\">http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=2735<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La storia mi venne riferita un paio di anni fa. La persona in questione, da un&nbsp;ventennio rappresentante commerciale di una grossa multinazionale, mi confid&ograve; che era stato costretto a farsi la partita IVA e a modificare il suo rapporto di lavoro con l&#39;azienda: non pi&ugrave; dipendente ma collaboratore esterno. In realt&agrave; faceva sempre lo stesso identico lavoro di prima, ma senza pi&ugrave; ferie e malattia pagate. Il motivo? Riduzione dei costi aziendali. 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