{"id":26935,"date":"2016-12-23T12:10:03","date_gmt":"2016-12-23T11:10:03","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26935"},"modified":"2016-12-23T00:00:08","modified_gmt":"2016-12-22T23:00:08","slug":"tre-anni-di-salvini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26935","title":{"rendered":"Tre anni di Salvini"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Alessio Sani)<\/strong><\/p>\n<p><em>Un bilancio del triennio salviniano che ha segnato un nuovo corso per la Lega. Contraddizioni ed opportunit\u00e0 di una Lega Nazionale.<\/em><\/p>\n<p>Sembra passata un\u2019eternit\u00e0, complice il prezzemolismo televisivo, ma sono solo tre anni che <strong>Matteo Salvini<\/strong> \u00e8 il segretario della Lega Nord. In carica da fine 2013, ufficialmente il suo mandato \u00e8 scaduto il 16 dicembre scorso ed \u00e8 tempo di bilanci. \u00c8 stata una <strong>segreteria di rottura<\/strong>, quella di Salvini, e non poteva essere diversamente. Martoriata dagli scandali, dai diamanti in Tanzania alle \u201ctrotate\u201d, la Lega alle politiche del 2013 si ferm\u00f2 al 4%. Pareva essere destinata a scomparire, a risalire quelle valli che aveva disceso con tanto ardore solo vent\u2019anni prima. Qualcosa di vitale per\u00f2 doveva esser rimasto, se da tanto travaglio si partor\u00ec Salvini. Il Matteo del nord ha tanti limiti, cercheremo di analizzarli in dettaglio, ma ha avuto il pregio di fiutare il vento d\u2019oltralpe e rianimare il partito. <strong>L\u2019inversione di tendenza \u00e8 stata netta<\/strong>: qualcosa pi\u00f9 del 6% alle europee 2014 e poi un buon risultato alle regionali 2015, arrivando al 20% in Toscana e nelle Marche, usualmente terre ostili per i verdefelpati. Eppure, nonostante i risultati lusinghieri e i buoni sondaggi attuali, <strong>la posizione di Salvini appare pi\u00f9 che mai in bilico<\/strong>. Questioni di fortuna, direbbe Machiavelli, intendendo il tragico condizionamento oggettivo degli eventi e delle cose che investe l\u2019uomo, in questo caso il segretario di partito. L\u2019obbiettivo politico di Salvini \u00e8 chiaro: creare un adattamento italiano del Front National, perch\u00e9 coglie che questa sia la necessit\u00e0 dettata dalla contingenza. Allo stesso tempo deve per\u00f2 fare i conti con la Lega e la sua base, cio\u00e8 un partito s\u00ec identitario, ma secessionista, e con il Sud Italia, che da vent\u2019anni si sorbisce vent\u2019anni di folklore razzista che lo bersaglia dalle vallate del Nord. Questa \u00e8 la natura <em>tragica<\/em>, cio\u00e8 dimidiata, della segreteria Salvini.<\/p>\n<p>Cominciamo dai problemi interni. Bossi ha tuonato a ripetizione contro di lui, l\u2019ultima volta in occasione del trentennale della prima sede della Lega. \u201cLa base non vuole pi\u00f9\u00a0Matteo Salvini, non vuole pi\u00f9 uno che ogni giorno parla di un partito nazionale\u201d le parole del senat\u00f9r. Vediamo di ripercorrere la storia simbolica del Carroccio. <a href=\"http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2012\/04\/10\/umberto-bossi-un-politico-vero\/202870\/\">Massimo Fini ha spesso definito Bossi come uno dei pochi \u201cpolitici veri\u201d dell\u2019epoca appena trascorsa<\/a>. Ha ragione. Il senat\u00f9r seppe intuire un malessere profondo che covava nelle valli alpine e confluiva nel Po; fu la scoperta della <strong>\u201cquestione settentrionale\u201d<\/strong>, dopo un secolo di \u201cquestione meridionale\u201d. Bossi ne fu l\u2019incarnazione in canottiera: aiutato da una dialettica incendiaria, il leader pose sul tavolo politico dell\u2019Italia unita un tema nuovo. Da un certo punto di vista per\u00f2, l\u2019ascesa della Lega fu anche il sintomo di un mondo che stava cambiando. Gli anni ottanta furono un decennio di corruzione profonda e di crisi del sistema delle partecipazioni statali.<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/italia-2\/il-ritorno-della-prima-repubblica\/\" target=\"_blank\"> La classe politica della Prima Repubblica<\/a> fu incapace di leggere il mondo e trovare delle risposte. Divisa tra l\u2019obbligo di aderire alla nascente Unione Europea e la necessit\u00e0 di preservare s\u00e9 stessa, che su di un certo tipo di Stato sociale era fondata, venne spazzata via dalla Storia. Di pi\u00f9, si suicid\u00f2, minando le basi sulle quali si basava il proprio consenso. L\u2019ingresso in scena della magistratura fu solo l\u2018ultimo colpo di piccone: senza aziende pubbliche, piena occupazione e spesa a deficit quell\u2019Italia l\u00ec non aveva pi\u00f9 senso. Senza una banca centrale compliante e vincoli alla circolazione di capitali, <strong>senza la sovranit\u00e0 economica, quel sistema significava solo inflazione, tasse e burocrazia<\/strong>. Un freno insostenibile per il Nord del Paese, che si sentiva pronto per competere nel grande scacchiere neoliberista che si andava delineando in Europa.<\/p>\n<p>Approfittando del malcontento popolare e della stigmatizzazione della corruzione, <strong>Umberto Bossi si fece nuovo Alberto da Giussano<\/strong>, il campione dei piccoli imprenditori da oratorio del lombardo-veneto e delle partite Iva autonome, strozzati entrambi dalle tasse. Dato il contesto internazionale e l\u2019imperante liberismo, non rivolse per\u00f2 le sue armate a Nord, contro l\u2019imperatore tedesco, ma a Sud, verso lo Stato centralista e tassatore. <strong>\u201cRoma padrona e ladrona\u201d<\/strong>, per dirla con parole sue, decisamente pi\u00f9 semplici e dirette. L\u2019aspetto estetico, antipolitico, della prima Lega e della retorica bossiana non sono una novit\u00e0; ricordano invero da vicino l\u2019ascesa di Grillo, a conferma della<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/societa\/il-populismo-come-idea-lanti-populismo-come-moda\/\" target=\"_blank\"> comunanza strumentale dei populismi<\/a>. A nobilitare il messaggio dei leghisti della prima ora ci pens\u00f2 un grande intellettuale e politologo, <strong>Gianfranco Miglio<\/strong>. Acuto pensatore, attento lettore di tutti i pi\u00f9 grandi filosofi politici, anche di quelli fino ad allora misconosciuti in Italia, come Max Weber e Carl Schmitt, Miglio si inseriva sostanzialmente in quel filone minoritario della cultura politica italiana che vedeva nel <strong>federalismo lo sbocco necessario di secoli di divisione<\/strong>. Sulle orme del Cattaneo e del Gioberti, inascoltati padri della Patria, riteneva che la scelta unitaria e centralista compiuta al momento dell\u2019unificazione avesse negato alla radice <strong>la naturale articolazione della penisola<\/strong>, estendendo le istituzioni piemontesi al resto d\u2019Italia ed esitando in una scontata inefficienza amministrativa. Invece di esaltare le caratteristiche proprie dell\u2019Italia,<a href=\"http:\/\/www.circoloproudhon.it\/shop\/lannessione\/\" target=\"_blank\"> i Savoia o chi per loro tentarono di snaturala<\/a>. Qu\u00ec Miglio individua le radici profonde della crisi degli anni \u201970-\u201980. Lungi dall\u2019esser scomparsa, tuttavia, la vocazione federalista italiana sopravviveva e attendeva solamente di essere riportata al centro del dibattito pubblico. A questo punto, sconvolto anche lui dal clima di fine della Storia, Miglio si lasci\u00f2 andare ad un ottimismo che potremmo definire liberale. Convinto del<strong> superamento dello Stato<\/strong>, che pure non condannava come entit\u00e0 in s\u00e9, vedeva nel futuro una sorta di ritorno \u201cpositivo\u201d al medioevo, l\u2019et\u00e0 dei corpi intermedi per eccellenza, dunque un ritorno della politica alla dimensione locale, neofederativa, segnata dalla scomparsa del \u201csovrano\u201d che tutto regola e compensa. Leggeva dunque nel futuro l\u2019avverarsi delle sue posizioni federaliste.<\/p>\n<p>Da qui, forse con un po\u2019 di fantasia, allo slogan \u201cpi\u00f9 vicini a Bruxelles, pi\u00f9 lontani da Roma\u201d che caratterizzava la Lega bossiana, <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/brexit-le-linee-di-faglia-di-un-vecchio-impero\/\" target=\"_blank\">europeista \u201calla scozzese\u201d, diremmo oggi nel mondo post-Brexit. <\/a>Dunque un<strong> partito federalista<\/strong> (fino agli estremi del periodo secessionista del \u201996-\u201999),<strong> liberale<\/strong> (e spesso liberista, perch\u00e9 Roma la si attaccava sia per gli sprechi che per i livelli di tassazione, due facce della stessa medaglia) ed <strong>europeista<\/strong>. Si pu\u00f2 aggiungere un corollario. <strong>Il Nord ha beneficiato a lungo dell\u2019annessione del Sud<\/strong>, fintanto che il mercato \u00e8 rimasto sostanzialmente nazionale. Erano due economie complementari, per quanto gerarchicamente subordinate e spesso in conflitto. Potremmo definire l\u2019Italia economica post-unitaria come un equilibrio asimmetrico: il Nord era l\u2019area a vocazione industriale, pi\u00f9 legata all\u2019Europa e pi\u00f9 sviluppata sotto quasi tutti i punti di vista; <strong>il Sud<\/strong> era a vocazione agricola e marinara. In pratica, <strong>divenne il mercato di sbocco delle merci del Nord<\/strong> e la sua riserva di manodopera a basso costo. Per far funzionare il sistema, per\u00f2, era necessario un \u201csovrano\u201d che riequilibrasse gli squilibri, cio\u00e8 lo Stato coi suoi trasferimenti fiscali. Buona parte di quello che il Nord guadagnava sulla pelle del Sud e sul proprio lavoro lo Stato lo prelevava per redistribuirlo (a pioggia, e dunque inefficientemente) a Sud. Con l\u2019ampliamento d\u2019orizzonte dato dall\u2019Unione Europea, improvvisamente il Sud divenne un peso morto per il Nord, un freno alla sua competitivit\u00e0 nei confronti del resto d\u2019Europa. <strong>C\u2019era dunque una logica \u201cstorica\u201d dietro all\u2019emergere della Lega.<\/strong> Se a questo si aggiunge la fine della sopportazione degli effetti collaterali dell\u2019equilibrio asimmetrico (immigrazione dei meridionali in primis, delle tasse abbiamo gi\u00e0 detto, come della burocrazia e dei servizi inefficienti) si capisce chiaramente come Bossi non potesse non avere successo.<\/p>\n<p>Da questa Lega a Salvini il passo \u00e8 enorme, ma nel mentre il mondo \u00e8 cambiato un\u2019altra volta. Il nuovo segretario ha colto la <strong>rinnovata \u201cquestione nazionale\u201d<\/strong> data <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/%ef%bb%bf%ef%bb%bf%ef%bb%bfle-cheerleaders-della-globalizzazione\/\" target=\"_blank\">dall\u2019architettura fallimentare dell\u2019Unione Europea e dalla globalizzazione<\/a>. Di conseguenza ha cercato ispirazione in Marine Le Pen, che per\u00f2 partiva da tutt\u2019altre basi, da un partito di destra sociale. A lei \u00e8 toccata quindi la dediabolisation, a Salvini la nazionalizzazione della Lega, compito probabilmente pi\u00f9 difficile. Per tenersi buona la pancia del partito il leader del Carroccio ha scelto <strong>tre cavalli di battaglia<\/strong> che riteneva \u201cadattabili\u201d anche a livello nazionale:<strong> la lotta all\u2019immigrazione di massa, il federalismo, il liberismo interno<\/strong>. A cappello di tutti e tre, la svolta euroscettica. La coperta rischia per\u00f2 di essere corta, se guadagna da una parte deve sperare di non perdere troppo dall\u2019altra, cio\u00e8 se prende voti al Sud deve sperare di non perderne troppi al Nord. Cominciamo dall\u2019ultimo punto, che \u00e8 in palese contraddizione con l\u2019euroscetticismo costitutivo. La Lega per vocazione <strong>ama lo Stato minimo e combatte le tasse<\/strong>, dunque flat tax al 15% per tutti per combattere l\u2019evasione fiscale. Che senso ha per\u00f2 battersi contro il sistema neoliberista per fare un liberismo interno? Nessuno. Con un po\u2019 di prosaicit\u00e0, o <strong>la Nazione \u00e8 sociale o non ha ragione d\u2019esistere<\/strong>. Non si pu\u00f2 uscire dall\u2019Europa senza un programma economico da Prima Repubblica, inutile ribadirne ulteriormente i cardini. Il dilemma politico \u00e8 appunto quello della coperta e Salvini evidentemente ha fatto i suoi calcoli. Parlare di statalismo a Pontida sarebbe in effetti chiedere troppo.<\/p>\n<p>Veniamo poi alla questione meridionale di Salvini, che riguarda sia federalismo \u201cnazionale\u201d che immigrazione. Un ventennio d\u2019insulti non si dimentica facilmente, non basteranno <a href=\"http:\/\/palermo.repubblica.it\/cronaca\/2016\/12\/17\/news\/salvini_a_palermo_fa_omaggio_a_federico_ii_e_alla_santuzza-154279152\/\">una manciata di gite turistiche in meridione<\/a>. Per questo \u00e8 difficile immaginare una Lega che sfondi veramente in massa la linea gotica. Il tentativo \u00e8 lodevole e in fin dei conti si tratta solamente di estendere il federalismo a tutta la penisola. Nell\u2019opinione di chi scrive l\u2019unione federale sarebbe stata la soluzione corretta gi\u00e0 centocinquant\u2019anni fa. C\u2019\u00e8 da chiedersi per\u00f2 quanto sia sensibile il Sud al tema: l\u2019impressione \u00e8 che il sentire comune sia contrario, \u201cimpossibile \u201cfidarsi\u201d della Lega, sarebbe solo un modo per fregare il meridione\u201d quello che probabilmente molti pensano. <strong>Questione di bilancio<\/strong> tra voti entranti e voti uscenti, anche in questo caso, con minori rischi probabilmente. C\u2019\u00e8 poi da considerare la <strong>questione demografica<\/strong>. Al Sud ci sono molti meno immigrati che al Nord. Chi non viaggia per l\u2019Italia non se ne rende conto, ma parliamo di universi paralleli. Quanto pu\u00f2 passare il messaggio principe di Salvini, quello sull\u2019immigrazione, a Sud? Anche da un punto di vista sociale, nell\u2019ottica di <strong>grado di globalizzazione<\/strong>, siamo su pianeti differenti: Napoli \u00e8 ancora Napoli, Milano \u00e8 una citt\u00e0 internazionale. Se dunque la provincia del Nord ha capito di essere sull\u2019orlo dell\u2019abisso, quella del Sud pu\u00f2, forse, pensare di essere ancora qualche metro indietro. O perlomeno abbastanza metri da non dover votare Lega.<\/p>\n<p>Infine il vero problema, <strong>l\u2019estetica di Salvini.<\/strong> Il ragazzo ha dimostrato di essere furbo, di avere intuito politico, ma per non venire sommerso dalle contraddizioni della sua condizione precaria deve dimostrare di essere anche intelligente. Per dirla in una parola, \u00e8 troppo grezzo. <strong>Abusa di una retorica spicciola, rifiuta i ragionamenti complessi e twitta a sproposito pi\u00f9 di Donald Trump<\/strong>. Il paragone con Marine Le Pen \u00e8 impietoso. Anche la rozzezza \u00e8 un marchio di fabbrica della vecchia Lega e no, non \u00e8 genuinit\u00e0, \u00e8, in molti casi, ignoranza. Fortunatamente qualche nuovo luogotenente, come ad esempio Borghi, sembra differenziarsi in positivo. Non \u00e8 ancora abbastanza, servono intellettuali e l\u2019humus adatto a crescerli. In ogni caso, a gennaio si vedr\u00e0 se Salvini avr\u00e0 convinto almeno il suo partito della bont\u00e0 della strada imboccata. A quel punto, in caso di conferma, dovr\u00e0 avere il coraggio di premere sull\u2019acceleratore e portare a compimento la trasformazione. <strong>La parola Nord dovr\u00e0 sparire dal nome della nuova Lega Nazionale<\/strong> e l\u2019articolo 1 dello statuto del partito dovr\u00e0 essere riscritto in ottica federalista, non secessionista. Quanti voti perder\u00e0 al Nord e quanti ne guadagner\u00e0 al Sud in questo modo? Non \u00e8 dato sapere, ma in prospettiva \u00e8 l\u2019unica strada che gli si para davanti. Potr\u00e0 fallire, ma se non andr\u00e0 fino in fondo sar\u00e0 condannato all\u2019irrilevanza.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/italia-2\/tre-anni-di-salvini\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/italia-2\/tre-anni-di-salvini\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Alessio Sani) Un bilancio del triennio salviniano che ha segnato un nuovo corso per la Lega. Contraddizioni ed opportunit\u00e0 di una Lega Nazionale. Sembra passata un\u2019eternit\u00e0, complice il prezzemolismo televisivo, ma sono solo tre anni che Matteo Salvini \u00e8 il segretario della Lega Nord. 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