{"id":26984,"date":"2016-12-24T10:38:11","date_gmt":"2016-12-24T09:38:11","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26984"},"modified":"2016-12-23T23:56:23","modified_gmt":"2016-12-23T22:56:23","slug":"yemen-la-nuova-frontiera-dello-stato-islamico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26984","title":{"rendered":"Yemen: la nuova frontiera dello Stato Islamico"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>LOOKOUT NEWS (Rocco Bellantone)<\/strong><\/p>\n<p><em>Il caos generato dal conflitto ha permesso a gruppi affiliati al Califfato di radicarsi soprattutto nel sud del Paese. L\u2019obiettivo \u00e8 puntare ad Aden<\/em><\/p>\n<p>Il 18 dicembre <strong>Aden<\/strong>, la citt\u00e0 portuale del sud dello Yemen dove ha sede il governo del presidente Abdrabbuh Mansour Hadi, \u00e8 stata nuovamente teatro di un attacco sferrato dallo <strong>Stato Islamico<\/strong>. Fingendosi disabile, un uomo con indosso un\u2019uniforme della polizia si \u00e8 fatto largo tra la folla di soldati che di fronte alla base militare di al-Sawlaban, nel distretto di Khor Maksar nella parte nord-est della citt\u00e0, era in attesa di ricevere lo stipendio. Una volta sul posto, l\u2019uomo si \u00e8 fatto esplodere uccidendo 49 militari e ferendone altri 60.<\/p>\n<p>L\u2019azione, immediatamente rivendicata da ISIS attraverso la sua agenzia di stampa ufficiale <em>Amaq<\/em>, \u00e8 stata compiuta da un combattente chiamato <strong>Abu Hashem al-Radfani<\/strong>. Una foto del ragazzo sorridente mentre imbraccia un fucile e mostra la sua cintura esplosiva, \u00e8 stata diffusa in rete dall\u2019agenzia subito dopo l\u2019attentato.<\/p>\n<p>L\u2019attacco \u00e8 stato compiuto a otto giorni di distanza da un\u2019altra offensiva che era stata effettuata da uomini del Califfato sempre nei pressi della base di al-Sawlaban, occasione nella quale erano state 57 le vittime. Nell\u2019agosto scorso, invece, in un altro attentato in un centro di addestramento dell\u2019esercito yemenita i morti erano stati 70.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>Nella guerra iniziata in Yemen dal marzo del 2015, da diversi mesi a questa parte Aden \u00e8 diventata teatro di attacchi di matrice jihadista eseguiti da cellule affiliate ai due principali gruppi che operano nel Paese: <strong>AQAP (Al Qaeda nella Penisola Araba)<\/strong> e, per l\u2019appunto, lo <strong>Stato Islamico<\/strong>. Entrambi i gruppi hanno sfruttato il caos generato dal conflitto tra le forze governative yemenite (appoggiate da un\u2019ampia coalizione di Paesi arabo-sunniti guidata dall\u2019Arabia Saudita) e i ribelli sciiti Houthi (sostenuti dall\u2019Iran e dalle milizie fedeli all\u2019ex presidente Saleh), concentrato principalmente nella parte orientale e nord-orientale del Paese, per guadagnare terreno a sud lungo la fascia costiera bagnata dal Golfo di Aden.<\/p>\n<p>Omicidi mirati, sparatorie, imboscate, attacchi con autobomba e kamikaze hanno finora causato decine di vittime tra i soldati yemeniti, nonostante Aden sia presidiata da diversi contingenti dei Paesi alleati del governo del presidente Hadi, in primis dell\u2019Arabia Saudita.<\/p>\n<h3><strong>ISIS in Yemen<\/strong><\/h3>\n<p>Dall\u2019ottobre scorso, le offensive subite nel nord della Siria, in Iraq a Mosul e in Libia a Sirte, hanno spinto lo Stato Islamico ad accelerare il graduale spostamento delle proprie forze in altre aree del Medio Oriente. Il sud dello Yemen \u00e8 una di queste.<\/p>\n<p>La presenza ufficiale di <strong>ISIS in Yemen (IS-Y)<\/strong>, come riscontrato dall\u2019osservatorio <em>James Town Foundation<\/em>,\u00a0risale al 9 novembre del 2014, quando attraverso la diffusione di un messaggio audio pronunciato in lingua araba, intitolato <em>The Yemeni Bay\u2019a to the Islamic State<\/em>, un gruppo di combattenti jihadisti ha giurato fedelt\u00e0 al Califfo Abu Bakr Al Baghdadi.<\/p>\n<p>Quattro giorni dopo, il 13 novembre del 2014, Al Baghdadi ha ufficializzato il passaggio. Un\u2019affiliazione che il Califfato ha ritenuto strategica principalmente per tre motivi: espandere la presenza dello Stato Islamico in un nuovo Paese, rafforzando cos\u00ec l\u2019immagine di <strong>ISIS quale organizzazione terroristica globale<\/strong>; interferire nel conflitto yemenita e far emergere l\u2019immagine del Califfato quale difensore dei sunniti di fronte all\u2019avanzata degli sciiti Houthi\/Zaiditi; sfruttare le spaccature createsi all\u2019interno della leadership di AQAP per guadagnare terreno in Yemen e attirare nelle proprie fila nuove leve, cosa che ISIS ha gi\u00e0 dimostrato di saper far bene tanto in Siria quanto in Libia.<\/p>\n<p>Dal novembre del 2014 ISIS in Yemen ha iniziato a rafforzare la propria presenza in una serie di localit\u00e0 dello Yemen a maggioranza sunnita situate nelle aree di Aden, Hadramawt, Sanaa, Taizz, Lahij, Shabwah e al-Bayda. Ad oggi il suo leader pi\u00f9 noto \u00e8 <strong>Nashwan al-Adeni<\/strong> (Abu Salman), <em>wali<\/em>(governatore) della <em>Wilayat <\/em>(provincia) di Aden. Il suo nome indicherebbe che \u00e8 originario proprio del governatorato di Aden, anche se in realt\u00e0 si hanno poche informazioni certe tanto sul suo conto quanto su chi risponde direttamente ai suoi ordini: si tratterebbe in prevalenza di yemeniti e sauditi.<\/p>\n<p><strong>La strategia militare<\/strong><\/p>\n<p>Lo Yemen \u00e8 importante per ISIS in quanto il conflitto in corso nel Paese pu\u00f2 permettere al Califfato di colpire contingenti del <strong>Regno Saudita (uno dei target principali del Califfato)<\/strong> e, in prospettiva, coltivare l\u2019ambizione di effettuare attacchi ravvicinati in territorio saudita dai confini settentrionali yemeniti.<\/p>\n<p>Finora, per\u00f2, le principali operazioni militari dei jihadisti hanno avuto come obiettivo le forze di sicurezza del governo yemenita del presidente Hadi e, in seconda battuta, gli Houthi e le milizie dell\u2019ex presidente Saleh.<\/p>\n<p>Dal dicembre del 2015 la rivista <em>Al-Naba<\/em>, organo di informazione che fa parte del network del Califfato, ha contato almeno 21 attacchi effettuati da ISIS in Yemen. Di questi, 18 hanno preso di mira le forze governative. In alcuni attacchi, i miliziani jihadisti hanno utilizzato la tecnica dell\u2019attacco con kamikaze o con autobomba, come avvenuto nell\u2019attentato del 28 agosto contro un centro di reclutamento militare ad Aden. Tra questi attentati non \u00e8 compreso quello del marzo del 2015, quando un gruppo di kamikaze si fece esplodere a Sanaa uccidendo oltre 150 fedeli sciiti nelle moschee di al-Badr e al-Hashahush.<\/p>\n<p><strong>Le differenze con AQAP<\/strong><\/p>\n<p>A differenza di AQAP, cos\u00ec come di ISIS in Siria, Iraq e Libia, in Yemen il Califfato finora ha quasi sempre evitato di fare vittime tra i civili. Una mossa che potrebbe essere motivata dall\u2019intenzione di ridurre, per quanto possibile, gli attriti con le popolazioni delle aree di cui intendere prendere il controllo.<\/p>\n<p>Eppure, a differenza di AQAP e di ci\u00f2 che ISIS ha fatto in citt\u00e0 come Mosul, Raqqa o Sirte \u2013 dove ha assunto pieni poteri amministrativi \u2013 ISIS in Yemen non sembra al momento avere alcun interesse a erogare servizi di alcun tipo alle popolazioni assoggettate.<\/p>\n<p>\u00c8 una strategia che il Califfato potrebbe essere inevitabilmente portato a rivedere in futuro se vorr\u00e0 concretamente rafforzare la propria presenza in Yemen. I fatti, compreso l\u2019attentato del 18 dicembre, dicono per\u00f2 che allo stato attuale ISIS ha buone possibilit\u00e0 di allargare il proprio raggio d\u2019azione in questo Paese, soprattutto fino a quando questa guerra andr\u00e0 avanti e fino a quando le attenzioni della comunit\u00e0 internazionale resteranno focalizzate su conflitti di interesse prioritario, vale a dire quelli in Siria, Iraq e Libia.<\/p>\n<p><strong>Fonte:<a href=\"http:\/\/www.lookoutnews.it\/yemen-isis\/\">http:\/\/www.lookoutnews.it\/yemen-isis\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LOOKOUT NEWS (Rocco Bellantone) Il caos generato dal conflitto ha permesso a gruppi affiliati al Califfato di radicarsi soprattutto nel sud del Paese. 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