{"id":27073,"date":"2017-01-03T10:20:23","date_gmt":"2017-01-03T09:20:23","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27073"},"modified":"2017-01-02T20:49:43","modified_gmt":"2017-01-02T19:49:43","slug":"buoni-propositi-per-lanno-che-viene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27073","title":{"rendered":"Buoni propositi per l\u2019anno che viene"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\">di <strong>SOCIALISMO 2017 (Mimmo Porcaro)<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il 2016 si chiude ponendoci un compito urgentissimo per il 2017.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La sonante vittoria dei No al referendum di dicembre ha finalmente trasformato la palude della politica italiana (che stava ristagnando grazie alla droga della Bce e agli artifici verbali dell\u2019ex <i>premier<\/i>) in un rapido fiume che corre veloce verso una cascata: le prossime, inevitabili elezioni. E pi\u00f9 tardi queste avverranno, pi\u00f9 alto sar\u00e0 il balzo della cascata, pi\u00f9 rovinoso l\u2019effetto sul sistema politico italiano.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Faranno certamente di tutto per evitare il patatrac: trucchi elettorali, corruzione di gruppi dirigenti, forse altro ancora. Ma ben difficilmente potranno scongiurare l\u2019affermazione dell\u2019unico attuale antagonista degli equilibri di potere: il M5S. E qui sorge il problema. Perch\u00e9 una vittoria del M5S dovrebbe essere senz\u2019altro essere salutata, allo stato attuale, come un\u2019affermazione ulteriore del fronte del No al PD ed al neoliberismo. Ma significherebbe anche, allo stato attuale, l\u2019apertura di una obiettiva e salutare crisi con l\u2019Unione europea senza che per\u00f2 vi siano le idee sufficientemente chiare, le alleanze sociali sufficientemente salde, le convinzioni politiche sufficientemente forti per gestirne <i>positivamente<\/i> le conseguenze.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Intendiamoci: tutto \u00e8 meglio dell\u2019Unione europea, perch\u00e9 l\u2019Unione \u00e8 una <i>macchina<\/i> <i>micidiale<\/i> che ha <i>come scopo principale<\/i> la sottomissione dei lavoratori ed il passaggio di propriet\u00e0 delle migliori imprese e del risparmio dei paesi deboli nelle mani dei capitalisti dei paesi forti. La situazione di incertezza derivante da una rottura non sarebbe negativa quanto la certezza di essere condannati a morte dall\u2019Unione, e molti sono ormai gli studi che smontano l\u2019equazione exit=catastrofe. Per\u00f2, dato l\u2019attuale progetto politico del M5S (e del suo non improbabile alleato, la Lega) l\u2019uscita ci darebbe soltanto un po\u2019 di esportazioni ed un po\u2019 di inflazione in pi\u00f9, con un modesto rilancio dell\u2019occupazione bilanciato da una relativa perdita del potere d\u2019acquisto dei salari, e con la persistenza della dinamica di accentuazione degli squilibri sociali e territoriali del paese. Una dinamica che sarebbe forse rallentata, ma non certo invertita. Il tutto nel contesto di un probabile aumento della dipendenza dell\u2019Italia dagli Usa: dalla padella di Bruxelles alla brace di Washington.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><a name=\"_GoBack\"><\/a>Perch\u00e9 l\u2019uscita dall\u2019euro e dall\u2019Unione (<i>conditio sine qua non<\/i> di ogni e qualsivoglia politica) sia positiva per i lavoratori e per il paese, essa deve essere accompagnata: a) dal mutamento di ruolo della banca centrale e dalla ripresa della monetizzazione del debito pubblico; b) dalla parziale nazionalizzazione del settore del credito; c) da una forte impresa pubblica capace di rilanciare investimenti e innovazione e di essere <i>background <\/i>per lo sviluppo della PMI; d) da un piano industriale che affronti i problemi idrogeologici ed energetici del paese e riduca la nostra dipendenza dalle importazioni; e) da politiche di piena occupazione attuate anche attraverso il rilancio del settore pubblico; f) da una riforma del mercato del lavoro che elimini la precariet\u00e0, offra sbocchi alle eccellenti risorse intellettuali prodotte dal sistema scolastico italiano e trasformi realmente l\u2019immigrazione in una risorsa, inibendone l\u2019effetto negativo sui salari; g) da un mutamento della posizione geopolitica del paese in direzione di pi\u00f9 stretti rapporti coi Brics, di una cooperazione mediterranea, e comunque di politiche tese a creare aree internazionali capaci di esercitare un controllo sul movimento dei capitali.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u201cNiente di meno!\u201d, si dir\u00e0. S\u00ec, non \u00e8 poco (e figuratevi che c\u2019\u00e8 anche dell\u2019altro!), ma \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 richiesto dalla fase storica attuale. E\u2019 ci\u00f2 che \u00e8 necessario. E\u2019 ci\u00f2 che \u00e8 possibile, perch\u00e9 in Italia ci sono le idee e le forze per elaborare e realizzare un programma del genere.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Le idee ci sono da tempo: da tempo piccoli gruppi lavorano a grandi prospettive, ed \u00e8 inoltre inutile fare il nome dei numerosi intellettuali, di diversa provenienza, che negli ultimi anni hanno elaborato riflessioni convergenti che ormai potrebbero quasi definire una vera e propria scuola di pensiero. Le forze erano latenti, ma sono venute alla luce grazie agli ultimi fatti, in particolare nei comitati per il No. Forze soprattutto di sinistra, ma non solo: forze che in qualche maniera si riconoscono tutte nella Costituzione del \u201948 e nel suo impianto lavorista. Queste idee e queste forze possono e devono dar vita ad un soggetto politico che sulla Costituzione si basi e che quindi non faccia appello n\u00e9 alla sinistra n\u00e9 alla destra ma alla <i>cittadinanza democratica<\/i> (Podemos, almeno su questo, <i>docet<\/i>). Un soggetto che sia <i>apertamente nazionale<\/i>, e ci\u00f2 in due sensi.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Prima di tutto perch\u00e9 vuole costruire l\u2019unit\u00e0 della maggior parte dei ceti popolari (al momento divisi <i>spesso artificiosamente<\/i> fra destra e sinistra), dando vita ad un\u2019alleanza tra lavoratori dipendenti (oggi divisi tra pubblici e privati, precari e garantiti, migranti e nativi), partite Iva (che spesso nascondono lavoratori formalmente autonomi ma realmente dipendenti), piccole imprese (che oggi sono vessate non solo dallo stato, ma dalle grandi imprese private e dalle banche, e che in uno stato rinnovato potrebbero trovare un alleato); e poi offrendo alle stesse medie imprese pi\u00f9 dinamiche un contesto di relazioni geopolitiche che consenta loro un maggiore sviluppo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">In secondo luogo perch\u00e9 rivendica apertamente la sovranit\u00e0 politica e monetaria come precondizione di ogni politica (ed in particolare di ogni politica che voglia essere favorevole ai lavoratori) e come base per la costruzione di nuove e paritarie relazioni e tra nazioni. Una forza nazionale che gi\u00e0 solo per la valenza simbolica di questo suo attributo (l\u2019orgogliosa difesa non gi\u00e0 di un\u2019etnia, di una lingua, di un insieme di tradizioni, ma di una <i>civilt\u00e0 politica<\/i> che ha saputo in alcuni momenti coniugare libert\u00e0 ed eguaglianza) potrebbe conquistare successi inaspettati.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ci sono le forze, ci sono le idee, c\u2019\u00e8 l\u2019occasione. C\u2019\u00e8 l\u2019urgenza politica ed etica. Gli ostacoli inutili vanno rimossi alla svelta. Le riflessioni e le operazioni che richiedono pi\u00f9 tempo vanno iniziate subito. Dobbiamo essere consapevoli che saremo giudicati (quantomeno dalla nostra coscienza) per quello che faremo <i>l\u2019anno prossimo<\/i>. Nel 1917 \u00e8 successo quel che \u00e8 successo, e la Costituzione del \u201948 (come ci ricorda Luciano Canfora, uno che sa come si snodano le dinamiche storiche pi\u00f9 profonde) \u00e8 anche effetto della lunga durata di quell\u2019evento. Che il 2017 sia, a suo modo, un anno memorabile per le classi subalterne italiane. Auguri a tutti.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Post scriptum (che sar\u00e0 un po\u2019 lungo)<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">So che uno dei maggiori ostacoli da rimuovere \u00e8 la diffidenza verso la \u201cnazione\u201d. Diffidenza che ha radici profonde, ma che \u00e8 anche il sintomo della <i>vocazione servile<\/i> di gran parte del ceto politico-intellettuale di oggi. Una vocazione ad obbedire a potenze esterne facendo finta di non vedere ci\u00f2 che ormai \u00e8 chiaro a tutti: la crisi della globalizzazione e il riemergere della questione nazionale non sono un opinione, ma <i>un fatto<\/i>. \u201cImprese\u201d militari decise da singoli stati, guerre valutarie, trattati commerciali fatti pi\u00f9 per escludere qualcuno che per includere altri, decine, centinaia di provvedimenti a protezione del <i>proprio<\/i> tessuto produttivo e dei capitali che, ovunque siano nati, fanno riferimento comunque al <i>proprio<\/i> stato. Questo fanno quasi tutte le nazioni, tranne l\u2019Italia. E perch\u00e9 l\u2019Italia no? Per internazionalismo? Tutt\u2019altro: per servilismo, appunto, verso i capitali (e le capitali) pi\u00f9 forti. Vedasi il caso MPS.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La nazione \u00e8 quindi un <i>campo di battaglia<\/i>, \u00e8 il terreno attuale dello scontro politico, \u00e8 l\u2019oggetto <i>nuovo <\/i>della politica<i> <\/i>(nuovo perch\u00e9 si muove in un contesto assai diverso da quello che vide il nascere delle nazioni e da quello che vide il loro scontro imperialista), la cui forma dipender\u00e0 dagli esiti degli scontri politici interni d internazionali. Fuggire da questo campo \u00e8 fuggire dalla politica. Ed \u00e8 una scelta che possono fare solo le frazioni medio-alte del lavoro, solo quelli che credono di poter vivacchiare anche senza alternativa politica e senza stato: la maggior parte dei lavoratori non lo pu\u00f2 fare.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">E perch\u00e9 dovrebbe poi? La sovranit\u00e0 nazionale a cui dobbiamo ispirarci non \u00e8 sinonimo di potere assoluto: essa \u00e8 piuttosto il presupposto della nostra Costituzione (senza sovranit\u00e0 la Costituzione non sarebbe efficace), che a sua volta d\u00e0 forma alla sovranit\u00e0 stessa e <i>la limita<\/i>. La sovranit\u00e0 nazionale a cui pensiamo \u00e8 condizione della democrazia: \u00e8 ci\u00f2 che fa s\u00ec che le decisioni vengano prese senza dover preventivamente sottostare al <i>placet<\/i> delle potenze esterne o interne al paese. N\u00e9 sta scritto da nessuna parte che la sovranit\u00e0 implichi necessariamente lo scontro militare con gli altri paesi: dopo il \u201845, le guerre in Europa e in Medio Oriente sono anzi contemporanee al declino della sovranit\u00e0 nazionale ed hanno quasi sempre come scopo proprio quello di distruggere l\u2019idea stessa di sovranit\u00e0 \u2013 tranne che per l\u2019unico stato veramente garante dell\u2019ordine internazionale \u2013 a vantaggio del libero flusso dei capitali e delle merci. Il \u201csovrano\u201d pu\u00f2 decidere la guerra, ma anche la pace. Un\u2019Italia sovrana \u00e8 la precondizione di una politica di pace nel mediterraneo ed in Medio oriente.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Perch\u00e9 temere la nazione, dunque? Perch\u00e9 si teme che facendo appello alla nazione si faccia appello all\u2019interclassismo generico <i>contro<\/i> la classe dei lavoratori, si resusciti una qualche comunit\u00e0 immaginaria per nascondere le divergenze di classe? Ma questo era il discorso dell\u2019imperialismo nazionalistico del passato. Oggi l\u2019imperialismo si realizza proprio attraverso la <i>distruzione delle nazioni<\/i>, intese come spazi di definizione e tutela di diritti civili e soprattutto sociali. Oggi quindi l\u2019indipendenza di classe dei lavoratori, ossia la capacit\u00e0 di porre in essere una politica autonoma, <i>\u00e8 tutt\u2019uno con la conquista dell\u2019indipendenza della nazione<\/i> come complesso di istituzioni che rendono possibili l\u2019esistenza stessa della politica come attivit\u00e0 non meramente servente le esigenze del capitale. Certo, il discorso nazionale <i>pu\u00f2<\/i>, se egemonizzato dalla frazione protezionista del capitalismo, divenire nazionalistico e aggressivo. Ma la lotta di classe dei lavoratori contro il capitalismo liberista (che \u00e8 oggi di gran lunga il nemico principale) <i>deve<\/i> organizzarsi in forma nazionale.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Resta la solita obiezione: cosa potr\u00e0 mai fare l\u2019Italia <i>da sola<\/i>? Ma nessuno di noi vuole che l\u2019Italia sia sola. Non si tratta di proclamare autarchicamente l\u2019indipendenza dai vincoli, ma di <i>scegliere liberamente i vincoli a cui vogliamo assoggettarci e di dar loro una forma paritaria e cooperativa<\/i>. Nessuna politica che voglia contrastare la libera circolazione dei capitali (e quindi nessuna politica che voglia anche solo somigliare al socialismo) \u00e8 possibile senza la costruzione di un\u2019area economica relativamente \u201cchiusa\u201d, ossia relativamente indipendente dagli scambi con l\u2019esterno. Tale area deve essere necessariamente ampia, e quindi coinvolgere pi\u00f9 nazioni. Da un punto di vista analitico sarebbe dunque pi\u00f9 corretto dire che lo spazio attuale della politica non \u00e8 n\u00e9 quello globale (che non \u00e8 pi\u00f9 tale) n\u00e9 quello nazionale (che \u00e8 insufficiente), ma quello <i>internazionale<\/i>. Ma ci\u00f2 metterebbe in ombra il fatto che lo spazio internazionale \u00e8 appunto luogo delle relazioni tra nazioni <i>sovrane<\/i>. E soprattutto metterebbe in ombra il \u201cpunto politico\u201d di oggi: la politica <i>ricomincia<\/i> dalla nazione. E\u2019 la definizione di un <i>interesse nazionale<\/i> (che le nostre classi dominanti non a caso non sanno definire, e che per noi coincide con l\u2019interesse delle classi subalterne) a imporci di rompere con l\u2019Unione e a guidarci nella costruzione di nuove relazioni internazionali.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Che il 2017 ci dia il coraggio di cominciare ad <i>essere nazione<\/i>.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.socialismo2017.it\/2016\/12\/30\/buoni-propositi-lanno-viene\/#more-434\">http:\/\/www.socialismo2017.it\/2016\/12\/30\/buoni-propositi-lanno-viene\/#more-434<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SOCIALISMO 2017 (Mimmo Porcaro) Il 2016 si chiude ponendoci un compito urgentissimo per il 2017. 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