{"id":27087,"date":"2017-01-03T09:40:19","date_gmt":"2017-01-03T08:40:19","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27087"},"modified":"2017-01-03T00:45:35","modified_gmt":"2017-01-02T23:45:35","slug":"gramsci-e-lo-stato-guardiano-notturno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27087","title":{"rendered":"Gramsci e lo Stato \u201cguardiano notturno\u201d"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Matteo Persico)<\/strong><\/p>\n<p><em>Antonio Gramsci aveva identificato i punti deboli e le aporie dello Stato minimo gi\u00e0 quasi un secolo fa, dimostrando le ponderate scelte politiche che forniscono al Capitale il miglior schema di governo e predominio.<\/em><\/p>\n<p>La dottrina economica liberista classica si basa su un principio assunto come oggettivo:<strong> <em>la societ\u00e0 civile e la societ\u00e0 politica sono due entit\u00e0 completamente separate<\/em><\/strong>. In altre parole, lo Stato- entit\u00e0 politica- non deve in alcun modo interferire con i processi di sviluppo del mercato e della vita economica, declinati dalla sola societ\u00e0 civile. Da questo principio deriva una concezione di Stato molto limitata, chiamata anche<strong> <em>Stato guardiano notturno<\/em><\/strong>. In quest\u2019ottica le uniche funzioni dello Stato sono circoscritte al mantenimento della sicurezza pubblica e al rispetto delle leggi vigenti.<\/p>\n<blockquote><p>Tutto ci\u00f2 che concerne, anche solo in maniera marginale, l\u2019economia e il mercato sono responsabilit\u00e0 delle forze private<\/p><\/blockquote>\n<p>Tale visione, <strong>imperante tra il \u2018700 e l\u2019800<\/strong>, ha vissuto un periodo di forte crisi durante il XX secolo, specialmente nella fase successiva alla prima guerra mondiale, in cui molte nazioni europee si videro costrette ad effettuare primi e poderosi interventi nella sfera economica. Il punto pi\u00f9 basso del <em>laissez-faire <\/em>fu infine raggiunto con la <strong>crisi del \u201929<\/strong> e <strong>l\u2019avvento dei totalitarismi<\/strong>, massima espressione della subordinazione della societ\u00e0 civile rispetto a quella politica. Ciononostante le teorie dello<em> \u201cStato guardiano notturno\u201d<\/em> non sono mai del tutto scomparse: hanno continuato, tacitamente e in particolar modo in paesi anglosassoni come gli Stati Uniti, ad esprimere una certa forza attrattiva, sia sul mondo economico che su quello politico. Non deve dunque stupire se la crisi del 2008, quella pi\u00f9 vicina a noi e forse la pi\u00f9 grave della storia del sistema capitalistico, sia stata frutto di <strong>un approccio approssimativo da parte di chi avrebbe dovuto vigilare<\/strong>, certamente influenzato dalle dottrine liberiste del libero mercato. Come sappiamo, la quasi totale assenza di controllo delle istituzioni sul mercato e sulle banche ha condotto a quello che tutti oggi conosciamo come <em>grande recessione<\/em>.<\/p>\n<p>Facciamo ora un formidabile passo indietro, di circa 85 anni. Dal <strong>carcere di Turi<\/strong> dove era rinchiuso, gi\u00e0 nei primi anni \u201930 <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/filosofia\/antonio-gramsci-o-leroica-coerenza\/\" target=\"_blank\"><strong>Antonio Gramsci<\/strong><\/a> aveva identificato i punti deboli e le aporie dello <em>Stato minimo<\/em>. La sua strategia \u00e8 chiara e lineare, vuole distruggere e far deflagrare le teorie liberiste \u00a0proprio a partire dal loro principio fondante: l\u2019economia e la politica sono due entit\u00e0 separate, la seconda non deve in nessun caso interferire con la prima. <strong>Gramsci decide di problematizzare l\u2019assunto<\/strong>, riscontrando due falle nel discorso. Da una parte l\u2019impossibilit\u00e0 di una traduzione pratica dello Stato minimo. In altre parole, \u00e8 una forma di Stato che pu\u00f2 esistere <strong>solo teoricamente<\/strong> o pu\u00f2 essere messa in pratica <strong>solo in modo parziale<\/strong>. In secondo luogo, ed \u00e8 proprio su questo punto che Gramsci pone il problema pi\u00f9 profondo, lo Stato minimo <strong>\u00e8 un <\/strong><em><strong>regime<\/strong><a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/societa\/gramsci-e-lo-stato-guardiano-notturno\/#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><strong>[1]<\/strong><\/a><\/em>, \u00e8 quindi l\u2019esito di una decisione politica. Se quello che Gramsci afferma nella seconda critica dovesse rivelarsi vero, crollerebbero tutti i presupposti dello \u201c<em>Stato guardiano notturno<\/em>\u201d e del libero mercato. Come potrebbe risultare credibile una visione dello Stato che si basa sull\u2019indipendenza dell\u2019economia dalla politica, <strong>se allo stesso tempo anch\u2019essa \u00e8 frutto di una scelta politica?<\/strong><\/p>\n<p>Il discorso che fa Gramsci \u00e8 logico e molto semplice. Sostiene infatti che la societ\u00e0 civile, unica responsabile dello sviluppo economico, coincide con lo Stato. O per meglio dire, <strong>la societ\u00e0 civile \u00e8 lo Stato stesso<\/strong><a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/societa\/gramsci-e-lo-stato-guardiano-notturno\/#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. Dunque l\u2019indipendenza della sfera economica non \u00e8 altro che una gentile concessione dello Stato, di cui la societ\u00e0 civile \u00e8 parte integrante. Per capire meglio l\u2019accusa mossa da Gramsci, leggiamo questo estratto dei <em>Quaderni<\/em>:<\/p>\n<blockquote><p>L\u2019impostazione del movimento di libero scambio si basa su un errore teorico di cui non \u00e8 difficile identificare l\u2019origine pratica: sulla distinzione, cio\u00e8, tra societ\u00e0 politica e societ\u00e0 civile, che da distinzione metodica viene fatta diventare ed \u00e8 presentata come distinzione organica. Cos\u00ec si afferma che l\u2019attivit\u00e0 economica \u00e8 propria della societ\u00e0 civile e che lo Stato non deve intervenire nella sua regolamentazione. Ma siccome nella realt\u00e0 effettuale societ\u00e0 civile e Stato si identificano, \u00e8 da fissare che anche il liberismo \u00e8 una \u201cregolamentazione\u201d di carattere statale, introdotto e mantenuto per via legislativa e coercitiva [\u2026] <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/societa\/gramsci-e-lo-stato-guardiano-notturno\/#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><strong>[3]<\/strong><\/a><\/p><\/blockquote>\n<p>Questa citazione dovrebbe farci intendere<strong> il nucleo della critica Gramsciana allo Stato minimo<\/strong>. Riassumendo, egli identifica il liberismo come una regolamentazione statale non diversa dal protezionismo o da qualunque altro intervento statale, e quindi sottolinea come lo sviluppo dell\u2019economia di mercato non sia un processo spontaneo, come vorrebbero far credere i teorici classici, ma \u00e8 una <strong>scelta volontaria e consapevole<\/strong> della sfera politica. Per esporre cosa egli intenda praticamente, Gramsci pone l\u2019esempio delle Trade Unions<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/societa\/gramsci-e-lo-stato-guardiano-notturno\/#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>: nel periodo in cui nacquero le teorie del liberismo e quindi dello \u201cStato determinato\u201d di Ricardo, ancora non esisteva il concetto di \u201csalario collettivo\u201d e di sindacato. Perci\u00f2 i lavoratori non erano in grado di associarsi e far valere la propria forza come collettivit\u00e0. Non si poteva invece dire lo stesso della classe dei capitalisti, i quali potevano vantare una f<strong>orte radicalizzazione nelle istituzioni statali<\/strong>. <em>Essi<\/em>\u2013 come riporta Gramsci- <em>avevano nel Parlamento la propria Trade Union<\/em><a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/societa\/gramsci-e-lo-stato-guardiano-notturno\/#_ftn5\" name=\"_ftnref5\"><strong>[5]<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>Il paradosso che ne deriva, che purtroppo nella realt\u00e0 dei fatti tanto paradossale non \u00e8, getta luce sulle reali meccaniche della teoria del libero mercato: ci\u00f2 che sembra un\u2019economia non regolamentata \u00e8 in realt\u00e0 la conseguenza di una reale scelta politica, il cui potere legislativo ed esecutivo \u00e8 ricoperto da <strong>individui facenti parte della classe dominante.<\/strong> La scelta di mantenere il mercato libero \u00e8, per l\u2019appunto, gi\u00e0 di per s\u00e9 una scelta e quindi una restrizione: nel momento in cui scelgo A invece di B, sto \u201crestringendo\u201d il campo delle possibilit\u00e0. E in quanto \u201crestrizione\u201d deve derivare necessariamente dall\u2019azione politica, poich\u00e9 il potere coercitivo appartiene solo allo Stato, anche se Minimo. In poche pagine Gramsci confuta l\u2019indipendenza del mercato dallo Stato, a lungo millantata dai teorici liberisti. Il mercato che essi ritenevano autonomo ed autoregolato non era altro che <strong>una \u201csituazione economica\u201d creata artificiosamente dallo Stato stesso<\/strong>. Quella stessa situazione che oggi, stante l\u2019assenza di <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/keynes-puo-salvarci-ancora\/\" target=\"_blank\">una nuova rivoluzione Keynesiana<\/a> e la definitiva conclusione dell\u2019autonoma utopia di un modello altro quale quello sovietico, certifica la stasi comatosa- e forse irrimediabile- <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/genesi-e-vita-del-finanzcapitalismo\/\" target=\"_blank\">del finanzcapitalismo.<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/societa\/gramsci-e-lo-stato-guardiano-notturno\/#_ftn3\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/societa\/gramsci-e-lo-stato-guardiano-notturno\/#_ftn3<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Matteo Persico) Antonio Gramsci aveva identificato i punti deboli e le aporie dello Stato minimo gi\u00e0 quasi un secolo fa, dimostrando le ponderate scelte politiche che forniscono al Capitale il miglior schema di governo e predominio. 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