{"id":27098,"date":"2017-01-03T11:55:25","date_gmt":"2017-01-03T10:55:25","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27098"},"modified":"2017-01-03T11:55:25","modified_gmt":"2017-01-03T10:55:25","slug":"lettera-aperta-a-pier-luigi-bersani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27098","title":{"rendered":"Lettera aperta a Pier Luigi Bersani"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>CARLO CLERICETTI<\/strong><\/p>\n<p><i>Pier Luigi Bersani, ex segretario del Pd e autorevole rappresentante della minoranza del partito, ha diffuso <a href=\"http:\/\/www.ilcampodelleidee.it\/doc\/1531\/il-centrosinistra-deve-una-nuova-piattaforma-politica-i-passi-in-avanti-ci-sono-stati-ma-nella-direzione-sbagliata.htm\" target=\"_blank\">un suo intervento<\/a> dal titolo &#8220;Il centrosinistra deve dare vita a una nuova piattaforma politica. La via seguita finora \u00e8 sbagliata&#8221;, che conclude auspicando una discussione. Con questa &#8220;lettera aperta&#8221; &#8211; da semplice cittadino &#8211; accolgo l&#8217;invito.<\/i><\/p>\n<p>Caro Bersani,<\/p>\n<p>ho letto con attenzione il tuo intervento che propone una nuova piattaforma politica e vorrei fare alcune osservazioni in proposito, come cittadino che alle prossime elezioni vorrebbe poter votare per un partito orientato a sinistra.<\/p>\n<p>Nonostante che ci siano varie cose che non condivido, considero questo intervento una base di discussione, perch\u00e9 mi sembra ispirato a valori di fondo che sono quelli tradizionali della sinistra, quelli che la finta sinistra dei &#8220;nuovisti&#8221; considera sorpassati. Ma se quei valori non poggiano su una analisi corretta di quello che \u00e8 accaduto negli ultimi decenni, non ne pu\u00f2 scaturire una strategia adeguata a realizzarli.<\/p>\n<p>Da quello che scrivi emerge che consideri la globalizzazione un fenomeno positivo &#8211; perch\u00e9 ha fatto uscire dalla miseria centinaia di milioni di persone &#8211; mentre sono negative le &#8220;scorie&#8221; che ci lascia quello che definisci il suo &#8220;ripiegamento&#8221;. Cominciamo da questo: si pu\u00f2 definire &#8220;ripiegamento&#8221; un trend congiunturale, mentre nessuno dei fattori strutturali della globalizzazione \u00e8 cambiato? Fattori strutturali come la libera e illimitata circolazione dei capitali, connessa con l&#8217;inerzia verso i paradisi fiscali; il dumping sociale; la permissivit\u00e0 verso strumenti e strutture finanziarie che agiscono al di fuori di ogni regola; la privatizzazione di compiti che dovrebbero essere affidati al settore pubblico, o perch\u00e9 in inevitabile conflitto di interessi, o perch\u00e9 monopoli naturali, o per evitare selezioni avverse, o perch\u00e9 i supposti guadagni di efficienza nella gestione risultano nei fatti sempre e comunque minori dei maggiori costi derivanti dalla massimizzazione dei profitti da parte dei privati.<\/p>\n<p>Quelle che definisci &#8220;scorie&#8221; sono in gran parte fattori costitutivi del processo di globalizzazione cos\u00ec come \u00e8 stato attuato. Un processo voluto e guidato dalle multinazionali che volevano un enorme esercito industriale di riserva necessario ad annichilire il potere contrattuale dei lavoratori, mentre l&#8217;assoluta libert\u00e0 di movimento dei capitali era necessaria sia ad averne la disponibilit\u00e0 laddove si decideva di delocalizzare le produzioni, sia ad esasperare la concorrenza fiscale e normativa e sia infine ad impiegare al meglio i prodotti della superfetazione della finanza.<\/p>\n<p>Nessuno pu\u00f2 certo dolersi se milioni di individui sono usciti dalla miseria, ma \u00e8 anche fondamentale chiedersi da dove sono state estratte le risorse che lo hanno reso possibile. Sono state estratte dalle classi medie dei paesi di pi\u00f9 antico sviluppo, e gli strati inferiori di quelle classi medie sono stati spinti nella povert\u00e0. Nello stesso tempo i redditi e la ricchezza dell&#8217;1% &#8211; e ancor di pi\u00f9 quelli dello 0,1% &#8211; si impennavano a livelli mai pi\u00f9 toccati dalla prima parte del secolo scorso. E&#8217; francamente difficile trarre un bilancio positivo da tutto questo, soprattutto perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 a tutt&#8217;oggi nessun segno che quegli squilibri si vogliano in qualche modo correggere, e anzi il pensiero dominante \u00e8 che si debba proseguire con ancor pi\u00f9 decisione nello stesso modo.<\/p>\n<p>All&#8217;origine di tutto c&#8217;\u00e8 una concezione fideistica della &#8220;mano invisibile&#8221; come <i>deus ex machina<\/i> ordinatore non solo dell&#8217;economia, ma di tutta la societ\u00e0. E un conseguente rigetto sia dei compiti dello Stato, che devono essere ridotti al minimo, sia della discrezionalit\u00e0 della politica, che non deve poter scegliere: <i>There is no alternative<\/i>. In Europa questa concezione viene declinata secondo i principi dell&#8217;<a href=\"http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2016\/10\/29\/amato-lordoliberale\/\" target=\"_blank\">ordoliberismo<\/a>, che assegna invece alla mano pubblica un potere forte, ma solo al fine di realizzare le migliori condizioni per la concorrenza, cio\u00e8 per far funzionare al meglio il mercato. L&#8217;Unione \u00e8 stata costruita secondo questi principi, aggiungendo un richiamo all'&#8221;economia sociale di mercato&#8221; che denuncia, da parte dei progressisti che l&#8217;hanno sostenuto, un fraintendimento del reale significato di quell&#8217;espressione.<\/p>\n<p>E&#8217; un fraintendimento anche che &#8220;tutto questo sia avvenuto in nome del consumatore&#8221;. <a href=\"http:\/\/www.laterza.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=679:il-potere-dei-giganti&amp;catid=40:primopiano\" target=\"_blank\">Colin Crouch ha ben spiegato la truffa<\/a> che si nasconde dietro questo sbandierato principio. Le multinazionali hanno imposto l&#8217;interpretazione che il danno provocato ai consumatori non deve considerarsi tale se l&#8217;operazione in esame ha l&#8217;effetto di accrescere la ricchezza complessiva, perch\u00e9 il guadagno indiretto supera quello diretto. Naturalmente, non rileva il problema di come e a chi questo &#8220;maggior guadagno indiretto&#8221; venga poi distribuito, ma le statistiche sulla disuguaglianza ce ne danno un&#8217;idea piuttosto precisa.<\/p>\n<p>La difesa del consumatore, che per il neoliberismo \u00e8 solo un alibi, \u00e8 certo una buona cosa. Ma non deve far dimenticare che l&#8217;individuo prima che un consumatore \u00e8 un cittadino, a cui l&#8217;evoluzione storica ha conferito diritti politici, sociali, di cittadinanza: tutti gravemente lesionati nei processi connessi alla globalizzazione. E &#8220;questa&#8221; Europa non solo non fa nulla per porvi riparo, ma \u00e8 costruita in modo da aggravare sempre pi\u00f9 questa situazione. Chi sostiene che la soluzione agli attuali problemi sia &#8220;pi\u00f9 Europa&#8221; dovrebbe essere cosciente che sta chiedendo di rinforzare questa costruzione, che non solo non saner\u00e0 gli attuali squilibri, ma li aggraver\u00e0 sempre pi\u00f9. Questo non significa che si debba rinunciare alla prospettiva dell&#8217;unione europea: l&#8217;ultimo mezzo secolo ci dice che la sua storia ha avuto arretramenti che sembravano mettere fine all&#8217;integrazione, che poi invece sono stati superati. Questa pu\u00f2 essere una di quelle fasi: bisogna smettere di seguire una strada che ci conduce ad esiti disastrosi e arretrare per sceglierne un&#8217;altra.<\/p>\n<p>Detto del contesto globale, l&#8217;analisi della situazione italiana proposta nell&#8217;intervento \u00e8 piuttosto sconcertante. Bisognerebbe cominciare a ricordare che l&#8217;Italia, negli ultimi decenni, si \u00e8 via via privata praticamente di tutti gli strumenti di controllo dell&#8217;economia. Prima si \u00e8 legata ad un accordo di cambio contro cui il Pci mosse durissime critiche, affidate ad <a href=\"https:\/\/keynesblog.com\/2013\/04\/23\/quando-napolitano-era-contro-leuro\/\" target=\"_blank\">un intervento in Parlamento di Giorgio Napolitano<\/a>. Poi, all&#8217;inizio degli anni &#8217;80, con il &#8220;divorzio&#8221; Tesoro-Bankitalia si \u00e8 privata di uno strumento di intervento sui tassi d&#8217;interesse, cosa che gi\u00e0 allora, per un paese con un debito pubblico elevato, appariva poco prudente. Nel decennio successivo la liquidazione di gran parte dell&#8217;industria pubblica (e la privatizzazione del sistema creditizio) ha eliminato quelli che sarebbero stati forti strumenti delle politica industriale, posto che l&#8217;idea stessa avesse continuato ad avere diritto di cittadinanza, come invece non \u00e8 stato. Gli investimenti pubblici iniziano da allora un declino proseguito fino agli attuali minimi storici. Si decide poi l&#8217;ingresso nell&#8217;euro, con la rinuncia definitiva allo strumento del cambio. Infine, a crisi gi\u00e0 esplosa, si accetta il Fiscal compact, che elimina anche la possibilit\u00e0 di una politica di bilancio anticongiunturale. Altro che mancanza di solidariet\u00e0! Ci siamo consegnati, mani e piedi legati, ai capricci dei mercati e agli interessi dei paesi dominanti in Europa, che non coincidono certo con i nostri interessi.<\/p>\n<p>Come se questo non bastasse, i governi che si sono succeduti dallo scoppio della crisi hanno sbagliato tutto il possibile, in particolare il governo Renzi che si \u00e8 preso maggiori spazi di manovra e li ha utilizzati al peggio. Quegli spazi erano insufficienti, perch\u00e9 le politiche di bilancio sono state comunque restrittive (tali sono quando il saldo primario \u00e8 positivo, perch\u00e9 significa che il bilancio pubblico sottrae pi\u00f9 risorse all&#8217;economia di quante non ne immetta). Ma per giunta quelle risorse sono state destinate principalmente a ridurre le tasse alle imprese e in misura minore a trasferimenti alle persone (per giunta in modo casuale), cio\u00e8 ad impieghi con moltiplicatori minori di 1 (la crescita generata \u00e8 inferiore alle risorse impiegate), mentre ormai tutti concordano sul fatto che il moltiplicatore degli investimenti pubblici \u00e8 almeno 2 se non addirittura intorno a 3. Tagliare le spese per ridurre il debito, in una fase di congiuntura negativa, non fa altro che aggravare il problema, cosa di cui abbiamo avuto prova. Preoccuparsi del debito pubblico invece che della crescita, in una fase del genere, \u00e8 come cercare di spegnere un incendio gettandoci sopra un liquido infiammabile.<\/p>\n<p>Caro Bersani, la &#8220;discussione vera&#8221; che auspichi \u00e8 pi\u00f9 che necessaria, ma deve iniziare da lontano, dalle scelte che ci hanno fatto aderire al modello neoliberista abbandonando quello che ci aveva\u00a0 portati a diventare una delle maggiori potenze industriali del mondo (e conservandone, semmai, solo gli aspetti negativi, che pure non mancavano, e anzi aggravandoli). Continuare a ragionare sulla base di quel paradigma significa precludersi la prospettiva di una soluzione dei problemi che tu giustamente denunci.<\/p>\n<p>Un cordiale saluto<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>: <a href=\"http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2017\/01\/01\/lettera-aperta-a-pier-luigi-bersani\/\">http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2017\/01\/01\/lettera-aperta-a-pier-luigi-bersani\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CARLO CLERICETTI Pier Luigi Bersani, ex segretario del Pd e autorevole rappresentante della minoranza del partito, ha diffuso un suo intervento dal titolo &#8220;Il centrosinistra deve dare vita a una nuova piattaforma politica. La via seguita finora \u00e8 sbagliata&#8221;, che conclude auspicando una discussione. Con questa &#8220;lettera aperta&#8221; &#8211; da semplice cittadino &#8211; accolgo l&#8217;invito. 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