{"id":27106,"date":"2017-01-04T10:50:49","date_gmt":"2017-01-04T09:50:49","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27106"},"modified":"2017-01-04T13:56:10","modified_gmt":"2017-01-04T12:56:10","slug":"il-reddito-e-il-minimo-ma-non-basta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27106","title":{"rendered":"Il reddito \u00e8 il minimo, ma non basta"},"content":{"rendered":"<p><strong>di ALESSANDRO GILIOLI<\/strong><\/p>\n<p>Diceva Tino Faussone, il montatore di gru de \u201cLa Chiave a stella\u201d, che \u00abamare il proprio lavoro \u00e8 la migliore approssimazione concreta alla felicit\u00e0 sulla terra\u00bb. Il personaggio di Primo Levi, si sa, non lavorava solo per lo stipendio a fine mese, ma soprattutto perch\u00e9 attraverso l&#8217;agire si realizzava come persona.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 gli era permesso da un insieme di concause favorevoli: le competenze (il \u201cknow how\u201d); l&#8217;accuratezza e lo scrupolo (chiss\u00e0 se doti naturali o maturate nei decenni); l&#8217;esperienza (quindi gli errori del passato come bagaglio culturale). Un po&#8217; anche la fortuna: che gli aveva regalato un mestiere grazie al quale poteva conoscere luoghi lontani e genti diverse, ovunque nel mondo ci fosse da impiantare una gru. Primo Levi sapeva che, anche a quel tempo, Faussone era un privilegiato, n\u00e9 ignorava l&#8217;alienazione della catena di montaggio, ma pensava che il lavoro fosse comunque \u00abmanifestazione della libert\u00e0 umana\u00bb: e in un romanzo umanista-ottimista, ce ne ha voluto raccontare una possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Secondo una <a href=\"http:\/\/www.oxfordmartin.ox.ac.uk\/downloads\/academic\/The_Future_of_Employment.pdf\">ricerca<\/a> del 2013 dell&#8217;universit\u00e0 di Oxford (firmata Carl Benedikt Frey e Michael A. Osborne) il 47 per cento dei lavori negli Stati Uniti \u00e8 a un passo dalla sparizione, causa sostituzione con intelligenza artificiale, computer, robot e algoritmi. Un <a href=\"http:\/\/www.oxfordmartin.ox.ac.uk\/downloads\/reports\/Citi_GPS_Technology_Work.pdf\">paper<\/a> successivo degli stessi due ricercatori ha mostrato come \u00aboggi le tre maggiori societ\u00e0 della Silicon Valley capitalizzano in Borsa 1.090 miliardi di dollari con 137 mila dipendenti, mentre 25 anni fa le tre maggiori aziende manifatturiere americane capitalizzavano in tutto 36 miliardi di dollari impiegando 1,2 milioni di lavoratori\u00bb.<\/p>\n<p>Secondo Moshe Y. Vardi, computer scientist israeliano docente della Rice University di Houston (Texas), entro i prossimi 30 anni in Occidente i robot potrebbero portare a tassi di disoccupazione superiori al 50 per cento.<\/p>\n<p>Il direttore del Center for Digital Business del Mit di Boston, Erik Brynjolfsson, \u00e8 coautore di un libro (\u201cLa nuova rivoluzione delle macchine\u201d, con Andrew McAfee, Feltrinelli 2015) in cui approfondisce lo scenario: non solo i lavori manuali sono destinati alla rarefazione, ma l&#8217;intelligenza artificiale far\u00e0 diminuire significativamente anche quelli di concetto, \u201cintellettuali\u201d. E la regola che ha caratterizzato le due rivoluzioni produttive precedenti, cio\u00e8 l&#8217;aumento complessivo dei posti di lavoro dall&#8217;era agricola a quella industriale e dall&#8217;industria ai servizi, potrebbe non valere nel passaggio al secolo dei robot che apprendono dalla loro stessa esperienza.<\/p>\n<p>Allo stesso modo, il cofondatore di Google Larry Page ha pochi dubbi su un aumento strutturale e non pi\u00f9 contingente della disoccupazione, dovuto agli enormi progressi della robotica e dell&#8217;intelligenza artificiale, che porteranno all&#8217;automazione di molte professioni di pensiero (<a href=\"https:\/\/www.ft.com\/content\/3173f19e-5fbc-11e4-8c27-00144feabdc0\">intervista<\/a> al Financial Times, ottobre 2014).<\/p>\n<p>La questione \u00e8 al centro anche di un libro-inchiesta italiano (Riccardo Staglian\u00f2, \u201cAl posto tuo\u201d, Einaudi 2016) ricco di dati, di casi, di esempi; e del pi\u00f9 celebre saggio del futurologo Martin Ford, &#8220;The rise of robots. Technology and the Threat of a Jobless Future&#8221;, del 2015: dove l&#8217;autore, una volta certificata la riduzione dei redditi causata dalla digitalizzazione, suggerisce \u00abqualche forma di reddito minimo\u00bb per salvare il meccanismo di produzione e consumo, insomma il capitalismo stesso.<\/p>\n<p>E qui arrivano, appunto, le proposte di soluzione. Legate alle urgenze sociali: dare qualche speranza alle nuove generazioni costrette a forme di precariato sempre pi\u00f9 acrobatico, o pi\u00f9 in generale alle fasce sociali proletarizzate dal dumping salariale, che poi alimentano le tanto temute \u201cforze populiste\u201d. Ma sono proposte connesse anche alle dinamiche economiche, cio\u00e8 a \u00absalvare il capitalismo da se stesso\u00bb (Robert Reich, economista americano ed ex ministro di Bill Clinton), vale a dire dai suoi eccessi, che ormai portano il sistema a rischio di autofagia.<\/p>\n<p>Il reddito minimo garantito &#8211; vuoi nella sua forma legata alle condizioni di povert\u00e0, vuoi nella variante universale pi\u00f9 propriamente detta \u201cdi cittadinanza\u201d &#8211; \u00e8 una delle possibili risposte che vengono indicate ormai non pi\u00f9 solo a sinistra, ma perfino da studiosi di scuola liberale. Certo, il suo costo \u00e8 ingente (e diversamente calcolato a seconda della platea e del quantum) ma da pi\u00f9 parti si converge sul fatto che ormai sia un \u201cTina\u201d, per usare un acronimo caro a Margaret Thatcher: cio\u00e8 There is No alternative. Nell&#8217;era dei robot non c&#8217;\u00e8 altro modo per evitare un collasso sociale ed economico. Nonostante ci\u00f2, sia detto per inciso, l&#8217;Italia \u00e8 tra i pochi Paesi europei a non prevedere ancora alcuna forma di reddito minimo.<\/p>\n<p>Eppure, paradossalmente, il dibattito sul reddito minimo \u00e8 gi\u00e0 quasi vecchio, quasi scontato. There is No Alternative, appunto, se si vuole evitare che la rarefazione del lavoro causato dall\u2019evoluzione tecnologica provochi sconquassi dai costi &#8211; anche economici, ma non solo &#8211; molto maggiori del reddito minimo stesso.<\/p>\n<p>La questione pi\u00f9 rilevante e di prospettiva, a questo punto, viene dopo: quando la politica avr\u00e0 gi\u00e0 compiuto il salto di inevitabile buon senso che conferir\u00e0 a tutti o quasi una base reddituale indipendente dal lavoro.<\/p>\n<p>E riguarda appunto Tino Faussone, il protagonista di Primo Levi.<\/p>\n<p>Vale a dire: quali saranno gli elementi esistenziali che rappresenteranno \u00abla migliore approssimazione concreta alla felicit\u00e0 sulla terra\u00bb, quando il lavoro costituir\u00e0 solo una piccola parte del nostro tempo, della nostra vita? In che cosa ciascuno di noi trover\u00e0 la massima \u00abmanifestazione della libert\u00e0 umana\u00bb? Quali saranno gli elementi di autorealizzazione personale, una volta emancipati dalle necessit\u00e0 produttive e di salario che ci portavano a lavorare, a impersonare un ruolo sociale in quanto idraulici, avvocati, cuochi, medici, operai, ingegneri?<\/p>\n<p>E poi: si profila una nuova e trasversale divisione nella societ\u00e0 tra quanti troveranno altrove &#8211; cio\u00e8 anche senza una funzione nel sistema produttivo &#8211; le ragioni del proprio vivere quotidiano? E quali saranno i meccanismi (pedagogici, culturali, spirituali, valoriali, creativi, sociali, ambientali, affettivi etc) che costituiranno la ricerca dell&#8217;auto realizzazione?<\/p>\n<p>Non \u00e8 il caso quindi che, data per scontata l&#8217;esigenza di un reddito per tutti nel mondo robotizzato, questo tema esistenziale sia la successiva \u201cissue\u201d per preparare la societ\u00e0 di domani, in cui si possa comunque ambire a \u00abun&#8217;approssimazione concreta alla felicit\u00e0 sulla terra\u00bb? Insomma, non dovremmo occuparci di come potr\u00e0 essere felice Tino Faussone, una volta privato non di uno stipendio, ma dei suoi attrezzi e di una gru da montare?<\/p>\n<p><strong>fonte:<\/strong> <a href=\"http:\/\/gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it\/2016\/12\/26\/il-reddito-e-il-minimo-ma-non-basta\/\" target=\"_blank\"><em>http:\/\/gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it\/2016\/12\/26\/il-reddito-e-il-minimo-ma-non-basta\/<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALESSANDRO GILIOLI Diceva Tino Faussone, il montatore di gru de \u201cLa Chiave a stella\u201d, che \u00abamare il proprio lavoro \u00e8 la migliore approssimazione concreta alla felicit\u00e0 sulla terra\u00bb. Il personaggio di Primo Levi, si sa, non lavorava solo per lo stipendio a fine mese, ma soprattutto perch\u00e9 attraverso l&#8217;agire si realizzava come persona. 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