{"id":27224,"date":"2017-01-09T09:15:37","date_gmt":"2017-01-09T08:15:37","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27224"},"modified":"2017-01-06T22:37:42","modified_gmt":"2017-01-06T21:37:42","slug":"il-tramonto-di-unera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27224","title":{"rendered":"Il tramonto di un\u2019era"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Andrea Muratore)<\/strong><\/p>\n<p><em>Si appresta a finire un\u2019idea di America distante dalla realt\u00e0. Cronistoria fallimentare di un bilancio degli otto anni di governo di un Presidente troppo ossessionato dall\u2019idea di entrare nei libri di Storia per potervi meritare uno spazio significativo.<\/em><\/p>\n<p>Quando il 20 gennaio prossimo Donald J. Trump si insedier\u00e0 ufficialmente come 45\u00b0 Presidente degli Stati Uniti,<strong> caler\u00e0 definitivamente il sipario sull\u2019esperienza alla Casa Bianca di Barack Obama<\/strong>, il cui bilancio complessivo risulta decisamente deficitario, considerando in particolar modo la grande mole di aspettative e promesse che avevano accompagnato la sua ascesa nel 2008. Alla prova dei fatti, l\u2019uomo incaricato da quasi 70 milioni di elettori per succedere a George W. Bush e rimediare ai problemi insorti nel corso degli otto anni di governo neoconservatore si \u00e8<strong> rivelato rare volte all\u2019altezza delle importanti questioni economiche e geopolitiche affrontate<\/strong>, mentre numerose volte l\u2019idealismo delle sue campagne elettorali ha lasciato spazio alla <em>realpolitik <\/em>se non addirittura all\u2019ipocrisia. <strong>L\u2019Obama-comunicatore<\/strong> e <strong>l\u2019Obama-Presidente<\/strong> hanno sempre rappresentato due personalit\u00e0 diametralmente distinte: ai successi del primo sono puntualmente corrisposti i passi falsi e le incertezze del secondo, <a href=\"http:\/\/www.linkiesta.it\/it\/article\/2016\/09\/22\/il-triste-tramonto-di-obama-il-presidente-delle-promesse-tradite\/31852\/\" target=\"_blank\">definito da Fulvio Scaglione<\/a>\u00a0\u00abil Presidente delle promesse tradite, [\u2026] un cartellone pubblicitario\u00bb.\u00a0Questa <strong>scissione \u00e8 stata tanto ampia e percepibile<\/strong> da aver pi\u00f9 volte ridotto la portata delle scelte maggiormente positive compiute da Obama nei suoi otto anni alla Casa Bianca e, al tempo stesso, aumentato la proporzione dei suoi errori agli occhi dei cittadini americani e degli osservatori internazionali.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em>Sul piano internazionale, gli otto anni di Obama sono stati caratterizzati dal<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/lalba-di-un-mondo-multipolare\/\" target=\"_blank\"><strong> tramonto inesorabile del progetto monopolare<\/strong><\/a> e dalla <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/geopolitica-dellapocalisse\/\" target=\"_blank\">precoce conclusione del \u201cSecolo Americano\u201d<\/a> che sembrava esser stato inaugurato dalla conclusione della Guerra Fredda: il primo Presidente afroamericano della storia statunitense ha dapprima cercato di superare l\u2019insostenibile politica dell\u2019America \u201cgendarme del mondo\u201d ma, sul lungo periodo, si \u00e8 adeguato alla <strong><em>path dependence <\/em>imposta da anni di egemonia dei falchi neoconservatori<\/strong> nelle stanze del potere a Washington e ha presentato un progetto geopolitico corrispondente, in ultima istanza, a una versione <em>soft <\/em>di quello di George W. Bush, tarlato dalle medesime contraddizioni interne. L\u2019ideologia dell\u2019universalismo dei diritti umani ha soppiantato, nella retorica presidenziale, i richiami di Bush al destino manifesto e alla missione messianica dell\u2019America, rivelatesi un boomerang nel momento in cui le forze armate a stelle e strisce arrancavano in Afghanistan e Iraq; tuttavia, le principali mosse compiute dalle amministrazioni di Barack Obama <strong>si inseriscono perfettamente nel solco delle politiche del predecessore<\/strong>. Manlio Dinucci <a href=\"http:\/\/megachip.globalist.it\/Secure\/Detail_News_Display?ID=127097&amp;typeb=0\" target=\"_blank\">ha parlato esplicitamente di \u201cstrategia <em>neocon<\/em>\u201d<\/a> in riferimento alle politiche aggressive contro la <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/se-il-respiro-della-storia-soffia-sulla-libia\/\" target=\"_blank\"><strong>Libia di Gheddafi<\/strong><\/a> e la <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/come-il-pentagono-e-riuscito-ad-insabbiare-la-strage-di-soldati-siriani\/\" target=\"_blank\"><strong>Siria di Assad<\/strong><\/a> condotte dagli Stati Uniti di Obama, la cui principale interprete fu Hillary Clinton nel corso del suo mandato al Dipartimento di Stato (2009-2012). Libia e Siria, dopo l\u2019Iraq, rappresentavano due dei principali bersagli delle invettive dei teorizzatori del cosiddetto <strong>\u201cAsse del Male\u201d<\/strong> indicato da <a href=\"http:\/\/www.heritage.org\/research\/lecture\/beyond-the-axis-of-evil\" target=\"_blank\">falchi del neoconservatorismo come John Bolton<\/a> tra le primarie minacce alla sicurezza nazionale americana. A spianare la strada alla definitiva implosione del Medio Oriente hanno ampiamente contribuito le incongruenze dell\u2019uomo che avrebbe dovuto rimediare ai disastri di Bush, Powell e Cheney ma che <strong>ha finito per amplificarne gli effetti\u00a0<\/strong>perseverando su un\u2019insostenibile ed autolesionista strategia volta a coltivare la <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/geopolitica-dellinstabilita\/\" target=\"_blank\">pericolosa alleanza di Stati infidi <\/a>come <strong>Qatar<\/strong> ed <strong>Arabia Saudita<\/strong>, i quali sul lungo periodo sono stati lasciati liberi di foraggiare i pericolosi gruppi jihadisti che hanno a lungo imperversato in Siria e Iraq.<\/p>\n<blockquote><p>Il <strong>\u201cpatto con il diavolo\u201d<\/strong> descritto ampiamente nell\u2019omonimo saggio di Fulvio Scaglione \u00e8 stato apertamente incentivato da Obama (<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/rassegna-stampa\/altro-che-trump-lincubo-di-hillary-sono-i-sauditi\/\" target=\"_blank\">e ancor di pi\u00f9 dalla Clinton<\/a>), come testimoniato dalle forniture di armi che gli Stati Uniti hanno accordato al regno wahabita dal 2009 ad oggi, <a href=\"http:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-un_nuovo_record_per_obama_115_miliardi_di_dollari_di_armi_allarabia_saudita_durante_la_sua_presidenza\/82_16969\/\" target=\"_blank\">valutate complessivamente <strong>115 miliardi di dollari<\/strong><\/a><\/p><\/blockquote>\n<p>Dalla difesa ad oltranza di Riyadh sulla questione dei risarcimenti alle vittime dell\u201911 settembre che ha portato allo <a href=\"https:\/\/www.google.it\/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=2&amp;cad=rja&amp;uact=8&amp;ved=0ahUKEwj_oueE3aXRAhUoL8AKHfubB1sQFgggMAE&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.ilsole24ore.com%2Fart%2Fmondo%2F2016-09-28%2Fusa-congresso-fa-scattare-legge-denunce-all-arabia-saudita-l-11-settembre--214039.shtml%3Fuuid%3DADQMwrSB&amp;usg=AFQjCNHIB5gNvh7EVVW3-pTdTsxvoNEfFA&amp;sig2=IQ_BrghowcuZ87HxQnBdPg\">scavalcamento del veto di Obama<\/a> da parte del Congresso e dalla lunga inazione di Washington di fronte alle manovre saudite volte a portare al crollo dei prezzi petroliferi negli anni passati.\u00a0A infliggere un\u2019ulteriore stoccata ad una politica internazionale priva di un vero e proprio indirizzo ha concorso il <strong>consolidamento del sistema multipolare<\/strong>, il cui rafforzamento \u00e8 stato indirettamente favorito proprio dal progressivo declino degli Stati Uniti in diverse aree del mondo. All\u2019appannamento dell\u2019America di Obama ha infatti corrisposto la<a href=\"http:\/\/www.circoloproudhon.it\/shop\/rinascita-di-un-impero\/\" target=\"_blank\">ricostruzione della potenza internazionale della Russia di Vladimir Putin<\/a> che, capitalizzando al massimo ogni sua iniziativa strategica, \u00e8 riuscita a ritagliarsi uno spazio geopolitico di rilievo a dispetto degli sfavorevoli rapporti di forza militari, economici e demografici. La ricostruzione di un\u2019autonoma sfera d\u2019influenza russa e il consolidamento della <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/rassegna-stampa\/cina-e-russia-sempre-piu-vicine-cosi-trump-prova-a-dividerle\/\" target=\"_blank\">convergenza tra Mosca e Pechino<\/a> non sono mai stati accettati dall\u2019establishment statunitense e hanno condotto alla crescente <strong>spirale di russofobia<\/strong> di cui chi scrive <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/propaganda-anti-russia\/\" target=\"_blank\">ha parlato in una precedente analisi<\/a> e che \u00e8 culminata con le deliranti accuse di sabotaggi da parte di hacker al soldo del Cremlino delle recenti elezioni presidenziali.<\/p>\n<p>Altrettanto significativi degli scacchi mediorientali e dell\u2019arretramento inesorabile degli USA nello scenario siro-iracheno sono stati i risultati conclusivi a cui \u00e8 giunta la strategia di Obama volta a garantire una base economica alla sfera di influenza americana attraverso la <strong>costituzione di ampie aree di scambio transoceaniche<\/strong> per mezzo dei due accordi-fratelli, il TPP e il TTIP. Per quanto concerne la <em><a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/il-tpp-minaccia-lasia\/\" target=\"_blank\">Trans Pacific Partnership<\/a>, <\/em>l\u2019elezione di Donald Trump e le dichiarazioni del tycoon newyorkese contrarie alla ratifica dell\u2019accordo hanno portato la Casa Bianca a <a href=\"http:\/\/thehill.com\/policy\/finance\/305668-white-house-gives-up-on-passing-the-tpp\" target=\"_blank\">frenare sulla sua entrata in vigore<\/a>, segnando di fatto le sorti di un trattato che<strong> vedeva negli Stati Uniti il punto di riferimento<\/strong>. Sul versante atlantico, invece, l\u2019effetto combinato della <a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/business\/2015\/aug\/03\/ttip-what-why-angry-transatlantic-trade-investment-partnership-guide\" target=\"_blank\">mobilitazione di base dei cittadini europei<\/a>, dei dubbi espressi sull\u2019estensione indiscriminata del libero scambio da parte dei <a href=\"http:\/\/www.ilpost.it\/2016\/08\/29\/negoziati-ttip-gabriel\/\" target=\"_blank\">governi di Francia e Germania<\/a> e del crollo del governo britannico di David Cameron, tra i massimi fautori del TTIP, <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/fenomenologia-del-leave\/\" target=\"_blank\">a seguito del referendum sulla Brexit<\/a> ha condotto al <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/la-dignita-della-democrazia-affossa-il-ttip\/\" target=\"_blank\">naufragio dei negoziati<\/a>.<\/p>\n<p>Il fallimento dei progetti del TTIP e del TPP va ricollegato al progressivo<strong> declino dell\u2019ordine monopolare<\/strong> che Washington ha cercato di imbastire nel corso degli ultimi due decenni: essi, di fatto, avrebbero dovuto sancirne la definitiva consacrazione <strong>attraverso l\u2019isolamento economico<\/strong> dei concorrenti potenziali emergenti per mezzo di meccanismi commerciali ad ampio raggio che creassero aree di libero scambio aventi, in ogni caso, gli Stati Uniti come <em>pivot<\/em>. Il caso del TPP \u00e8 emblematico in quanto direttamente collegato al <a href=\"http:\/\/www.occhidellaguerra.it\/cina-usa-riprende-il-grande-gioco\/\" target=\"_blank\">confronto geopolitico tra gli Stati Uniti e la Repubblica Popolare Cinese<\/a>, nel quale Washington si trova coinvolta potendo contare su un\u2019effettiva superiorit\u00e0 sotto il profilo militare e strategico a cui <strong>non corrisponde un retroterra politico-economico altrettanto saldo<\/strong>, considerata anche l\u2019incerta tenuta delle storiche alleanze con partner di grande importanza nell\u2019area <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/il-giano-bifronte-di-manila\/\" target=\"_blank\">indopacifica come le Filippine <\/a>e <a href=\"https:\/\/www.google.it\/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=1&amp;cad=rja&amp;uact=8&amp;ved=0ahUKEwjPp8OHmKjRAhWeO1AKHZhyAS4QFggcMAA&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.lintellettualedissidente.it%2Festeri-3%2Fla-thailandia-oltre-rama-ix%2F&amp;usg=AFQjCNH6KL75tmrVn9ijfnUmZLxnUla1GQ&amp;sig2=7pai_r4wKWOW-nnQGIaLIg\" target=\"_blank\">la Thailandia<\/a>.<\/p>\n<p>Il declino della strategia internazionale del Presidente Obama \u00e8 stato sancito, negli ultimi mesi, dalla marginalizzazione degli USA nel <strong>progressivo scioglimento di numerosi nodi riguardanti la questione siriana<\/strong>, <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/editoriale\/cosa-ci-insegna-aleppo\/\" target=\"_blank\">primo fra tutti quello di Aleppo<\/a>, la cui riconquista ha spianato la strada alle forze della coalizione filo-governativa, e dall\u2019incentivazione, apparsa a tratti fine a s\u00e9 stessa, della contrapposizione geopolitica con la Russia attraverso lo sbandieramento continuo del caso degli hacker che avrebbero contribuito a favorire l\u2019elezione di Donald Trump. Considerando la questione su una prospettiva pi\u00f9 ampia, le ultime mosse politiche di Obama sono sembrate a tratti veri e propri tentativi di boicottaggio delle strategie del futuro inquilino della Casa Bianca: <strong>paradigmatico \u00e8 stato il recente caso diplomatico tra gli Stati Uniti e Israele<\/strong>, che ha portato Obama ad avvallare l\u2019astensione di Washington alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza condannante gli insediamenti sionisti nei territori palestinesi occupati dopo otto anni di tentennamenti e sostanziale inazione.<\/p>\n<p>Oltre al gi\u00e0 citato Scaglione, altri autorevoli commentatori <a href=\"http:\/\/blog.ilgiornale.it\/foa\/2016\/12\/30\/che-squallore-obama-ora-capite-che-uomo-e-e-perche-con-trump-puo-cambiare-tutto\/\" target=\"_blank\">come Marcello Foa<\/a> e Alberto Negri hanno criticato fortemente le mosse del Presidente uscente, <strong>sottolineandone la piccolezza morale prima ancora che politica<\/strong>. \u00abObama\u00bb, <a href=\"http:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-la_fabbrica_delle_illusioni\/82_18409\/\" target=\"_blank\">scrive Negri<\/a>, \u00abesce di scena in maniera quasi infantile\u00bb, comportandosi come un vero e proprio <strong>\u00abvendicatore della Clinton\u00bb<\/strong> a due mesi dalla sua sconfitta nelle elezioni presidenziali statunitensi. Il canto del cigno di Obama, secondo Foa, \u00abevidenzia soprattutto la frustrazione di un clan che vede svanire il perseguimento dei propri obiettivi strategici\u00bb: l\u2019apparato di potere \u2013 neoconservatore ma non solo \u2013 che ha guidato gli indirizzi della politica estera statunitense negli ultimi anni, contribuendo all\u2019insorgenza di problematiche macroscopiche in diverse aree del mondo. L\u2019uscita di scena di Barack Obama avviene dunque n<strong>ella modalit\u00e0 pi\u00f9 misera che si potesse immaginare:<\/strong> il tramonto di una \u201cnuova era\u201d identica a quella precedente verr\u00e0 certificato definitivamente quando, il prossimo 20 gennaio, Obama si accomiater\u00e0 definitivamente dalla Casa Bianca, lasciandosi alle spalle un <em>mare magnum <\/em>di <strong>illusioni e promesse tradite.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/il-tramonto-di-unera\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/il-tramonto-di-unera\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Andrea Muratore) Si appresta a finire un\u2019idea di America distante dalla realt\u00e0. 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