{"id":27226,"date":"2017-01-07T12:45:10","date_gmt":"2017-01-07T11:45:10","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27226"},"modified":"2017-01-06T22:42:53","modified_gmt":"2017-01-06T21:42:53","slug":"licenziamento-per-profitto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27226","title":{"rendered":"Licenziamento per profitto"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Savino Balzano)<\/strong><\/p>\n<p>un dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio, un olio su tavola della met\u00e0 del XVI secolo, che esprime in parte <strong>quanto stiamo vivendo in questi anni<\/strong>. Guardando l\u2019opera, si apprezza uno scenario di<strong>pacata e serena quotidianit\u00e0<\/strong>: sullo sfondo un pallido sole riscalda tiepidamente le bianche case della citt\u00e0; diverse navi si addentrano nella baia, cariche di ricche merci provenienti da paesi lontani ed esotici, e conducono serenamente i marinai stanchi alle donne perch\u00e9 possano rivivere finalmente quell\u2019amore, inconsapevole di chiss\u00e0 quali segreti custoditi dalla lunga assenza; il mare appare <strong>calmo, sazio, pago<\/strong> e privo di quegli slanci belligeranti e traditori cui a volte si lascia andare; la vegetazione \u00e8 verdeggiante e florida e convive tenera col resto, senza avere nulla a pretendere dalla vita e dal mondo; in primo piano il contadino si poggia fiducioso all\u2019aratro e solca accomodanti fenditure per i suoi semi, <strong>colmi della speranza del raccolto<\/strong>; il pastore conduce il suo gregge e gode all\u2019idea dei guadagni che deriveranno dalla vendita del latte, dei formaggi, della lana; le nuvole scorrono silenziose e le montagne perpetuano la loro noia, <strong>noncuranti<\/strong> come colui il quale \u00e8 troppo grande da poter essere interessato all\u2019uomo e alle sue vicende effimere.<\/p>\n<div id=\"attachment_80164\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-80164 size-large\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/0-1024x654.jpg\" alt=\"Il dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio.\" width=\"1024\" height=\"654\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">\u201cCaduta di Icaro\u201d di Pieter Bruegel il Vecchio.<\/p>\n<\/div>\n<p>Eppure, a guardare con pi\u00f9 attenzione l\u2019opera, ci si rende conto che, nel contesto di una surreale pace indifferente, si consuma una <strong>morte carica tragica inumanit\u00e0<\/strong>: in basso a destra si scorge Icaro che affoga, dopo essere caduto da quel famoso volo vicino al sole, il quale severo col calore dei suoi raggi sciolse la cera di quelle fragili ali costruite dall\u2019ingegno di Dedalo.<\/p>\n<p>Poco di nuovo, penseranno alcuni, dopotutto le dolci note cantavano che <em>ognuno vive dentro i suoi egoismi vestiti di sofismi<\/em> e che non c\u2019\u00e8 rivoluzione nell\u2019affermare che alla fine ognuno si faccia gli affaracci propri a dispetto di qualsiasi forma di coesione e solidariet\u00e0 sociale. Insomma,<strong> se Icaro affoga un po\u2019 se l\u2019\u00e8 cercata<\/strong>: nessuno lo ha costretto a volare cos\u00ec vicino al sole o a librarsi proprio; avrebbe potuto volare basso, in tutti i sensi, o rimanere con i piedi ben piantati a terra. Ancora si potrebbe opinare che l\u2019indifferenza mostratagli \u00e8 un po\u2019 giustificata dal fatto che la sua triste fine possa essere evitata dal resto dell\u2019umanit\u00e0 per s\u00e9 stessa: basta vivere una vita modesta, poco pretenziosa, vanesia o arrogante. In parte forse \u00e8 vero, seppure <strong>in ballo ci sia qualcosa in pi\u00f9 della sopravvivenza stessa di Icaro<\/strong>: si, insomma, aldil\u00e0 della compassione che si possa nutrire per una vita che si spegne, ci\u00f2 che \u00e8 in ballo \u00e8 il mondo che vogliamo, i valori cui decidiamo di ispirare le nostre esistenze, le nostre stesse scelte, <strong>il nostro modello culturale<\/strong>.<\/p>\n<p>Veniamo a noi. Il 7 dicembre scorso, in un silenzio quasi surreale (eccezion fatta per qualche sparuto commento apparso sulla stampa) la <a href=\"http:\/\/www.foroitaliano.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/cass-civ-25201-16.pdf\">Corte di Cassazione ha prodotto la sentenza 25201<\/a>. In maniera molto sintetica, la pronuncia esprime un principio chiaro, ispirato all\u2019art. 41 della Costituzione relativo alla libert\u00e0 di iniziativa economica, consistente nel riconoscere all\u2019imprenditore il diritto di <strong>licenziare un lavoratore per esigenze di profitto<\/strong>. Nella stessa sentenza, inoltre, la Corte stabilisce che non spetti al giudice esprimersi sul merito della valutazione economica delle scelte imprenditoriali, dal momento che il padrone \u00e8 libero di gestire la sua azienda come gli pare e piace.<\/p>\n<p>Ora, teniamo presente che ad esprimersi sul merito non sia stato un giudice di pace di chiss\u00e0 quale provincia dimenticata da Dio, ma la Corte di Cassazione, che \u2013 essendo l\u2019ultimo grado di giudizio previsto dal nostro ordinamento interno \u2013 esercita una <strong>funzione uniformante<\/strong>. In poche parole, se la Cassazione si esprime secondo un certo orientamento, i giudici di primo e secondo grado tenderanno ad uniformarsi, affinch\u00e9 non si vedano rigettare le pronunce dalla Cassazione in caso di ulteriori ricorsi in terzo grado. \u00c8 bene sottolineare, ad onore del vero, che la Corte non si sia pronunciata a sezioni unite e che in precedenza essa abbia prodotto pareri con quest\u2019ultimo contrastanti.\u00a0Tutto qui? Si tratta solo di una sentenza che sottende una vicenda personale, <strong>quella di un povero Icaro che possiamo tranquillamente lasciar affogare nell\u2019indifferenza generale?<\/strong> Decisamente no, sarebbe troppo semplice.<\/p>\n<p>\u00c8 in ballo una scelta, quella di un <strong>modello culturale al quale vogliamo definitivamente ispirarci,<\/strong> quella di un modello culturale per il quale dobbiamo decidere di combattere.\u00a0Che cos\u2019\u00e8 un licenziamento? In quali casi, quantomeno relativamente al licenziamento economico, pensiamo che il ricorso a tale strumento sia legittimo?\u00a0<strong>Abbiamo dinanzi a noi due modelli<\/strong>: il primo \u00e8 quello per il quale il licenziamento sia da considerarsi un\u2019<strong><em>estrema ratio<\/em><\/strong>, uno strumento cui ricorrere con sofferenza e logoramento interiore, proprio quando altra strada non sia percorribile, quando non vi sia altra via perch\u00e9 la baracca possa restare in piedi; il secondo \u00e8 quello del <strong>licenziamento totalmente liberalizzato e indiscriminato<\/strong>, legato al contenimento dei costi e alla massimizzazione del profitto, allo sgravare l\u2019azienda da voci di costo rimpiazzabili e riconducibili a funzioni spalmabili su altri colleghi, magari caricando di peso i superstiti come fossero cafoni delle campagne cerignolane.<\/p>\n<p><strong>La questione \u00e8 assai seria e pericolosa<\/strong>. <strong>Siamo a un bivio<\/strong>: dobbiamo scegliere se considerare il lavoratore come una persona, con tutte le implicazioni del suo essere umano, oppure come una mera voce di costo da espungere perch\u00e9 si possano utilizzare quei fondi per nuovi complementi d\u2019arredo nell\u2019ufficio dell\u2019Amministratore Delegato.<\/p>\n<p>Questo discorso poi, che inevitabilmente ci spinge a considerare assurda la sentenza in questione, non pu\u00f2 essere scollegato dal tema del <strong>licenziamento illegittimo<\/strong>. Come molti gi\u00e0 sapranno, il 2017 \u00e8 un anno importante anche per la dura battaglia che la CGIL ha deciso di intraprendere, non da sola dal momento che l\u2019iniziativa \u00e8 supportata da numerose realt\u00e0 sindacali esterne alla vecchia confederazione. \u00c8 stato infatti<strong>indetto un referendum abrogativo<\/strong> volto all\u2019eliminazione, tra le altre cose, delle norme che impediscono il <strong>reintegro<\/strong> in caso di licenziamento illegittimo.<\/p>\n<p>\u00c8 davvero stucchevole dover assistere agli interventi che alcuni politici, per la verit\u00e0 quasi tutti del PD, hanno gi\u00e0 cominciato a fare nelle varie televisioni. Il leitmotiv \u00e8 sempre dannatamente lo stesso: pare che <strong>un ritorno al passato<\/strong>, alla normativa desueta dello Statuto dei Lavoratori, citata con lo stesso disprezzo di chi parlando masticasse uno spicchio di limone, <strong>sia assolutamente insostenibile<\/strong> dal momento che le aziende necessitino di elasticit\u00e0 nella gestione della loro organizzazione produttiva. In TV continuano imperterriti a sostenere, parlando della legge 300 del 1970 (lo Statuto, appunto), che non possiamo certo permetterci di tornare a quarant\u2019anni fa.<\/p>\n<p>Dinanzi ad affermazioni di questo tipo si fa veramente fatica a mantenere la calma: prima di tutto sono considerazioni semplicemente illogiche, basti tener presente che<strong> certi diritti non possano essere ritenuti validi in base alla loro et\u00e0<\/strong>. I diritti civili si affermano in Europa convenzionalmente nel XVII secolo e non per questo ci verrebbe oggi da pensare di abolirli. I principi fondamentali della Costituzione sono entrati in vigore nel 1948 e non per questo ci verrebbe di metterli in discussione oggi, tanto \u00e8 vero che non possono essere oggetto di revisione costituzionale.\u00a0Ad ogni modo, oltre ad essere profondamente illogica, un\u2019affermazione di questo tipo \u00e8 gravemente mendace ed \u00e8 il caso di ripeterlo fino alla nausea: <strong>gi\u00e0 la vecchia normativa prevedeva la possibilit\u00e0 di licenziare liberamente<\/strong>, purch\u00e9 sussistessero comprovati motivi soggettivi o oggettivi. L\u2019art. 18 dello Statuto dei lavoratori serviva solo a garantire il reintegro in caso di licenziamento illegittimo, ossia immotivato.\u00a0Ora, ammesso che il licenziamento illegittimo garantisca nuovi strumenti utili alle aziende per svilupparsi e creare profitto (e i dati non confermano tale orientamento!), siamo disposti a sacrificare<strong> il diritto di una persona a riavere il posto di lavoro<\/strong> in caso di licenziamento immotivato? \u00c8 questo il punto, \u00e8 su questo che si gioca la<strong> reale battaglia<\/strong>.<\/p>\n<p>La politica, dal canto suo, prova a difendere, con argomentazioni illogiche e mendaci, le sue posizioni creando quella guerra tra poveri che spinge comprensibilmente chi ha fame a<strong> confondere il diritto col privilegio<\/strong>. Facciamo uno sforzo di immaginazione: un tizio viene licenziato perch\u00e9 in ufficio ha inavvertitamente urtato un vaso che cadendo si \u00e8 rotto. Decide di ricorrere al giudice del lavoro perch\u00e9 sostiene che, per quanto il fatto sussista (in effetti ha sfasciato il vaso), esso fosse involontario e non costituisca motivazione sufficiente al licenziamento. Ebbene, l\u2019attuale normativa, anche qualora il giudice dovesse ravvisare che il lavoratore abbia ragione, non prevede possibilit\u00e0 di riottenere il posto di lavoro: al massimo il lavoratore pu\u00f2 sperare in un indennizzo economico. In un caso del genere,<strong> il reintegro nel posto di lavoro \u00e8 da considerarsi un diritto inalienabile o un privilegio sacrificabile?<\/strong><\/p>\n<p>Concludiamo ricorrendo a un\u2019immagine romantica perch\u00e9 quasi sempre i diritti sono il frutto di una lotta condotta con grande sacrificio da eroi romantici, spesso a costo della stessa vita. Poi il romanticismo non va pi\u00f9 di moda e forse dobbiamo cercare di restaurarlo, proprio come i diritti. Oggi \u00e8 necessario essere coraggiosi per professarsi romantici, proprio come coraggioso deve essere l\u2019uomo disposto a lottare per i propri diritti. \u00c8 dolce quindi <strong>pensare che il diritto sia come un raggio di sole<\/strong>: il fatto che abbronzi il viso di qualcuno, non comporta che non ne possa godere anche qualcun altro.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/italia-2\/licenziamento-per-profitto-al-bivio-di-una-scelta-etica\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/italia-2\/licenziamento-per-profitto-al-bivio-di-una-scelta-etica\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Savino Balzano) un dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio, un olio su tavola della met\u00e0 del XVI secolo, che esprime in parte quanto stiamo vivendo in questi anni. 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