{"id":27270,"date":"2017-01-11T00:48:16","date_gmt":"2017-01-10T23:48:16","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27270"},"modified":"2017-01-12T14:34:19","modified_gmt":"2017-01-12T13:34:19","slug":"la-meningite-in-toscana-e-perche-non-viene-dallafrica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27270","title":{"rendered":"La meningite in Toscana (e perch\u00e9 non viene dall\u2019Africa)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Pubblichiamo questo articolo, secondo me il migliore che circola in rete in questi giorni (e che mi ha evitato parecchie ore di studio per scrivere qualcosa di sensato). Leggetelo con attenzione.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Vorrei per\u00f2 aggiungere che l&#8217;allarmismo causato dal tam tam mediatico \u00e8 fuori luogo oltre per le ragioni chiaramente esposte qua sotto anche per un motivo molto pi\u00f9 semplice. Come vedrete la meningite colpisce meno di 2000 persone l&#8217;anno in Italia, e ne uccide molte meno. Un confronto con le principali malattie che causano decessi nel nostro Paese (dati Istat 2012) dovrebbe farvi capire che i problemi sono altri, almeno per le persone che non ne sono direttamente coinvolte. (DV)<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-27272\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Clipboard01-1.jpg\" width=\"10140\" height=\"2904\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Clipboard01-1.jpg 2535w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Clipboard01-1-300x86.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Clipboard01-1-768x220.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Clipboard01-1-1024x293.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 10140px) 100vw, 10140px\" \/><\/p>\n<p><strong>di MYGENOMIX <\/strong>(<a href=\"https:\/\/mygenomix.wordpress.com\/\">https:\/\/mygenomix.wordpress.com\/<\/a>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi ha portato la meningite in Toscana? Nelle ultime settimane se ne \u00e8 parlato moltissimo sui social network. A volte in modo pacato, altre volte con toni molto accesi, in ogni caso non sempre con la necessaria precisione. Se avete seguito il dibattito, \u00e8 possibile che vi siate gi\u00e0 fatti la vostra idea sull\u2019argomento, ma forse alcuni di voi sono ancora confusi. Chi ha un minimo di dimestichezza con i social sa che le discussioni online sono spesso difficili da seguire, e in mezzo al caotico inseguirsi dei commenti e dei \u201cmi piace\u201d capita che alla fine non si riesca pi\u00f9 a distinguere i fatti dalle opinioni.\u00a0Lo scopo di questo post \u00e8 cercare di rispondere, dati alla mano, alla domanda di partenza, evidenziando alcuni aspetti che nei dibattiti di questi giorni sono stati trascurati. Se avrete la pazienza di leggere fino in fondo, forse imparerete anche voi, come me, qualcosa di nuovo e interessante (anche nel caso in cui una risposta ce l\u2019abbiate gi\u00e0).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <strong>meningite<\/strong> \u00e8 un\u2019infiammazione delle meningi, cio\u00e8 le membrane che rivestono e proteggono il cervello e il midollo spinale. Ne esistono forme lievi, come quelle di origine virale, e forme pi\u00f9 gravi e addirittura letali, perlopi\u00f9 batteriche. Sono\u00a0diversi i batteri in grado di causare la meningite. I principali sono <em>Neisseria meningitis<\/em> (meningococco), <em>Streptococcus pneumoniae<\/em> (pneumococco) e <em>Haemophilus influenzae<\/em>\u00a0(emofilo) di tipo B. Fino agli anni 90, era quest\u2019ultimo\u00a0a causare\u00a0la maggior parte dei casi di meningite nei bambini con meno di cinque anni, ma in seguito all\u2019introduzione del vaccino esavalente i numeri si sono notevolmente ridotti. Al giorno d\u2019oggi, la maggior parte delle meningiti in Italia sono da pneumococco, mentre le meningiti da meningocco sono pi\u00f9 rare. I casi di meningite riscontrati in Toscana negli ultimi due anni appartengono a quest\u2019ultima categoria, e destano particolare preoccupazione perch\u00e9 si stanno presentando in numero pi\u00f9 alto rispetto ai casi registrati in questa regione\u00a0negli anni precedenti. Al fine di sgombrare subito il campo da ogni dubbio, <strong>in Italia non esiste nessuna epidemia<\/strong> di meningite: a livello nazionale, infatti, i numeri sono in linea con quelli rilevati in passato (1479 nel 2014, 1815 nel 2015, 1376 nel 2016). L\u2019anomalia riguarda\u00a0esclusivamente la regione Toscana, per la quale si pu\u00f2 parlare, tecnicamente, di <strong>focolai epidemici<\/strong>. La peculiare situazione toscana \u00e8 ben illustrata da questa figura, che riporta l\u2019incidenza del meningococco come numero di casi su 100000 abitanti (figura estratta da <a href=\"http:\/\/www.eurosurveillance.org\/ViewArticle.aspx?ArticleId=21423\" target=\"_blank\">Stefanelli et al, 2016<\/a>).\u00a0Nello specifico, il batterio coinvolto\u00a0in questo caso \u00e8 un meningococco di tipo C.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-6776\" src=\"https:\/\/mygenomix.files.wordpress.com\/2017\/01\/toscana.png?w=700\" alt=\"toscana\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il meningococco <em>Neisseria meningitis<\/em>, infatti, pu\u00f2 essere classificato in diversi <strong>sierogruppi<\/strong>, a seconda delle molecole (antigeni) che il batterio presenta sulla sua capsula polisaccaridica, cio\u00e8 il rivestimento esterno protettivo che \u00e8 considerato il suo maggiore fattore di virulenza. L\u2019identificazione degli antigeni presenti sulla capsula del batterio pu\u00f2 essere fatta con tecniche standard di microbiologia come i saggi di agglutinazione, dove si usano vari anticorpi per \u201csondare\u201d la superficie della cellula batterica, oppure tramite PCR, in cui\u00a0si sequenziano direttamente i geni della capsula. I sierogruppi in grado di causare epidemie sono A, B, C, X, Y, W. Ognuno di questi ha una diffusione geografica caratteristica: in Italia, ad esempio, prevalgono il tipo B e il tipo C. Lo evidenzia molto bene la tabella seguente, estratta dagli ultimi <a href=\"http:\/\/www.iss.it\/binary\/mabi\/cont\/Report_MBI_20161116_v11.pdf\" target=\"_blank\">dati di sorveglianza<\/a> sulle malattie batteriche invasive (aggiornati a novembre 2016). Si nota, tra l\u2019altro, il sorpasso del sierogruppo C sul B, avvenuto nel 2015 in concomitanza con l\u2019anomalia toscana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-6782\" src=\"https:\/\/mygenomix.files.wordpress.com\/2017\/01\/sorveglianza.png?w=700\" alt=\"sorveglianza\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019identificazione del sierogruppo \u00e8 sicuramente un passaggio fondamentale, utilissimo ad esempio per capire quale vaccino utilizzare per arrestare eventuali epidemie. Possiamo per\u00f2 fare molto di pi\u00f9: un ceppo di meningococco, infatti, pu\u00f2 anche essere classificato in modo pi\u00f9 preciso grazie a\u00a0una tecnica molto usata in microbiologia, il sequenziamento <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Multilocus_sequence_typing\" target=\"_blank\">MLST<\/a> (Multi Locus Sequence Typing). In pratica, si vanno a sequenziare delle piccole porzioni di <a href=\"http:\/\/pubmlst.org\/neisseria\/\">sette diversi geni<\/a>, che nell\u2019insieme forniscono una sorta di identikit del ceppo batterico. Una classificazione cos\u00ec fine permette di monitorare in modo molto preciso la diffusione di un patogeno, e in alcuni casi di ipotizzarne la sua origine geografica. Proprio grazie alla tecnica MLST \u00e8 stato possibile identificare con precisione il ceppo responsabile dei casi di meningite in Toscana: si tratta di <strong>ST-11<\/strong>, un ceppo batterico che circola in Europa ormai da diversi anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembrer\u00e0\u00a0incredibile, ma le discussioni che in questi giorni hanno infiammato i social network ruotavano attorno\u00a0a questo concetto molto tecnico dei ceppi batterici. Una questione\u00a0per addetti ai lavori, si direbbe, ma che in questa circostanza ha provocato accesi dibattiti e che alla fine si \u00e8 allargata, commento dopo commento, fino a trasformarsi nell\u2019eterna domanda: la scienza \u00e8 democratica? Tranquilli, non parler\u00f2 di questo argomento, altri pi\u00f9 competenti di me lo hanno gi\u00e0 fatto e rischierei solo di annoiarvi. Quello che mi preme sottolineare \u00e8 il vero motivo per cui <strong>gli immigrati africani non possono essere ritenuti in alcun modo responsabili dei casi di meningite che si sono verificati in Toscana<\/strong>, una tesi come vedremo\u00a0priva di ogni fondamento. Alcuni esperti, tra cui il noto medico Roberto Burioni, hanno tentato subito di smontare questa teoria, affermando sostanzialmente che gli immigrati non c\u2019entrano nulla con questa storia perch\u00e9 il sierogruppo C (responsabile dei casi in Toscana) non \u00e8 fra quelli diffusi in Africa. Per molti queste parole\u00a0hanno chiuso definitivamente la questione, e\u00a0la verit\u00e0 unanimemente accettata da giornali e TV \u00e8 diventata questa: il meningococco\u00a0C in Africa non esiste. Il problema \u00e8 che, forse per esigenze di semplificazione, gli esperti avevano omesso un\u2019informazione importante, che essendo reperibile in rete su siti affidabili come quello dell\u2019OMS \u00e8 venuta inevitabilmente a galla senza timore di essere smentita: il meningococco C, in Africa, esiste eccome. In particolare, secondo un <a href=\"http:\/\/www.who.int\/wer\/2016\/wer9116.pdf\" target=\"_blank\">bollettino dell\u2019OMS<\/a>, <strong>il meningococco di tipo C \u00e8 stato, nel 2015, la prima causa di meningite batterica nella cosiddetta \u201cmeningitis belt\u201d<\/strong>, ossia la fascia di Paesi subsahariani che va dal Senegal all\u2019Etiopia. Fino a qualche anno fa, come dimostra il grafico seguente (preso dal <a href=\"http:\/\/who.int\/immunization\/research\/meetings_workshops\/Bita_Lingani_Ronveaux_MVPconf16.pdf?ua=1\" target=\"_blank\">sito<\/a> dell\u2019OMS), il meningococco A era il sierogruppo dominante nell\u2019Africa subsahariana, mentre il tipo C era praticamente inesistente, esattamente come si diceva all\u2019inizio. Nel 2010, per\u00f2, \u00e8 partita una vaccinazione di massa per il meningococco A che ha modificato radicalmente il panorama della meningite in Africa: il meningococco A (in rosso) \u00e8 progressivamente scomparso (s\u00ec, perch\u00e9 i vaccini funzionano!), lasciando il posto ad altri sierogruppi come il W (in blu), o alle meningiti da pneumococco (in verde). L\u2019anomalia del 2015 \u00e8 dovuta essenzialmente a grandi <strong>epidemie avvenute in Niger e in Nigeria<\/strong>, che hanno fatto salire alle stelle le statistiche del meningococco C (nel grafico in azzurro).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-6808\" src=\"https:\/\/mygenomix.files.wordpress.com\/2017\/01\/meningite.png?w=700\" alt=\"meningite\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I numeri sono inequivocabili, comprensibile quindi che a molti sia venuto il dubbio: ma siamo proprio sicuri che i migranti non c\u2019entrino nulla? Ebbene, la risposta ancora una volta \u00e8 s\u00ec: <strong>i migranti non c\u2019entrano nulla<\/strong>. E non perch\u00e9 il tipo C in Africa non esista, come si diceva all\u2019inizio, ma perch\u00e9 il meningococco C africano \u00e8 completamente diverso da quello toscano. La risposta che cerchiamo, infatti, ce la fornisce la <strong>classificazione fine<\/strong>, quella ottenuta con la tecnica MLST: mentre il ceppo toscano \u00e8 denominato <strong>ST-11<\/strong>, il ceppo responsabile delle grandi epidemie africane del 2015 \u00e8 stato chiamato <strong>ST-10217<\/strong> ed \u00e8 un ceppo completamente nuovo, mai rilevato in precedenza. Stiamo parlando quindi sempre di meningite, e sempre da meningococco di tipo C; quando si va a guardare l\u2019identikit pi\u00f9 preciso, per\u00f2, risulta evidente che siamo di fronte a due ceppi batterici differenti. Questi casi di meningite, meglio ripeterlo ancora una volta, non hanno nessuna relazione con le epidemie africane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019epidemiologia \u00e8 una faccenda complicata. I batteri si spostano insieme a noi: salgono sui barconi dei migranti e sugli aerei dei turisti, si moltiplicano\u00a0sui treni affollati\u00a0della mattina presto, e a volte \u2013 come nel caso del\u00a0meningococco \u2013 viaggiano in incognito, trasportati da inconsapevoli portatori sani. Come spesso accade, per conoscere la verit\u00e0 tocca andare in fondo alle questioni. \u00c8 un <strong>processo faticoso<\/strong> che a volte ti porta\u00a0ad affrontare questioni tecniche molto complesse e ti costringe a mettere in discussione i tuoi preconcetti, ma alla fine ne vale\u00a0la pena.<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ringrazio Roberta Villa, Riccardo Gallina e il professor Pier Luigi Lopalco per i preziosi suggerimenti, le informazioni e i link che hanno condiviso con me.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Informazioni generali sulla meningite:<\/em><\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><em><a href=\"http:\/\/www.epicentro.iss.it\/problemi\/meningiti\/meningite.asp\" target=\"_blank\">Malattie batteriche invasive (sepsi e meningiti), Epicentro ISS<\/a><\/em><\/li>\n<li><em><a href=\"http:\/\/www.who.int\/mediacentre\/factsheets\/fs141\/en\/\" target=\"_blank\">Meningoccal meningits factsheet, WHO.<\/a><\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Risorse utili sulla situazione italiana:<\/em><\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><em><a href=\"http:\/\/www.salute.gov.it\/portale\/news\/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&amp;menu=notizie&amp;p=dalministero&amp;id=2788\" target=\"_blank\">Meningite, il punto della situazione in Italia, Ministero della Salute<\/a><\/em><\/li>\n<li><em><a href=\"http:\/\/www.iss.it\/binary\/mabi\/cont\/Report_MBI_20161116_v11.pdf\" target=\"_blank\">Dati di sorveglianza delle malattie batteriche invasive aggiornati al 16 novembre 2016, Istituto Superiore di Sanit\u00e0<\/a><\/em><\/li>\n<li><em><a href=\"http:\/\/www.eurosurveillance.org\/ViewArticle.aspx?ArticleId=21423\" target=\"_blank\">Stefanelli et al: \u201cIncreased incidence of invasive meningococcal\u00a0disease of\u00a0serogroup C \/ clonal complex 11, Tuscany, Italy, 2015 to 2016\u201d<\/a><\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Risorse utili sulla situazione africana:<\/em><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><em><a href=\"http:\/\/www.who.int\/wer\/2016\/wer9116.pdf\" target=\"_blank\">Weekly Epidemiological Record, WHO, 22 april 2016<\/a><\/em><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><em><a href=\"http:\/\/who.int\/immunization\/research\/meetings_workshops\/Bita_Lingani_Ronveaux_MVPconf16.pdf?ua=1\" target=\"_blank\">Bita et al: \u201cMeningitis surveillance in the African meningitis belt\u201d<\/a><\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblichiamo questo articolo, secondo me il migliore che circola in rete in questi giorni (e che mi ha evitato parecchie ore di studio per scrivere qualcosa di sensato). 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