{"id":27325,"date":"2017-01-11T11:53:40","date_gmt":"2017-01-11T10:53:40","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27325"},"modified":"2017-01-11T11:53:40","modified_gmt":"2017-01-11T10:53:40","slug":"licenziati-per-profitto2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27325","title":{"rendered":"Licenziati per profitto\/2"},"content":{"rendered":"<p>da <strong>CARLO CLERICETTI (di Nicola Acocella e Riccardo Leoni)<\/strong><\/p>\n<p><em>Sulla sentenza della Cassazione di cui abbiamo parlato nell&#8217;<a href=\"http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2017\/01\/08\/licenziati-per-profitto\/\">articolo precedente<\/a> due autorevoli economisti hanno inviato questo intervento, che \u00e8 senza dubbio un contributo molto utile alla comprensione del processo politico, culturale e legislativo che ha condotto a questo esito.<\/em><\/p>\n<p>Caro Carlo,<br \/>\nconcordiamo con diverse delle tue argomentazioni. Nella frase-chiave che il tuo articolo riprende, potrebbe colpire &#8211; per chi non \u00e8 stato molto attento alle riforme introdotte da Monti e Fornero &#8211; il passo della Corte di Cassazione secondo cui fra le ragioni che il datore di lavoro pu\u00f2 addurre\u00a0 per licenziare un lavoratore\u00a0 &#8220;non \u00e8 possibile escludere quelle dirette ad una migliore efficienza gestionale ovvero ad un incremento della redditivit\u00e0 dell&#8217;impresa&#8221;. Vorremmo richiamare alla tua attenzione e quella dei tuoi lettori quanto scrivevamo nel 2012 (su Quaderni di Rassegna Sindacale &#8211; Lavori, n.2) a questo proposito:<\/p>\n<p><i>Solo la giurisprudenza sar\u00e0 in grado di fornire elementi e casi per una valutazione concreta di questa nuova formulazione della licenziabilit\u00e0 di un lavoratore. Stante il fatto che il giudice non pu\u00f2 entrare nel merito delle valutazioni tecniche, organizzative e produttive del datore di lavoro che licenzia (pena l\u2019impugnabilit\u00e0 della sua sentenza), non sembra difficile immaginare la possibilit\u00e0 concreta di aggirare le clausole normate, facendo rientrare in questa fattispecie (il licenziamento economico legittimo, o preteso tale) tutte le \u2018furberie\u2019 (finte giustificazioni economiche, al posto di quelle soggettive o discriminatorie, cos\u00ec come temporanee esternalizzazioni fatte ad arte), che consentono all\u2019impresa, se va male davanti al giudice, di cavarsela con un\u2019indennit\u00e0 risarcitoria. Questa discrezionalit\u00e0 (economica) consentir\u00e0 d\u2019ora in avanti alle imprese di sostituire anche lavoratori cinquantenni (che costano relativamente di pi\u00f9) con venticinquenni (vale a dire, padri contro figli), di sostituire Tizio con Caio, adducendo nel primo caso l\u2019economicit\u00e0 dell\u2019operazione, nel secondo la minor bravura del lavoratore sostituito rispetto al neoassunto. Quali motivi pi\u00f9 economici di questi sarebbero \u2018manifestamente fondati\u2019 per rendere legittimo il licenziamento economico? L\u2019idea di fondo \u00e8 quella che d\u2019ora in poi la concorrenza che i lavoratori si faranno nella ricerca del lavoro li indurr\u00e0 ad accettare un salario via via minore (unitamente ad altre condizioni lavorative) pur di ottenere un posto di lavoro.<\/i><i><br \/>\n<\/i><i><br \/>\n<\/i>La Cassazione non ha fatto altro che dare corpo e sostanza a quella visione neoclassica del legislatore, guidato in quei giorni dai teorici-politici-ideologi Monti e Fornero, secondo cui la massimizzazione del profitto (impostazione micro) risolve quasi sempre il problema della disoccupazione, purch\u00e9 venga rimosso ogni impedimento (quale l&#8217;art.18 dello Statuto dei Lavoratori) al libero sprigionarsi della competitivit\u00e0 fra i lavoratori, ogni ostacolo alla sostituibilit\u00e0 tra occupati costosi e disoccupati meno costosi. E&#8217; la logica della &#8216;domanda di lavoro&#8217; della teoria neoclassica mainstream, secondo cui la concorrenza tra occupati e disoccupati abbassa il salario, da cui conseguirebbe &#8211; secondo i dettami di quella teoria &#8211; una riduzione nell&#8217;uso del capitale tecnologico e quindi un aumento dell&#8217;occupazione. Dettami che per Monti-Fornero &amp; C. costituiscono, per loro formazione culturale ma soprattutto per &#8216;convinzioni personali&#8217;, una legge ferrea del funzionamento del mercato del lavoro.\u00a0 Forse il liberale macroeconomista Keynes non \u00e8 stato letto, o \u00e8 stato rimosso, o non \u00e8 stato sufficientemente compreso (cos\u00ec come gli insegnamenti di altri liberali, quali Ciampi, Einaudi, Coase, Solow), poich\u00e9 altrimenti ci si dovrebbe ricordare la &#8216;vendetta del mercato&#8217; che una compressione dei salari genera sul lato della domanda aggregata dei beni.<\/p>\n<p>E i costi sociali? E il secondo comma dell&#8217;art. 41 della (salvata) costituzione che tu richiami? Sono i costi del progresso, sono incidenti della storia, per loro, che risolvono con qualche espressione di rammarico e con qualche lacrima. Per noi? Ben venga il referendum sul reintegro dell&#8217;art. 18, sull&#8217;abrogazione dei voucher, sull&#8217;introduzione della responsabilit\u00e0 solidale delle ditte appaltanti e subappaltanti nei confronti dei salari e dei contributi da versare ai loro dipendenti.<\/p>\n<p><em>Come Acocella e Leoni chiariscono bene, la sentenza di cui parliamo non \u00e8 altro che la conseguenza giuridica di un&#8217;impostazione teorica, quella della scuola neoclassica che comunemente ricomprendiamo sotto il termine &#8220;neoliberismo&#8221;, che \u00e8 stata tradotta in interventi legislativi. E&#8217; l&#8217;impostazione dominante tra gli economisti fin dagli anni 80 del secolo scorso, che ha informato le politiche economiche di tutti i governi e che ha generato la situazione nella quale ci troviamo, con l&#8217;impennata delle disuguaglianze e la svalutazione del lavoro.<\/em><\/p>\n<p><em>La &#8220;vendetta del mercato&#8221; di cui parlano i due economisti \u00e8 puntualmente arrivata, con la crisi esplosa nel 2008 e tuttora non risolta, tanto che si parla di &#8220;stagnazione secolare&#8221;. Nemmeno questo, per\u00f2, \u00e8 stato sufficiente a far riconoscere quanto quella impostazione &#8211; da cui nel frattempo si erano fatti conquistare anche i partiti socialdemocratici &#8211; sia sbagliata. Non \u00e8 (solo) questione di ottusit\u00e0 ideologica: questa situazione \u00e8 svantaggiosa per la grande maggioranza dei cittadini dei paesi di pi\u00f9 antico sviluppo, ma molto vantaggiosa per le minoranze in cima alla piramide sociale di quei paesi, che si appropriano di quasi tutto l&#8217;aumento del reddito prodotto. Quelle maggioranze non trovano pi\u00f9 rappresentanza politica nei partiti che tradizionalmente rappresentavano i loro interessi: di qui la crescita dei nuovi soggetti politici oggi generalmente definiti &#8220;populisti&#8221;. Se non ci sar\u00e0 in tempi brevi un deciso cambiamento di rotta, dunque, il problema non sar\u00e0 solo un migliore funzionamento dell&#8217;economia: quello che \u00e8 a rischio \u00e8 la stessa sopravvivenza dei sistemi democratici. (C. Cl.)<\/em><\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2017\/01\/10\/licenziati-per-profitto2\/\">http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2017\/01\/10\/licenziati-per-profitto2\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da CARLO CLERICETTI (di Nicola Acocella e Riccardo Leoni) Sulla sentenza della Cassazione di cui abbiamo parlato nell&#8217;articolo precedente due autorevoli economisti hanno inviato questo intervento, che \u00e8 senza dubbio un contributo molto utile alla comprensione del processo politico, culturale e legislativo che ha condotto a questo esito. Caro Carlo, concordiamo con diverse delle tue argomentazioni. 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