{"id":27357,"date":"2017-01-12T11:44:41","date_gmt":"2017-01-12T10:44:41","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27357"},"modified":"2017-01-12T11:44:41","modified_gmt":"2017-01-12T10:44:41","slug":"jacques-sapir-donald-trump-e-il-protezionismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27357","title":{"rendered":"Jacques Sapir: Donald Trump e il protezionismo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il libero scambio, sostiene Sapir, riduce la crescita e aumenta i profitti, cio\u00e8 promuove non l&#8217;aumento del reddito complessivo ma la sua trasmigrazione dai poveri ai ricchi, perch\u00e9, invece di stimolare i progetti imprenditoriali, serve soprattutto come strumento del dumping salariale, sociale e fiscale; il protezionismo \u00e8 dunque necessario, non solo perch\u00e9 corregge l&#8217;inefficienza del libero scambio, ma anche perch\u00e9 comporta la regolamentazione pubblica dell&#8217;economia , che fa della crescita non il fine ma la premessa della civilt\u00e0.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"15veybHRiw\"><p><a href=\"https:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5583\">Donald Trump et le protectionnisme<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p><iframe class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; clip: rect(1px, 1px, 1px, 1px);\" title=\"\u00ab\u00a0Donald Trump et le protectionnisme\u00a0\u00bb &#8212; RussEurope\" src=\"https:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5583\/embed#?secret=aNfdo7zzDe#?secret=15veybHRiw\" data-secret=\"15veybHRiw\" width=\"500\" height=\"282\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Traduzione di <em>Paolo Di Remigio<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size: 18pt;\">Donald Trump e il protezionismo<\/span><\/strong><br \/>\n<strong>Jacques Sapir<\/strong> \u2022 10 gennaio 2017<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le dichiarazioni recenti di Donald Trump hanno messo in piena luce la questione del protezionismo. Com&#8217;\u00e8 noto, il presidente americano appena eletto ha esortato le grandi imprese a \u00abrilocalizzare\u00bb le loro produzioni nel territorio degli Stati Uniti. E i primi risultati ottenuti, quando l&#8217;insediamento di Donald Trump non ha ancora avuto luogo, sono effettivamente incoraggianti. Un certo numero di imprese, come Ford, Chrysler, ma anche General Motors, Samsung o LVMH, hanno annunciato la loro decisione di tornare negli Stati Uniti. Questo invita a porre due questioni: se sia un buon risultato a medio e lungo termine, e con che mezzo si possano obbligare le imprese a \u00abrilocalizzare\u00bb le loro produzioni.<br \/>\nI metodi protezionisti hanno una fama piuttosto cattiva. Su questo argomento \u00e8 sufficiente vedere la reazione di Lionel Fontagn\u00e9, ex direttore del CEPIL, al telegiornale delle 20.00 di France-2. Ma \u00e8 una reazione giustificata? L&#8217;argomento che Fontagn\u00e9 vuole \u00abdecisivo\u00bb \u00e8 il seguente: le produzioni rilocalizzate saranno pi\u00f9 care delle produzioni importate; dunque, i posti di lavoro guadagnati con queste rilocalizzazioni saranno compensati da perdite di posti di lavoro generate dalle perdite di reddito delle famiglie generate da questi sovraccosti. Tuttavia, con il suo furore antiprotezionista, il signor Fontagn\u00e9 dimentica un punto essenziale: il reddito delle famiglie sar\u00e0 accresciuto dall&#8217;assunzione di lavoratori supplementari, che riceveranno un salario anzich\u00e9 ricevere delle indennit\u00e0 di disoccupazione. E si sa che nell&#8217;industria il livello medio dei salari \u00e8 largamente superiore al livello di queste indennit\u00e0. Se il signor Fontagn\u00e9 avesse voluto presentare onestamente la questione del protezionismo, avrebbe confrontato la perdita di potere d&#8217;acquisto con il guadagno generato dal ritorno al posto di lavoro. Del resto, non \u00e8 molto difficile. In Francia negli anni \u201980 la produzione di vetture era di circa 4 milioni di esemplari l&#8217;anno. Attualmente \u00e8 caduta a 2 milioni. Supponiamo che con diversi metodi protezionisti si arrivi a produrre 500 000 veicoli di pi\u00f9 all&#8217;anno, che queste vetture siano nel segmento \u00abmedio-basso\u00bb a un prezzo di 10 000 euro, e che il sovraccosto sia del 10%, il che spiega perch\u00e9 le vetture di questo segmento siano largamente prodotte all&#8217;estero. La perdita di reddito si stabilisce a 500 000 x (10 000 x 0,10) = 500 milioni di euro. Ma queste vetture dovranno essere prodotte. Bisogner\u00e0 costruire una nuova linea di montaggio di circa 7000 lavoratori, bisogner\u00e0 accrescere la produzione dei sub-fornitori, accrescere il consumo di elettricit\u00e0, in breve si pu\u00f2 stimare che circa un 40% del prezzo di vendita sar\u00e0 reintrodotto nell&#8217;economia francese (supponendo che quasi il 60% serva a pagare beni e servizi importati). Abbiamo dunque 500 000 x 11000 (prezzo in Francia) x 0.4 = 2200 milioni di euro. Dunque abbiamo una sottrazione di 500 milioni di euro dovuta al rialzo del prezzo e un&#8217;aggiunta di 2200 milioni di euro; questo significa un accrescimento <em><strong>netto<\/strong> <\/em>di 1700 milioni di euro iniettati nell&#8217;economia francese.<br \/>\nIn effetti, si pu\u00f2 pensare che se saranno prese misure protezioniste tutta la produzione di automobili in Francia sar\u00e0 colpita dai rialzi di prezzo. Ma questo rialzo generalizzato sar\u00e0 meno importante del 10%, perch\u00e9 le vetture gi\u00e0 prodotte in Francia hanno una parte dei loro componenti prodotti sul territorio francese. D&#8217;altra parte, se si prendono queste misure, la parte di componenti prodotti in Francia aumenter\u00e0. \u00c8 dunque certo che il sovraccosto sar\u00e0 nettamente pi\u00f9 elevato dei 500 milioni calcolati inizialmente; ma anche il guadagno generato dall&#8217;iniezione di moneta nell&#8217;economia francese legato all&#8217;accrescimento della parte di produzione nazionale aumenter\u00e0 \u2026<br \/>\nSi vede dunque fino a che punto la presentazione fatta da Lionel Fontagn\u00e9 sia stata tendenziosa. Ma questo pone un&#8217;altra questione: se il protezionismo sia la condizione della crescita. La questione pu\u00f2 sembrare strampalata. Dopo tutto, la crescita di questi ultimi 20 anni non \u00e8 imputabile, giustamente, alla liberalizzazione del commercio internazionale? Proprio qui si situa un errore fondamentale della teoria economica. I partigiani del libero-scambio riprendono, forse senza saperlo, la vecchia teoria mercantilista che fa del commercio la causa della produzione. Ma in realt\u00e0 se si commercia \u00e8 perch\u00e9 si \u00e8 prodotto. La produzione viene prima, lo scambio dopo.<br \/>\nStoricamente, i grandi periodi di crescita delle economie hanno coinciso con periodi di protezionismo, come in Europa dal 1945 agli anni \u201980. Nei fatti, con l&#8217;apertura integrale delle economie si constata una diminuzione della crescita \u2013 diminuzione della crescita, certo, ma non diminuzione dei profitti. In realt\u00e0, il libero scambio permette di mantenere molto elevati i tassi di profitto mentre la crescita diminuisce. Sicuro, per certi autori questi profitti si devono trasformare in investimenti. Pi\u00f9 profitti oggi \u00e8 la garanzia di pi\u00f9 investimenti domani e di pi\u00f9 occupazione dopodomani. Ma questa \u00abgaranzia\u00bb \u00e8 del tutto illusoria: i profitti di oggi possono dissiparsi in attivit\u00e0 speculative, in spese suntuarie, che non hanno alcun impatto sull&#8217;investimento o sull&#8217;impiego. Di conseguenza, questo giustifica le politiche protezioniste, che passino per i diritti di dogana, per le misure di regolamentazione, per le norme sociali o ambientali, o ancora per un forte deprezzamento del tasso di cambio della moneta nazionale.<br \/>\nIn realt\u00e0 l&#8217;apertura delle economie alla concorrenza nazionale produce effetti benefici <em><strong>soltanto<\/strong> <\/em>se questa concorrenza \u00e8 \u00abgiusta\u00bb, cio\u00e8 se coinvolge progetti imprenditoriali e non meccanismi di dumping salariale, sociale o fiscale. Questa \u00e8 dunque la lezione che la politica attuale di Donald Trump di ci ricorda. Ecco perch\u00e9 conviene prestarvi attenzione. D&#8217;altra parte, che dicono i politici che oggi parlano del \u00abmade in France\u00bb, se non di protezionismo? \u00c8 assai strano che oggi si sviluppi un discorso tanto favorevole al \u00abmade in France\u00bb ma che il protezionismo continui a essere denunciato. Vi \u00e8 una profonda incoerenza nel discorso.<br \/>\nOccorre dunque essere grati al nuovo presidente degli Stati Uniti per aver reso oggi visibile questa incoerenza con la sua azione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il libero scambio, sostiene Sapir, riduce la crescita e aumenta i profitti, cio\u00e8 promuove non l&#8217;aumento del reddito complessivo ma la sua trasmigrazione dai poveri ai ricchi, perch\u00e9, invece di stimolare i progetti imprenditoriali, serve soprattutto come strumento del dumping salariale, sociale e fiscale; il protezionismo \u00e8 dunque necessario, non solo perch\u00e9 corregge l&#8217;inefficienza del libero scambio, ma anche perch\u00e9 comporta la regolamentazione pubblica dell&#8217;economia , che fa della crescita non il fine ma la&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":65,"featured_media":25361,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[6],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Trump.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-77f","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27357"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/65"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=27357"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27357\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":27362,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27357\/revisions\/27362"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/25361"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=27357"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=27357"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=27357"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}