{"id":27398,"date":"2017-01-13T11:27:55","date_gmt":"2017-01-13T10:27:55","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27398"},"modified":"2017-01-13T11:27:55","modified_gmt":"2017-01-13T10:27:55","slug":"2017-lanno-della-frattura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27398","title":{"rendered":"2017, l\u2019anno della frattura"},"content":{"rendered":"<p><strong>di FEDERICO DEZZANI<\/strong><\/p>\n<p><em>Il 2017 ha emesso i primi vagiti e molti si domandano quali novit\u00e0 abbia in serbo. Se il 2016 \u00e8 definibile come l\u2019anno dell\u2019agonia del vecchio ordine mondiale a guida angloamericana, il 2017 ne sancir\u00e0 il trapasso: insediatosi Donald Trum alla Casa Bianca, gli USA adotteranno per la prima volta dagli anni \u201930 una politica estera neo-isolazionista, disimpegnandosi da storiche istituzioni come la UE e la NATO. Le forze centrifughe in seno all\u2019Unione Europea ne usciranno galvanizzate ed una serie di tornate elettorali sar\u00e0 in grado di infliggere il colpo di grazia all\u2019eurozona. Nell\u2019Est europeo ed in Medio Oriente, un numero crescente di Paesi cercher\u00e0 riparo sotto l\u2019ombrello russo, mentre la situazione si far\u00e0 critica per gli ex-satelliti statunitensi lasciati senza protezione. La globalizzazione, gi\u00e0 in affanno, subir\u00e0 un drastico arresto. Al termine del 2017, il mondo\u00a0sar\u00e0 irriconoscibile.\u00a0<\/em><\/p>\n<h2>I dodici mesi che seppelliranno un\u2019epoca<\/h2>\n<p>Il 2017 \u00e8 un bimbo in fasce ed ha emesso soltanto i primi vagiti: attorno a lui c\u2019\u00e8 gi\u00e0 per\u00f2 una gran ressa di analisti, chini sul neonato per osservarlo da vicino. A tutti preme un interrogativo: come evolver\u00e0 l\u2019anno appena iniziato? Quali novit\u00e0 apporter\u00e0? Come muteranno <strong>il panorama internazionale e l\u2019economia mondiale<\/strong> durante i prossimi dodici mesi?<\/p>\n<p>Sono domande cui anche noi cercheremo di dare una risposta, partendo da una semplice costatazione: ogni anno \u00e8 il figlio naturale del precedente, da cui riceve un\u2019eredit\u00e0 ben precisa. <a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/2016-lagonia-dellordine-mondiale-liberale\/\">Avendo definito il 2016 come \u201cl\u2019agonia dell\u2019ordine mondiale liberale\u201d, l\u2019anno in cui il sistema internazionale basato sull\u2019egemonia angloamericana \u00e8 entrato nella fase terminale,<\/a> si pu\u00f2 dire che il 2017 abbia, in un certo senso,<strong> un destino gi\u00e0 segnato<\/strong>: sarebbe azzardato ipotizzare un\u2019inversione di tendenza, mentre \u00e8 pi\u00f9 facile che le dinamiche in atto maturino e giungano alla loro naturale conclusione. Se si dovesse dare un nome di battesimo al 2017, quello pi\u00f9 appropriato sarebbe<b> \u201cl\u2019anno delle frattura\u201d:<\/b> lo spartiacque tra il prima ed il dopo, la fine di un ciclo, <strong>il tramonto di un\u2019epoca.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019ordine mondiale basato sulla supremazia angloamericana, uscito dall\u2019ultima guerra e rafforzatosi momentaneamente nel 1991 coll\u2019implosione dell\u2019URSS, <b>collasser\u00e0 definitivamente:<\/b> istituzioni che fino a poco tempo fa sembravano solide ed eterne come la roccia, pensiamo<b> alla UE ed alla NATO<\/b>, si sgretoleranno. In parallelo si sfilaccer\u00e0 anche il tessuto economico che ha caratterizzato l\u2019ordine mondiale \u201cliberale\u201d dal 1945 e, in particolare, la sua ultima fase iniziata negli anni \u201990: <b>la globalizzazione sfrenata<\/b>, il movimento senza controlli di capitali e uomini, il predominio della finanza sull\u2019economia reale. Al termine del 2017, il volto del mondo sar\u00e0\u00a0<b>irriconoscibile, <\/b>sebbene ci vorranno ancora anni e molte scosse di assestamento prima che emerga<strong> un nuovo assetto internazionale.<\/strong><\/p>\n<p>La principale eredit\u00e0 lasciata dal 2016 \u00e8, senza dubbio, la vittoria di <b>Donald Trump <\/b>alle presidenziali americane.<\/p>\n<p><b>La Brexit<\/b>, se isolata, avrebbe prodotto danni gravi ma dilazionabili nel tempo (tutt\u2019ora non \u00e8 stata fissata una data per l\u2019avvio del divorzio dall\u2019Unione Europea) e contenibili in sede di negoziati: il sistema atlantico ne sarebbe uscito malconcio, ma integro. La posta in gioco era invece pi\u00f9 alta alle <b>presidenziali statunitensi dell\u20198 novembre<\/b>, perch\u00e9 l\u2019affermazione del candidato \u201cpopulista\u201d avrebbe decapitato la catena di comando che parte da Washington e si irradia nelle diverse \u201cprovince\u201d dell\u2019impero. In particolare, nell\u2019attuale contesto geopolitico dove l\u2019unico vero centro di potere alternativo <b>\u00e8 la Russia,<\/b> la vittoria del candidato anti-establishment avrebbe giovato a Mosca che, dal Medio Oriente all\u2019Europa<strong>, \u00e8 in aperta concorrenza con l\u2019oligarchia atlantica<\/strong>: ci\u00f2 spiega la violenza della campagna elettorale, le accuse a Trump di essere un fantoccio del Cremlino, la reazione scomposta della nomenclatura di Washington ed il tentativo di Barack Obama e delle agenzie di sicurezza americane di avvelenare il pi\u00f9 possibile i rapporti tra Russia e Stati Uniti.<\/p>\n<p>Difficilmente l\u2019establishment euro-atlantico getter\u00e0 la spugna: \u00e8 probabile che in occasione dell\u2019insediamento alla Casa Bianca e nei mesi successivi, sia sfoderato negli Stati Uniti il solito armamentario delle <b>rivoluzioni colorate<\/b> gi\u00e0 sperimentato altrove (manifestazioni, rivolte di piazza, occupazioni, etc. etc.) e di cui si \u00e8 avuto un assaggio nel mese di novembre con le marce anti-Trump in molte\u00a0delle principali citt\u00e0 americane. \u00c8 anche certo che le <strong>agenzie di sicurezza ed il Dipartimento di Stato<\/strong> remeranno contro Trump fino a quando le figure chiave non saranno sostituite con uomini della nuova amministrazione: resta per\u00f2 il fatto che il <b>20 gennaio<\/b> Donald Trump entrer\u00e0 nello Studio Ovale e, indipendentemente da tutte le manovre per tentare di defenestrarlo, ci rimarr\u00e0 il un tempo sufficiente ad infliggere <b>il colpo di grazia<\/b> alle moribonde istituzioni euro-atlantiche.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/clinton-vs-trump-globalizzazione-vs-protezionismo-guerra-vs-isolazionismo\/\">Per la prima volta dagli anni \u201930, la Casa Bianca sar\u00e0 occupata da<b> un isolazionista, <\/b>interessato a tagliare gli impegni internazionali per dirottare risorse sull\u2019economia interna e convinto che la <b>natura \u201cinsulare\u201d <\/b>degli Stati Uniti e l\u2019ammodernamento<b> dell\u2019arsenale nucleare<\/b> siano pi\u00f9 che sufficienti per garantire la sicurezza degli Stati Uniti<\/a><b>. <\/b>All\u2019estero si assister\u00e0 quindi ad un <b>drastico <\/b><b>ripiegamento<\/b> degli Stati Uniti, che abbandoneranno le posizioni conquistate dal 1945 e diventate oggi insostenibili dal punto di vista economico-militare: la traiettoria del debito pubblico americano fa tremare i polsi, le infrastrutture del Paese cadono letteralmente a pezzi e scarseggia sia il capitale umano che finanziario per presidiare le province dell\u2019impero. \u00c8 la stessa fase sperimentata<strong> dall\u2019impero britannico<\/strong> nel secondo dopoguerra.<\/p>\n<p>Per quanto concerne l\u2019Estremo Oriente, Trump ha promesso di stracciare il <b>trattato commerciale TTP,<\/b> cui la precedente amministrazione democratica aveva dato una forte valenza politico-economica in chiave anti-cinese. <b>Giappone e Corea del Sud, <\/b>due Stati ormai assuefatti al dominio americano, tenteranno di negoziare con Trump la conservazione delle basi militari, proponendo di accollarsi una quota crescente dei costi di \u201cdifesa\u201d, come richiesto da Trump in campagna elettorale. Le <b>economie emergenti asiatiche<\/b> (Filippine, Indonesia e Malesia), constatato l\u2019affievolirsi dell\u2019influenza americana, proseguiranno invece nel 2017<strong> il loro avvicinamento<\/strong> alla nuova potenza egemone della regione,<b> la Cina<\/b>, con cui contratteranno le migliori condizioni possibili per una <i>pax sinica<\/i> nel Pacifico Meridionale.<\/p>\n<p>Calata nella realt\u00e0 europea, la politica estera di Trump si tradurr\u00e0 invece in un <b>ridimensionamento<\/b> (o smantellamento<em> tout court<\/em>?)<b> della NATO<\/b> ed <b>in una <\/b><b>malevola <\/b><b>indifferenza per i destini dell\u2019Unione Europea<\/b>, che da sempre \u00e8 il risvolto politico dell\u2019Alleanza Nord-Atlantica. \u201cMalevola\u201d, perch\u00e9 le istituzioni di Bruxelles sono un prodotto di quell\u2019oligarchia finanziaria che ha cercato in ogni modo di boicottare l\u2019elezione di Trump e sta cercando tuttora di minarne la legittimit\u00e0. L\u2019affiatamento tra il prossimo presidente americano e <b>Nigel Farage\u00a0<\/b>e la parallela reazione isterica di<strong> Jean-Claude Juncker<\/strong> alla notizia della vittoria di Trump, sono esemplificativi per capire il rapporto che si instaurer\u00e0 tra la Casa Bianca e Bruxelles.<\/p>\n<p>In un quadro di minori tensioni politiche ed economiche, la UE avrebbe potuto forse sopravvivere <b>senza la tutela <\/b><b>degli USA, <\/b>che dai tempi della CECA supervisionano il processo di integrazione europeo parallelamente all\u2019estensione della NATO. Il discorso \u00e8 diverso nel 2017, dopo sei anni di eurocrisi e due anni di emergenza migratoria: gi\u00e0 ai tempi della paventata \u201cGrexit\u201d emerse il ruolo decisivo degli USA nel <strong>sedare le spinte centrifughe<\/strong> dentro la l\u2019Unione Europea. Le possibilit\u00e0 che le istituzioni di Bruxelles, private della guida americana, riescano a soffocare le forze disgregatrici, rasentano lo zero. Al prossimo acuirsi della <b>crisi politica e\/o finanziaria<\/b> in Europa, non ci sar\u00e0 pi\u00f9 nessun Barack Obama a impedire l\u2019uscita dall\u2019eurozona di questo o quel membro, ma al contrario un presidente<b> simpatetico d<\/b><b>ei populismi europei<\/b>, pronto a sostenere qualsiasi Paese che desideri abbandonare l\u2019Unione Europea, proprio come a suo tempo si schier\u00f2<b> a favore della Brexit<\/b>.<\/p>\n<p>Una serie di consultazioni elettorali, decisive concentrate nell\u2019arco di pochi mesi, travolger\u00e0<b>\u00a0<\/b>quindi<b> nel corso del<\/b><b>\u00a02017 l<\/b><b>a moneta unica<\/b> e quel che resta delle istituzioni europee.<\/p>\n<p>Si comincia il 15 marzo, con le <b>legislative olandesi:<\/b> l\u2019antieuropeista Partito della Libert\u00e0, <a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/bocciatura-dellaccordo-ucraina-ue-lolanda-apre-le-dighe\/\">forte della successo referendario con cui ha affossato l\u2019accordo di associazione tra Ucraina ed Unione Europea<\/a>, \u00e8 dato in testa ai sondaggi ed il suo fondatore, <b>Geert Wilders<\/b>, si \u00e8 detto favorevole ad un referendum sulla permanenza nell\u2019Unione Europea sulla falsariga di quello inglese. Il successo alle urne dei populisti olandesi \u00e8 importante soprattutto perch\u00e9 tirer\u00e0 la volata <strong>agli omologhi francesi<\/strong>: il 23 aprile ed il 7 maggio, si svolgeranno i due turni per eleggere <b>il prossimo inquilino dell\u2019Eliseo<\/b>.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 l\u2019appuntamento risolutivo per il destino dell\u2019euro: un Francia in <b>pieno stato d\u2019emergenza,<\/b> piegata da una disoccupazione record e schiacciata da una mole crescente di debito pubblico, sar\u00e0 chiamata a scegliere il prossimo presidente tra il conservatore<strong> Fran\u00e7ois Fillon<\/strong> e l\u2019antieuropeista <strong>Marine Le Pen<\/strong>. Sebbene il voto socialista converger\u00e0 certamente verso il primo, il<b> Front National<\/b> ha le carte in regola per svuotare il bacino elettorale del centrodestra: dalla sua parte gioca la fiacchezza di Fillon, l\u2019insofferenza verso i partiti tradizionali, il vento populista che soffia forte ovunque ed un anti-europeismo di fondo della Francia, gi\u00e0 manifestatosi nel 2005 con la<b> clamorosa bocciatura<\/b><b> della costituzione europea.<\/b><\/p>\n<p>Vinte le presidenziali, Marine Le Pen sarebbe in grado di indire un referendum sulla permanenza della Francia nell\u2019Unione Europea. Dato l\u2019attuale sfilacciamento politico e finanziario, il suo successo alle urne sarebbe per\u00f2 di per s\u00e9 sufficiente ad innescare<strong> la deflagrazione dell\u2019eurozona<\/strong>: l\u2019Unione Europea \u00e8 basata sul <b>condominio<\/b><b> <\/b><b>franco-tedesco<\/b> ed una Parigi in mano ai \u201cpopulisti\u201d sarebbe il segnale che l\u2019esperimento europeo \u00e8 giunto al capolinea. La vittoria di Marine Le Pen eclisserebbe persino <b>le elezioni federali tedesche <\/b>che si terranno tra settembre ed ottobre, elezioni con cui<strong> Angela Merkel<\/strong> cerca il suo <b>quarto mandato <\/b>alla Cancelleria Federale. Le proiezioni danno la <b>CDU-CSU ai minimi storici<\/b> (stabilmente al di sotto il 30% delle intenzioni di voto<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/2017-lanno-della-frattura\/#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a>), rendendo pressoch\u00e9 impossibile per Angela Merkel, <a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/angela-merkel-la-spia-che-ando-e-torno-dal-freddo-zu-verkaufen\/\">il principale referente dall\u2019establishement atlantico in Europa<\/a>, emergere come capo di una nuova grande coalizione dopo aver trascinato nel baratro il proprio partito. Ma a quel punto\u00a0che peso avrebbe la sua caduta, se l\u2019Unione Europea fosse gi\u00e0 <b>in fase di dissoluzion<\/b><b>e <\/b>per colpa di un\u2019altra donna, il presidente francese Marine Le Pen?<\/p>\n<p>In ossequio al principio del <i>\u201csimul stabunt, simul cadent\u201d<\/i>, anche<b> la NATO<\/b>, la cornice politico-militare in cui \u00e8 nata e cresciuta l\u2019Unione Europea, sar\u00e0 scossa alle fondamenta: durante le amministrazioni Clinton, poi Bush ed infine Obama, l\u2019Alleanza Nord Atlantica \u00e8 stata estesa <b>sempre pi\u00f9 ad est,<\/b> lasciando ipotizzare anche l\u2019ingresso di Paesi come la Georgia e l\u2019Ucraina che avrebbero proiettato Washington nel cuore della Federazione Russa. Sono domini imperiali che gli Stati Uniti oggi, sfiancati economicamente e socialmente, non<b> <\/b><b>riescono pi\u00f9 a sostenere<\/b>, come candidamente ammesso da Trump: \u201c<i>la NATO \u00e8 obsoleta\u201d<\/i> . <i>\u201cgli Stati Uniti non si possono permettere di essere i poliziotti del mondo. <\/i><i>Dobbiamo ricostruire il nostro Paese\u201d.<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/2017-lanno-della-frattura\/#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a><\/i><\/p>\n<p>\u00c8 difficile ipotizzare se Trump annuncer\u00e0 un<strong> ritiro <i>tout court <\/i>degli Stati Uniti dalla NATO<\/strong> o ne concorder\u00e0 con i Paesi europei un ridimensionamento a tappe: quel che certo \u00e8 che durante il 2017 la presenza americana sul Vecchio Continente diminuir\u00e0 per la prima volta dal 1945. \u00c8 certo che sia il <b>Dipartimento di Stato<\/b> sia ampi <b>settori del Pentagono<\/b> si opporranno strenuamente all\u2019abbandono dell\u2019Europa, accusando il neo-presidente di essere comprato\/ricattato da Mosca, ma in favore di Trump gioca il disappunto dell\u2019elettore medio per le folli spese militari all\u2019estero, soprattutto in assenza di una chiara minaccia.<\/p>\n<p>Alcuni Paesi del centro e dell\u2019est europeo (Ungheria, Bulgaria, Moldavia), hanno gi\u00e0 iniziato un<b> processo di riavvicinamento alla Russia;<\/b> altri (Romania e Polonia) saranno obbligati ad una dolorosa<b> <\/b>ristrutturazione delle loro politiche estere, da ricalibrare in base ai mutati rapporti di forza: la Russia, ritrovata superpotenza mondiale, si \u00e8 candidata a <b>colmare il vuoto geopolitico <\/b>lasciato dagli angloamericani in Europa e Medio Oriente. L\u2019Ucraina affronter\u00e0 nel corso dell\u2019anno un probabile<b> collasso economico e politico<\/b>, prodromo di un suo rientro nell\u2019orbita russa.<\/p>\n<p>Veniamo ora al capitolo mediorientale. Le ultime cartucce sparate dall\u2019amministrazione Obama sono state dirette proprio contro la<b> Turchia,<\/b> colpevole di un riavvicinamento alla Russia: prima il tentato colpo di Stato di luglio, poi l\u2019uccisione ad Ankara dell\u2019ambasciatore Andrei Karlov, infine la strage di Capodanno in un noto locale di Istanbul, mirata a gettare il Paese nel caos colpendo un\u2019industria chiave come quella turistica. Il 2017 cementer\u00e0 <b>la triangolazione Mosca-Ankara-Teheran<\/b> che espeller\u00e0 <i>de facto<\/i> gli angloamericani ed i francesi dalla regione. Sul fronte arabo, l\u2019affievolirsi della destabilizzazione atlantica, consentir\u00e0 <b>all\u2019Egitto di Abd Al-Sisi<\/b> di consolidarsi, estendendo la sua sfera di influenza sulla vicina Libia grazie al generale <b>Khalifa Haftar,<\/b> candidato a spodestare l\u2019effimero governo d\u2019unit\u00e0 nazionale di Faiez Al-Serraj anche grazie al\u00a0sostegno politico-militare di Mosca.<\/p>\n<p>Il futuro si complica invece per quelle potenze regionali sinora protette dall\u2019ombrello americano e rimaste escluse dal riassetto della regione sotto l\u2019egida del Cremlino: <b>Qatar ed Arabia Saudita<\/b>. Doha, tanto ricca quanto inconsistente dal punto di vista demografico, ha recentemente <b>\u201ccomprato\u201d la benevolenza di Mosca <\/b>investendo 2,7 $mld nella russa Rosneft. Pi\u00f9 complicata la situazione della popolosa Arabia Saudita, schiacciata dal duplice peso di una crisi finanziaria (il deficit dello Stato si \u00e8 attestato a 80$ mld nel 2016) e di un ingestibile guerra nel vicino Yemen: svincolatisi gli USA dal greggio mediorientale (Trump ha addirittura promesso in campagna elettorale di vietare l\u2019import di petrolio straniero<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/2017-lanno-della-frattura\/#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a>), Riad rischia nel corso del 2017<b> di precipitare nel caos,<\/b> tra crisi economica, isolamento internazionale ed una crescente assertivit\u00e0 iraniana. Dopotutto la monarchia saudita, proprio come la NATO e la UE, \u00e8 un<strong> \u201cprodotto\u201d del vecchio ordine mondiale<\/strong> in disfacimento.<\/p>\n<p>L\u2019arresto del flusso di petrolio dall\u2019Arabia Saudita agli Stati Uniti rientra nella pi\u00f9<b> ampia crisi della globalizzazione<\/b> che non si \u00e8 mai ripresa dalla Grande Recessione del 2008 ed ha conosciuto una nuova caduta del volume del <b>commercio mondiale <\/b>negli ultimi due anni<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/2017-lanno-della-frattura\/#sdfootnote4sym\" name=\"sdfootnote4anc\"><sup>4<\/sup><\/a>: la delocalizzazione della produzione nei Paesi a basso costo e l\u2019abolizione di qualsiasi dazio o barriera doganale appartenevano anch\u2019essi all\u2019ordine mondiale che \u00e8 giunto al capolinea. Abbiamo sopra accennato all\u2019intenzione di Trump di stracciare il<b> TTP<\/b>, ma anche altri accordi commerciali come il <b>NAFTA<\/b> rischiano di essere abrogati o rivisitati dal neo-presidente: si \u00e8 parlato persino di una possibile uscita degli USA dall\u2019<b>Organizzazione Mondiale del Commercio<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/2017-lanno-della-frattura\/#sdfootnote5sym\" name=\"sdfootnote5anc\"><sup>5<\/sup><\/a><\/b>, una mossa che mettere un pietra tombale sopra la globalizzazione selvaggia iniziata negli anni \u201990.<\/p>\n<p>Implosione dell\u2019eurozona, caos politico negli ex-satelliti americani, caduta del commercio mondiale: il 2017 si preannuncia un anno al cardiopalma per i mercati finanziari. Le prospettive di un <b>ulteriore stratta dei tassi<\/b> da parte delle banche centrali svaniranno nel corso dell\u2019anno, man mano che si concretizzer\u00e0 lo <b>scoppio della bolla azionaria ed obbligazionaria <\/b>alimentata dalla FED, dalla BOE, dalla BCE e dalla BOJ dal lontano 2009. La necessit\u00e0 di ravvivare l\u2019economia sposter\u00e0 l\u2019azione dei governi dalle <b>fallimentari politiche monetarie espansive<\/b>, che per anni hanno gonfiato solo i bilanci delle banche e dei fondi d\u2019investimento lasciando a bocca asciutta l\u2019economia reale, alle <b>politiche fiscali<\/b>: opere pubbliche in funzione anti-ciclica, finanziate con moneta fiat, cos\u00ec da contenere la disoccupazione, ravvivare l\u2019inflazione ed alimentare la domanda.<\/p>\n<p>Siamo cos\u00ec arrivati, nel volgere di pochi paragrafi, <strong>al 31 dicembre 2017<\/strong>. Sono trascorsi appena dodici mesi, eppure <b>all\u2019osservatore sono sembrati\u00a0un secolo<\/b>. L\u2019ordine mondiale a guida americana si \u00e8 definitivamente sfaldato, producendo forti turbolenze: l\u2019eurozona \u00e8 collassata, i mercati finanziari si sono avvitati, la NATO \u00e8 in dissoluzione, il Medio Oriente \u00e8 entrato saldamente nell\u2019orbita russa, la Cina \u00e8 la potenza egemone nel Pacifico meridionale, gli USA si sono ritirati al di l\u00e0 degli Oceani, la globalizzazione si \u00e8 frammentata in mercati regionali.<\/p>\n<p>Un\u2019epoca, cominciata nel lontano 1945, si \u00e8 definitivamente conclusa ed<strong> un nuovo mondo<\/strong>, pi\u00f9 difficile ed articolato ma anche pi\u00f9 dinamico e vitale, <strong>cerca i suoi equilibri.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Simple_world_map.svg_.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2033\" src=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Simple_world_map.svg_.png\" alt=\"simple_world_map-svg\" width=\"2000\" height=\"1075\" \/><\/a><\/p>\n<div class=\"banner-wrapper\">\n<div id=\"content_middle_banner\"><\/div>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/2017-lanno-della-frattura\/#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a>http:\/\/www.politico.eu\/article\/angela-merkels-conservatives-sink-to-all-time-low-in-poll-germany-elections-afd-cdu\/<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/2017-lanno-della-frattura\/#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a>http:\/\/www.independent.co.uk\/news\/world\/americas\/trump-lambasts-nato-as-obsolete-and-demands-reform-a6959076.html<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/2017-lanno-della-frattura\/#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a>https:\/\/www.ft.com\/content\/c0ff2e20-ab49-11e6-ba7d-76378e4fef24<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote4\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/2017-lanno-della-frattura\/#sdfootnote4anc\" name=\"sdfootnote4sym\">4<\/a>https:\/\/www.ft.com\/content\/9e2533d6-dbd8-11e5-9ba8-3abc1e7247e4<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote5\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/2017-lanno-della-frattura\/#sdfootnote5anc\" name=\"sdfootnote5sym\">5<\/a>http:\/\/www.reuters.com\/article\/us-usa-trump-wto-idUSKBN13J15U<\/p>\n<p class=\"sdfootnote\"><strong>fonte: <\/strong><a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/2017-lanno-della-frattura\/\" target=\"_blank\"><em>http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/2017-lanno-della-frattura\/<\/em><\/a><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FEDERICO DEZZANI Il 2017 ha emesso i primi vagiti e molti si domandano quali novit\u00e0 abbia in serbo. Se il 2016 \u00e8 definibile come l\u2019anno dell\u2019agonia del vecchio ordine mondiale a guida angloamericana, il 2017 ne sancir\u00e0 il trapasso: insediatosi Donald Trum alla Casa Bianca, gli USA adotteranno per la prima volta dagli anni \u201930 una politica estera neo-isolazionista, disimpegnandosi da storiche istituzioni come la UE e la NATO. Le forze centrifughe in seno&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":79,"featured_media":17732,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/federico-dezzani.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-77U","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27398"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/79"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=27398"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27398\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":27399,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27398\/revisions\/27399"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17732"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=27398"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=27398"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=27398"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}