{"id":27433,"date":"2017-01-15T11:15:48","date_gmt":"2017-01-15T10:15:48","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27433"},"modified":"2017-01-14T00:13:17","modified_gmt":"2017-01-13T23:13:17","slug":"dalla-rete-risorgeremo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27433","title":{"rendered":"Dalla rete risorgeremo"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Francesco Colaci)<\/strong><\/p>\n<p><em>Le istituzioni e i palazzi del potere sono sempre pi\u00f9 distanti dai cittadini che al contempo intensificano la propria partecipazione politica grazie alle piazze virtuali.<\/em><\/p>\n<p>popolo dello stivale \u00e8 sempre pi\u00f9 incline ad allontanarsi dai partiti e dallo Stato, mentre cresce il malcontento e la voglia di partecipazione. Attraverso i nuovi media, anche gli individui culturalmente meno sensibili sono investiti da <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/editoriale\/giornalisti-terroristi\/\" target=\"_blank\">propagande di ogni genere<\/a>,\u00a0entrando inevitabilmente a contatto con un nuovo giro d\u2019informazioni, <strong>inusuale rispetto all\u2019egemone forma dell\u2019intrattenimento<\/strong>. Il risultato \u00e8 quello di un rafforzamento circolare, dove lo spazio digitale e <em>social<\/em> potenzia la piazza reale e, viceversa, quest\u2019ultima richiede capacit\u00e0 di organizzazione e mobilitazione sempre pi\u00f9 complesse, le quali necessitano dell\u2019uso di piattaforme quali Facebook e Twitter. Durante l\u2019ultima campagna referendaria per la riforma costituzionale, numerose voci di protesta nell\u2019opinione pubblica, (soprattutto i sostenitori del renziano S\u00ec), hanno mosso delle dure critiche per le <strong>modalit\u00e0 di conduzione della propaganda<\/strong>, con particolare riferimento alla cattiva sensibilizzazione della popolazione sulle ragioni del No. Queste ultime, tuttavia, sono state lucidamente esposte ai comitati, ma spesso ridotte dai media alle semplicistiche dimissioni di Renzi.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 delle critiche, che non cesseranno mai di esistere, occorre risaltare alcuni aspetti positivi riscontrabili in seguito e durante il referendum in questione. La campagna, condotta nelle piazze e virtualmente, ha gentilmente <strong>costretto i cittadini giovani e meno giovani a informarsi<\/strong> sui temi della carta costituzionale e dei diritti sociali, li ha spinti al dibattito e a creare nuove \u201cagor\u00e0\u201d sulle questioni pubbliche. Si \u00e8 potuto dunque riscontrare che il social, uno strumento nato per tutt\u2019altro fine rispetto alla sensibilizzazione popolare, sia stato adeguatamente strumentalizzato da gruppi consistenti e politicizzati di cittadini attivi. Il risultato che ne \u00e8 conseguito \u00e8 l\u2019unificazione dei luoghi di dibattito a livello nazionale (se pur all\u2019interno di un\u2019ottica di divisione tra \u201cfazioni\u201d).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-80870 size-full\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Immagine-3.png\" alt=\"Immagine\" width=\"634\" height=\"619\" \/><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.demos.it\/a01341.php\" target=\"_blank\">Per quanto concerne il rapporto stilato da Demos e pubblicato sul sito ufficiale<\/a>, \u00e8 possibile riscontrare una certa<strong> continuit\u00e0 nell\u2019atteggiamento italiano<\/strong> verso ogni tipologia di istituzione o organizzazione. In primo luogo, sempre pi\u00f9 grande \u00e8 la diffidenza nei confronti dei partiti e dei sindacati, considerati dai pi\u00f9<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/italia-2\/autopsia-della-cgil-jobs-act\/\" target=\"_blank\"> uno strumento fallimentare per il cambiamento delle politiche sociali del Paese <\/a>(le differenze rispetto al 2015 sono evidenti dal grafico). Altro dato interessante \u00e8 il calo netto di reputazione e fiducia nei confronti delle associazioni imprenditoriali (26 % nel 2015 e 25% nell\u2019anno successivo), evidentemente considerate come categoria lavorativa favorita dalla <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/italia-2\/licenziamento-per-profitto-al-bivio-di-una-scelta-etica\/\" target=\"_blank\">legislazione in materia di licenziamento dei dipendenti <\/a>(vedi Jobs Act). Una cifra ancora pi\u00f9 sorprendente e indicativa dello status delle austere politiche continentali nei confronti dell\u2019Italia \u00e8 il calo drastico di riverenza e ottimismo nei confronti delle istituzioni europee. Secondo i sondaggi il cittadino medio italiano, nel giro di 6 anni, \u00e8 giunto a percentuali di<strong> calo di fiducia verso l\u2019Unione Europea pari al 21 %<\/strong>.<\/p>\n<p>Giornali quali Repubblica considerano questo deficit di eurofilia un elemento negativo che, al contrario, per i lettori dell\u2019Intellettuale Dissidente e i suoi redattori, \u00e8 un fatto positivo e di conferma sull\u2019evidente malfunzionamento del sistema Europa. Sar\u00e0 per questa ragione che, al contrario, <strong><a href=\"http:\/\/www.ilbestiariorivista.it\/shop\/anno-i-numero-4\/\" target=\"_blank\">a subire una forte crescita sono i sentimenti localistici<\/a><\/strong>, rappresentati dalla crescita di interesse nei confronti delle Regioni (23% nel 2015 e 27% nel 2016) e dei Comuni (32% nel 2015 e 39% nel 2016). Nonostante il calo di fiducia complessivo verso la Chiesa cattolica e le istituzioni religiose, risulta divertente il dato che vede, in vetta alle classifiche, la grande popolarit\u00e0 di Papa Bergoglio, la cui figura \u00e8 risaltata dai media per la capacit\u00e0 di apertura e dialogo inerente ai temi della laicit\u00e0.<\/p>\n<p>Risulta abbastanza logico l\u2019aumento di interesse nei confronti del ruolo delle Forze dell\u2019Ordine (dal 68% del 2015 al 71% del 2016) dettato dal <strong>bisogno di sicurezza del cittadino<\/strong> alla luce di un clima di emergenza terroristico. Quest\u2019ultimo dato non \u00e8 sottovalutabile poich\u00e9 in ipotetici scenari di violenza e terrorismo si potrebbe assistere a un rafforzamento del controllo e dell\u2019autorit\u00e0 militare e poliziesca sul territorio nazionale, con il consenso di cittadini sempre pi\u00f9 timorosi di nuovi episodi simili alle stragi del Bataclan e Nizza. Infine, le cifre meno incoraggianti sono quelle riguardanti la<strong> diffidenza nei confronti del Parlamento italiano<\/strong> (appena l\u201911% nel 2016), le quali unite a quelle altrettanto gravi sulla forma \u201cpartito\u201d costituiscono un segnale d\u2019allarme, colmo di ambiguit\u00e0 positive.<\/p>\n<p>Se gli italiani rigettano in maniera consistente gli strumenti fondamentali per l\u2019esercizio della democrazia (intesa nel significato non liberale del termine), paradossalmente sembra crescere lo spirito critico e civico che attiene alla capacit\u00e0 di mobilitazione (virtuale e fisica) delle masse. La presa di distanza dei cittadini nei confronti della politica istituzionale \u00e8 la conseguenza dell\u2019azione di due fattori fondamentali. In primis, <strong>gli errori della classe dirigente italiana<\/strong>, la cui corruzione non ha certamente incoraggiato la partecipazione individuale alla dimensione della \u201cpolis\u201d. Se, infatti, per le generazioni cresciute nel clima del dopoguerra l\u2019attivit\u00e0 politica rappresentava un dovere costituzionale del cittadino, le nuove generazioni hanno iniziato ad alienarsi rispetto a questa concezione (probabilmente perch\u00e9 queste ultime non hanno vissuto personalmente l\u2019importanza della rappresentativit\u00e0 popolare). A ci\u00f2 si aggiunge la diffidenza crescente, che <strong>deriva da una storia italiana di illeciti<\/strong>, frutto di una cultura dell\u2019illegalit\u00e0 ben radicata nel nostro paese. Emblematica \u00e8 l\u2019ondata di vicende giudiziarie che ha caratterizzato la fine della prima repubblica in Italia, ovvero il caso \u201cMani pulite\u201d. La scoperta di un sistema di tangenti e finanziamenti illeciti ai partiti (Partito Socialista Italiano, Democrazia Cristiana ecc\u2026) e lo scandalo mediatico che ne \u00e8 conseguito, hanno minato la fiducia popolare verso le istituzioni. Questa \u201cperdita di fede\u201d nella politica si \u00e8 inevitabilmente riversata sulle nuove generazioni, sedimentando nella psicologia collettiva <strong>il disprezzo e la diffidenza verso lo Stato.<\/strong><\/p>\n<p>Questo sentimento negativo \u00e8 certamente amplificato dal secondo fattore preso in considerazione: il cosiddetto <em>old medium<\/em> televisivo. Se effettivamente l\u2019universo di internet costituisce una garanzia per il pluralismo delle fonti e delle opinioni, il mondo televisivo e giornalistico delle emittenti ufficiali italiane ha spesso fornito visioni unilaterali ed eccessivamente drammatiche per scoraggiare l\u2019audience. Tv, telegiornali di Stato o dei privati hanno frequentemente evidenziato <strong>la problematicit\u00e0 e la corruzione dello scenario politico italiano<\/strong>, senza curarsi delle reazioni dell\u2019audience, dello sdegno e del conseguente allontanamento del cittadino dalla galassia dell\u2019attivismo. Ci\u00f2 lascia supporre che quest\u2019opera di demotivazione indotta, (come di sviamento dell\u2019opinione pubblica), sia una strategia voluta dagli stessi governi e dalle agenzie di comunicazione corrispondenti. Questa \u00e8 una delle critiche che <strong>Danilo Zolo<\/strong>, giurista e filosofo del diritto italiano, muove agli apparati mediatici italiani, europei e occidentali nel suo libro <em>Da cittadini a sudditi.<\/em> Secondo Zolo, questo scoraggiamento sarebbe volontario, tant\u2019\u00e8 che egli ipotizza l\u2019idea di una futura societ\u00e0 da lui denominata \u201cmodello Singapore\u201d:<\/p>\n<blockquote><p><strong>Una tipologia di societ\u00e0 gi\u00e0 esistente, (nell\u2019omonima Singapore), la quale consiste nella centralit\u00e0 del modello liberista e del mercato, nell\u2019incremento dell\u2019efficienza produttiva e nell\u2019esistenza di un sistema politico autoritario dalle vesti democratiche<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>Si potrebbe affermare che la <strong>piacevole maschera progressista<\/strong> descritta da Zolo sia l\u2019elemento chiave per la sopravvivenza delle odierne tecnocrazie occidentali, dove il <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/e-il-corpo-divenne-merce\/\" target=\"_blank\">divertimento consumistico risulta prioritario rispetto alle questioni pubbliche<\/a>. La stessa ideologia atlantica del divertimento aprioristico sembra oramai inquinare la stessa politica, con la spettacolarizzazione e l\u2019esaltazione dei leaderismi in campagna elettorale (tv, radio, web) <strong>e la negligenza della sostanza,<\/strong> ovvero le problematiche sociali e la loro risoluzione. Tuttavia, di fronte alle questioni dell\u2019etica e della legalit\u00e0, oggetto di campagna referendaria (privatizzazione energia, no triv, riforma costituzionale ecc\u2026) non vi \u00e8 leaderismo o spettacolarizzazione che tenga, non \u00e8 prevista alcuna riverenza nei confronti di personaggi pubblici, amati o disprezzati da un\u2019opinione pubblica sempre pi\u00f9 diffidente. Ecco come l\u2019interesse popolare torna a riemergere, dal momento che l\u2019importanza di determinate tematiche risulta pi\u00f9 limpida, per esempio, rispetto alle enigmatiche aspirazioni di un neo-presidente del governo. Ecco, dunque, come i social (realizzati per la \u201cdistrazione\u201d, la socializzazione e il divertimento) si trasformano in un<strong> efficace strumento di contro-propaganda.<\/strong> Il rapporto di Demos pu\u00f2 certamente tornare utile, ma solo diventando osservatori \u00e8 possibile analizzare le interazioni sociali, gli usi e le abitudini quotidiane del cittadino, (dunque le modalit\u00e0 di approccio del singolo alla vita politica), e cogliere dunque le sfumature di cambiamento fra la politica del passato e quella del futuro. Di fronte a uno scenario dove la principali emittenti nazionali sono ormai governative e l\u2019industria dell\u2019intrattenimento non intende porre un freno alla strategia ludico-manipolatoria, <em><strong>l\u2019attivismo social<\/strong> <\/em>incentrato sulla sensibilizzazione degli utenti, (e accompagnato da mobilitazioni reali), <strong>pu\u00f2 rivelarsi un barlume di speranza<\/strong> per il risveglio delle coscienze e la ricostruzione di una comunit\u00e0 politica nazionale.<\/p>\n<p>Fonte:\u00a0<strong><a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/italia-2\/dalla-rete-risorgeremo\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/italia-2\/dalla-rete-risorgeremo\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Francesco Colaci) Le istituzioni e i palazzi del potere sono sempre pi\u00f9 distanti dai cittadini che al contempo intensificano la propria partecipazione politica grazie alle piazze virtuali. popolo dello stivale \u00e8 sempre pi\u00f9 incline ad allontanarsi dai partiti e dallo Stato, mentre cresce il malcontento e la voglia di partecipazione. 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