{"id":27482,"date":"2017-01-16T10:23:47","date_gmt":"2017-01-16T09:23:47","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27482"},"modified":"2017-01-15T20:34:16","modified_gmt":"2017-01-15T19:34:16","slug":"inscialla-o-della-buona-scuola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27482","title":{"rendered":"Insciall\u00e0 o Della Buona Scuola"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LE PAROLE E LE COSE<\/strong>\u00a0(Enrico Rebuffat)<\/p>\n<p>[<em>Ieri il governo Gentiloni ha approvato otto decreti attuativi della Buona Scuola. \u00c8 l\u2019occasione per ritornare su uno dei provvedimenti pi\u00f9 controversi del governo Renzi<\/em>].<br \/>\nIl mio amico Ahmed, che viene dal Ghana, me lo dice spesso. Io gli auguro di trovare un lavoro e di sistemarsi in Italia, e lui risponde: insciall\u00e0. Io gli dico: ci vediamo qui tra cinque minuti, e lui risponde: insciall\u00e0. Se dio vuole, insciall\u00e0. I progetti che noi uomini possiamo concepire, dal piano pi\u00f9 complesso e improbabile fino alla determinazione pi\u00f9 semplice e immediata, sono ugualmente soggetti alla volont\u00e0 imperscrutabile di dio. Tutti sono possibili, quindi, e nessuno \u00e8 certo; in ogni caso, non \u00e8 il nostro contributo quello decisivo ai fini del loro compimento.<\/p>\n<p>Volendo prendere questa concezione alla stregua di una filosofia, credo di poterla capire e mi affascina anche; ma a dir la verit\u00e0, quando la vedo applicata a progetti importanti provo un po\u2019 di disappunto, mentre quando si parla di rivedersi dopo cinque minuti mi viene da sorridere: perch\u00e9 non posso fare a meno di pensare che la filosofia dell\u2019insciall\u00e0 tenda a sottrarre alla ragione umana il compito che le \u00e8 proprio. Se c\u2019\u00e8 una cosa in cui mi sento \u201coccidentale\u201d, come si dice, cio\u00e8 sostanzialmente greco e latino, \u00e8 questa: quisque faber fortunae suae, ciascuno \u00e8 artefice della propria sorte.<\/p>\n<p>E come si \u00e8 artefici della propria sorte? Nella nostra tradizione culturale, lo si \u00e8 facendo diagnosi razionali dei bisogni e dei desideri, ipotizzando razionalmente terapie per curare i mali e piani per realizzare gli intenti, soppesando a lume di ragione le possibilit\u00e0 di successo delle nostre stesse ipotesi. Si pu\u00f2 fallire, ci si pu\u00f2 ingannare, ma per noi questa \u00e8 la via. Non sono migliore di Ahmed (che difatti ha saputo varcare il mare, mentre io per mia fortuna non so se ne sarei capace): ho solo letto Ippocrate, Tucidide e Aristotele; e ho letto Tommaso, Alberto e Dante, che dinanzi ai misteri della fede esclamava \u201cmatto \u00e8 chi spera che nostra ragione \/ possa trascorrer l\u2019infinita via \/ che tiene una sustanzia in tre persone\u201d, ma di fronte a un progetto di riforma delle cose umane non avrebbe risposto se Dio vuole neppure al papa (anzi, tantomeno a lui). Li ho letti e ormai non posso pi\u00f9 tornare indietro.<br \/>\nEcco, alla fine dei conti, al nocciolo della questione, credo sia per questo che la sedicente Buona Scuola non avr\u00e0 mai dagli insegnanti la risposta che i suoi creatori desiderano, e che a corrispettivo di tanta bont\u00e0 (che ingratitudine!) perfino si stupiscono di non ricevere: perch\u00e9 l\u2019unica risposta benevola e sincera che dalle nostre aule potremmo proferire \u00e8 insciall\u00e0. Diamo ai dirigenti un po\u2019 di danaro da distribuire alla fine dell\u2019anno a qualche docente da loro prescelto, cos\u00ec gli insegnanti, sapendo che il merito \u00e8 valorizzato, lavoreranno di pi\u00f9 e meglio: veramente quello che in vent\u2019anni di insegnamento ho imparato sui dirigenti, sui docenti e sulla scuola mi dice che questo stimolo non si otterr\u00e0, e che al contrario si rischia di invelenire l\u2019ambiente di lavoro; comunque insciall\u00e0. Obblighiamo tutti gli studenti liceali dai sedici anni in su all\u2019alternanza scuola-lavoro, cos\u00ec dopo una quindicina d\u2019anni (bisogna essere ottimisti) lo troveranno pi\u00f9 facilmente, il lavoro: stento a vedere il bench\u00e9 minimo nesso tra le due cose, ma insciall\u00e0. Cambiamo la formazione universitaria dei docenti sostituendo il biennio della laurea specialistica e disciplinare con un biennio pedagogico-didattico interdisciplinare, cos\u00ec avremo docenti pi\u00f9 bravi: mah, finora si pensava che chi studia una disciplina per insegnarla al prossimo dovesse apprenderla meglio, non peggio di chi la studia per qualsiasi altra professione, comunque auguri e insciall\u00e0.<\/p>\n<p>Assegniamo agli istituti migliaia di docenti \u201cdi potenziamento\u201d privi di ore di lezione curricolare, perch\u00e9 potenziare \u00e8 cosa buona: per carit\u00e0, pi\u00f9 sar\u00e0 meglio di meno, per\u00f2 risulta che uno dei problemi della scuola italiana non sia il piccolo numero delle cose che si studiano, ma spesso il suo opposto; e un docente \u00e8 tale se ha degli allievi che possa chiamare suoi; ma via, se dio vuole funzioner\u00e0. Sostituiamo la titolarit\u00e0 dei docenti negli istituti con liste territoriali, da cui i dirigenti attingano ogni triennio consultando i loro portfolii pubblicati in chiaro in un portale online ed incrociandoli sagacemente con le specifiche esigenze del Piano Triennale dell\u2019Offerta Formativa (qui vien proprio da sorridere): l\u2019esperienza della scuola e degli uomini mi dice che un sistema del genere da un lato indebolir\u00e0 la libert\u00e0, l\u2019autorevolezza e la serenit\u00e0 dei docenti di valore, dall\u2019altro accrescer\u00e0 l\u2019impulso al servilismo e al disimpegno nei docenti che valgano poco, senza che in ogni caso gli studenti ne ricevano il bench\u00e9 minimo vantaggio: ma in fondo, dai, perch\u00e9 no?<\/p>\n<p>E, soprattutto, continuiamo a puntare sulla competizione tra gli istituti, perch\u00e9 la competizione \u00e8 la spinta pi\u00f9 potente al miglioramento in tutti i campi dell\u2019umana societ\u00e0: a dir la verit\u00e0, da quando si \u00e8 cominciato a mettere le scuole in competizione una con l\u2019altra abbiamo assistito solo a una continua spinta all\u2019ipocrisia e alla vanit\u00e0 nel procacciamento degli iscritti, mentre le attivit\u00e0 didattiche serie hanno lasciato la scena a iniziative ed eventi scelti in ragione della loro visibilit\u00e0: ma chi pu\u00f2 dirlo, all\u2019improvviso potrebbe funzionare, no, se dio vuole?<br \/>\nCos\u00ec \u00e8, se vi piace, la politica scolastica in Italia. Idee che, se fossero espresse alla buona in una cena tra amici, forse persino nei ristoranti di Arcore e Rignano, non troverebbero pi\u00f9 credito e attenzione di quelli che si concede per pura cortesia a interlocutori poco informati e chiacchieroni, assurgono a Princip\u00ee di Riforme.<br \/>\nAuguri, signor ministro, auguri di buon lavoro e di prospero successo: da Lei, si legge, la Buona Scuola attende un nuovo impulso. Sono sicuro che non mi sentir\u00f2 rispondere insciall\u00e0. Vede, una buona volta vorremmo poter smettere anche noi.<\/p>\n<p><strong>Fonte:<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=25799#more-25799\">http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=25799#more-25799<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE\u00a0(Enrico Rebuffat) [Ieri il governo Gentiloni ha approvato otto decreti attuativi della Buona Scuola. \u00c8 l\u2019occasione per ritornare su uno dei provvedimenti pi\u00f9 controversi del governo Renzi]. 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