{"id":27485,"date":"2017-01-16T09:35:39","date_gmt":"2017-01-16T08:35:39","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27485"},"modified":"2017-01-15T20:45:22","modified_gmt":"2017-01-15T19:45:22","slug":"odi-et-amo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27485","title":{"rendered":"Odi et amo"},"content":{"rendered":"<p><strong>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>La strada verso il superamento delle ruggini che dividono Mosca e Washington non \u00e8 completamente spianata. Scopriamo nei dettagli quali fattori potranno dividere gli USA di Trump e la Russia di Putin nei prossimi anni<\/em>.<\/strong><\/p>\n<p>Uno strapiombo profondo e insuperabile sembra avere sostituito lo Stretto di Bering nella divisione tra la Russia e gli Stati Uniti, oggigiorno contrapposti in una rivalit\u00e0 geopolitica ad ampio raggio che ha portato le relazioni diplomatiche tra Washington e Mosca a conoscere una continua involuzione nel corso degli ultimi anni. Il gelo tra i due paesi sta conoscendo una rigidezza sconosciuta da almeno trentennio, dai tempi dei durissimi discorsi di Reagan contro il cosiddetto \u201cImpero del Male\u201d sovietico, periodo che rispetto ad altre fasi della Guerra Fredda mostra maggiori similitudini con il presente. John Lewis Gaddis, tra i massimi esperti della contrapposizione bipolare tra l\u2019Unione Sovietica e gli Stati Uniti, ha scritto infatti che gli attacchi diretti di Reagan alla superpotenza comunista erano volti a evidenziare<\/p>\n<p>\u00abCi\u00f2 che Reagan vedeva come l\u2019errore centrale della distensione: l\u2019idea che l\u2019Unione Sovietica si fosse meritata una legittimazione geopolitica, ideologica, economica e morale pari a quella degli Stati Uniti e delle altre democrazie occidentali nel quadro del sistema internazionale\u00bb<br \/>\nNessuna descrizione potrebbe raccontare in maniera pi\u00f9 eloquente uno dei motivi fondanti dell\u2019attuale ostilit\u00e0, prodottasi proprio negli anni in cui la Russia, ricostituendo un\u2019autonoma influenza in campo internazionale e svincolandosi dalle limitazioni impostele dalle logiche dell\u2019ideologia liberale, ha contribuito progressivamente alla messa in discussione del modello monopolare veicolato dai governi di Washington a cavallo tra XX e XXI secolo. La \u201clegittimazione geopolitica, ideologica, economica e morale\u201d della Russia di oggi \u00e8 stata conquistata attraverso lo sviluppo di una politica estera attiva ma al tempo stesso astuta e indirizzata con precisione da Vladimir Putin, pi\u00f9 volte descritta sulle colonne de L\u2019Intellettuale Dissidente. Tale legittimazione \u00e8 stata tuttavia negata in continuazione dagli Stati Uniti e dai loro alleati europei, ancorati al ricordo della vecchia Russia eltsiniana acquiescente e inattiva: ci\u00f2 ha portato, dall\u2019Ucraina alle elezioni del 2016, all\u2019apertura delle numerose linee di faglia che oggi separano le due potenze.<\/p>\n<p>In questo contesto, l\u2019elezione di Donald Trump alla Casa Bianca \u00e8 sembrata un\u2019importante discontinuit\u00e0: al contrario della sua sfidante Hillary Clinton, a lungo tra i pi\u00f9 accesi avversari della ricostruzione della sfera d\u2019influenza russa, il tycoon repubblicano ha espresso a pi\u00f9 riprese la sua ammirazione per Vladimir Putin e, come noto, la sua volont\u00e0 di giungere a un accomodamento e a un\u2019intesa col Cremlino dopo il suo insediamento alla Casa Bianca. Le dichiarazioni di Trump sulla Russia e sul suo leader lasciano, in linea di principio, presagire che a partire dal primo summit tra il Presidente entrante e Vladimir Putin, destinato a tenersi nella prima met\u00e0 del 2017, la Casa Bianca e il Cremlino cercheranno di operare un nuovo, decisivo reset e di appianare le numerose divergenze geopolitiche in maniera dialettica.<\/p>\n<p>La stessa nomina di Rex Tillerson, CEO di Exxon Mobile estraneo agli apparati di potere del Partito Repubblicano, a Segretario di Stato ha palesato apertamente le intenzioni di Trump, che ha posto a capo della politica estera statunitense un conoscitore della Russia capace di trattare in maniera pragmatica le diverse questioni sul terreno. Ciononostante, le dichiarazioni d\u2019intenti e le nomine non sono affatto sufficienti a garantire che in futuro si assister\u00e0 al concreto ristabilimento della piena fiducia tra Mosca e Washington, dato che il processo volto a produrre un effettivo reset si preannuncia lungo, tortuoso e pieno di insidie. A rappresentare fonte d\u2019ostacolo potrebbero essere tanto le differenze di vedute tra i due paesi su determinate tematiche d\u2019ampio respiro geopolitico quanto importanti problematiche di carattere \u201cambientale\u201d potenzialmente in grado di minare in partenza qualsiasi tentativo di accordo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-27486\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/espansione-nato-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/espansione-nato-300x200.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/espansione-nato-768x512.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/espansione-nato.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>In campo statunitense, il principale ostacolo che l\u2019amministrazione Trump dovr\u00e0 superare per portare avanti il dialogo con la Russia sar\u00e0 direttamente connesso all\u2019ampia differenza di vedute che sussiste tra il Presidente-eletto e i tradizionali \u201capparati\u201d burocratico-politici come il Congresso e il Pentagono. John P. Willerton, Professore di Scienze Politiche all\u2019Universit\u00e0 dell\u2019Arizona, ha scritto nel numero di Limes di novembre 2016:<\/p>\n<p>\u00abL\u2019accanimento contro Putin ha lasciato dietro di s\u00e9 strascichi importanti nella scena politica americana [\u2026] Nel corso della campagna elettorale, diversi russologi ed ex funzionari governativi in cerca di impiego nella prevista amministrazione Clinton si sono proposti per incarichi di rilievo facendo leva su una retorica fortemente antirussa\u00bb<br \/>\nPer il tradizionale establishment, la russofobia rappresenta di conseguenza un vero e proprio passepartout, se non addirittura un prerequisito: la scelta di Trump di nominare un uomo indipendente come Tillerson alla guida del Dipartimento di Stato \u00e8 ampiamente giustificabile constatando la necessit\u00e0, per il tycoon repubblicano, di controbilanciare almeno in parte l\u2019influenza che centri di potere prevalentemente russofobi come il Congresso e il Pentagono potrebbero esercitare sulla sua amministrazione.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 inoltre importante verificare la disponibilit\u00e0 dei membri del Partito Repubblicano a recepire le iniziative di Trump e a contribuire ad allentare la pressione avversa del Congresso: sotto questo punto di vista, la strada per Trump parte decisamente in salita, dato che il fronte antirusso unisce sia aperti sostenitori del Presidente-eletto (come Newt Gingrich e Rudy Giuliani) che suoi acerrimi avversari interni al Grand Old Party, guidati dall\u2019instancabile John McCain.<\/p>\n<p>Il candidato repubblicano alle elezioni presidenziali del 2008, infatti, ha ampiamente strumentalizzato la nebulosa e contorta vicenda del presunto attacco hacker avvallato dal Cremlino per favorire l\u2019elezione di Trump, arrivando a definirla una \u201cminaccia per la democrazia\u201d nonostante la palese mancanza di qualsivoglia tipo di prova credibile rilevata da Paul Craig Roberts, che sul suo sito ha denunciato al tempo stesso le numerose pressioni esercitate su Trump per indurlo a cambiare posizione sulla Russia.<\/p>\n<p>La terza, e pi\u00f9 importante, problematica che concerne gli Stati Uniti si salda con il principale freno alle volont\u00e0 russa\\di operare il reset. Nel caso in cui la conflittualit\u00e0 venisse appianata, infatti, Stati Uniti e Russia necessiterebbero di inserire in un quadro coerente sotto il profilo geopolitico la nuova relazione positiva con la controparte. L\u2019interconnessione tra le varie dinamiche globali, infatti, rende necessario che il riavvicinamento sia inteso in una prospettiva pi\u00f9 ampia e si strutturi attraverso iniziative concrete coerenti: in questo senso, la volont\u00e0 comune di combattere l\u2019ISIS in Siria rappresenta senz\u2019altro un punto di partenza positivo, ma non pu\u00f2 rappresentare un collante esauriente. Gli Stati Uniti potranno riaprire una collaborazione politica, economica e diplomatica con la Russia solo se al tempo stesso saranno in grado di dimostrare al Cremlino in maniera tangibile il mutato cambio di rotta della loro politica estera: la rimozione delle sanzioni, ad esempio, rappresenterebbe un prerequisito imprescindibile.<\/p>\n<p>Al tempo stesso, Vladimir Putin \u00e8 ben consapevole che Trump, aperto alla Russia, ha mostrato un atteggiamento decisamente meno collaborativo nei confronti dei suoi due principali alleati, Cina ed Iran. In particolar modo, la relazione speciale venutasi a creare tra Mosca e Pechino, vera e propria \u201ccolonna portante del multipolarismo\u201d, rischierebbe una forte incrinatura se la Russia si ritrovasse a dover essere costretta alla scelta tra la Cina e gli Stati Uniti. Se la contrapposizione appare molto simile a quella sperimentata nel pieno degli Anni Ottanta, la Russia si trova oggi nella condizione di dover spendere nel migliore dei modi un capitale geopolitico pari a quello accumulato all\u2019inizio della distensione degli Anni Settanta tra Mosca e Unione Sovietica.<\/p>\n<p>La caleidoscopica realt\u00e0 della relazione russo-americana porta con s\u00e9 opportunit\u00e0 e dilemmi per i due paesi. Ci\u00f2 non toglie sostanza al fatto che sulla voragine apparentemente incolmabile che li separa sia stato gettato un ponte. Labile, traballante e incerto, \u00e8 comunque un collegamento: dal 20 gennaio in avanti, il compito dei governi di Donald Trump e Vladimir Putin sar\u00e0 far s\u00ec che esso possa, col passare dei mesi, trasformarsi in una struttura stabile.<\/p>\n<p><strong>Fonte:<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/il-ponte-sospeso-tra-putin-e-trump\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/il-ponte-sospeso-tra-putin-e-trump\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE La strada verso il superamento delle ruggini che dividono Mosca e Washington non \u00e8 completamente spianata. Scopriamo nei dettagli quali fattori potranno dividere gli USA di Trump e la Russia di Putin nei prossimi anni. 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