{"id":27489,"date":"2017-01-16T11:01:00","date_gmt":"2017-01-16T10:01:00","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27489"},"modified":"2017-01-15T21:04:43","modified_gmt":"2017-01-15T20:04:43","slug":"libia-caos-a-tripoli-litalia-e-schierata-dalla-parte-giusta-della-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27489","title":{"rendered":"Libia: caos a Tripoli, l\u2019Italia \u00e8 schierata dalla parte giusta della storia?"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LOOKOUT NEWS (Luciano Tirinnanzi)<\/strong><\/p>\n<p><em>L&#8217;alleanza del governo italiano con Al Serraj si \u00e8 rivelato un azzardo. Mentre il generale della Cirenaica Haftar avanza, nella capitale \u00e8 in atto uno scontro politico, preludio di un nuovo rivolgimento.<\/em><\/p>\n<p>Dopo che l\u2019ex premier libico Khalifa Ghwell ha tentato l\u2019ennesimo golpe a Tripoli, occupando le sedi di alcuni ministeri mentre il premier in carica Fayez Al Serraj era in missione all\u2019estero, si ripropone la questione della tenuta del governo della Tripolitania cui l\u2019Italia ha dimostrato la propria amicizia e che, unica tra le grande potenze, continua a sostenere come se quel governo fosse ancora un interlocutore affidabile. Ma Al Serraj non \u00e8 pi\u00f9 in grado di mantenere l\u2019ordine a Tripoli. Cos\u00ec, mentre l\u2019ex capitale libica \u00e8 ostaggio di gruppi armati, il suo governo \u00e8 ormai difeso solo dalle milizie islamiste di Misurata, grazie a un matrimonio d\u2019interessi che potrebbe non durare ancora a lungo. Anche perch\u00e9, della fine delle sanzioni sulle armi promessa dalle Nazioni Unite \u2013 e di cui i tripolini hanno estremo bisogno per continuare a mantenere il potere \u2013 non si vede ancora l\u2019ombra.<br \/>\nRisultato? L\u2019altro governo, quello internazionalmente riconosciuto di Tobruk, guadagna ogni giorno terreno e stringe accordi internazionali grazie alle abili manovre dell\u2019uomo forte della Cirenaica, il generale Khalifa Haftar, che se \u00e8 ancora non riuscito ad avere la meglio sulle residue forze jihadiste e sui criminali che si muovono lungo il deserto libico, tuttavia ha gi\u00e0 ottenuto l\u2019appoggio diretto di Russia ed Egitto e, a quanto pare, anche quello indiretto di Francia e Regno Unito. Haftar pu\u00f2 cos\u00ec passare all\u2019incasso, lasciando che la situazione si destabilizzi o, peggio, degeneri in Tripolitania, per poi approfittarne e muovere con le sue truppe alla conquista di Tripoli stessa, intestandosi con ci\u00f2 il comando generale dell\u2019ex colonia italiana.<\/p>\n<p>In tutto questo, Roma, che ha appena riaperto la propria ambasciata a Tripoli (unica tra le potenze internazionali), secondo indiscrezioni avrebbe gi\u00e0 evacuato parte del suo personale, considerato che il rischio per i funzionari italiani \u00e8 troppo alto perch\u00e9 la citt\u00e0 \u201cnon \u00e8 sicura\u201d. Tutto questo ci racconta molte cose ma, su tutte, una vale la pena sottolineare: siamo certi che i governo italiano abbia scelto l\u2019alleanza politica destinata a essere dalla parte giusta della storia? Quella cio\u00e8 che uscir\u00e0 vincente dal caos generato dal post-Gheddafi?<\/p>\n<p>La domanda \u00e8 tutt\u2019altro che faziosa. Ovviamente, chi ha puntato le proprie fiches su Tripoli e Al Serraj voleva tutelare gli interessi italiani in quella regione, dove l\u2019ENI, presente con uomini e piattaforme, ha continuato a lavorare anche nei momenti pi\u00f9 bui della guerra civile. Detto ci\u00f2, per\u00f2, la situazione va mutando molto velocemente e sarebbe opportuno riconoscere che, stante il fatto che l\u2019Ente Nazionale Idrocarburi se l\u2019\u00e8 cavata benissimo anche senza i balzi in avanti del governo, \u00e8 tempo di ripensare la strategia complessiva italiana per la Libia. Se mai ve n\u2019\u00e8 stata una. E, a meno che non si voglia ritenere che la linea del governo italiano sia accettare chiunque s\u2019insedi a Tripoli, forse \u00e8 opportuno dare un segnale differente dal riaprire un\u2019ambasciata per poi rischiare di vederla chiudere di nuovo.<\/p>\n<p>Ma non era gi\u00e0 chiaro sin dallo scorso anno che le cose sarebbero andate pi\u00f9 o meno cos\u00ec? Noi crediamo di s\u00ec. E crediamo anche che l\u2019intelligence, la Farnesina e Palazzo Chigi non potevano non prevederlo. Per questo, riproponiamo parte di un articolo datato 20 maggio 2016, dove la domanda che dava il titolo, rifletteva gi\u00e0 una possibile risposta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u201cLibia, l\u2019Italia \u00e8 dalla parte giusta della storia?\u201d<\/strong><\/p>\n<p>20\/05\/2016 \u201cNon ho tempo da perdere con le Nazioni Unite. Non m\u2019importa niente delle decisioni del Gna (il governo di unit\u00e0 nazionale, ndr), le sue decisioni sono solo pezzi di carta. Non credo che questa soluzione imposta dall\u2019Onu avr\u00e0 successo\u201d. A parlare \u00e8 Khalifa Haftar, il generale che comanda le forze armate libiche ed \u00e8 espressione del parlamento di Tobruk, l\u2019unico sinora riconosciuto dalla comunit\u00e0 internazionale. Haftar non solo non ha intenzione di riconoscere il governo ufficiale appena insediato, ma rappresenta anche la vera mina vagante nel contesto libico, tale che la sua presenza pone un serio problema di legittimit\u00e0 e di riconoscimento politico. E non parliamo di carte bollate, ma di autorit\u00e0 costituita.<\/p>\n<p>Infatti, dopo che l\u2019inviato speciale dell\u2019Onu in Libia, Martin Kobler, ha varato il protocollo di Tunisi e forzato la mano portando alla formazione del Governo di Accordo Nazionale di Faiez Al Serraj, il passo successivo \u00e8 divenuto il rispetto del protocollo stesso. Il quale prevede che \u201ctutti i poteri delle alte gerarchie militari e di sicurezza siano trasferiti alla presidenza del consiglio\u201d. Ed \u00e8 proprio qui la radice del problema.Gi\u00e0, perch\u00e9 Serraj, per quanto sostenuto dall\u2019ONU, di fatto non controlla davvero n\u00e9 la capitale n\u00e9 l\u2019amministrazione pubblica, intesa nel suo complesso di funzionari civili e militari.<\/p>\n<p><strong>Chi comanda in Tripolitania e Cirenaica<\/strong><\/p>\n<p>Il suo governo, inoltre, \u00e8 ancora asserragliato alla base navale di Abu Sittah, segno dell\u2019incertezza e dell\u2019insicurezza che ancora regnano a Tripoli. Di fatto, dunque, la sua autorit\u00e0 politica non si estende al resto del paese. Di certo, non fino alla Cirenaica, dove invece \u00e8 forte il peso del generale Haftar che, grazie all\u2019esercito a lui fedele, ha occupato militarmente Bengasi e ora controlla l\u2019est della regione, tra cui la stessa Tobruk, dov\u2019\u00e8 insediato il parlamento libico.<\/p>\n<p>La sicurezza nella capitale \u00e8 affidata invece alle sole forze di Misurata, una milizia agguerrita che ambisce a farsi esercito e che, dopo l\u2019esperienza all\u2019interno della coalizione Alba Libica \u2013 che univa i misuratini ad altre forze islamiste e che ha preso il controllo della capitale con il benestare del Muft\u00ec di Tripoli gi\u00e0 dall\u2019agosto 2014 \u2013 oggi si pone come principale garante dell\u2019ordine pubblico in Tripolitania.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Le alleanze in Libia<\/strong><\/p>\n<p>Dal punto di vista delle alleanze, sappiamo che Haftar ha il sostegno delle forze francesi, che lo hanno aiutato nella presa di Bengasi e che puntano a un protettorato nell\u2019area; dell\u2019Egitto, che pi\u00f9 volte ha contribuito alle operazioni militari di Haftar e che spera in un suo successo, al fine di accrescere l\u2019influenza in Cirenaica; e degli Stati Uniti, dal momento che il generale \u00e8 una loro creazione (il generale \u00e8 rientrato in Libia per rovesciare Gheddafi dopo un esilio durato vent\u2019anni in Virginia, dov\u2019\u00e8 rimasto a stretto contatto con la CIA).<\/p>\n<p>Serraj, invece, ha l\u2019appoggio generico delle Nazioni Unite, che lo scorso 16 maggio a Vienna hanno ventilato la possibilit\u00e0 di congelare l\u2019embargo sulle armi per rifornire il futuro esercito libico (una sorta di \u201cliberi tutti\u201d); e dell\u2019Italia. Non a caso il 12 aprile scorso, dopo la proclamazione del nuovo governo di unit\u00e0 nazionale, Roma ha inviato a Tripoli il nostro ministro degli Esteri. Paolo Gentiloni \u00e8 stato cos\u00ec il primo ministro occidentale a far visita al governo Serraj.<\/p>\n<p>Ora, se le posizioni tra Haftar e Serraj resteranno siderali. Se il premier non trover\u00e0 una collocazione adeguata al generale in un futuro assetto istituzionale. Se neanche la National Oil Corporation, l\u2019ente libico per il petrolio (oggi diviso tra Tripoli e Bengasi) si unir\u00e0 in un unico soggetto. Se tutto ci\u00f2 accadr\u00e0, il rischio di un nuovo conflitto interno alla Libia \u00e8 certo una possibilit\u00e0. Quando e se si verificher\u00e0 il caso, dunque, Roma sar\u00e0 schierata dalla parte giusta della storia?<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LOOKOUT NEWS (Luciano Tirinnanzi) L&#8217;alleanza del governo italiano con Al Serraj si \u00e8 rivelato un azzardo. Mentre il generale della Cirenaica Haftar avanza, nella capitale \u00e8 in atto uno scontro politico, preludio di un nuovo rivolgimento. 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