{"id":27569,"date":"2017-01-18T11:29:22","date_gmt":"2017-01-18T10:29:22","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27569"},"modified":"2017-01-18T11:29:22","modified_gmt":"2017-01-18T10:29:22","slug":"amministrazione-trump-ai-blocchi-di-partenza-chi-e-perche-gioisce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27569","title":{"rendered":"Amministrazione Trump ai blocchi di partenza: chi e perch\u00e9 gioisce"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>FEDERICO DEZZANI<\/strong><\/p>\n<p><em>Il 20 gennaio Donald Trump si insedier\u00e0 ufficialmente alla Casa Bianca\u00a0con la nuova\u00a0squadra di governo. Molti si pongono un legittimo quesito: perch\u00e9 il prossimo presidente si avvale di numerosi ex-banchieri di Goldman Sachs, se rappresenta davvero un cambiamento rispetto al passato? E quale ruolo riveste l\u2019influente genero Jared Kushner? La sfida tra Hillary Clinton e Donald Trump \u00e8 stata anche un lotta tra due anime dello stesso sistema: ne \u00e8 emersa vincente quella pi\u00f9 nazionalista e conservatrice, spalleggiata dal premier israeliano Benjamin Netanyahu, che ha garantito l\u2019accesso di Trump alla stanza dei bottoni. All\u2019orizzonte si profila un\u2019inedita alleanza tra Washington, Tel Aviv e Mosca ai danni dell\u2019establishemnt liberal: per i populismi europei \u00e8 un\u2019occasione unica per riappropriarsi della sovranit\u00e0 politica ed economica, svincolandosi dall\u2019Unione Europea.<\/em><\/p>\n<h2>Una faida dentro all\u2019establishment? Comunque, un\u2019imperdibile occasione<\/h2>\n<p>Il 20 gennaio, a distanza di pi\u00f9 di due mesi dalle presidenziali americane che hanno sorpreso il mondo (ma non noi), si insedier\u00e0 la nuova amministrazione di <b>Donald Trump<\/b>. Per l\u2019ordine internazionale sar\u00e0 una rivoluzione copernicana che impatter\u00e0 qualsiasi aspetto delle relazioni tra Stati Uniti ed il resto del mondo:<a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/2017-lanno-della-frattura\/\"> l\u2019assetto internazionale post-1945, basato sul predominio angloamericano, sul binomio NATO\/CEE-UE e su dosi crescenti di globalizzazione, tramonter\u00e0 definitivamente, causa sfinimento del sistema stesso<\/a>. Per la prima volta dagli anni \u201930, sieder\u00e0 alla Casa Bianca un <strong>presidente \u201cisolazionista\u201d.<\/strong> Gli Stati Uniti, in sostanza, abdicheranno al loro ruolo di potenza egemone, concetto implicito \u201cnell\u2019<i>America first\u201d<\/i> di Trump, condannando a morte certa <b>le vecchie istituzioni <\/b>figlie di quest\u2019epoca.<\/p>\n<p>Avendo caricato di simili aspettative la presidenza di Trump ed incombendo ormai il suo ingresso alla Casa Bianca, \u00e8\u00a0quindi ora di rispondere ai dubbi che attanagliano molti osservatori, specialmente dopo la formazione della nuova squadra presidenziale dove compaiono diversi <b>ex-banchieri di Goldman Sachs. <\/b>Parecchi, sconcertati dal divario tra la retorica \u201cpopulista\u201d di Trump ed i nomi scelti per occupare i posti chiave della prossima amministrazione, si sono posti domande pi\u00f9 che giustificate: Donald Trump rappresenta davvero un <b>cambiamento rispetto al passato<\/b>? Non sar\u00e0 anche lui <strong>l\u2019ennesimo fantoccio<\/strong> di Wall Street? Esaurite le aspettative iniziali, non si riveler\u00e0 <strong>un altro bluff,<\/strong> adagiandosi sulla solita politica di Bush e Obama?<\/p>\n<p>Sono interrogativi\u00a0<strong>pi\u00f9 che legittimi<\/strong>. Bisogna per\u00f2 evitare a qualsiasi costo l\u2019idea paralizzante (perch\u00e9 renderebbe inutile qualsiasi azione) che \u201cil Potere\u201d sia <b>monolitico, infallibile, onnipotente <\/b><b>ed eterno<\/b> e, anno dopo anno, elezione dopo elezione, si riproduca sempre uguale: nascondendosi dietro Bill Clinton nel 1993, dietro George Bush nel 2001, dietro Barack Obama nel 2008, dietro Donald Trump nel 2017, e cos\u00ec via, <i>ad aeternum.<\/i><i><\/i><\/p>\n<p>Il \u201cPotere\u201d, che in Occidente alberga nelle<b> piazze finanziarie di Londra e Wall Street<\/b>, non \u00e8 monolitico, ma si divide al suo interno<b> in cordate e fazioni<\/b>. Non \u00e8 infallibile, perch\u00e9 anch\u2019esso si basa su calcoli e previsioni che spesso si rivelano, ex-post, <b>errati<\/b>. Non \u00e8 onnipotente, perch\u00e9 il mondo \u00e8 troppo articolato, ampio e variegato, perch\u00e9 possa essere <b>controllato \u201ca tavolino\u201d<\/b>. Non \u00e8 eterno, perch\u00e9 come ogni organizzazione umana, non sfugge al ciclo <b>di nascita, crescita, maturit\u00e0 e morte.<\/b> Il \u201cPotere\u201d, alias la finanza cosmopolita, \u00e8 fallibile, divisa in correnti e spesso impotente di fronte a dinamiche che sfuggono al suo controllo. Bench\u00e9 abbia mostrato da sempre forti capacit\u00e0 di adattamento, sta poi dando\u00a0evidenti<strong> segnali di affaticamento:<\/strong> la sua presa sul mondo si affievolisce, giorno dopo giorno.<\/p>\n<p>Il caso di Donald Trump, il candidato \u201cpopulista\u201d eletto contro ogni qualsiasi pronostico, rientra senza alcun dubbio nella saga del \u201cPotere\u201d atlantico: <b>una fazione del<\/b><b>l\u2019establishment,<\/b>\u00a0in aperta lotta con la rivale,<b>\u00a0<\/b>si \u00e8 raccolta attorno alla sua candidatura e gli ha spianato l\u2019accesso alla Casa Bianca, <b>altrimenti impensabile<\/b> per un candidato totalmente estraneo al sistema. Ne sono derivate, di conseguenza, le nomine dei banchieri di <b>Goldman Sachs <\/b>nei <b>ruoli chiave<\/b> della nuova amministrazione e un po\u2019 di sconcerto tra chi sperava in un radicale rinnovamento.<\/p>\n<p>Perch\u00e9,\u00a0allora, abbiamo salutato con favore la vittoria di Donald Trump e abbiamo riposto cos\u00ec tante speranze nel suo mandato, se \u00e8 anch\u2019esso un\u2019espressione del solito establishment? E perch\u00e9, se anche Trump \u00e8 un fantoccio del \u201cPotere\u201d, la campagna elettorale \u00e8 stata <strong>cos\u00ec spietata<\/strong> ed i rischi di una rivoluzione colorata negli Stati Uniti sono<strong> tutt\u2019altro che remoti?<\/strong><\/p>\n<p>Le riposte sono molteplici:<\/p>\n<ul>\n<li>Trump \u00e8 la reazione ad un sistema internazionale \u00a0logoro e fallimentare\u00a0ed \u00e8 <b>quanto di meglio potessero<\/b> oggi offrire gli Stati Uniti;<\/li>\n<li>Trump \u00e8 l\u2019espressione di una <b>fazione minoritaria dell\u2019establishment<\/b>, quella pi\u00f9 nazionalista, conservatrice, realpolitiker e ostile alla <b>rivoluzione mondiale permanente<\/b> dell\u2019establishment liberal. Ci riferiamo alle\u00a0attivit\u00e0 in cui eccelle<b> George Soros<\/b> che, non a caso, sosteneva la candidatura di Hillary Clinton: destabilizzazioni, cambi di regime, interventi \u201cumanitari\u201d, terrorismo, ondate migratorie, etc. etc.;<\/li>\n<li>Trump introduce nel sistema internazionale <b>un notevole dinamismo<\/b> che, sfruttato adeguatamente, pu\u00f2 consentire, soprattutto in Europa, di <b>\u201crimpatriare\u201d massicce dosi di sovranit\u00e0 politica ed economica <\/b>ai danni delle vecchie istituzioni atlantiche.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Sono questi i motivi per cui abbiamo accolto con favore la sua elezione e per cui siamo certi che incontrer\u00e0 <strong>forti resistenze fuori e dentro gli Stati Uniti.<\/strong><\/p>\n<p>Alle elezioni dell\u20198 novembre, il \u201cPotere\u201d, ossia la finanza cosmopolita, si divide in due cordate:<b> la parte <\/b><b>maggioritaria<\/b> (quella liberal e dei neocon, delle grandi corazzate dell\u2019informazione, dei paladini del riscaldamento globale, della New Economy, della globalizzazione, dell\u2019Unione Europea, dell\u2019immigrazione indiscriminata, del terrorismo islamico, del contenimento ad ogni costo della Russia) si coagula <b>attorno ad Hillary Clinton,<\/b> una <b>parte minoritaria<\/b> (quella, in sostanza, che si sentiva reclusa dalla prima: destra americana nazionalista e identitaria, falchi israeliani, petrolieri, Old Economy e fautori di una realpolitik in politica estera) si dirige <b>verso Donald Trump<\/b>.<\/p>\n<p>La lotta tra le due fazioni, va sottolineato, <b>\u00e8 reale<\/b> ed il voto dell\u20198 novembre <b>non \u00e8 una semplice farsa<\/b> che proclamer\u00e0 il candidato scelto prima a tavolino: gli obiettivi delle due cordate <b>sono <\/b><b>profondamente <\/b><b>divergenti <\/b>e la posta in gioco \u00e8 altissima, considerato che sono in ballo\u00a0<b>interessi consolidati da decenni<\/b><b>.<\/b><\/p>\n<p>Il \u201cPotere\u201d, in un certo senso, vincer\u00e0 comunque: <b>Goldam Sachs <\/b>ha in Hillary Clinton una fedele alleata<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/amministrazione-trump-ai-blocchi-partenza-perche-gioisce\/#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a>\u00a0ma, allo stesso tempo, presta a Donald Trump il regista della sua campagna elettorale, l\u2019ex-banchiere <b>Steve Bannon, <\/b>fondatore del sito <b>Breibart,<\/b> ed il suo futuro segretario del Tesoro, l\u2019ex-banchiere <b>Steven Mnuchin.<\/b>\u00a0Ma \u00e8 un\u00a0\u201cPotere\u201d \u00e8 attraversato da <b>violente lotte intestine,<\/b> come si evince dalla durezza dello scontro tra le due differenti fazioni: la\u00a0tensione \u00e8 cos\u00ec alta che\u00a0la parte sconfitta, quella dei liberal e di George Soros, difficilmente<b> si rassegn<\/b><b>er\u00e0 <\/b><b>allo smacco subito <\/b>e tenter\u00e0 in ogni modo di spodestare Trump prima della fine del mandato (rivoluzione colorata, campagne infamanti, procedure di impeachment, etc. etc.). Si respira, insomma, aria da <b>\u201cguerra civile\u201d<\/b>, evidente segnale di un impero che si sta <strong>a<\/strong><b>ccartocciando su se stesso.<\/b><\/p>\n<p>Sono senza dubbio soddisfatti della vittoria di Trump, coloro che gli hanno aperto le porte di Goldman Sachs: il premier israeliano <b>Benjamin Netanyahu<\/b> e la <b>destra israeliana pi\u00f9 oltranzista<\/b>: il Likud non aveva digerito i tentativi di Barack Obama di effettuare un cambio di regime \u201cmorbido\u201d in Israele ai danni di Netanyahu, n\u00e9 le aperture all\u2019Iran in chiave<i> \u201cdivide et impera\u201d <\/i>fatte dall\u2019amministrazione democratica, n\u00e9 l\u2019ostilit\u00e0 all\u2019espansionismo israeliano sui territori palestinesi. \u00c8 tutt\u2019altro che casuale che una delle ultime mosse di Barack Obama sia stata la <b>clamorosa astensione degli Stati Uniti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, <\/b>astensione che ha permesso l\u2019approvazione di una risoluzione contro gli insediamenti israeliani in Cisgiordania e Gerusalemme Est: l\u2019amministrazione uscente ha cos\u00ec sferrato un colpo di coda a Tel Aviv, per vendicarsi del supporto fornito a Donald Trump in campagna elettorale.<\/p>\n<p>A partire dal 20 gennaio, attraverso il genero del presidente, il giovane ed influente<b>\u00a0Jared Kushner<\/b>, il Likud israeliano e Bibi Netanyahu avranno cos\u00ec\u00a0<strong>un canale diretto e preferenziale<\/strong> con il nuovo inquilino della Casa Bianca:<i> \u201cIsrael\u2019s right celebrates Donald Trump\u2019s victory\u201d <\/i>titolava la CNN il 14 novembre, descrivendo la soddisfazione \u00a0della destra israeliana per la vittoria di Trump e l\u2019archiviazione della deludente era Obama.<\/p>\n<p>Lo Stato d\u2019Israele, il pi\u00f9 sensibile ai cambiamenti di forza in Medio Oriente, \u00e8 peraltro da anni <b>in avvicinamento alla Russia<\/b>: la nomina a ministro della Difesa del russofono <b>Avigdor Lieberman<\/b> ha suggellato l\u2019avvicinamento di Tel Aviv e Mosca, sempre pi\u00f9 influente nella regione e imprescindibile per il futuro dello Stato ebraico. Al contrario, i rapporti tra Israele ed <b>Unione Europea<\/b>, un prodotto dell\u2019establishment liberal, sono burrascosi quasi quanto quelli tra Netanyahu ed Obama: si ricordi, ad esempio, la recente crisi diplomatica dopo la decisione di Bruxelles di contrassegnare le merci provenienti dai <b>territori palestinesi occupati<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/amministrazione-trump-ai-blocchi-partenza-perche-gioisce\/#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a><\/b>. Il Likud\u00a0ha quindi una chiara agenda,<b>\u00a0distensione <\/b>dei rapporti tra <b>Stati Uniti e Russia <\/b>e parallela <b>rottura <\/b>delle relazioni tra <b>Washington e Bruxelles,\u00a0<\/b>e confida di poterla attuare attraverso il nuovo inquilino della Casa Bianca.<\/p>\n<p>Non avrebbe potuto Benjamin Netanyahu ottenere lo stesso risultato investendo su Hillary Clinton? No, perch\u00e9 la priorit\u00e0 della candidata democratica, in quanto esponente dell\u2019establishment liberal, sarebbe stata <b>l\u2019eliminazione della Russia<\/b> come centro di potere alternativo a quello atlantico, anche a costo di una guerra con Mosca. Allo stesso tempo, la Clinton si sarebbe prodigata per <b>salvare l\u2019Unione Europea<\/b>, il risvolto politico della NATO ed il principale strumento per<strong> contenere l\u2019influenza della Russia<\/strong> sul Vecchio Continente.<\/p>\n<p>Arriviamo cos\u00ec al secondo, grande, vincente delle elezioni dell\u20198 novembre, dopo Benjamin Netanyahu, <b>Vladimir Putin: <\/b>scongiurato uno scenario di guerra nel caso in cui Hillary Clinton, vinte le elezioni, avesse deciso di intervenire militarmente in Siria, il presidente russo si sar\u00e0 certamente rallegrato leggendo le ultime interviste di Donald Trump a due giornali europei, l\u2019inglese The Times ed il tedesco Bild.<\/p>\n<p>Il futuro inquilino della Casa Bianca ha confermato le sue visioni su <b>Unione Europea e NATO,<\/b> gi\u00e0 anticipate in campagna elettorale: il Regno Unito ha fatto la scelta giusta <b>abbondando l\u2019Unione Europea<\/b> e sigler\u00e0 presto un proficuo accordo commerciale con gli Stati Uniti, <b>altri Paesi europei <\/b>seguiranno la sua strada, la cancelliera Angela Merkel (<i>\u201cthe Liberal West\u2019s Last Defender\u201d<sup><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/amministrazione-trump-ai-blocchi-partenza-perche-gioisce\/#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\">3<\/a>\u00a0<\/sup><\/i>\u00a0per i liberal del New York Times) ha commesso un catastrofico errore spalancando le porte agli immigrati,<strong> la NATO<\/strong> <b>\u00e8 \u201cobsoleta\u201d e difettosa<\/b>,<i>\u201cperch\u00e9 \u00e8 stata concepita tanti e tanti anni fa\u201d<\/i>. Il futuro presidente degli Stati, isolazionista e realpolitiker, non quindi ha remore nell\u2019attaccare i due pilatri su cui da 70 anni si base<b> l\u2019egemonia atlantica in Europa<\/b>, in vista di una spartizione del Continente in zone d\u2019influenza, <strong>a<\/strong><b> tutto vantaggio della Russia.<\/b><\/p>\n<p>Facciamo la prova del nove: esiste un<strong> qualche prova dell\u2019intesa<\/strong> tra i due presunti registi occulti dell\u2019elezione di Trump,\u00a0Benjamin Netanyahu e Vladimir Putin? <strong>Frequenti e solidi rapporti<\/strong> si sono instaurati <strong>negli ultimi 18 mesi<\/strong> tra i due politici, accomunati <strong>dall\u2019odio verso Obama<\/strong>, ed alla stampa pi\u00f9\u00a0solerte non \u00e8 sfuggito <b>lo strano attivismo russo-israeliano<\/b>\u00a0che ha preceduto e seguito l\u2019elezione di Trump (<em>\u201cNetanyahu\u2019s Sweet Temptation Is to Seal the Trump-Putin Deal\u201d<\/em>, How Putin and\u00a0<em>Netanyahu are exploiting the transition\u201d)<\/em><\/p>\n<p>Chi credeva in un immediato miglioramento delle relazioni tra Stati Uniti e Russia, \u00e8 forse rimasto stupito dalle recenti parole pronunciate dal futuro Segretario di Stato, l\u2019ex-amministratore di Exxon Mobil <b>Rex Tillerson <\/b>(\u201c<i>la Russia rappresenta un pericolo e gli alleati della Nato sono giustamente preoccupati\u201d<\/i>), dal prossimo capo della CIA, <b>Mike Pompeo <\/b>(\u201c<i>Dopo il gruppo dello Stato islamico, la Siria e l\u2019Iran, la Russia rappresenta la principale minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti\u201d<\/i>) e dal segretario della Difesa, il generale <b>Michael Flynn<\/b> (<i>\u201cLa Russia \u00e8 la principale minaccia alla sicurezza nazionale <\/i><i>e vuole spaccare la NATO<\/i><i>\u201d)<\/i> ma occorre inquadrare le esternazioni nel dovuto contesto: le audizioni davanti alle <b>commissioni del<\/b> <b>Congresso<\/b>, che si profila come il principale freno all\u2019azione di Trump in politica estera nei prossimi anni. Il nuovo corso degli Stati Uniti sar\u00e0 opera di un solo uomo al comando, che seguir\u00e0 lo spartito <strong>\u201csuggerito\u201d da\u00a0israeliani e russi.<\/strong><\/p>\n<p>In un\u2019ultima analisi, l\u2019insediamento della prossima amministrazione democratica sancir\u00e0 la nascita di <b>un\u2019inedita triangolazione tra Washington, Tel Aviv e Mosca\u00a0<\/b>ai danni dell\u2019establishment liberal: Trump otterr\u00e0 di ritirarsi in buon ordine dal Medio Oriente e dall\u2019Europa (sdebitandosi, allo stesso tempo, dell\u2019appoggio ricevuto\u00a0per l\u2019elezione alla Casa Bianca), Netanyahu avr\u00e0 un alleato comprensivo alla Casa Bianca ed un nuovo garante della sicurezza di Israele al Cremlino, Putin sar\u00e0 compensato con lo smantellamento dell\u2019Unione Europea ed il ridimensionato della NATO.\u00a0\u00c8 un patto a tre, che decreter\u00e0 la definitiva <b>archiviazione dell\u2019ordine mondiale \u201cliberale\u201d<\/b>, con la <strong>sola eccezione di Israele<\/strong> che sfuggir\u00e0 al declino americano riparandosi sotto l\u2019ombrello di Mosca, alleato di ferro anche di Siria, Iran e Turchia e garante di una<i> \u201cpax russa\u201d<\/i> nella regione.<\/p>\n<p><b>L\u2019Unione Europea<\/b> \u00e8, in questo nuovo contesto, condannata<b> a morte certa<\/b>: per Trump \u00e8 il retaggio di un\u2019epoca archiviata, per Netanyahu \u00e8 un fastidioso strumento in mano ai liberal, per Putin \u00e8 un freno al dinamismo russo verso ovest.<\/p>\n<p>Dopotutto, si pu\u00f2 chiudere un occhio se dietro la vittoria di Trump si celano anche la solita Goldman Sachs e la destra israeliana: l\u2019occasione offerta<b> ai populismi europei<\/b>\u00a0di liberarsi dal giogo della UE\/NATO \u00e8 imperdibile. Il \u201cPotere\u201d, logoro e diviso, perde pezzi: sarebbe un peccato<b> non approfittars<\/b><b>ene.<\/b><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/troika-ptn.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2051\" src=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/troika-ptn.png\" sizes=\"(max-width: 607px) 100vw, 607px\" srcset=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/troika-ptn.png 607w, http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/troika-ptn-320x313.png 320w\" alt=\"troika-ptn\" width=\"607\" height=\"594\" \/><\/a><\/p>\n<div class=\"banner-wrapper\">\n<div id=\"content_middle_banner\"><\/div>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/amministrazione-trump-ai-blocchi-partenza-perche-gioisce\/#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a>https:\/\/www.nytimes.com\/2016\/09\/25\/us\/politics\/bill-hillary-clinton-goldman-sachs.html<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/amministrazione-trump-ai-blocchi-partenza-perche-gioisce\/#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a>http:\/\/www.panorama.it\/news\/esteri\/etichette-sui-prodotti-delle-colonie-israele-si-infuria-con-la-ue\/<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/amministrazione-trump-ai-blocchi-partenza-perche-gioisce\/#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a>https:\/\/www.nytimes.com\/2016\/11\/13\/world\/europe\/germany-merkel-trump-election.html<\/p>\n<p class=\"sdfootnote\"><strong>fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/amministrazione-trump-ai-blocchi-partenza-perche-gioisce\/\">http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/amministrazione-trump-ai-blocchi-partenza-perche-gioisce\/<\/a><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FEDERICO DEZZANI Il 20 gennaio Donald Trump si insedier\u00e0 ufficialmente alla Casa Bianca\u00a0con la nuova\u00a0squadra di governo. 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