{"id":27585,"date":"2017-01-19T08:50:18","date_gmt":"2017-01-19T07:50:18","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27585"},"modified":"2017-01-18T18:15:44","modified_gmt":"2017-01-18T17:15:44","slug":"cosa-vuol-fare-varoufakis-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27585","title":{"rendered":"Cosa vuol fare Varoufakis"},"content":{"rendered":"<p><strong>di ALESSANDRO GILIOLI<\/strong><\/p>\n<p>Due anni fa Yanis Varoufakis &#8211; gi\u00e0 docente universitario di economia in Grecia e negli Stati Uniti &#8211; diventava ministro delle Finanze del suo Paese. Un anno e mezzo fa si dimetteva, dopo aver vinto il referendum. E un anno fa fondava il suo movimento politico, <a href=\"https:\/\/diem25.org\/home-it\/\">Diem25<\/a>, acronimo che invita a \u201ccogliere l\u2019attimo\u201d ma che sta anche per Democracy In Europe Movement, con il 2025 come data entro la quale realizzare l\u2019obiettivo di \u00abdemocratizzare l\u2019Europa\u00bb. Adesso, quasi in sordina, Diem25 \u00e8 arrivato in Italia, con la sua prima assemblea a Roma, il 7 gennaio scorso.<\/p>\n<p><strong>Varoufakis, che cos\u2019\u00e8 Diem?<\/strong><\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 la migliore chance esistente per salvare l\u2019Europa, europeizzando alcuni problemi giganteschi che non possono essere risolti a livello di Stati nazionali: dalla povert\u00e0 in crescita al debito, dalla crisi degli investimenti alle banche, fino alle migrazioni. Ed \u00e8 l\u2019unica alternativa per evitare che si ripeta lo scenario che si \u00e8 verificato negli anni \u201830\u00bb.<\/p>\n<p><strong>In che senso?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abTutto quello che \u00e8 successo nel 2016 &#8211; la Brexit, la crisi della Ue, la rivolta dei ceti medi contro l\u2019establishment, l\u2019avanzata di nuovi fascismi &#8211; ha le sue origini nel 2008, che \u00e8 stato il 1929 della nostra generazione. Come allora, \u00e8 scoppiata una crisi deflazionistica che ha messo in ginocchio il sistema politico esistente e ha frustrato le aspirazioni della classe media e mediobassa, mentre la caduta della legittimazione democratica ha aperto la strada ai nazionalismi. Negli anni \u201830 i progressisti non sono stati capaci di creare una coalizione transnazionale per opporsi all\u2019internazionale dei reazionari e dei fascisti. Ora noi abbiamo il compito di riuscire dove i nostri predecessori hanno fallito\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Sembra un po\u2019 difficile lanciare un movimento europeista mentre l\u2019Europa gode di una reputazione cos\u00ec bassa&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>\u00abDipende da cosa si intende per europeista. Oggi per essere davvero europeisti bisogna opporsi alle istituzioni ufficiali europee. Vede, io ho passato la maggior parte della mia vita &#8211; e credo che molte persone di sinistra in Italia abbiano fatto lo stesso &#8211; opponendomi al governo del mio Paese quando prendeva decisioni sbagliate: era un dovere patriottico, vale a dire che come patriota avevo il dovere di oppormi al mio governo. Allo stesso modo, oggi, proprio perch\u00e9 sono europeista ho il dovere di oppormi all\u2019Eurogruppo, alla Commissione europea e alla Troika. E di proporre soluzioni diverse per affrontare la crisi strutturale nella quale siamo entrati\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Siete favorevoli o contrari all\u2019uscita dall\u2019euro?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNon c\u2019\u00e8 alcun dubbio che l\u2019euro sia stato una pessima idea e sia un terribile sistema monetario. Ma c\u2019\u00e8 una grande differenza tra la situazione in cui non era stato ancora creato e quella in cui esiste gi\u00e0: eliminare oggi l\u2019euro, o uscirne, purtroppo non ricrea la condizione precedente la sua entrata in vigore. Ora che c\u2019\u00e8, la cosa realisticamente pi\u00f9 utile che possiamo fare \u00e8 cambiarne l\u2019architettura, aggiustarlo radicalmente. Ma allo stesso tempo \u00e8 importante avere un piano appropriato per gestire la sua eventuale disintegrazione se non si riesce a cambiarlo in tempo. Dobbiamo essere un po\u2019 sofisticati nel nostro modo di affrontare la questione dell\u2019euro, non semplicisti. E dobbiamo anche capire che non serve aggredire il sintomo, ma le cause di quel sintomo\u00bb.<br \/>\n<strong><br \/>\nSiete un movimento di sinistra?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLo scopo di Diem \u00e8 quello di creare una coalizione tra progressisti che capiscono come l\u2019unica risposta realistica alla crisi dell\u2019Europa (e di ciascun Paese d\u2019Europa) consista nel cambiare le politiche dell\u2019establishment: sia quello europeo sia quello di ciascuno Stato. Per fare questo abbiamo bisogno di marxisti, socialisti, progressisti, liberali e perfino di conservatori illuminati (\u201cprogressive conservative\u201d). La sinistra non \u00e8, da sola, in condizioni di offrire le infrastrutture per dare una risposta con cui combattere le cause di questa crisi\u00bb.<br \/>\n<strong><br \/>\nCome vi rapportate ai partiti di sinistra esistenti, sia quelli socialisti sia quelli pi\u00f9 radicali?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abProponendo loro i nostri contenuti, il nostro <a href=\"https:\/\/diem25.org\/manifesto-versione-lunga\/\">manifesto<\/a>: il Green New Deal, che \u00e8 un programma politico con molte idee concrete sulle cose da fare in termini di investimenti, debito pubblico, welfare, povert\u00e0, banche etc. Adesso, per esempio, lo stiamo proponendo in Francia ai candidati alle presidenziali chiedendo se sono d\u2019accordo e su quali punti, e che cosa propongono in alternativa quando non lo sono. Sulla base delle risposte giudicheremo i candidati. Lo stesso facciamo in altri Paesi e talvolta abbiamo gi\u00e0 trovato ascolto, come in Spagna (la sindaca di Barcellona Ada Colau \u00e8 una nostra iscritta) o nel nel Labour inglese\u00bb.<br \/>\n<strong><br \/>\nLe piace Jeremy Corbyn?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abOggi, grazie a Jeremy Corbyn, il Labour ha molti pi\u00f9 militanti che qualsiasi altro partito socialista europeo, compresi il Pd italiano e l\u2019Spd tedesco. Il partito stava morendo e lui lo ha rivitalizzato riportando i cittadini all\u2019attivismo politico. \u00c8 stato un soffio di aria fresca ed \u00e8 un\u2019opportunit\u00e0 per combattere sia i populisti nazionalisti di destra sia l\u2019establishment economico\u00bb.<br \/>\n<strong><br \/>\nChe cosa pensa di Matteo Renzi?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abRenzi ha gettato il capitale politico che aveva fino a tre anni fa cercando di combinare due cose che non possono stare insieme: una \u00e8 la sottomissione all\u2019establishment negli atti politici concreti, sia in Italia sia in Europa; l\u2019altra sono le continue lamentele e le dichiarazioni di ribellione verso l\u2019establishment stesso. Il risultato di questo comportamento incoerente \u00e8 stato la perdita del suo capitale politico\u00bb.<br \/>\n<strong><br \/>\nE del Movimento 5 Stelle cosa pensa?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl successo del Movimento 5 Stelle \u00e8 il risultato dello spettacolare fallimento della sinistra nell\u2019interpretare il disagio sociale e la perdita di fiducia nei confronti dell\u2019establishment. Anche qui, qualcosa di simile al fallimento della sinistra negli anni 30. Vede, in Italia (come in quasi tutti gli altri Paesi europei) c\u2019\u00e8 stata a lungo una falsa conflittualit\u00e0 tra il centrodestra e il centrosinistra: una contrapposizione che \u00e8 stata solo a parole, o per la conquista del potere, ma che non comportava una vera differenza in termini di scelte politiche. Questo falso dualismo ha creato un grande vuoto, nel quale \u00e8 emerso il Movimento 5 Stelle. Il M5S ha interpretato l\u2019opposizione a questo stato di cose, anche se non \u00e8 ancora chiaro come poi questa \u201copposizione alle cose\u201d si trasformi in una \u201cposizione sulle cose\u201d. Non mi sembra, ad esempio, che abbia ancora costruito un solido manifesto di idee, una piattaforma strutturata di visione e di obiettivi sociali, anche se mi rendo conto che \u00e8 un movimento \u201cwork in progress\u201d. In ogni caso, credo che commetta un errore di base, comune peraltro anche ad alcuni partiti di sinistra in Europa\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Cio\u00e8?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abCercare risposte nazionali a problemi transnazionali. La mia convinzione \u00e8 che, anche in Italia, alla fine la soluzione non verr\u00e0 da movimenti che cercano risposte su base nazionale. E i problemi dell\u2019Italia sono profondamente europei, a partire dalla sua stagnazione economica. Cos\u00ec non avrebbe senso affrontare il cambiamento climatico su base nazionale, allo stesso modo non si pu\u00f2 cercare una soluzione nazionale a problemi internazionali come la crisi delle banche, gli effetti negativi della globalizzazione, la finanziarizzazione dell\u2019economia, l\u2019esternalizzazione delle produzioni, la riduzione dei salari e del welfare. Sono tutte questioni che nessun Paese pu\u00f2 risolvere da solo, che hanno bisogno di essere europeizzate. E bisogna combinare questa europeizzazione con l\u2019aumento della democrazia locale e dell\u2019attivismo sociale a livello municipale, regionale, e statale. Questa \u00e8 la nostra sfida, quella che stiamo lanciando e per la quale ci rivedremo in un evento pubblico a Roma, quando i capi di stato e di governo europei verranno a celebrare il 60\u00b0 anniversario di un\u2019Unione che con le loro politiche stanno distruggendo\u00bb.<br \/>\n<strong><br \/>\nDiem si presenter\u00e0 alle elezioni?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIntanto mi lasci dire che siamo un movimento europeo vero, non una federazione di partiti nazionali: ogni decisione viene presa dai nostri iscritti (al momento circa 40 mila) attraverso una consultazione on line a cui si vota ugualmente in tutti i Paesi. Ad esempio, sul referendum costituzionale italiano per prendere una posizione abbiamo ascoltato con attenzione i pareri dei nostri iscritti italiani, che conoscevano meglio la questione, ma poi abbiamo votato ugualmente tutti, dalla Spagna alla Croazia. Per quanto riguarda gli appuntamenti elettorali, a noi interessano i contenuti, le proposte, le idee per affrontare la crisi. Quindi valuteremo in ogni Paese se ci saranno interlocutori che facciano proprie le nostre proposte o se si render\u00e0 necessario un nostro impegno diretto. In ogni caso, senz&#8217;altro troviamo necessario l&#8217;emergere di veri partiti europei\u00bb.<\/p>\n<p><strong>In Italia i partiti di sinistra non mancano, piccoli e divisi tra loro. Perch\u00e9 Diem non dovrebbe fare la stessa fine?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abPrimo, noi abbiamo ben presente che se diventassimo un gruppo d\u2019\u00e9lite o di ceto polito, ci suicideremmo: vogliamo andare nella direzione opposta, cio\u00e8 parlare alle persone, anche a quelle che non hanno mai fatto politica, sulla base delle nostre proposte e di quelle che emergeranno nel lavoro comune. Secondo, il nostro obiettivo \u00e8 il contrario dell\u2019atomizzazione identitaria: \u00e8 una grande coalizione tra progressisti di diversa estrazione, in opposizione sia all\u2019establishment economico sia alle reazioni nazionalistiche come quelle dei vari Le Pen, Trump, Farage, Orb\u00e1n o Kaczy\u0144ski. Non vogliamo essere un ennesimo partito di sinistra, ma offrire alla sinistra la possibilit\u00e0 di tornare a essere rilevante facendo parte di un movimento pi\u00f9 ampio e nel quale c\u2019\u00e8 un cambiamento di prospettiva e nel modo di pensare\u00bb.<\/p>\n<p><strong>fonte: <\/strong><a href=\"http:\/\/gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it\/2017\/01\/16\/cosa-vuol-fare-varoufakis\/\" target=\"_blank\"><em>http:\/\/gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it\/2017\/01\/16\/cosa-vuol-fare-varoufakis\/<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALESSANDRO GILIOLI Due anni fa Yanis Varoufakis &#8211; gi\u00e0 docente universitario di economia in Grecia e negli Stati Uniti &#8211; diventava ministro delle Finanze del suo Paese. Un anno e mezzo fa si dimetteva, dopo aver vinto il referendum. 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