{"id":27602,"date":"2017-01-19T09:48:09","date_gmt":"2017-01-19T08:48:09","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27602"},"modified":"2017-01-18T22:59:16","modified_gmt":"2017-01-18T21:59:16","slug":"occhi-verso-oriente-trump-iran-e-gerusalemme","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27602","title":{"rendered":"Occhi verso Oriente: Trump, Iran e Gerusalemme"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Riccardo Antonucci)<\/strong><\/p>\n<p><em>Mancano pochi giorni all\u2019insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca e le ultime vicende nello Stretto di Hormuz sembrano incrinare i rapporti fra Washington e Teheran. Lo scontro effettivo, tuttavia, \u00e8 fra pragmatismo e mentalit\u00e0 imprenditoriale, la quale non sempre si dimostra flessibile come la geopolitica richiede.<\/em><\/p>\n<p>Il 2017 si presenta sin dall\u2019inizio come un anno complesso, <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/rassegna-video\/iran-non-permetteremo-a-trump-di-cancellare-laccordo-sul-nuclare\/\" target=\"_blank\">soprattutto dal punto di vista delle<strong>relazioni internazionali<\/strong><\/a>: l\u2019incognita rappresentata dalla presidenza di Donald Trump, prossima a divenire realt\u00e0 il 20 gennaio, \u00e8 solo il pi\u00f9 ingombrante fra i tasselli che dovranno essere collocati nel grande mosaico della politica statunitense. A pesare sulle spalle del tycoon, infatti, \u00e8 prima di tutto la laboriosit\u00e0 del mondo in cui dovr\u00e0 operare, <strong>a partire dallo scacchiere del Medioriente.\u00a0<\/strong>L\u2019approccio delineato in campagna elettorale \u00e8 stato fin troppo chiaro, ossia il riproporre una politica visibilmente muscolare, enunciata con parole forti e senza nascondersi dietro mezze misure: <strong>emblematica \u00e8 la dichiarazione fatta nei confronti delle navi iraniane<\/strong> responsabili di infastidire la marina militare USA, contro cui a settembre Donald Trump si era espresso promettendo di aprire il fuoco.<\/p>\n<p>Apparentemente, per\u00f2, il nuovo anno sembra essere intenzionato a fornire una possibilit\u00e0 al presidente eletto: il 9 gennaio ha visto la pubblicazione sulle principali testate giornalistiche, americane e non solo, alcuni resoconti di un incontro fra il cacciatorpediniere statunitense <em>USS Mahan<\/em>\u00a0e quattro navi d\u2019attacco veloce iraniane, evento che avrebbe visto il vascello americano sparare tre colpi d\u2019avvertimento contro le navi di Teheran. La motivazione del gesto, fornita all\u2019agenzia di stampa britannica Reuters da due ufficiali statunitensi, sarebbe la <strong>mancata riduzione della velocit\u00e0 di navigazione<\/strong>, richiesta dagli americani attraverso il contatto radio e a cui i membri della flotta iraniana non hanno risposto. Prima dei colpi d\u2019avvertimento, un elicottero della Marina Militare USA avrebbe lasciato cadere un fumogeno.<\/p>\n<p>L\u2019episodio si sarebbe svolto di domenica: le navi iraniane si sarebbero avvicinate entro 800 metri dal Mahan, il quale stava scortando altre due navi militari statunitensi. Al momento della vicenda e del successivo riferimento alla stampa, n\u00e9 il team di transizione di Trump n\u00e9 la Guardia della rivoluzione islamica iraniana erano disponibili per un commento a riguardo. Il punto in cui \u00e8 avvenuto il fatto si trova vicino allo <strong>Stretto di Hormuz<\/strong>, che rappresenta uno dei <strong>principali canali delle rotte petrolifere<\/strong> provenienti dal Medioriente e dirette verso Stati Uniti ed Estremo Oriente \u2013 Cina in particolare \u2013. Si trova fra il Golfo dell\u2019Oman e il Golfo Persico ed \u00e8 <strong>l\u2019unico canale d\u2019accesso dal Golfo Persico all\u2019oceano.<\/strong> Esso \u00e8 il punto di passaggio di circa un terzo del traffico petrolifero via mare. In tempi di crisi diplomatica ne \u00e8 stata minacciata pi\u00f9 volte la chiusura da parte di Teheran.<\/p>\n<p>Probabilmente si \u00e8 trattato di una vicenda non destinata a creare un nuovo clima di diffidenza fra le due nazioni, eppure negli ultimi tempi il Golfo sembra essere teatro di numerosi incidenti fra le due marine militari: il 29 novembre 2016 viene pubblicata la dichiarazione di ufficiali del Pentagono <strong>riguardo il puntamento contro una nave militare statunitense<\/strong> da parte di un\u2019imbarcazione iraniana, sempre nello Stretto di Hormuz. Gli ufficiali fanno notare che l\u2019incidente sia avvenuto in acque internazionali; nel luglio 2016 la <em>USS New Orleans<\/em>\u00a0e la <em>USS Stout<\/em>, impiegata nella scorta della prima imbarcazione, vennero raggiunte da numerose navi iraniane che hanno poi filmato l\u2019equipaggio; nel gennaio 2016 sono stati presi in custodia 10 marinai dopo che la loro nave ebbe attraversato le acque iraniane \u2013 fatto giustificato dal Pentagono come dovuto ad un malfunzionamento \u2013.<\/p>\n<p><strong>Non \u00e8 dunque una novit\u00e0 che avvengano incontri piuttosto tesi<\/strong> fra le due Marine Militari, eppure solo raramente si \u00e8 raggiunto il punto del fuoco d\u2019avvertimento, come ci ricorda <em>Al Jazeera<\/em>. Forse \u00e8 da supporre che gli ultimi eventi indichino la presenza di un malumore pi\u00f9 forte del solito e, infondo, risulterebbe anche comprensibile: la fine della presidenza Obama, fautrice del <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/il-punto-sul-nucleare-iraniano\/\" target=\"_blank\"><strong><em>Joint Comprehensive Plan of Action<\/em> (Jcpoa)<\/strong><\/a>, rappresenta un cambio importante all\u2019interno del sistema politico americano e della strategia che il Paese vorr\u00e0 adoperare in Medioriente. I reparti militari USA, d\u2019altra parte, sono stretti dalla pressione di dover portare avanti una transizione molto complessa anche <strong>a causa dell\u2019impreparazione di Donald Trump<\/strong>, che ha confermato, a seguito dei suoi incontri con i vertici delle Forze armate e dell\u2019Intelligence, di avere difficolt\u00e0 non indifferenti riguardo i dossier strategici. Determinando di fatto, a partire dalla Guerra Fredda, la politica estera americana, il Pentagono ha bisogno di una figura presidenziale capace di comprendere le dinamiche belliche quanto basta per poterlo indirizzare verso una strategia coesa, cosa che Trump dovr\u00e0 dimostrare di saper fare. Per avere successo nel compito sar\u00e0 necessario ristabilire un <strong>maggiore equilibrio fra il Pentagono ed il segretario di Stato<\/strong>, figura cardine nella gestione degli affari internazionali soprattutto grazie alle capacit\u00e0 analitiche del corpo diplomatico, ineguagliate da qualsiasi altra agenzia governativa e determinanti per aiutare il neopresidente nel suo compito \u2013 per il quale sembra avere una visione fin troppo semplicistica, soprattutto per quanto riguarda il Medioriente \u2013.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/tillerson-e-la-diplomazia-del-petrolio\/\" target=\"_blank\">Il ruolo di Rex Tillerson, dunque, risulter\u00e0 determinante<\/a>, sia perch\u00e9 rispecchia il ritratto di un tecnico competente e dalla forte personalit\u00e0, sia perch\u00e9 da ex CEO di <em>ExxonMobil<\/em> conosce le dinamiche del mercato petrolifero nelle stesse regioni in cui gli Stati Uniti continuano ad investire gran parte delle loro energie e budget. Oltretutto, <strong>fra Tillerson e l\u2019Iran esiste gi\u00e0 un legame molto forte<\/strong>: fra il 2003 ed il 2005, durante il periodo delle sanzioni, la <em>Exxon<\/em> ha fatto affari con l\u2019Iran, la Siria ed il Sudan attraverso una societ\u00e0 sussidiaria europea, la<em> Infineum<\/em> \u2013 joint venture fra <em>Exxon<\/em> e <em>Shell<\/em> \u2013, di cui la compagnia americana deteneva il 50%. All\u2019epoca Tillerson era presidente e direttore dell\u2019azienda, prima di divenire CEO nel 2006. La notizia \u00e8 stata riportata il 10 gennaio 2017 da USA Today, citando dati della <em>Securities and Exchange Commission<\/em>. In quei tre anni la <em>Exxon<\/em><a href=\"https:\/\/www.rt.com\/business\/373170-tillerson-iran-business-exxonmobil\/\" target=\"_blank\"> guadagn\u00f2 53.2milioni di dollari di vendite dall\u2019Iran, 600mila dollari dal Sudan e 1.1milioni di dollari dalla Siria<\/a>, soldi che la societ\u00e0 ha dichiarato derivare da attivit\u00e0 legali, in quanto <em>Infineum<\/em> agirebbe come un\u2019entit\u00e0 indipendente dalla compagnia statunitense, come affermato dal media manager di <em>Exxon<\/em> Alan Jeffers.<\/p>\n<p>Indubbiamente, dunque, i legami fra gli Stati Uniti e l\u2019Iran non sono destinati a crollare di colpo, anche per via della <strong>complessa battaglia per le concessioni petrolifere<\/strong> che vedr\u00e0 <strong>Tillerson lottare contro la Cina<\/strong>, particolarmente legata al Governo di Teheran. A giocare un ruolo determinante nel rapporto fra le due nazioni sar\u00e0 la componente conservatrice della classe dirigente iraniana, che con la morte dell\u2019Ayatollah Rafsanjani, avvenuta l\u20198 gennaio di quest\u2019anno, vede rafforzata la propria influenza sugli equilibri politici interni.\u00a0La conferma di Rouhani alle elezioni politiche \u00e8 sempre pi\u00f9 incerta, ma a giudicare da quanto scritto da Nicola Pedde per il volume di <em>Limes<\/em> \u201c<em>L\u2019agenda Trump<\/em>\u201d ci\u00f2 non dovrebbe rappresentare un problema: la stessa ala conservatrice era quella che guardava di buon auspicio all\u2019elezione di Trump, visto come <strong>un\u2019occasione per portare avanti gli accordi economici a velocit\u00e0 contenuta<\/strong>, scongiurando dunque una spinta sul processo avviato da Obama. Il rischio che Teheran teme di pi\u00f9 \u00e8 l\u2019apertura troppo repentina della propria economia, ancora bisognosa di interventi strutturali e legislativi per poter reggere il confronto con l\u2019Occidente. Per questo il programma di Trump, seppure piuttosto incerto sulla questione e critico nei confronti dell\u2019accordo, risultava pi\u00f9 gradito delle certezze offerte da Hillary Clinton. Naturalmente la loro visione \u00e8 basata sul postulato che l\u2019accordo, nonostante non subir\u00e0 un\u2019accelerazione, rimarr\u00e0 in vigore.<\/p>\n<p>Ora che la presidenza Trump sta per divenire realt\u00e0, i conservatori iraniani proveranno ad imporre la propria linea sulla questione del Jcpoa, su cui probabilmente troveranno Trump bendisposto. A determinare la crisi fra i due Paesi, al contrario, non sar\u00e0 con tutta probabilit\u00e0 un\u2019escalation militare ma <strong>una questione ancor pi\u00f9 complessa: Israele<\/strong>. La presidenza di Barack Obama ha dimostrato col tempo di non vedere pi\u00f9 Tel Aviv come una priorit\u00e0 della politica estera USA in Medioriente: il mancato sostegno a Netanyahu sulla questione degli insediamenti coloniali in terra palestinese \u00e8 solo l\u2019ultimo di una serie di episodi \u2013 fra cui lo stesso Jcpoa, concordato con l\u2019Iran anche a scapito del legame fra Stati Uniti ed Israele \u2013 che segnano un progressivo distacco fra i due Paesi. Le ragioni, oltretutto, sono evidenti: se l\u2019Iran \u00e8 un mercato in fase di consolidamento, oltre ad essere una nazione sostanzialmente stabile, <strong>Israele \u00e8 ormai in uno stato di caos alimentato anche dalla coalizione di Governo<\/strong>, ostaggio dei diktat dell\u2019estrema destra religiosa, la stessa destra a cui Trump sembra voler dare credito. La battaglia per spostare la sede dell\u2019ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme non \u00e8 mai stata abbandonata dal tycoon, che proprio pochi giorni dopo l\u2019astensione degli USA nei confronti della risoluzione ONU contro gli insediamenti israeliani nei territori occupati palestinesi ha scritto:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abNon possiamo continuare a lasciare che Israele sia trattato con un tale sdegno e disprezzo. Una volta erano grandi amici degli Stati Uniti, ma ora non pi\u00f9. L\u2019inizio della fine \u00e8 stato l\u2019orribile accordo sul nucleare iraniano, e ora questo (l\u2019ONU)! Sii forte, Israele, il 20 gennaio arriver\u00e0 presto!\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Il principale rischio di una simile dichiarazione \u00e8<strong> la mentalit\u00e0 imprenditoriale di Donald Trump<\/strong>, abituata a ragionare in termini di \u201cguadagno\u201d e \u201cperdita\u201d, discostandosi dalla mentalit\u00e0 politica che include, nella stessa decisione, bene e male, perdite e guadagni. Come ha scritto Moderchai Kedar, il pericolo principale \u00e8 che Trump spinga Netanyahu ad agire per trovare un accordo con i suoi vicini arabi, minacciando di intervenire in prima persona in caso di insuccesso. Una simile prospettiva, per\u00f2, \u00e8 resa ancor pi\u00f9 complessa da due dettagli fondamentali: <strong>il peso politico dell\u2019estrema destra israeliana<\/strong>, la quale rallenterebbe qualsiasi processo di negoziazione con le nazioni arabe e che detiene la possibilit\u00e0 di rovesciare il Governo qualora Netanyahu provasse ad agire autonomamente;<strong> gli scandali in cui il Primo Ministro \u00e8 coinvolto<\/strong>, che proprio in questo momento sembrano segnare un punto di svolta.<\/p>\n<p>La vicenda pi\u00f9 seria in cui \u00e8 coinvolto il politico israeliano \u00e8 il tentato accordo con proprietario del giornale <em>Yediot Haronot<\/em>, Arnon Mozes: in cambio di un alleggerimento dei toni critici nei confronti del Governo, Netanyahu avrebbe offerto <strong>un sostegno al giornale per migliorare la propria posizione nel mercato della stampa<\/strong>. Non si tratta, per\u00f2, dell\u2019unica vicenda in cui il leader politico e la sua famiglia sono coinvolti. L\u2019accumularsi di questi scandali lo espone sempre pi\u00f9 alla possibilit\u00e0 di finire sotto processo, considerando anche che lo stesso procuratore generale, alleato del Primo Ministro, non ha potuto evitare una formale investigazione della Polizia nei suoi confronti in queste ultime settimane. Sebbene si tratti di un leader fragile, Netanyahu \u00e8 attualmente <strong>l\u2019unico interlocutore su cui Trump pu\u00f2 fare affidamento<\/strong> in Israele, e le sorti del suo Governo inficeranno pesantemente sul rapporto fra Washington e Teheran, il quale sarebbe il primo attore a mobilitarsi contro lo spostamento dell\u2019ambasciata a Gerusalemme \u2013 che in base ad accordi internazionali costituisce una dichiarazione di sovranit\u00e0 illegittima \u2013. Il 12 dicembre 2016, il ministro della Difesa iraniano Hossein Dehghan ha dichiarato che una guerra fra Iran ed USA avrebbe comportato la distruzione di Israele. Forse la scelta migliore, almeno per il momento, \u00e8 quella di posticipare qualsiasi questione relativa a Gerusalemme a quando il Governo israeliano avr\u00e0 risolto le vicende giudiziarie del proprio capo, mantenendo un basso profilo con la controparte iraniana fino a quando non sar\u00e0 pi\u00f9 chiaro cosa aspettarsi da Tel Aviv. Ci\u00f2 che \u00e8 chiaro, ad ogni modo, \u00e8 che <strong>le sorti<\/strong> dei due Paesi mediorientali siano ancora una volta \u2013 e forse anche pi\u00f9 di prima \u2013<strong> indissolubilmente legate.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/locchio-verso-oriente-trump-iran-e-gerusalemme\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/locchio-verso-oriente-trump-iran-e-gerusalemme\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Riccardo Antonucci) Mancano pochi giorni all\u2019insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca e le ultime vicende nello Stretto di Hormuz sembrano incrinare i rapporti fra Washington e Teheran. Lo scontro effettivo, tuttavia, \u00e8 fra pragmatismo e mentalit\u00e0 imprenditoriale, la quale non sempre si dimostra flessibile come la geopolitica richiede. Il 2017 si presenta sin dall\u2019inizio come un anno complesso, soprattutto dal punto di vista dellerelazioni internazionali: l\u2019incognita rappresentata dalla presidenza di Donald&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":80,"featured_media":17413,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/intellettuale-dissidente-e1474974730908.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-7bc","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27602"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/80"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=27602"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27602\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":27605,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27602\/revisions\/27605"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17413"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=27602"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=27602"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=27602"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}