{"id":27628,"date":"2017-01-20T09:15:12","date_gmt":"2017-01-20T08:15:12","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27628"},"modified":"2017-01-19T23:42:10","modified_gmt":"2017-01-19T22:42:10","slug":"mali-attentato-a-gao-lafrica-francese-in-mano-a-ribelli-e-jihadisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27628","title":{"rendered":"Mali, attentato a Gao: l\u2019\u201cAfrica francese\u201d in mano a ribelli e jihadisti"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>LOOKOUT NEWS (Rocco Bellantone)<\/strong><\/p>\n<p><em>Almeno 60 morti in un attacco contro una base militare rivendicato dal gruppo qaedista Al Mourabitoun di Mokhtar Belmokthar. Centinaia di soldati inviati da Hollande non sono serviti a difendere l\u2019unit\u00e0 del Paese<\/em><\/p>\n<p>Al termine del suo unico mandato alla guida dell\u2019Eliseo nella prossima primavera, Francois Hollande lascer\u00e0 in eredit\u00e0 al suo successore un\u2019Africa pi\u00f9 insicura e instabile di quanto l\u2019avesse trovata nel maggio del 2012. La sensazione \u00e8 emersa, seppur a microfoni spenti, al termine del 27\u00b0 vertice Africa-Francia tenutosi a Bamako, capitale del Mali, il 13 e 14 gennaio, ultimo appuntamento di alto livello del presidente francese nel continente africano.<\/p>\n<div id=\"div-gpt-ad-1443104436183-0\">\n<div id=\"div-gpt-ad-1443104436183-0_ad_container\">\n<div id=\"beacon_23075e7c23\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/cat.nl.eu.criteo.com\/delivery\/lg.php?cppv=1&amp;cpp=hKr6rnxrMldYNGlkNXR0bWVBbVJrcy8wNmRnTDJMcEVpK2poNUJiM0YyU3hjYVFIRko0cHNmOFJoQ2NEdE9KSWJIUlhUTEpENEdIVi9rVzRIcnhqdUgzUEk1T3BKM3FBZ1dQNUp4am1Fb2N2MkYvTHByWFNsZ0NIQytQcnNTT3ExRjIzL3Z1MmdxcUlMRXVFT2liSlk3c0pTOEQ1WmtWVER4WmJoR1hhWTZhc0Z4bFEyQVBqZUxiNy9QQUpIZ2g3L256V1pCK0c3clVodEZWNjFHdGpxL2J3T0hoWUxiQVhDaTBEN0cxdjYrVmpiSlprPXw%3D\" width=\"0\" height=\"0\" \/>Una sensazione che si \u00e8 trasformata in certezza dopo un nuovo attentato registratosi ieri, mercoled\u00ec 18 gennaio, a Gao nel nord del Mali. Un camion bomba \u00e8 stato lanciato da cinque attentatori kamikaze che vi erano a bordo contro una base militare del MOC (M\u00e9canisme op\u00e9rationnel de coordination), organismo formato da circa 600 effettivi responsabile delle operazioni congiunte condotte dall\u2019esercito maliano, dalle forze che rispondono alla coalizione filogovernativa <em>Plateform<\/em> e dagli ex ribelli tuareg del CMA (Coordination des mouvements de l\u2019Azawad). Il bilancio dell\u2019azione, <strong>rivendicato da Al Mourabitoun (Le sentinelle) affiliato ad AQIM<\/strong> (Al Qaeda nel Maghreb Islamico) e guidato dalla prrimula rossa d\u2019Africa <strong>Mokhtar Belmokthar<\/strong>, \u00e8 di almeno 60 vittime compresi i cinque attentatori, mentre i feriti sono oltre 115. Negli ultimi anni il gruppo ha compiuto diversi attentati eclatanti in quest\u2019area dell\u2019Africa mirando a colpire principalmente obiettivi frequentati da occidentali come il Radisson Hotel di Bamako il 20 novembre 2015 e lo Splendid Hotel nella capitale del Burkina Faso Ouagadougou nel gennaio del 2016.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<h3>AQIM e\u00a0Al Mourabitoun<\/h3>\n<p>Al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM) opera principalmente in due teatri: la regione montuosa della Cabilia, nel nord-est dell\u2019Algeria, e la pi\u00f9 ampia area del Sahel, con una particolare concentrazione nel nord del Mali. I fattori che ne hanno favorito il radicamento sono molteplici e vanno dalla presenza della popolazione locale dei Tuareg, tra cui i jihadisti possono facilmente mescolarsi, alla presenza di importanti infrastrutture possedute o gestite da personale occidentale. Le installazioni energetiche nelle aree desolate del sud dell\u2019Algeria, vulnerabili ma economicamente strategiche, e la porosit\u00e0 dei confini fanno del Paese nordafricano un obiettivo particolarmente attraente per i jihadisti. Inoltre, l\u2019esperienza ventennale nell\u2019insurrezione contro lo Stato algerino e la possibilit\u00e0 di infiltrare personale locale rendono il quadro della sicurezza regionale particolarmente esposto a periodiche iniziative terroristiche. La minaccia posta da AQIM non ha risparmiato la Mauritania e il Niger.<\/p>\n<p>A guidare Al Qaeda nel Maghreb Islamico \u00e8 stato inizialmente l\u2019algerino <strong>Mokhtar Belmokhtar<\/strong>: dopo aver aderito alla formazione jihadista nota come Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento (GSPC), che nel 2005 si era unita ad Al Qaeda rinominandosi Al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), Belmokhtar diviene uno dei responsabili militari e prende parte alla guerra civile nel settentrione del Mali abitato per lo pi\u00f9 dall\u2019etnia Tuareg. In tale ambito, insieme al gruppo islamista Ansar Dine, sostiene il Movimento Nazionale di Liberazione dell\u2019Azawad, regione del Mali confinante con l\u2019Algeria. Belmokhtar \u00e8 autore dell\u2019attacco contro l\u2019impianto energetico di In Amenas del 16 gennaio 2013 che si \u00e8 concluso, a seguito dell\u2019intervento dell\u2019esercito algerino, con la morte di 39 ostaggi e di 29 guerriglieri.<\/p>\n<p>Il 22 agosto 2013 Belmokhtar ha annunciato la fusione del suo gruppo con il Movimento per l\u2019Unicit\u00e0 e il Jihad nell\u2019Africa occidentale, un ramo di AQIM, e ha cos\u00ec dato vita a una nuova formazione denominata <strong>Al Mourabitoun (\u201cLe sentinelle\u201d)<\/strong>. Il 21 luglio 2015, in qualit\u00e0 di emiro di Al Mourabitoun, Belmokhtar ha giurato fedelt\u00e0 ad Ayman Al Zawahiri presentando il suo gruppo come Al Qaeda in Africa Occidentale (AQAO).<\/p>\n<p>Oltre all\u2019attivit\u00e0 terroristica condotta tra il Sahel e il Sahara, gli uomini di Belmokhtar si dedicano anche ai sequestri di persona e specialmente di occidentali, al contrabbando di sigarette (tanto che lo stesso leader \u00e8 stato soprannominato <strong>\u201cMister Marlboro\u201d<\/strong>), nonch\u00e9 al traffico di esseri umani, droga e diamanti, ricavandone ingenti profitti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>La situazione a Gao<\/h3>\n<p>La strage di Gao non \u00e8 un episodio isolato. Epicentro della rivolta ribelle del Movimento Nazionale di Liberazione dell\u2019Azawad contro il governo centrale di Bamako iniziata nel 2012, e in cui presto hanno assunto un ruolo predominante le diverse fazioni jihadiste che si contendono i ricchi traffici illeciti (droga, armi, esseri umani) che attraversano la regione del Sahel, la citt\u00e0 \u00e8 tornata sotto il controllo dell\u2019esecutivo del presidente Ibrahim Boubacar Ke\u00efta solo a seguito dell\u2019Operazione Serval lanciata dalle truppe francesi nel marzo del 2013. Ad oggi \u00e8 la citt\u00e0 pi\u00f9 militarizzata del nord del Mali, presidiata da soldati dell\u2019esercito regolare, da militari della Francia (che dal luglio del 2014 opera con una nuova missione chiamata Barkhane (nel complesso 3.500 soldati dispiegati tra Mauritania, Mali, Niger, Ciad e Burkina Faso) e della missione ONU Minusma (United Nations Multidimensional Integrated Stabilization Mission in Mali) che in totale stanzia nell\u2019intero Paese 12mila caschi blu.<\/p>\n<p>Ma questo enorme assembramento di forze non \u00e8 bastato per evitare un nuovo massacro che va a sommarsi ad altri attacchi recenti. Il 29 novembre 2016 un camion bomba aveva colpito uffici della missione Minusma situati nei pressi del locale aeroporto. Nello stesso mese era stata rapita un\u2019operatrice umanitaria francese. Mentre alle elezioni amministrative del 20 novembre Gao era stato uno dei 15 comuni su 703 in cui gruppi armati avevano impedito lo svolgimento del voto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Le violenze nel 2016<\/h3>\n<p>La visita che Hollande ha fatto ai circa mille soldati di stanza a Gao nei giorni del vertice Africa-Francia non si \u00e8 rivelata pertanto di buon auspicio. E quello che doveva essere un saluto carico di speranze per il futuro di un Paese che Parigi ha \u201cliberato\u201d dall\u2019occupazione di ribelli e fazioni islamiste, \u00e8 diventato invece il simbolo di una strategia interventista che ha lasciato le cose a met\u00e0: vale per il Mali, cos\u00ec come per la Repubblica Centrafricana.<\/p>\n<p>Nello specifico del Mali, a parlare sono gli episodi di violenza che nel 2016 hanno raggiunto un livello allarmante. Secondo Florent Geel, responsabile per l\u2019Africa della Federazione Internazionale dei Diritti Umani, citato da <em>Le Monde<\/em>, solo nel centro e nel nord del Paese gli attacchi sono stati pi\u00f9 di 385, i morti almeno 332, tra cui 207 civili. A ci\u00f2 si aggiungono almeno altri 630 casi tra torture, sparizioni, detenzioni arbitrarie ed estorsioni, il doppio rispetto al 2015. Mentre Human Rights Watch ha denunciato almeno 27 esecuzioni sommarie contro persone accusate di essere informatori del governo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.lookoutnews.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/french-troops.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-65561 size-full\" src=\"http:\/\/www.lookoutnews.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/french-troops.jpg\" alt=\"french-troops_Africa\" width=\"612\" height=\"798\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>I territori contesi da ribelli e jihadisti<\/h3>\n<p>In questa enorme parte di Mali fuori dagli accordi di pace, i gruppi armati, anzich\u00e9 essere stati isolati e neutralizzati, si sono moltiplicati sfruttando da una parte le fratture interne agli ex ribelli dell\u2019Azawad, dall\u2019altra un diffuso odio nei confronti delle truppe maliane, cos\u00ec come di quelle francesi e dei caschi blu per i tanti casi di abusi commessi su civili inermi.<\/p>\n<p>Se Timbuctu, Gao, Ansongo e Bourem sono presidiate almeno in parte dalle forze regolari e dagli alleati di Bamako, altrove \u2013 Kidal cos\u00ec come diverse localit\u00e0 a nord del fiume Niger (Ber, Djenock, Anefis e Tabankort) \u2013 il potere \u00e8 nelle mani di gruppi ribelli o jihadisti. Tra quest\u2019ultimi alle sigle pi\u00f9 conosciute \u2013 AQIM (Al Qaeda nel Maghreb Islamico), Ansar Eddine e MUJAO (Movimento per l\u2019Unit\u00e0 del Jihad in Africa Occidentale), si affiancano formazioni emergenti legate allo Stato Islamico o in cerca del migliore alleato del momento. \u00c8 il caso di Macina Liberation Movement, gruppo estremista islamico che si \u00e8 formato nel gennaio del 2015 ed \u00e8 composto da milizie appartenenti ai Fulani, un\u2019etnia nomade che popola l\u2019Africa occidentale, concentrata tra Macina (citt\u00e0 che affaccia sul fiume Niger a met\u00e0 strada tra Bamako e Gao) e nell\u2019area geografica che si estende dal confine con la Mauritania fino al confine con il Burkina Faso.<\/p>\n<p>Al nuovo inquilino dell\u2019Eliseo spetter\u00e0 presto il compito proibitivo di salvare il salvabile dell\u2019\u201cAfrica francese\u201d. Se non ci riuscir\u00e0, soprattutto in Mali attacchi a compound e check point dei militari maliani, francesi e delle Nazioni Unite continueranno a essere all\u2019ordine del giorno. Gli indipendentisti torneranno a minacciare l\u2019unit\u00e0 del Paese. E il jihad non potr\u00e0 che continuare a guadagnare terreno.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lookoutnews.it\/mali-attentato-a-gao-lafrica-francese-in-mano-a-ribelli-e-jihadisti\/\">http:\/\/www.lookoutnews.it\/mali-attentato-a-gao-lafrica-francese-in-mano-a-ribelli-e-jihadisti\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LOOKOUT NEWS (Rocco Bellantone) Almeno 60 morti in un attacco contro una base militare rivendicato dal gruppo qaedista Al Mourabitoun di Mokhtar Belmokthar. 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