{"id":27687,"date":"2017-01-22T08:00:52","date_gmt":"2017-01-22T07:00:52","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27687"},"modified":"2017-01-21T18:44:00","modified_gmt":"2017-01-21T17:44:00","slug":"il-triste-tramonto-delleredita-del-movimento-operaio-in-italia-e-la-crisi-della-sinistra-politica-1a-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27687","title":{"rendered":"Il triste tramonto dell\u2019eredit\u00e0 del movimento operaio in Italia e la crisi della sinistra politica (1a parte)"},"content":{"rendered":"<p><strong>di MICRO MEGA (Stefano G. Azzar\u00e0)<\/strong><\/p>\n<p><em><strong>1991-2016<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Conclusa la Guerra Fredda, nel 1991 si concludeva anche la parabola settantennale del PCI, giunto allo scioglimento al termine del XX congresso. Grazie all\u2019iniziativa di alcuni esponenti storici di quel partito &#8211; Libertini, Salvato, Serri, Garavini, gli ex PdUP Magri e Castellina e diversi altri &#8211; ma soprattutto grazie al tempestivo lavoro sotterraneo del leader storico della corrente \u201cfilosovietica\u201d Armando Cossutta, nello stesso anno nasceva per\u00f2 il Movimento e poi il Partito della Rifondazione Comunista (PRC). Al primo nucleo dei fondatori, che nonostante la notevole diversit\u00e0 negli orientamenti faceva per lo pi\u00f9 riferimento alla Casa Madre di via delle Botteghe Oscure, si sarebbe presto unita una piccola pattuglia proveniente da Democrazia Proletaria.<\/p>\n<p>Non \u00e8 il caso di ricostruire nei dettagli le vicende di questo partito. Ricordo per\u00f2 le prime riunioni semiclandestine e la concitata campagna per le elezioni regionali siciliane, dove fu per la prima volta presentato il simbolo e dove il PRC raccolse un sorprendente 6%. Ricordo inoltre come nei primi anni esso riuscisse a riscuotere il consenso di quella parte dell\u2019elettorato ex PCI che non aveva condiviso il mutamento di nome e soprattutto la ricollocazione politica della tradizione comunista italiana, raggiungendo percentuali importanti in particolare nel Nord Italia industriale (con dati superiori al 10% in citt\u00e0 come Milano e Torino). A dimostrazione del fatto che, a prescindere dalle nomenclature, esisteva ancora in quel momento tra i lavoratori salariati e nei ceti medi riflessivi uno spazio politico praticabile per una sinistra intenzionata a non allinearsi allo spirito dei tempi.<\/p>\n<p>Dopo 25 anni, nel corso dei quali ha partecipato in via diretta o indiretta ai due governi di centrosinistra guidati da Romano Prodi e ha sostenuto un\u2019infinit\u00e0 di coalizioni negli enti locali, il PRC \u00e8 oggi sostanzialmente scomparso. Corresponsabile di scelte antipopolari &#8211; che dal famigerato Pacchetto Treu in avanti erano state motivate con la necessit\u00e0 di fermare un fantomatico \u201cfascismo berlusconiano\u201d ma che hanno clamorosamente aumentato il divario tra i ceti pi\u00f9 forti e quelli pi\u00f9 deboli -, ha perduto i propri militanti e simpatizzanti e non \u00e8 pi\u00f9 in grado di presentarsi alle elezioni in maniera autonoma con il proprio nome e simbolo. E almeno dal 2008 \u2013 da quando \u00e8 stato estromesso dal Parlamento nazionale per il mancato superamento del quorum elettorale da parte del rassemblement della Sinistra Arcobaleno &#8211; ha esaurito ogni capacit\u00e0 propositiva ed \u00e8 rimasto tagliato fuori dal dibattito politico e culturale del paese.<\/p>\n<p>Ridotto a poco pi\u00f9 di un logo, ovvero a un franchising di gruppuscoli locali che sopravvivono quasi soltanto sui social network (a parte poche realt\u00e0 che resistono nel mondo reale con infiniti sforzi di volontarismo), esso sembra del tutto incapace di rigenerarsi, ostaggio di quella sorta di segretario a vita per mancanza di alternative che \u00e8 il suo leader Paolo Ferrero. Il quale, dopo aver sempre sostenuto la linea delle alleanze con il PDS-DS-PD ed essere stato Ministro al Nulla dal 2006 al 2008, non pu\u00f2 possedere certamente oggi, nell\u2019epoca delle contrapposizioni frontali, la credibilit\u00e0 necessaria per parlare con i ceti popolari e per assicurare una ragion d\u2019essere alla propria comunit\u00e0 politica.<\/p>\n<p><strong>Un contesto impossibile<\/strong><\/p>\n<p>Perch\u00e9 \u00e8 avvenuto tutto questo? Come \u00e8 stato possibile che in un tempo relativamente breve un intero capitale di idee, passioni e impegno militante, costruito con fatica e sacrifici da uomini e donne che avevano cercato di mantenere un filo di continuit\u00e0 politica con la storia del movimento operaio, sia stato dilapidato in maniera cos\u00ec ignominiosa e nell\u2019indifferenza generale? Come \u00e8 accaduto che un partito che in certi momenti ha avuto anche un ruolo significativo si sia frantumato in una decina di sigle, tutte altrettanto rissose, insignificanti e innocue, spalancando un\u2019autostrada che ha consentito al Movimento 5 Stelle di sfondare anche a sinistra?<\/p>\n<p>Non esistono responsabilit\u00e0 univoche. Perch\u00e9 la situazione oggettiva di quella fase, che era determinata da una sconfitta storica delle classi subalterne al termine di un lungo conflitto nel quale la dimensione internazionale si era intrecciata alle vicende nazionali, era cos\u00ec disperata che la sfida della ricostruzione di un partito comunista alla fine del XX secolo sarebbe stata troppo ambiziosa anche per le posizioni soggettive migliori, anche \u2013 per paradosso &#8211; per un Togliatti redivivo. Una sfida impossibile, dunque. Tanto che la domanda giusta da porre \u00e8 semmai proprio quella opposta: come \u00e8 stato possibile, cio\u00e8, che una forza che non ha mai prodotto innovazioni significative e che non \u00e8 mai stata all\u2019altezza della sfida contenuta nel proprio nome (\u201cRifondazione\u201d) abbia potuto vivere di rendita ancora per vent\u2019anni dopo la fine del comunismo storico?<br \/>\nLa realt\u00e0 \u00e8 che la tradizione comunista era cos\u00ec radicata in Italia che anche questo mezzo miracolo e stato possibile. Tanto che per certi aspetti in questo paese solo oggi viviamo fino in fondo le conseguenze della caduta del Muro di Berlino.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi un altra questione oggettiva di cui tener conto. I processi di concentrazione del potere in favore degli esecutivi e a detrimento dei parlamenti e della rappresentanza, processi che dalla fine degli anni Settanta riguardano tutto il continente europeo e che dopo la caduta del Muro avrebbero assunto le forme di un inedito neobonapartismo mediatico e spettacolare, non sono attecchiti in Italia con la stagione del \u201cdecisionismo\u201d guidata dal leader del PSI, Bettino Craxi, ma contro costui e con l\u2019introduzione del sistema elettorale maggioritario uninominale nel 1991. E cio\u00e8 con la cancellazione del sistema proporzionale puro che aveva orientato il campo politico italiano dalla fine della Seconda guerra mondiale e per gravissima responsabilit\u00e0 del PDS, il partito nato dalle ceneri del PCI. Il quale, vedendovi una scorciatoia tecnica che avrebbe aggirato il moderatismo strutturale del paese costringendo i partiti di centro ad allearsi e a portare al governo gli ex comunisti, aveva avallato un referendum completamente sbagliato. Un referendum del quale paghiamo ancora oggi le conseguenze e che, lungi dal preparare una modernizzazione del sistema politico, rientrava semmai nella lunga tradizione del sovversivismo delle classi dirigenti italiane.<\/p>\n<p>Questa circostanza ha fatto s\u00ec che, ancor prima di definire un proprio programma, Rifondazione Comunista diventasse in maniera consustanziale l\u2019ala sinistra del centrosinistra. Una forza destinata per ragioni sistemiche a coprire sempre e comunque il fianco \u201cradicale\u201d dell\u2019alleanza con la sinistra moderata e le sue politiche di neoliberalismo temperato, e dunque destinata a rimanere priva di sostanziale autonomia oppure a perire. Tanto che, puntualmente, questo partito \u00e8 evaporato nel momento esatto in cui, con la nascita del PD, Walter Veltroni ha posto fine alla stagione delle larghe alleanze di centrosinistra su scala nazionale.<\/p>\n<p><strong>Un profondo deficit culturale<\/strong><\/p>\n<p>Seppur necessarie, per\u00f2, queste considerazioni non sono sufficienti. E finirebbero per essere persino fuorvianti e consolatorie se ci portassero a chiudere gli occhi sulla parallela dimensione soggettiva di questa storia. E cio\u00e8 sul fatto che, a prescindere dal contesto storico e politico, sin dalla nascita il profilo del PRC \u00e8 stato drammaticamente fragile sul piano culturale e morale e perci\u00f2 completamente privo di fondamenta e prospettiva.<\/p>\n<p>Erano confluiti al suo interno anzitutto gli eredi pi\u00f9 ideologizzati del PCI, un partito che aveva una storia gloriosa alle spalle perch\u00e9 aveva edificato la democrazia moderna in Italia con il sangue dei propri partigiani durante la guerra di liberazione e con la geniale sapienza politica di Togliatti a guerra terminata. Un partito, per\u00f2, che da diverso tempo non poteva che essere comunista soltanto di nome. E che in molte sue componenti aveva sposato l\u2019idea migliorista secondo la quale il progresso sociale si riduceva unicamente alla modernizzazione del capitalismo autoctono, un capitalismo che andava salvato dalla sua stessa natura stracciona e parassitaria.<\/p>\n<p>Il malinteso senso di responsabilit\u00e0 nazionale che faceva passare questa modernizzazione attraverso i sacrifici delle classi subalterne e la moderazione salariale \u2013 una falsa coscienza egemone presso i quadri del partito come in quelli del sindacato CGIL &#8211; si saldava facilmente poi alla filosofia della storia implicita dei militanti medi di quell\u2019area politica. Convinti, come nell\u2019Ottocento o nella prima met\u00e0 del Novecento, di essere sempre e comunque dalla parte della ragione e che una necessit\u00e0 immanente avrebbe prima o poi condotto a una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta ed eguale. Quali che fossero, le scelte contingenti del partito-Chiesa erano perci\u00f2 giuste per definizione. Cosa rappresentavano del resto i sacrifici di oggi, soprattutto in presenza di rapporti di forza momentaneamente sfavorevoli, di fronte a questo orizzonte luminoso pressoch\u00e9 certo per il domani?<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 dire, in questo senso, che chi proveniva dalla storia del PCI avesse assorbito con il latte materno una mentalit\u00e0 orientata alla riduzione del danno. Una mentalit\u00e0 che conduceva sempre al perseguimento del presunto \u201cmale minore\u201d nella paura che tutte le alternative fossero peggiori, rimandando il \u201cbene maggiore\u201d all\u2019orizzonte vago e indefinito delle prediche ai militanti durante i comizi della domenica. Era un realismo che oltre una certa soglia diventava letteralmente surrealismo. E che sul piano della cultura politica sanciva la vittoria postuma di Benedetto Croce su Gramsci, ovvero la rivincita del materialismo storico inteso come mero realismo politico, tattica e opportunismo sull\u2019idea del marxismo come visione del mondo organica e autonoma.<\/p>\n<p>Agli ex PCI facevano poi da contraltare gli eredi \u201clibertari\u201d della Nuova Sinistra, non meglio attrezzati dei primi di fronte al nuovo scenario della globalizzazione incipiente. Erano i figli politici del ciclo 1968-77. E cio\u00e8 di quella grande modernizzazione della societ\u00e0 italiana che era avvenuta dopo gli anni del boom economico. Una modernizzazione che era passata per la contestazione delle rigide gerarchie familiari e sociali dell\u2019Italia agricola e patriarcale e per il salto da una morale austera e inadatta al consumo a una morale liberale di massa adeguata all\u2019epoca della produzione di massa. Una modernizzazione, soprattutto, che si era a lungo mascherata con le vesti di una rivoluzione ultraradicale, la quale contestava la natura \u201cborghese\u201d del comunismo filosovietico \u2013 il PCI in primis &#8211; in nome di un ideale egualitario che si ispirava a volte al maoismo ma che era del tutto immaginario. L\u2019idea di rivoluzione coincideva infatti per quella sensibilit\u00e0 anzitutto con l\u2019emancipazione integrale della soggettivit\u00e0 individuale. E dunque con la sostituzione dell\u2019idea moderna di una libert\u00e0 da perseguire e praticare in maniera consapevole, collettiva e organizzata sul piano politico con l\u2019idea postmoderna di una libert\u00e0 che si esprime pressoch\u00e9 esclusivamente nella rivendicazione dei diritti civili e nella scelta arbitraria degli stili di vita e soprattutto di consumo. In una dimensione, cio\u00e8, prevalentemente privata.<\/p>\n<p>Era una componente assai vicina a quella che un tempo Ernst Bloch aveva chiamato \u00abcorrente calda\u00bb del marxismo, con una spiccata inclinazione alla poesia e all\u2019immaginazione fantastica di \u201cnuovi soggetti\u201d e nuove \u201cmoltitudini\u201d (una componente assai attenta, non a caso, alla lezione di Toni Negri). E con una propensione tipicamente movimentista a inseguire tutto ci\u00f2 che si muove e respira nella societ\u00e0 civile, senza bisogno di analisi materialistica n\u00e9 programmi. Una componente assai presuntuosa sul piano culturale ma dotata in realt\u00e0 di scarsi strumenti concettuali. A partire dal suo ottuso rifiuto marcusiano del marxismo, denunciato come ideologia dogmatica, economicista e ostile alle nuove istanze della societ\u00e0 (femminismo, questione giovanile, ecologia\u2026) e sostituito non con una nuova solida teoria ma con un sincretismo dilettantesco che veniva spacciato per raffinata \u201ccontaminazione pluralistica\u201d, \u201cibridazione\u201d o \u201cnomadismo foucaultiano\u201d.<\/p>\n<p>Da queste premesse derivava un palinsesto idealistico nel quale il compito costitutivo della difesa del lavoro e delle parti pi\u00f9 deboli della societ\u00e0 veniva di volta in volta sostituito dalle bizzarrie pi\u00f9 improbabili, in nome del desiderio e della libert\u00e0 individuale assoluta. E che definiva il carattere di una sinistra sincretistica sul piano culturale e disimpegnata su quello politico, ma non per questo meno disponibile al compromesso opportunistico. Tanto che spesso, in ossequio alle compatibilit\u00e0 di governo, il Prc avrebbe grottescamente trasfigurato in chiave \u201crivoluzionaria\u201d anche le pi\u00f9 grevi manifestazioni della restaurazione neoliberale che dilagava in quegli anni (un esempio per tutti: lo smantellamento del Welfare e la parallela diffusione del Terzo Settore veniva interpretato in molti documenti di partito come una forma di estinzione dello Stato che accompagnava una crescente autonomia della societ\u00e0 civile\u2026).<\/p>\n<p><strong>Fonte:<\/strong><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/il-triste-tramonto-dell\u2019eredita-del-movimento-operaio-in-italia-e-la-crisi-della-sinistra-politica-rifondazione-comunista-in-memoriam\/\">http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/il-triste-tramonto-dell\u2019eredita-del-movimento-operaio-in-italia-e-la-crisi-della-sinistra-politica-rifondazione-comunista-in-memoriam\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MICRO MEGA (Stefano G. 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