{"id":27700,"date":"2017-01-23T08:00:23","date_gmt":"2017-01-23T07:00:23","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27700"},"modified":"2017-01-22T18:59:29","modified_gmt":"2017-01-22T17:59:29","slug":"il-triste-tramonto-delleredita-del-movimento-operaio-in-italia-e-la-crisi-della-sinistra-politica-2a-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27700","title":{"rendered":"Il triste tramonto dell\u2019eredit\u00e0 del movimento operaio in Italia e la crisi della sinistra politica (2a parte)"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Micro Mega.net (Stefano Azzar\u00e0)<\/strong><\/p>\n<p><strong>Due debolezze e Bertinotti\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Non che queste due componenti del Prc non siano riuscite a fondersi, come spesso viene lamentato dai protagonisti di quella stagione: al contrario, pi\u00f9 volte esse si sono mescolate e rimescolate per ragioni di potere, passando per innumerevoli voltafaccia, scissioni, faide o alleanze d\u2019interessi. In tal modo andavano per\u00f2 sommandosi non due forze ma due debolezze parallele, accomunate da una programmatica impotenza rifondativa e da una totale mancanza di autonomia politica e culturale. Un duplice deficit, dunque, di cui \u00e8 stato sintesi e incarnazione Fausto Bertinotti: figura idealtipica della fine ingloriosa del comunismo in Italia come Gorbaciov (il testimonial di Vuitton) lo \u00e8 stato per la Russia, l\u2019ipermovimentista e \u201clibertario\u201d Bertinotti era infatti stato iscritto direttamente segretario del Prc proprio dal sedicente \u201csovietico\u201d e autoritario Armando Cossutta.<\/p>\n<p>Travolto dalla propria stessa fragilit\u00e0 culturale ma non di meno da una narcisistica volont\u00e0 di affermazione che sfondava i limiti dell\u2019autolesionismo, a fronte di un disagio crescente negli strati pi\u00f9 deboli della societ\u00e0 a Bertinotti sembrava politicamente vincente frequentare le feste notturne della borghesia benestante nelle terrazze romane. Ma soprattutto, quel Bertinotti cos\u00ec avido di riconoscimento personale non ha esitato a immolare il proprio partito sull\u2019altare di una grande illusione politica: l\u2019illusione di una sinistra \u201cradicale\u201d generica e senza programmi, definitivamente post-ideologica ma soprattutto postmoderna. Anch\u2019essa proposta volontaristicamente come una grande \u201cmodernizzazione\u201d che, scalzando le socialdemocrazie, avrebbe tutto ad un tratto mutato il quadro politico nazionale e persino quello continentale (assai importante fu, non a caso, il ruolo di Bertinotti nella nascita del Partito della Sinistra Europea).<\/p>\n<p>Con il suo confusionarismo, invece, proprio lui stava inoculando nella sinistra italiana lo spirito visceralmente antidemocratico che \u00e8 alla base di quest\u2019epoca bonapartista e che ha finito per spianare la strada a Renzi. Con Bertinotti iniziava infatti nel PRC la sperimentazione di alcuni elementi tipici della postdemocrazia che sarebbero poi stati adottati anche dalle altre forze politiche, dalla selezione dei gruppi dirigenti tramite il sistema all\u2019americana delle primarie alla gestione maggioritaria del partito, la cui direzione non veniva pi\u00f9 definita dalla composizione di diversi orientamenti ma dalla volont\u00e0 diretta del capo e dalla cortigiana obbedienza dei suoi cloni (il \u201cprevalente\u201d che scalza ogni \u201csintesi\u201d).<\/p>\n<p>Dalla met\u00e0 degli anni Novanta fino al 2008 anche il PRC \u00e8 stato dunque attraversato da una feroce \u201clotta di classe\u201d interna, in un conflitto senza quartiere dal quale \u2013 nonostante gli sforzi di alcune componenti &#8211; \u00e8 uscito devastato. Funzionando per\u00f2 in tal modo come un piccolo laboratorio di quel pauroso slittamento a destra che nel frattempo investiva tutto il paese, per responsabilit\u00e0 delle forze di centrosinistra non meno che di Silvio Berlusconi. In quel periodo, oltretutto, per via della sua debolezza strutturale, quel partito diventava il taxi sul quale sarebbero saliti arrampicatori sociali e aspiranti deputati o assessori di ogni risma, in maniera non dissimile da quanto sarebbe accaduto anche all\u2019Italia dei valori.<\/p>\n<p><strong>L\u2019eredit\u00e0 di un errore<\/strong><\/p>\n<p>Dopo di lui naturalmente il nulla: identificatosi totalmente con il proprio leader carismatico, Rifondazione evapora dalla scena politica quando Bertinotti scende dallo scranno di presidente della Camera. E quanto oggi rimane di quel partito non sembra aver appreso nulla dalla propria esperienza catastrofica, come dimostra la sua reiterata incapacit\u00e0 di svolgere un bilancio equilibrato del XX secolo e di riconoscere la rottura storica intervenuta con la sconfitta di sistema 1989-1991. La quale viene negata (il socialismo reale non \u00e8 stato altro che \u201ctotalitarismo\u201d e la sua caduta non ci riguarda in nessun modo, perch\u00e9 siamo sempre stati estranei a quel mondo) oppure compensata tramite fantasie che spigolando dalla Grecia alla Spagna sino all\u2019Italia vedono tutt\u2019oggi approssimarsi un\u2019imminente e generale svolta a sinistra dei popoli europei.<br \/>\nBertinotti non ha mai afferrato il nesso tra conflitto geopolitico internazionale e conflitto di classe nazionale e dunque il nesso tra la fine dell\u2019Urss, con il venir meno di ogni condizionamento esterno degli equilibri socio-politici delle societ\u00e0 capitalistiche, e la vittoria del neoliberalismo in Occidente, con la conseguente crisi del Welfare. Ha sempre inteso perci\u00f2 la globalizzazione come il possibile avvento ideale di \u201cun altro mondo possibile\u201d, senza vedere che essa non era affatto la costruzione universale dell\u2019essenza generica umana ma, anche per le sue caratteristiche tutt\u2019altro che assimilabili al libero scambio, solo il progetto dell\u2019egemonismo statunitense per il XXI secolo. In maniera non dissimile, da un vasto campo radicaleggiante il processo di convergenza continentale che porta alla costruzione di uno spazio unico europeo, che di per s\u00e9 \u00e8 progressivo, continua oggi ad essere identificato acriticamente con le vigenti istituzioni politiche ed economiche della UE. All\u2019interno delle quali sarebbe possibile costruire per via riformista, assieme a forze come Syriza e Podemos e prima o poi persino con un PSE esso stesso \u201criformato\u201d, un\u2019introvabile Altra Europa.<\/p>\n<p>E\u2019 un atteggiamento che riguarda anzitutto gli eredi del PCI &#8211; il PRC e il suo partito-gemello, il nostalgico ma non meno inguaiato PdCI \u2013 ma che \u00e8 condiviso da tutta la sinistra. E che nel reiterare gli errori del passato si dimostra assai pericoloso perch\u00e9 apre oggi spazi enormi all\u2019egemonia delle destre.<\/p>\n<p><strong>La nostra crisi<\/strong><\/p>\n<p>La crisi strutturale che \u00e8 in corso da oltre un decennio ha infatti colpito nel vivo i ceti medi. I quali, impoveriti e atterriti, hanno revocato il mandato alla grande borghesia imprenditoriale e finanziaria ma anche a quella culturale, accademica e mediatica, e pensano di poter fare da s\u00e9. Individuando un capro espiatorio nei movimenti migratori e in una vaga idea di establishment e immaginando illusorie soluzioni autarchiche e protezionistiche. In Italia come in tutti i paesi europei, hanno allora buon gioco le forze pi\u00f9 reazionarie all\u2019interno delle classi dominanti. Le quali sono abili a camuffarsi dietro l\u2019idea \u201cpopulista\u201d di un superamento delle categorie politiche di destra e sinistra e a proporsi come il Nuovo, cavalcando il malcontento e il rancore della piccola borghesia verso tutto ci\u00f2 che puzza di cosmopolitismo. In queste circostanze, la subalternit\u00e0 dei comunisti alla visione del mondo di una sinistra che si dice liberale ma che \u00e8 soprattutto una sinistra imperiale e neocoloniale \u2013 la criminalizzazione dello Stato-nazione, l\u2019esportazione della democrazia e dei diritti umani tramite la guerra, il primato esclusivo delle libert\u00e0 negative private sulla libert\u00e0 positiva pubblica e sui diritti sostanziali\u2026 \u2013 \u00e8 senza dubbio la strada pi\u00f9 sicura per essere spazzati via.<\/p>\n<p>Va invece preso atto \u2013 ahinoi &#8211; che un\u2019epoca \u00e8 tramontata e che la democrazia moderna, quel regime storico che univa diritti politici e diritti economici e sociali, si \u00e8 esaurita per una lunga fase. La sconfitta delle classi subalterne ha mandato in frantumi l\u2019unit\u00e0 del mondo del lavoro, che era stata la condizione del riequilibrio delle societ\u00e0 europee e della democrazia stessa. E ha aperto un ciclo nuovo, nel quale alla privatizzazione del Welfare si accompagna una ridefinizione integrale della strutturazione dei poteri e delle competenze di governo\/amministrazione tra livello territoriale e livello sovranazionale. Inutile farsi illusioni, perci\u00f2: non solo non abbiamo ancora visto nulla di ci\u00f2 che ci capiter\u00e0, ma va anche preso atto che nei drammatici rapporti di forza determinati dall\u2019offensiva delle classi dominanti non esistono scorciatoie elettoralistiche o carismatici conigli dal cilindro che possano coprire o attutire una crisi che ha un carattere strutturale.<\/p>\n<p>Unire ci\u00f2 che \u00e8 stato diviso, riunificare il mondo del lavoro sulla base di un progetto avanzato e autonomo, ricostruire un fronte di resistenza delle classi subalterne in una fase tutta difensiva: \u00e8 questo oggi il compito della sinistra, per quanto frantumata in mille rivoli. Per farlo, sar\u00e0 necessario seguire in condizioni e forme nuove il medesimo percorso iniziato alla met\u00e0 del XIX secolo. Sar\u00e0 cio\u00e8 necessario un impegno sotterraneo, oscuro e misconosciuto dentro i gangli pi\u00f9 profondi della societ\u00e0, un impegno culturale, politico e sindacale che richieder\u00e0 decenni. Sapendo per\u00f2 che durante una ritirata strategica la tattica deve essere del tutto diversa da quella \u201cegemonica\u201d della fase di ascesa. Poich\u00e9 non siamo noi a guidare i processi (che di noi sono anzi assai pi\u00f9 forti), ogni compromesso che deroghi all\u2019intransigenza \u2013 e cio\u00e8 alla necessit\u00e0 di ridefinire integralmente il campo di ci\u00f2 che \u00e8 \u201csinistra\u201d oggi, tracciando un solco netto rispetto alla mentalit\u00e0 del \u201cmale minore\u201d \u2013 non \u00e8 infatti sinonimo di abilit\u00e0 tattica o di responsabilit\u00e0 weberiana ma di subalternit\u00e0. Quella subalternit\u00e0 nei confronti dell\u2019egemonia neoliberale che viene immediatamente riconosciuta dagli sconfitti della globalizzazione e che dunque ci rende complici della restaurazione borghese e inermi di fronte al populismo di destra.<\/p>\n<p>Anche questo sforzo tuttavia non servir\u00e0 a nulla se non riusciremo, infine, a reinterpretare per l\u2019ennesima volta l\u2019idea di modernit\u00e0. Ovvero, a rappresentare nuovamente una promessa di benessere integrale e di abbondanza per tutti e per tutte in una societ\u00e0 organizzata in maniera pi\u00f9 razionale. Quella promessa senza la quale non solo ci\u00f2 che rimane di una storia conclusa ma nobile come \u00e8 stata l\u2019esperienza comunista italiana, ma le sinistre nel loro complesso \u2013 a differenza di quanto accade in altre regioni del mondo, dove il socialismo \u00e8 per fortuna ancora il nome dell\u2019avvenire che annuncia un mondo nuovo &#8211; saranno considerate per sempre dei relitti della storia.<\/p>\n<p><strong>Fonte:<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/il-triste-tramonto-dell\u2019eredita-del-movimento-operaio-in-italia-e-la-crisi-della-sinistra-politica-rifondazione-comunista-in-memoriam\/\">http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/il-triste-tramonto-dell\u2019eredita-del-movimento-operaio-in-italia-e-la-crisi-della-sinistra-politica-rifondazione-comunista-in-memoriam\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Micro Mega.net (Stefano Azzar\u00e0) Due debolezze e Bertinotti\u00a0 Non che queste due componenti del Prc non siano riuscite a fondersi, come spesso viene lamentato dai protagonisti di quella stagione: al contrario, pi\u00f9 volte esse si sono mescolate e rimescolate per ragioni di potere, passando per innumerevoli voltafaccia, scissioni, faide o alleanze d\u2019interessi. 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