{"id":27711,"date":"2017-01-23T09:54:57","date_gmt":"2017-01-23T08:54:57","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27711"},"modified":"2017-01-23T10:23:42","modified_gmt":"2017-01-23T09:23:42","slug":"donald-trump-che-cosa-avrebbe-detto-lasch","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27711","title":{"rendered":"Donald Trump. Che cosa avrebbe detto Lasch?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di CLAUDIO GIUNTA (italianista; Universit\u00e0 di Trento)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Christopher Lasch aveva capito tutto? Chi ha letto i suoi libri se lo sta domandando da qualche tempo, a mano a mano che in Occidente i partiti di sinistra hanno perso <em>appeal<\/em> sul loro elettorato tradizionale, e soprattutto dopo che un mese fa Donald Trump \u00e8 stato eletto presidente degli Stati Uniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lasch (1932-1994) \u00e8 stato uno dei pi\u00f9 originali e influenti intellettuali americani della seconda met\u00e0 del Novecento. Per fissarne il profilo in poche parole si possono usare quelle che un suo coetaneo, il sociologo Neil Postman, ha adoperato per descrivere se stesso: \u00abIo sono quello che si pu\u00f2 chiamare un conservatore. Questa parola, naturalmente, \u00e8 ambigua, e il significato che le date pu\u00f2 essere diverso da quello che le do io. Forse ci capiamo meglio se dico che dal mio punto di vista Ronald Reagan \u00e8 un radicale. \u00c8 vero che parla in continuazione dell\u2019importanza della difesa di istituzioni tradizionali come la famiglia, l\u2019infanzia, l\u2019etica lavorativa, il sacrificio personale e la religione. Ma in realt\u00e0 al presidente Reagan non interessa affatto se queste cose vengono difese [\u2026]. Non avrete potuto fare a meno di notare che ci\u00f2 che veramente vuole \u00e8 difendere il libero mercato, incoraggiare lo sviluppo di tutto ci\u00f2 che \u00e8 nuovo, e far s\u00ec che l\u2019America sia all\u2019avanguardia nella tecnologia. \u00c8 quello che si pu\u00f2 chiamare un estremista del libero mercato\u00bb (<em>Conscientious Objections<\/em>, New York, Vintage Books 1988).<span id=\"more-25893\"><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche Lasch aveva a cuore la famiglia, l\u2019educazione dei bambini, l\u2019etica del sacrificio e la religione; mentre diffidava del libero mercato e delle innovazioni tecnologiche. Amava il \u2018locale\u2019: i piccoli proprietari, la vita di quartiere, le conversazioni faccia a faccia nei caff\u00e8 e nei pub. Temeva il \u2018globale\u2019: i <em>mall<\/em>, le catene di <em>fast food<\/em>, la rinuncia alle proprie responsabilit\u00e0 nei confronti della famiglia e della comunit\u00e0 nella quale si \u00e8 nati. Uno dei temi che ricorrono pi\u00f9 spesso, nei saggi che ha scritto tra gli anni Sessanta e l\u2019inizio dei Novanta, \u00e8 quello del tradimento perpetrato dall\u2019\u00e9lite <em>liberal<\/em> di sinistra ai danni degli \u2018americani comuni\u2019, tradimento che avrebbe portato la <em>working class\u00a0<\/em>prima tra le braccia di Reagan (\u00abLa rivolta della classe lavoratrice contro il liberalismo \u2013 si legge in <em>Il paradiso in terra<\/em> \u2013 contribu\u00ec a portare al potere la nuova destra, con Reagan\u00bb) e poi, se l\u2019implicazione \u00e8 corretta, tra le braccia di Trump. In che cosa consisterebbe questo tradimento?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019essersi schierati dalla parte di un malinteso \u2018progresso\u2019 che ha distrutto quello spirito comunitario che univa un tempo i cittadini americani trasformandoli in consumatori egoisti e nevrotici; nell\u2019aver contribuito a spezzare quel legame di fedelt\u00e0 col passato e col luogo d\u2019origine senza il quale la vita di una nazione finisce per assomigliare a quella che si pu\u00f2 vivere in un grande aeroporto internazionale; e nell\u2019aver aderito con entusiasmo a tutti quei dispositivi della modernit\u00e0 che hanno reso impossibile la vita famigliare (\u00e8 il tema del saggio <em>Rifugio in un mondo senza cuore<\/em>), sabotato la salute mentale e la felicit\u00e0 degli individui (\u00e8 il tema dei saggi <em>L\u2019io minimo<\/em> e <em>La cultura del narcisismo<\/em>), violato il patto di coesistenza tra \u00e9lite e popolo che \u00e8 alla base delle democrazie moderne (\u00e8 il tema del pi\u00f9 celebre tra i saggi di Lasch, <em>La ribellione delle \u00e9lite<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutte queste cose, tutte in una volta, Lasch le ha spiegate in due saggi usciti nel 1987 sulla rivista \u00abTikkun\u00bb e intitolati il primo <em>Cosa c\u2019\u00e8 di sbagliato nella destra<\/em> e il secondo <em>Perch\u00e9 la sinistra non ha futuro<\/em> (si trovano in rete, integralmente in inglese, parzialmente in italiano). Se la vittoria di Trump \u00e8 (anche) il segno della mancanza di sintonia tra l\u2019\u00e9lite <em>liberal<\/em> e la gente comune, si pu\u00f2 avere l\u2019impressione che la diagnosi di Lasch precorresse i tempi: \u00abIncapace di spiegare la persistenza della religione, l\u2019attaccamento alla famiglia e un\u2019etica della responsabilit\u00e0 personale se non come espressioni di falsa coscienza, la sinistra si ritrova oggi senza un seguito [\u2026]. La sinistra non vede se non intolleranza e superstizione nella difesa popolare della famiglia o nell\u2019atteggiamento popolare nei confronti dell\u2019aborto, del crimine, del <em>busing<\/em> e del curriculum scolastico. La sinistra non si schiera pi\u00f9 col senso comune, come ai tempi di Tom Paine. Ha finito anzi per vedere nel senso comune \u2013 nella saggezza e nei costumi tradizionali della comunit\u00e0 \u2013 un ostacolo al progresso e all\u2019illuminismo. Dato che identifica la tradizione con il pregiudizio, \u00e8 ormai incapace di parlare con la gente ordinaria in un linguaggio che questa possa essere in grado di capire. Parla sempre pi\u00f9 spesso un suo proprio gergo, il gergo terapeutico delle scienze e delle professioni sociali, che sembra servire pi\u00f9 che altro a negare ci\u00f2 che tutti sanno\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 stata questa, questo popolo, la <em>constituency<\/em> di Trump? \u00c8 stata <em>anche<\/em> questa. Lasch lo avrebbe certamente giudicato un equivoco, com\u2019era stato un equivoco l\u2019imponente voto popolare a favore di Reagan: \u00abLa difesa retorica della \u2018famiglia e della comunit\u00e0\u2019 compiuta da Reagan non era compatibile con il suo appoggio a una politica non restrittiva verso le imprese, che ha trasformato interi quartieri in centri commerciali e superautostrade. Una societ\u00e0 dominata dal libero mercato, una societ\u00e0 in cui il sogno americano rischia di degenerare in avidit\u00e0 e autoaffermazione pura, non lascia spazio ai \u2018valori della famiglia\u2019. E questa resta la contraddizione fondamentale non solo di Reagan, ma della nuova destra in generale\u00bb. Intorno a questa contraddizione ruota buona parte dei saggi di Lasch. La destra professa rispetto per i valori tradizionali che stanno a cuore alla gente comune (la famiglia, la patria, la religione, il senso del dovere e dell\u2019onore, la fedelt\u00e0 alla comunit\u00e0 d\u2019origine), ma insieme difende un sistema socio-economico che di quei valori non sa che farsene, e anzi li liquida come obsoleti. La sinistra che immagina Lasch dovrebbe prendere sul serio quei valori e restituire loro l\u2019ossigeno che il capitalismo della finanza e delle multinazionali gli ha tolto, tornando cos\u00ec a rendere possibile \u2013 come la definisce Lasch in un\u2019intervista del 1991 a Richard Heffner (in YouTube) \u2013 una \u00abvita buona\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo l\u2019elezione di Trump ha circolato in rete una pagina di un saggio del 1998 di Richard Rorty, <em>Achieving Our Country<\/em>, in cui Rorty prefigurava un futuro molto simile ai giorni che stiamo vivendo, un futuro nel quale i lavoratori non specializzati \u00abcapiranno che il loro governo non cerca neanche di evitare che i salari scendano o che il lavoro venga trasferito all\u2019estero\u00bb, e allora \u00abqualcosa si spezzer\u00e0\u00bb, e \u00abgli elettori meno benestanti decideranno che il sistema \u00e8 fallito e prenderanno a guardarsi intorno alla ricerca di un uomo forte per il quale votare, qualcuno disposto ad assicurare loro che, una volta eletto, a guidare le danze non saranno pi\u00f9 i burocrati compiaciuti, gli avvocati astuti, le associazioni di venditori super-pagati e i professori postmoderni\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pagina di Rorty era accompagnata su Twitter da commenti oracolari: \u00abYou called it, Rorty: to the fucking letter!\u00bb. Ma ammesso e niente affatto concesso che Rorty avesse ragione, e che questo sogno distopico stia per materializzarsi negli Stati Uniti di Trump, leggendo queste previsioni \u00e8 difficile togliersi dalla testa l\u2019idea che <em>questo<\/em> \u00e8 appunto uno dei volti che potrebbe assumere, una delle incarnazioni nelle quali potrebbe manifestarsi la societ\u00e0 anti-elitaria, populista immaginata da Lasch. Da un lato, Lasch non era particolarmente sensibile alle questioni identitarie, e probabilmente avrebbe ironizzato sull\u2019attuale ossessione americana per la tutela della diversit\u00e0. \u00abI nuovi movimenti\u00bb, scrive in <em>La ribellione delle \u00e9lite<\/em>, \u00abil femminismo, il movimento per i diritti dei gay, quello per il diritto all\u2019assistenza sociale e quello contro la discriminazione razziale non hanno nulla in comune tra loro, e la loro unica rivendicazione coerente mira all\u2019annessione alle strutture dominanti e non certo a una trasformazione rivoluzionaria delle relazioni sociali\u00bb (il pensiero di Lasch su questo punto non trascurabile \u00e8 sempre stato sfocato, ha sempre oscillato tra massimalismo e buon senso, specie nei suoi ultimi anni: la rivoluzione \u00abdelle relazioni sociali\u00bb \u2013 verrebbe da chiedere \u2013 o \u00able produzioni artigianali del nord Italia\u00bb? E perch\u00e9 mai i movimenti identitari dovrebbero mirare a qualcosa di pi\u00f9 che \u00aball\u2019annessione alle strutture dominanti?\u00bb).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019altro lato, i burocrati, gli avvocati, gli altri funzionari dello Stato, i dirigenti delle <em>corporation<\/em> e le \u00abeducated \u00e9lites\u00bb a cui appartengono i professori postmoderni erano appunto quelle categorie di esseri umani dalle quali secondo Lasch la sinistra avrebbe dovuto prendere le distanze e che invece aveva scelto come alleate, lasciando alla destra la responsabilit\u00e0 di difendere una classe media fatta di \u00abuomini e donne laboriosi, desiderosi di migliorare se stessi, che rifiutano l\u2019elemosina del governo e chiedono solo un\u2019opportunit\u00e0 per far vedere quello che valgono\u00bb, una classe media che difende senza imbarazzo valori \u00abspesso derisi dai sofisticati cosmopoliti come il patriottismo, l\u2019ambizione, la competizione, l\u2019arido senso comune\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono osservazioni critiche che \u00e8 bene tenere a mente. Neri Pozza ha appena ristampato il pi\u00f9 complesso, ambizioso e magmatico dei libri di Lasch, <em>Il paradiso in terra<\/em>; Eleuthera ha tradotto due anni fa una vecchia conversazione tra Castoriadis e Lasch (<em>La cultura dell\u2019egoismo<\/em>), con una prefazione del pi\u00f9 brillante erede di Lasch in Francia, Jean-Claude Mich\u00e9a; e gli altri saggi di Lasch si trovano ancora sugli scaffali delle librerie, e meritano di trovare dei nuovi lettori. A pi\u00f9 di vent\u2019anni dalla sua morte, pochi libri sono tanto utili quanto i suoi per capire l\u2019aria che tira oggi nel mondo occidentale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>fonte: &#8220;Le parole e le cose&#8221; (<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=25893\">qui<\/a> la versione completa dell&#8217;articolo)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CLAUDIO GIUNTA (italianista; Universit\u00e0 di Trento) Christopher Lasch aveva capito tutto? 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