{"id":27733,"date":"2017-01-24T10:45:00","date_gmt":"2017-01-24T09:45:00","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27733"},"modified":"2017-01-23T23:03:45","modified_gmt":"2017-01-23T22:03:45","slug":"i-buoi-oltre-la-stalla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27733","title":{"rendered":"I buoi oltre la stalla"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ITALIA E IL MONDO (Giuseppe Germinario)<\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019attuale compagine governativa pare finalmente emergere il paladino di un protezionismo mirato, il fautore della \u201cmessa in sicurezza del paese\u201d: Carlo Calenda. Il ministro aveva evidenziato al pubblico le proprie doti di chiarezza e determinazione (<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=MW0ERHOqqr4\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=MW0ERHOqqr4 <\/a>) gi\u00e0 nel suo primo intervento da ministro del Governo Renzi all\u2019assemblea di Confindustria. L\u2019intervista al Corriere della Sera del 1\u00b0 gennaio ( \u00a0<a href=\"http:\/\/www.corriere.it\/economia\/17_gennaio_01\/calenda-una-rete-protezione-difendere-interessi-nazionali-2ecfb74e-d05c-11e6-a287-5b1c5604d8ca.shtml\">http:\/\/www.corriere.it\/economia\/17_gennaio_01\/calenda-una-rete-protezione-difendere-interessi-nazionali-2ecfb74e-d05c-11e6-a287-5b1c5604d8ca.shtml<\/a>\u00a0 ) sembra infine tracciare chiaramente il nuovo orientamento \u00a0delle forze dette progressiste, della possibile grande coalizione che si va profilando con le prossime elezioni o quantomeno del perpetuarsi dell\u2019attuale gioco politico nelle mutate condizioni del contesto interno e internazionale. Pi\u00f9 che i punti salienti dell\u2019intervista, facilmente desumibili dal testo, mi paiono significative piuttosto quelle espressioni che delimitano l\u2019orizzonte culturale e politico, quindi la sostanziale inadeguatezza della attuale classe dirigente, della quale Calenda mi pare uno dei migliori esponenti, ad affrontare le sfide in atto. L\u2019Italia anello debole dell\u2019Europa \u201c<em>rischia di esserlo se si interrompe il percorso che ha iniziato a portarci fuori dalla crisi, e mettere in sicurezza il Paese, dopo la sconfitta sulle riforme istituzionali, richiede un cambiamento di strategia<\/em>\u201c; \u201c<em>entriamo in una stagione dove il nazionalismo economico si rafforzer\u00e0 in tutto il mondo. Non dobbiamo abbracciarlo, ma neanche essere impreparati ad affrontarlo<\/em>\u201d; \u201c<em>questo non vuol dire limitare gli spazi di mercato, ma essere in grado di reagire quando viene distorto o manipolato, anche con regole scritte ad hoc, per indebolire il nostro tessuto economico<\/em>\u201d; \u201c<em>dovremmo da subito lavorare al progetto di una nuova Europa con i Paesi fondatori, ma oggi la priorit\u00e0 \u00e8 vincere i populismi<\/em>\u201d; i settori prioritari sono \u201c<em>L\u2019industria, dando <strong>supporto solo a chi investe in innovazione e internazionalizzazione con strumenti automatici che eliminino l\u2019intermediazione politica e burocratica<\/strong>, come abbiamo fatto con il piano Industria 4.0. Analogo lavoro va fatto nei settori del turismo, della cultura, dove moltissimo \u00e8 gi\u00e0 stato realizzato, e delle scienze della vita<\/em>\u201d; \u201c<em>Nessuna forza politica, da sola, potr\u00e0 portare il fardello delle scelte che si renderanno necessarie. La stessa legge elettorale va disegnata tenendo presente questo scenario, che \u201cchiamer\u00e0\u201d probabilmente una grande coalizione<\/em>.\u201d; \u201c<em>Questo esecutivo assolver\u00e0 al suo compito se sar\u00e0 il ponte tra la stagione importantissima di rottura del governo Renzi e quella di messa in sicurezza del Paese che dovr\u00e0 portare avanti il prossimo esecutivo, mi auguro sempre con Renzi alla guida<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Alla luce di queste dichiarazioni l\u2019intenzione di \u201cfare sistema\u201d e l\u2019obbiettivo di \u201c<em>ricostruire una rete fatta di grandi aziende, pubbliche e private, e di istituzioni finanziarie capaci di muoversi all\u2019occorrenza in modo coordinato, tra di loro e insieme al governo<\/em>\u201d appaiono rispettivamente meno realistica e poco coerente.<\/p>\n<p>Appaiono pi\u00f9 che altro un ripiego legato al soprassalto di nazionalismo economico e all\u2019ondata di populismo; esauritosi il primo e sconfitto il secondo non resterebbe che riprendere coerentemente le politiche comunitarie di creazione di un mercato unico nel rispetto delle regole stesse di mercato.<\/p>\n<p>Da dirigente e manager, pi\u00f9 spesso da politico e da ministro, abbiamo ascoltato Calenda difendere il liberismo dal suo peggior nemico: il dogmatismo liberista. Critica giustamente, anche se tardivamente, l\u2019assunzione pedissequa di un modello economico astratto, associato negli ultimi venti anni alla retorica magnifica e progressiva della globalizzazione, ma ritiene l\u2019intervento politico di regolamentazione e l\u2019intervento pubblico diretto nelle scelte gestionali e di investimento un evento straordinario, un espediente o uno strumento temporaneo teso a ripristinare il mercato. Di fatto quel dogma che cerca di cacciare dalla porta rientra surrettiziamente dalla finestra. Un dogma che impedisce di vedere il mercato come una combinazione infinita e variabile di dirigismo e di libert\u00e0 di iniziativa, di protezioni e di spontaneit\u00e0, di regolamentazione della circolazione e delle caratteristiche dei prodotti e delle merci, di tutela della propriet\u00e0 e del patrimonio la cui particolare peculiarit\u00e0 dipende da determinati rapporti di forza politici\/economici che delimitano la formazione di una o pi\u00f9 aree di influenza. Paradossalmente la \u201clibert\u00e0\u201d e la \u201cspontaneit\u00e0\u201d di scelta e circolazione individuale si liberano con la vittoria egemonica di centri strategici, di un paese e di una formazione sociale in grado di stabilire un perimetro di influenza, le regole di funzionamento e le necessarie trasgressioni, il grado e gli ambiti di liberismo e dirigismo.<\/p>\n<p>In base a questa dinamica fondamentale i paladini del dogma liberista e della globalizzazione, sia gli oltranzisti che i pragmatici, solitamente diventano i sostenitori della politica di potenza nei paesi egemoni e della sudditanza nella periferia della sfera di influenza.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 sembrare una diatriba puramente accademica; spesso assume le vesti di una discussione riguardante la mera correttezza o i meri errori, l\u2019irrazionalit\u00e0 di scelte ed indirizzi. <strong>In realt\u00e0 \u00e8 un paradigma la cui ostinata adozione comporta delle profonde implicazioni, tutte negative, in termini di adeguata analisi politica e di perseguimento di strategie e di obbiettivi altrettanto adeguati all\u2019attuale lunga congiuntura<\/strong> che stiamo attraversando; una adeguatezza che si deve misurare rispetto al livello di autorevolezza, di forza, di benessere e coesione che una classe dirigente degna di questo nome intende realisticamente raggiungere per s\u00e9 e per il proprio paese.<\/p>\n<p><strong>Il nazionalismo economico appare quindi un incidente e un accidente della storia<\/strong> da rimuovere al pi\u00f9 presto per riprendere il cammino verso la costruzione di una comunit\u00e0 globale quando in realt\u00e0 pervade le vicende politiche e il conflitto economico sin dalla prima formazione degli stati nazionali sia nella forma a prevalenza liberista propugnata dalle formazioni dominanti, sia a quella a prevalenza protezionistica delle formazioni in ascesa o in posizione difensiva nell\u2019agone internazionale. Nella fattispecie dell\u2019Unione Europea il nazionalismo economico appare solo oggi agli occhi dei liberisti dogmatici, ma solo perch\u00e9 \u00e8 finalmente caduta la maschera della retorica europeista basata sulla distruzione degli stati nazionali che celava sotto mentite spoglie il dominio politico dello stato nazionale americano frutto di una schiacciante vittoria militare e il conflitto e la regolazione continua di esso tra gli stati nazionali componenti l\u2019Unione. Una retorica nefasta che ha illuso e neutralizzato le ambizioni delle formazioni pi\u00f9 fragili; che ha bloccato sul nascere, con la retorica della costruzione del mercato comune dei consumatori propedeutica alla unione politica, l\u2019opzione di De Gaulle, negli anni \u201960, di una concomitante costruzione europea fondata sugli stati nazionali, sulla creazione concordata di grandi aziende, frutto di accordi, compartecipazioni, integrazioni paragonabili a quelle americane, sulla fondazione di una politica estera autonoma. Una retorica che interpreta come contingente ci\u00f2 che in realt\u00e0 sar\u00e0 strutturale e pervicace ancora per lungo tempo.<\/p>\n<p>Se il nazionalismo economico va contenuto e neutralizzato, <strong>l\u2019avversario da battere in questo frangente \u00e8 il populismo o sedicente tale<\/strong>. Anche in questo caso si assiste ad una sorta di dissociazione dell\u2019azione politica strategica dall\u2019attuale contingenza quasi che la lotta al populismo debba comportare una sospensione del programma di integrazione europea.<\/p>\n<p>Il \u201c<em>reddito d\u2019inclusione\u201d<\/em> come gli altri singoli e parziali provvedimenti redistributivi assumono la caratteristica di un rozzo strattagemma dal sapore assistenziale teso a fronteggiare la deriva politica.<\/p>\n<p><strong>Gli investimenti<\/strong>, per altro radi, sono proposti come semplice volano per rilanciare la domanda. L\u2019aspetto strategico di questi ultimi e la loro possibilit\u00e0 di realizzazione ottimale sono sicuramente inficiati dal tramonto del progetto di riorganizzazione istituzionale ed amministrativo legato all\u2019esito referendario. \u00c8 la stessa loro natura, per\u00f2, legata quasi esclusivamente all\u2019ammodernamento delle infrastrutture che potr\u00e0 certamente migliorare l\u2019efficienza del sistema ma che non determiner\u00e0 di per s\u00e9 una direzione di sviluppo che interrompa l\u2019attuale processo di declassamento.<\/p>\n<p>Si arriva quindi al cuore degli argomenti e degli indirizzi posti da Calenda.<\/p>\n<p>\u201c<em>Ricostruire una rete<\/em>\u201d solo per contrastare \u201c<em>distorsioni e manipolazioni del mercato<\/em>\u201d significa di per s\u00e9 precludersi una gamma di interventi \u201c<em>assertivi<\/em>\u201d pi\u00f9 volte utilizzati in passato nei momenti di costruzione e di crisi dell\u2019economia del paese.<\/p>\n<p><strong><u>TRE QUESITI AL NOSTRO MINISTRO<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Il proclama, per\u00f2, glissa clamorosamente su tre importanti questioni alla mancata o erronea risposta delle quali corrisponde esattamente la velleit\u00e0 del progetto.<\/p>\n<ol>\n<li><strong>Quali strumenti si intende utilizzare<\/strong> per trattenere in Italia il risparmio e le riserve che con l\u2019attuale struttura finanziaria continuano a migrare massicciamente all\u2019estero e a rientrare parzialmente, in mano per\u00f2 a gestori estranei al controllo nazionale? Il collocamento azionario di Poste Italiane, la sua sempre pi\u00f9 marcata scissione dalla Cassa Depositi e Prestiti (CDP), l\u2019ingresso di fondi esteri nella stessa CDP, il fallimento della costituzione di una banca per il Mezzogiorno, il fantasma di una banca di credito alle piccole e medie imprese, l\u2019utilizzo della CDP per indebolire la forza ed il controllo delle grandi aziende strategiche residue piuttosto che il loro rafforzamento, l\u2019attivit\u00e0 di raccolta delle banche ormai largamente legata al collocamento di titoli di terzi e al ruolo di collettori sono scelte in netto contrasto con il proclama.<\/li>\n<li><strong>Come si intende esercitare il necessario controllo e condizionamento<\/strong> sulle scelte di quelle aziende strategiche e leader nei vari settori che dovrebbero partecipare alla rete? L\u2019indifferenza se non la compiaciuta e reiterata connivenza che Calenda, cos\u00ec come Renzi, Monti e la quasi totalit\u00e0 della classe dirigente degli ultimi trenta anni hanno ostentato nella inesorabile cessione all\u2019estero della propriet\u00e0 e controllo non solo delle aziende strategiche del settore finanziario, energetico, delle infrastrutture e dell\u2019alta tecnologia ma ultimamente anche delle aziende leader di numerosi distretti industriali e della rete commerciale e logistica mi sembra faccia a pugni con il sussulto di sovranismo verbale ed estemporaneo del nostro ministro. In alcuni casi queste cessioni hanno determinato uno sviluppo dell\u2019attivit\u00e0 produttiva, nella grande maggioranza di casi un rapido ridimensionamento ed impoverimento; comunque un incremento di spese di risorse pregiate, comprese le attivit\u00e0 di ricerca, utilizzate come incentivi e destinate ad essere valorizzate altrove e una subordinazione a strategie decise altrove. Le vicende della FIAT, della TELECOM, dell\u2019industria degli elettrodomestici tra le tante parlano da sole.<\/li>\n<li><strong>Come si intende costruire quella necessaria rete<\/strong> di agenzie funzionali ai grandi progetti di intervento infrastrutturale e di investimento diretto un tempo presenti, pur tra innumerevoli carenze, e smantellata sciaguratamente a partire dalla met\u00e0 degli anni \u201980 in concomitanza con il processo di regionalizzazione delle competenze?<\/li>\n<\/ol>\n<p>Nell\u2019intervista non troviamo n\u00e9 le giuste domande e questo va a scapito dei professionisti dell\u2019informazione, n\u00e9 tantomeno le risposte adeguate e convincenti.<\/p>\n<p><strong><u>IL CAVALLO DI BATTAGLIA. L\u2019INDUSTRIA 4.0<\/u><\/strong><\/p>\n<p><strong>Il limite dell\u2019orizzonte interpretativo di Calenda si svela proprio nel progetto fondativo della sua azione: il programma di sviluppo dell\u2019industria 4.0.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019enfasi e le aspettative sono del tutto giustificate.<\/p>\n<p>L\u2019implementazione dell\u2019industria 4.0 \u00e8 iniziata ormai da parecchi anni prima negli USA poi in alcuni paesi dell\u2019Europa Centrale.<\/p>\n<p>\u00c8 un processo che si realizzer\u00e0 ancora attraverso lunghi anni; che segner\u00e0 in maniera diversa i vari settori produttivi; che cambier\u00e0 i modelli di organizzazione aziendale; che porter\u00e0 ad una maggiore integrazione delle attivit\u00e0 sia nella verticale che nell\u2019orizzontale delle relazioni gestionali; che sconvolger\u00e0 una delle basi sulle quali si forma la stratificazione sociale, in particolare la formazione degli strati intermedi professionali e di quelli con competenze elementari.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 un modello operativo concepito per le grandi imprese e le grandi unit\u00e0 amministrative e gestionali<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Manca sino ad ora una definizione rigorosa di industria 4.0<\/strong>; riguarda comunque un processo di digitalizzazione ed informatizzazione che preveda la costruzione di reti informatiche e telematiche, l\u2019acquisizione ed elaborazione dati e la conseguente trasmissione digitale di comandi operativi e adattivi nelle varie fasi comprese quelle produttive (internet delle cose) secondo processi modulari predeterminati ed introiettati nei software applicativi.<\/p>\n<p>Il controllo e l\u2019elaborazione nei primi due ambiti sono appannaggio pressoch\u00e9 esclusivo dell\u2019impresa americana e senza una integrazione e concentrazione dell\u2019industria e della ricerca europea, tutt\u2019altro che promossa dalle istituzioni comunitarie e dai suoi governi nazionali costitutivi, difficilmente potr\u00e0 essere scalfita seriamente. Rimangono gli ultimi due ambiti; in questi il nostro paese soffre di ulteriori handicap legati alla dimensione ridotta delle aziende, alla perdita di controllo dei distretti industriali, alla merceologia dei prodotti legati soprattutto alla componentistica specie meccanica piuttosto che al prodotto finito, a settori tradizionali di produzione piuttosto che innovativi.<\/p>\n<p>Un contesto quindi che rende se non impossibile pi\u00f9 problematica e costosa l\u2019implementazione dei processi, che tende a concentrarla nei settori dedicati all\u2019esportazione.<\/p>\n<p>Una condizione che richiederebbe un intervento politico ancora pi\u00f9 assertivo (un termine ormai ricorrente nel linguaggio di Calenda) rispetto ad altri paesi nella ricerca, nella creazione di piattaforme industriali adeguate, nel coordinamento del processo di integrazione, nella trasmissione delle competenze informali \u00a0nelle piccole aziende, nel sostegno delle necessarie figure professionali che in altri contesti sono le stesse grandi aziende a creare e tutelare.<\/p>\n<p>Su quest\u2019ultimo aspetto, ad esempio, il Governo Renzi pur avendo ancora una volta centrato il problema, lo ha ridotto ad una mera tutela assistenziale e normativa di alcune categorie professionali autonome esterne agli attuali ordini.<\/p>\n<p>Affermare al contrario il carattere indifferenziato del processo di informatizzazione, l\u2019irrilevanza quindi di settori strategici; supportare genericamente l\u2019industria attraverso \u201csistemi automatici\u201d e neutri di incentivazione nei processi di innovazione ed internazionalizzazione; celare dietro l\u2019importanza dei settori complementari nel garantire la coesione della formazione sociale la necessit\u00e0 dello sviluppo dei settori strategici comporta di conseguenza assecondare la tendenza \u201cspontanea\u201d al declassamento dell\u2019economia italiana, alla concentrazione degli investimenti, nel migliore dei casi, nel mero ammodernamento tecnologico degli impianti produttivi digitalizzati secondo standard stabiliti dalle aziende leader e da quelle in grado di progettare e collocare i prodotti finiti, alla drammatica concentrazione degli investimenti in un numero limitato di aziende. Tale scelta, altrettanto unilaterale di quella delle elargizioni ad personam pu\u00f2 contribuire nel migliore dei casi\u00a0all\u2019ammodernamento dell\u2019apparato produttivo residuo, almeno di quelle aziende che dispongono dei capitali necessari ad anticipare l\u2019investimento. I quattro competence center al contrario sono pressoch\u00e9 irrilevanti nel qualificare almeno alcuni dei settori di punta, come del resto ben evidenziato dall\u2019economista Mariana Mazzucato.<\/p>\n<p><strong><u>IL RITORNO ALL\u2019OVILE<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Il Ministro sembra quindi assecondare la tendenza storica dell\u2019industria italiana a coprire i settori e le tecnologie mature e complementari e a scoraggiare sul nascere quei sussulti di leadership che in alcuni frangenti sono emersi ma che sono stati prontamente soffocati con la complicit\u00e0 dei settori pi\u00f9 retrivi dell\u2019imprenditoria. Il declino dell\u2019Olivetti, dell\u2019industria nucleare, della chimica fine sono l\u00ec a testimoniare la ricorrenza di questi sussulti ma anche la mancanza di autorit\u00e0 e maturit\u00e0 politica necessarie a stabilizzarli. Calenda sembra voler in realt\u00e0 stroncare sul nascere la loro possibilit\u00e0 di emersione. La sua ritrosia ad abbandonare gli stereotipi del dogmatismo liberista lo porta ad esaltare le ambizioni di un progetto velleitario che comporter\u00e0 la dilapidazione e la dispersione delle poche risorse nei vari meandri dei settori economici e nelle mani di centri strategici concorrenti ed avversari; diventa patetica se confrontata con la capacit\u00e0 organizzativa americana, avviata gi\u00e0 dagli anni \u201990 ad integrare strettamente il ruolo pubblico e privato nel settore dell\u2019innovazione attraverso numerose agenzie, con la guasconeria francese che da oltre sei anni ha creato addirittura il Ministero della Guerra Economica, con il carattere tetragono dell\u2019organizzazione industriale tedesca gi\u00e0 in corsa da oltre dieci anni su questi processi.<\/p>\n<p>Ho accennato all\u2019inizio di inadeguatezza di questa classe dirigente, ma il termine \u00e8 sin troppo giustificativo ed assolutorio. <strong>Si tratta, piuttosto, di una incapacit\u00e0 che trova alimento, forza e giustificazione in quei centri e settori che non trovano di meglio che trarre potere e profitto da quei settori ed interstizi sempre pi\u00f9 ristretti concessi dai centri e dalle formazioni dominanti<\/strong>. Il predominio americano ed il bipolarismo imperante sino agli anni \u201980 ha consentito una certa benevolenza del predominante ed una rarefazione dei competitori. <strong>Il multipolarismo incipiente pu\u00f2 aprire teoricamente nuove opportunit\u00e0 e nuove libert\u00e0; rischia al contrario di attirare un maggior numero di predatori sulle prede magari ancora pasciute ma disarmate<\/strong> rispetto al livello di conflitto raggiunto.<\/p>\n<p>Calenda anche su questo sembra avere le idee chiare. Nell\u2019intervento citato all\u2019inizio prende atto della fine della visione idealistica del processo di globalizzazione. Invita quindi gli imprenditori ad essere selettivi ed oculati nel cogliere le opportunit\u00e0; suggerisce loro di voltare gli occhi verso gli Stati Uniti, glissa elegantemente sugli ingenti danni subiti per la sciagurata subordinazione nel sostegno alle sanzioni contro la Russia, all\u2019intervento in Libia, alla destabilizzazione della Siria e all\u2019ostracismo all\u2019Iran, tutti principali partner economici del nostro paese ovviamente nel rispetto di quelle regole diplomatiche e di mercato che hanno consentito alla inglese BP di sostituire l\u2019ENI nella partecipazione allo sfruttamento dei giacimenti petroliferi, alle aziende meccaniche tedesche la Breda-Ansaldo italiana nella ristrutturazione delle ferrovie regionali, all\u2019americana FCA la FIAT nella produzione di automobili.<\/p>\n<p>Viva Farinetti, abbasso Mattei. Viva il mercato, abbasso il paese. Tanta nobilt\u00e0 d\u2019animo comporta sacrifici ma va certamente ricompensata. Ci stanno pensando i nuovi benefattori d\u2019oltre alpe, offrendo presidenze, consulenze e titoli onorifici. Montezemolo, il mentore di Calenda e Tronchetti-Provera ne sono fulgido esempio tra tanti.<\/p>\n<p>Desta meraviglia quindi l\u2019improvvida esaltazione della conversione del Ministro da parte di uno studioso accorto come Giulio Sapelli ( \u00a0<a href=\"http:\/\/www.ilfoglio.it\/politica\/2017\/01\/04\/news\/calenda-economia-premier-subito-113597\/\">http:\/\/www.ilfoglio.it\/politica\/2017\/01\/04\/news\/calenda-economia-premier-subito-113597\/<\/a> ). Spero che si ravveda prima che Calenda rischi davvero di diventare Premier.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/italiaeilmondo.com\/2017\/01\/22\/203\/\">http:\/\/italiaeilmondo.com\/2017\/01\/22\/203\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ITALIA E IL MONDO (Giuseppe Germinario) Nell\u2019attuale compagine governativa pare finalmente emergere il paladino di un protezionismo mirato, il fautore della \u201cmessa in sicurezza del paese\u201d: Carlo Calenda. Il ministro aveva evidenziato al pubblico le proprie doti di chiarezza e determinazione (https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=MW0ERHOqqr4 ) gi\u00e0 nel suo primo intervento da ministro del Governo Renzi all\u2019assemblea di Confindustria. L\u2019intervista al Corriere della Sera del 1\u00b0 gennaio ( \u00a0http:\/\/www.corriere.it\/economia\/17_gennaio_01\/calenda-una-rete-protezione-difendere-interessi-nazionali-2ecfb74e-d05c-11e6-a287-5b1c5604d8ca.shtml\u00a0 ) sembra infine tracciare chiaramente il nuovo orientamento&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":80,"featured_media":25122,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/germinario-italiaeilmondo.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-7dj","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27733"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/80"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=27733"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27733\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":27735,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27733\/revisions\/27735"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/25122"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=27733"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=27733"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=27733"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}