{"id":27739,"date":"2017-01-28T00:56:37","date_gmt":"2017-01-27T23:56:37","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27739"},"modified":"2017-01-28T01:45:07","modified_gmt":"2017-01-28T00:45:07","slug":"se-questa-e-cultura-umanistica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27739","title":{"rendered":"Se questa \u00e8 cultura umanistica"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di <strong>TOMASO MONTANARI (storico dell&#8217;arte; Universit\u00e0 di Napoli)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insieme agli altri decreti attuativi della cosiddetta Buona scuola, \u00e8 appena arrivato alla Camera anche quello \u00absulla promozione della cultura umanistica, sulla valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali e sul sostegno della creativit\u00e0\u00bb. Per la redazione di questo testo, la ministra senza laurea n\u00e9 maturit\u00e0 Valeria Fedeli si \u00e8 avvalsa della collaborazione dell\u2019ex ministro, ex rettore, professore emerito e plurilaureato <em>ad honorem<\/em> Luigi Berlinguer: e il risultato dimostra che il punto critico non \u00e8 il possesso di un titolo di studio. Sul piano pratico, la principale obiezione al decreto (che tra 60 giorni sar\u00e0 legge) \u00e8 che si tratta di un provvedimento a costo zero (art. 17, comma 1): e dunque anche a probabile efficacia zero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, una volta che se ne considerino i contenuti, c\u2019\u00e8 da rallegrarsene. L\u2019articolo 1 chiarisce i principi e le finalit\u00e0 del provvedimento: \u00abil sapere artistico \u00e8 garantito agli alunni e agli studenti come espressione della cultura umanistica\u2026 Per assicurare l\u2019acquisizione delle competenze relative alla conoscenza del patrimonio culturale e del valore del Made in Italy, le istituzioni scolastiche sostengono lo sviluppo della creativit\u00e0\u00bb. Cultura umanistica, creativit\u00e0 e Made in Italy (in inglese) sarebbero dunque sinonimi: per conoscere il patrimonio culturale, la Ferrari e il parmigiano (tutto sullo stesso piano) bisogna essere creativi. Si stenterebbe a credere alla consacrazione scolastica di questo \u201cmodello Briatore\u201d se la relazione illustrativa del decreto non fosse ancora pi\u00f9 chiara: \u00abOccorre rafforzare\u2026 il fare arte, anche quale strumento di coesione e di aggregazione studentesca, che possa contribuire alla scoperta delle radici culturali italiane e del Made in Italy, e alla individuazione delle eccellenze gi\u00e0 a partire dalla prima infanzia\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma: fin da bambini bisogna saper riconoscere (e, inevitabilmente, desiderare) una giacca di Armani o una Maserati. E visto che si raccomanda \u00abla pratica della scrittura creativa\u00bb, la via maestra sarebbe fare il copywriter per gli spot, o scrivere <em>concept<\/em> per <em>reality show,<\/em> per rimanere alla lingua elettiva del Miur. Ora, anche ammesso che tra la nostra storia dell\u2019arte e il \u00abMade in Italy\u00bb esista un rapporto genetico, ci\u00f2 non si traduce in un\u2019equivalenza culturale, e tantomeno in un orizzonte formativo. E non \u00e8 solo un problema di confusione concettuale: la domanda pi\u00f9 urgente riguarda il tipo di societ\u00e0 prefigurata da questa idea di scuola. Una societ\u00e0 in cui non si riesca nemmeno pi\u00f9 a distinguere la conoscenza critica dall\u2019intrattenimento, l\u2019essere cittadino dall\u2019essere cliente, il valore delle persone e dei princ\u00ecpi dal valore delle \u00abeccellenze\u00bb commerciali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una societ\u00e0 dello spettacolo a tempo pieno, un enorme <em>reality<\/em> popolato da \u00abcreativi\u00bb prigionieri di un eterno presente, senza passato e senza futuro. Gi\u00e0, perch\u00e9 la creativit\u00e0 ha preso il posto della storia dell\u2019arte, che continua a non essere reintrodotta tra le materie curricolari da cui la Gelmini l\u2019aveva espulsa in vari ordini di scuole. Pi\u00f9 in generale, l\u2019identificazione tra cultura umanistica, creativit\u00e0 e mercato nega e soppianta la vera funzione della vera cultura umanistica: che \u00e8 l\u2019esercizio della critica, la ricerca della verit\u00e0, la conoscenza della storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIl fine delle discipline umanistiche sembra essere qualcosa come la saggezza\u00bb, scrisse Erwin Panofsky nel 1944. Negli stessi mesi Marc Bloch scriveva, nell\u2019<em>Apologia della storia<\/em>: \u00abnella nostra epoca, pi\u00f9 che mai esposta alle tossine della menzogna e della falsa diceria, che vergogna che il metodo critico della storia non figuri sia pure nel pi\u00f9 piccolo cantuccio dei programmi d\u2019insegnamento! \u00bb. Di fronte al nazismo e all\u2019Olocausto la cultura umanistica sembrava ancora pi\u00f9 necessaria: Bloch \u2014 fucilato dalla Gestapo perch\u00e9 membro della Resistenza \u2014 la definisce \u00abuna nuova via verso il vero e, perci\u00f2, verso il giusto\u00bb. \u00c8 su questo fondamento che, nel dopoguerra, sono state ricostruite le democrazie europee. \u00c8 per questo che la nostra Costituzione impone alla Repubblica di promuovere \u00ablo sviluppo della cultura e la ricerca\u00bb. La necessaria scommessa di un umanesimo di massa \u00e8 infatti quella di riuscire a praticare tutti, anche se in dosi omeopatiche, le qualit\u00e0 della ricerca: precisione, desiderio di conoscere e diffondere la verit\u00e0, onest\u00e0 intellettuale, apertura mentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per secoli si \u00e8 creduto, a ragione, che queste virt\u00f9 non servissero solo a sapere pi\u00f9 cose, ma anche a diventare pi\u00f9 umani: e che dunque non servissero solo agli umanisti, ma a tutti. E oggi sono il presupposto necessario perch\u00e9 le democrazie abbiano un futuro. Essere umani \u2014 ha scritto David Foster Wallace nel 2005 \u2014 \u00abrichiede attenzione, consapevolezza, disciplina, impegno e la capacit\u00e0 di tenere davvero agli altri\u2026 Questa \u00e8 la vera libert\u00e0. Questo \u00e8 imparare a pensare. L\u2019alternativa \u00e8 l\u2019inconsapevolezza, la modalit\u00e0 predefinita, la corsa sfrenata al successo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Formare gli italiani del futuro al marketing del \u00abMade in Italy\u00bb; indurli a coltivare la scrittura creativa e non la lettura critica di un testo; levar loro di mano i mezzi culturali per distinguere la verit\u00e0 dallo <em>storytelling,<\/em> o per smontare le bufale che galleggiano in Internet; annegare la conoscenza storica in un mare di dolciastra retorica della bellezza: tutto questo significa scommettere proprio sull\u2019inconsapevolezza, sulla modalit\u00e0 predefinita, sulla corsa sfrenata al successo. La cultura umanistica \u00e8 un\u2019altra cosa: \u00e8 la capacit\u00e0 di elaborare una critica del presente, di avere una visione del futuro e di forgiarsi gli strumenti per costruirlo. Siamo sicuri di non averne pi\u00f9 bisogno?<\/p>\n<p><em>[&#8220;Repubblica&#8221;, 23 gennaio 2017]<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di TOMASO MONTANARI (storico dell&#8217;arte; Universit\u00e0 di Napoli) Insieme agli altri decreti attuativi della cosiddetta Buona scuola, \u00e8 appena arrivato alla Camera anche quello \u00absulla promozione della cultura umanistica, sulla valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali e sul sostegno della creativit\u00e0\u00bb. 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