{"id":27787,"date":"2017-01-25T12:00:35","date_gmt":"2017-01-25T11:00:35","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27787"},"modified":"2017-01-25T10:15:24","modified_gmt":"2017-01-25T09:15:24","slug":"la-neo-lingua-per-disattivare-la-costituzione-lavoristica-e-leuro-e-il-suo-profeta-metamorfico-1a-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27787","title":{"rendered":"La neo-lingua per disattivare la costituzione lavoristica: e l&#8217;Euro \u00e8 il suo profeta metamorfico (1a parte)"},"content":{"rendered":"<p><strong>di ORIZZONTE48 (Luciano Barra Caracciolo)<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u201cOgni ordine sociale si basa su un&#8217;ideologia\u201d<\/strong><br \/>\n[F. Hayek, Legge, legislazione e libert\u00e0. Critica dell\u2019economia pianificata]<br \/>\nPREMESSA INTRODUTTIVA- Con questo pregevole post, Francesco Maimone apre un filone che si dimostrer\u00e0 particolarmente fecondo.<\/p>\n<p>Anzitutto, perch\u00e9 consente di fare il punto riassuntivo, di quanto detto nel blog, sul quadro generale della ideologia-distopia che domina l&#8217;Unione europea.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nIn secondo luogo, perch\u00e9 si raccorda con immediatezza a tutte quelle diffuse, quanto inesatte, &#8220;credenze&#8221; che si possa &#8220;attuare la Costituzione&#8221;, combattendo l&#8217;epifenomeno, o effetto attuativo, della finanza-cattiva, ovvero della finanziarizzazione ordinamentale ed economica, senza aver presenti gli scopi e gli strumenti essenziali del disegno perseguito.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nSenza questa chiarezza di visione dei fatti che ci occorre di subire, infatti, si arriva facilmente a un dissenso generico, quanto vago e inoperativo, sull&#8217;UE(M), e quindi a predicare che la costruzione \u20acuropea possa essere &#8220;salvata&#8221; con &#8220;altri&#8221; trattati; e financo a voler mantenere l&#8217;euro, senza aver mai capito che esso \u00e8 lo strumento principe, necessario e sufficiente, della finanziarizzazione (a favore di ristretti interessi finanziario-bancari) e la giustificazione principale della disattivazione della Costituzione: una disattivazione gravemente illegale (extraordinem!), perch\u00e9 incide sui suoi principi fondamentalissimi e non soggetti a revisione, mentre instaura uno &#8220;stato di eccezione&#8221; che si basa su un malinteso &#8220;primato della politica&#8221; (laddove tale primato dovrebbe essere della Costituzione).<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nSi tratta dello &#8220;stato di eccezione&#8221;, (dichiarato dai &#8220;mercati&#8221;), che, come ormai dovrebbe essere noto (se non lo fosse: studiate!), ridisloca la sovranit\u00e0 mutandone la titolarit\u00e0 rispetto alla previsione costituzionale: cio\u00e8 l&#8217;euro \u00e8 non solo il &#8220;motore&#8221; della concreta finanziarizzazione privata che stiamo subendo, ma distrugge la (tipologia di) sovranit\u00e0 democratica popolare prevista dall&#8217;art.1 Cost. connessa, nello stesso articolo, al fondamento &#8220;sul lavoro&#8221; (per quelli che &#8220;credono nelle Costituzioni&#8221;, ovviamente: non per quelli che le vogliono sabotare e distruggere, ovvero che non sono pi\u00f9 in grado di capire cosa siano e si prestano, forse inconsapevolmente, al disegno dei primi).<\/p>\n<p>Consiglio ai neofiti del blog, pertanto, di leggere i links inseriti fin da questa introduzione.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<strong>1. Obiettivo: la ristrutturazione totalitaria<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nIl neo-liberismo \u201c(\u2026) teorizza e attua, come prassi politica, un sistema di controllo sociale autoritario del conflitto.<br \/>\nQuesto sistema di controllo, che pone capo una &#8220;diversa&#8221;, ma non meno intensa programmazione economica, come bene evidenzia Robbins, si realizza in varie forme, di cui le principali, contemporanee, sono il sistema mediatico e quello monetario.<br \/>\nMa, su un piano pi\u00f9 strettamente &#8220;finalistico&#8221; &#8211; a carattere &#8220;bio-antropologico-, questo sistema \u00e8 funzionale ad una DEFINITIVA MUTAZIONE dell&#8217;orientamento psicologico e esistenziale dell&#8217;essere umano (cio\u00e8 vuole invertire la sua autopercezione di essere capace di autodeterminarsi, sia pure entro limiti storicamente &#8220;convenzionali&#8221;).<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nQuesta utopia-distopia, ben evidenziata da Orwell, fornisce alla Storia un formidabile paradosso: per strutturare la naturalit\u00e0 (scientifica) delle Leggi del mercato, e le loro conseguenze di gerarchizzazione sociale definitiva (come gi\u00e0 nelle teorie teocratiche del medio-evo, da parte dell&#8217;aristocrazia terriera che, pure, svolgeva, in origine, una funzione difensiva del minimo di sopravvivenza delle comunit\u00e0 territoriali), il neo-liberismo ritiene indispensabile modificare la &#8220;natura&#8221; degli esseri umani, rendendoli propensi ad accettare la schiavit\u00f9 come fatto normativo &#8220;fondante&#8221; [1].<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>1.1. A chi sia digiuno dell\u2019argomento (e quindi, a questo punto, colposamente incosciente), dette conclusioni sembreranno poco famigliari. <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nAssumendo come particolare tema di studio quello del diritto fondamentale al lavoro, si tenter\u00e0 tuttavia di dimostrare, con rigoroso approccio fenomenologico, come il neoliberismo non sia soltanto un modello di gestione economica ma che lo stesso \u00e8 finalizzato in modo prioritario ad una specifica regolazione sociale nonch\u00e9 ad una ristrutturazione bio-psicologica degli uomini (assunta come necessit\u00e0 etica e morale) in tutti gli ambiti e con il rigoroso \u201cconsenso degli aventi diritto\u201d.<br \/>\nNella trattazione, ed al fine di comprendere come sia stato possibile in Italia assistere nell\u2019arco di qualche decennio ad un ribaltamento di 180\u00b0 dell\u2019intero paradigma giuridico-costituzionale (e socio-culturale), si dar\u00e0 per acquisito proprio quest\u2019ultimo, fondato sulla inscindibile sinapsi giuridica tra gli artt. 1, 3, comma II, e 4 Cost. con gli articoli della \u201ccostituzione economica\u201d di indiscutibile ispirazione keynesiana.<\/p>\n<p><strong>2. L\u2019irruzione del concetto di \u201coccupabilit\u00e0\u201d<\/strong> come inconfondibile impronta della revanche neoliberista<br \/>\nPietro Barcellona, giurista e filosofo, ci ricorda che \u201c\u2026 Il problema dell\u2019influenza del sistema mediatico e della propaganda, gestita nell\u2019interesse di chi ne ha il controllo, non pu\u00f2 essere affrontato senza un attento studio delle parole e della loro potenza conformativa. Sono convinto che oggi siamo quello che siamo perch\u00e9 siamo &#8220;parlati&#8221; da un linguaggio che non \u00e8 espressione della nostra autonomia e della nostra consapevolezza\u2026\u201d [2].<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nIl pensiero riportato non potrebbe meglio adattarsi, come vedremo, alla presente indagine. La messa in circolazione, anche in campo lavoristico, di una specifica terminologia (sapientamente inoculata per anni ai cittadini ed avallata acriticamente anche da molti giuristi) d\u00e0 il senso di come, attraverso una strategia neurolinguistica di tipo orwelliano, sia stato possibile giungere a radicali mutamenti giuridici-culturali con il fine programmatico di una completa trasvalutazione dei valori consensualmente accettata [3].<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2.1. Innanzi tutto, come correttamente ci ricorda il giurista Riccardo Del Punta, l\u2019analisi da cui prendere le mosse per comprendere la controriforma \u201ctolemaica\u201d approntata in Italia in campo giuslavoristico deve essere focalizzata<\/strong><\/p>\n<p>\u201c\u2026<em>sulla tesi secondo cui il diritto del lavoro sarebbe un fattore diretto di disoccupazione, impedendo al mercato del lavoro di riaggiustarsi su un equilibrio di piena occupazione. Tale tesi \u00e8 una discendente diretta del pensiero economico dominante, quello della c.d. scuola neoclassica, che tende a riassorbire le spiegazioni del funzionamento del mercato del lavoro all\u2019interno della teoria dell\u2019equilibrio concorrenziale, la quale a sua volta sostiene la tendenza dei mercati perfettamente competitivi a trovare naturalmente un livello di equilibrio fra domanda e offerta, attraverso il meccanismo dei prezzi. Le implicazioni che ne derivano sul piano della politica economica sono, evidentemente, liberistiche, tanto che tali teorie si possono considerare come l\u2019espressione economica di quell\u2019ideologia del mercato autoregolato che ha avuto il suo maggiore fautore, nel XX secolo, in Hayek<\/em>\u2026\u201d [4].<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<strong>2.2. Come sappiamo, il mercato del lavoro, nell\u2019analisi neoclassica ottocentesca, \u00e8 infatti un mercato alla stregua di tutti gli altri, nel quale la funzione equilibratrice \u00e8 assolta dalle oscillazioni elastiche del salario.<\/strong><br \/>\nPertanto, qualsiasi intervento esterno si risolverebbe in un turbamento competitivo che impedisce al sistema di riordinarsi sul proprio equilibrio di efficienza. In tale prospettiva<\/p>\n<p>\u201c\u2026 le rigidit\u00e0 regolamentari nell\u2019impiego del fattore lavoro ed i conseguenti costi economici del sistema di sicurezza sociale \u2013 che dilata progressivamente la platea dei soggetti protetti e l\u2019intensit\u00e0 delle tutele \u2013 costituirebbero un ostacolo decisivo alla crescita economica ed allo sviluppo dell\u2019occupazione, e pertanto si propugna una deregolamentazione generalizzata delle relazioni di lavoro ed una riforma del welfare in senso minimalista, quale ricetta privilegiata per competere sui mercati internazionali e sconfiggere la disoccupazione di massa. Solo eliminando le rigidit\u00e0 normative che impediscono alle imprese di variare liberamente le condizioni di impiego in aderenza alle fluttuazioni del mercato, sarebbe insomma possibile acquisire nuove quote di produzione, ristabilire un equilibrio virtuoso nel mercato del lavoro e realizzare un adeguato contemperamento degli interessi complessivi del mondo del lavoro \u2026\u201d [5].<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n2.3. L\u2019ideologia neoliberista, nella convinzione secondo cui ci\u00f2 che conta \u00e8 offrire agli imprenditori quante pi\u00f9 opzioni possibili nell\u2019organizzazione dell\u2019attivit\u00e0 produttiva all\u2019interno del libero mercato globalizzato, propugna in definitiva<br \/>\n<strong>\u201c\u2026 una deregolamentazione radicale DEL MERCATO DEL LAVORO E DELLE RELAZIONI INDUSTRIALI attuata attraverso una esaltazione dell\u2019autorit\u00e0 imprenditoriale \u2026\u201d<\/strong> [6].<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nTrattasi, a ben vedere, di argomenti datati e che anche in Italia hanno trovato illustri teorici.<br \/>\nGi\u00e0 negli anni \u201930, infatti, Luigi Einaudi, nell\u2019elogiare il \u201cprezzo di equilibrio di mercato\u201d \u2013 <em>definito come il \u201cre del mondo economico\u201d \u2013 e nell\u2019esaltare gli imprenditori, sosteneva che<\/em> \u201c\u2026 resta il problema delle trincee che gli imprenditori hanno scavato attorno a s\u00e9 per difendersi contro il tormento dell\u2019ansia continua di intuire ed ubbidire alle segnalazioni del re prezzo. Costui equilibra il mercato, obbliga i produttori a modificare i piani produttivi per adattarli alle variazioni degli ostacoli e dei gusti; ma a quanta fatica sfibrante costringe gli imprenditori!<\/p>\n<p>Non questi soltanto tendono ad asserragliarsi per creare attorno a s\u00e9 uno specchio di acque tranquille in un mare in tempesta. Le altre categorie produttive non stanno paghe alla stipulazione del contratto a prezzo fisso. L\u2019operaio teme che alla scadenza il salario sia ribassato, il proprietario e l\u2019inquilino vorrebbero garantirsi un reddito o un onere fisso anche oltre il tempo della locazione, il risparmiatore paventa il fallimento del debitore. Ognuno cerca garanzie e tranquillit\u00e0 per il proprio reddito, difesa contro i soprusi dei pi\u00f9 forti, i quali dalle munite trincee dei dazi, dei cartelli, dei brevetti, dei marchi impongono prezzi troppo superiori a quelli che sarebbero i prezzi di mercato in condizioni di concorrenza perfetta.<br \/>\nL\u2019irrigidimento dei prezzi, dei salari, dei fitti, che fu proprio di epoche storiche trascorse, \u00e8 ritornato ad essere uno dei fenomeni caratteristici del dopo guerra. L\u2019irrigidimento impedisce il formarsi di un equilibrio, di quel cangiante mobile equilibrio fra sforzi e risultati, fra costi e prezzi, fra produzione e consumo, che solo ha ragione di chiamarsi veramente equilibrio\u201d [7].<\/p>\n<p><strong>2.4. Un&#8217;ideologia, quella suddetta, ormai fulcro degli odierni mercati sovranazionali, che, affinch\u00e9 potesse per\u00f2 essere restaurata, aveva necessit\u00e0 di attingere ad un nuovo armamentario linguistico, creato per l\u2019occasione.<\/strong><br \/>\nEd infatti, nel novero dei termini invalsi ed ormai comunemente accolti con valore tutt\u2019altro che innocuo, appartiene sicuramente quello di \u201coccupabilit\u00e0\u201d [8], concetto che in origine nasceva con finalit\u00e0 descrittive, intendendosi con \u2018occupabile\u2019 una persona adatta e disponibile al lavoro.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nSolo negli anni \u201950 si afferm\u00f2 quella che taluni studiosi battezzano \u201cseconda stagione\u201d del termine occupabilit\u00e0 [9], prevalendo quella di \u201cflusso di occupabilit\u00e0\u201d (Flow employability), che poneva l\u2019accento sulla problematica relativa alla domanda di lavoro e sull\u2019accessibilit\u00e0 a quest\u2019ultimo nell\u2019ambito delle economie (locali e nazionali).<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nIn sostanza, l\u2019occupabilit\u00e0 cos\u00ec intesa aveva il compito di calcolare quali fossero le \u201creali probabilit\u00e0 oggettive\u201d [10] di occupazione per una persona in cerca di lavoro [11].\u00a0E\u2019 negli anni\u201980, tuttavia, che ha trovato definitivo ingresso nel vocabolario comune la \u201cterza generazione\u201d del termine occupabilit\u00e0, stavolta generalmente intesa in senso \u201cinterattivo\u201d (Interactive employability), definizione che \u00e8 tuttoggi in auge e che si concentra in modo pressoch\u00e8 esclusivo, perch\u00e9 considerate di primaria importanza, sulle attitudini e abilit\u00e0 dei lavoratori. In questa direzione, \u201c\u2026conoscenza, abilit\u00e0, tecnologia e impresa sono le parole chiave per la competitivit\u00e0 e la creazione di lavoro,<\/p>\n<p><strong>NON LA REGOLAMENTAZIONE RIGIDA E L\u2019INTERVENTISMO ANACRONISTICO &#8230; OCCUPABILIT\u00c0 &#8230; \u00c8 CI\u00d2 CHE CONTA\u2026\u201d [12].<\/strong><\/p>\n<p>(vi pare &#8220;come fosse antani&#8221; e brematurata? Tranquilli, nella neo-lingua \u00e8 del tutto normale. Questa \u00e8 la tecnica prediletta del neo-liberismo&#8230;&#8221;situazionale&#8221; e &#8220;progettuale&#8221;, what else?).<\/p>\n<p>2.5. Sono queste le parole del primo ministro Tony Blair (ispirato dal sociologo Antony Giddens) il quale, nel 1998, annunciava urbi et orbi la propria politica \u201cprogressista\u201d, ma che in realt\u00e0 rifletteva un pi\u00f9 ampio cambiamento culturale affermatosi gi\u00e0 alla fine degli anni \u201990 e che, non a caso, coincideva con <strong>un crescente disimpegno degli Stati nelle politiche attive del lavoro<\/strong>:<\/p>\n<p>\u201c\u2026 <em>Le politiche per il lavoro a livello sovranazionale, nazionale, regionale e locale hanno individuato l\u2019occupabilit\u00e0 come base per lo sviluppo e l\u2019implementazione dell\u2019intervento statale. A livello europeo\u2026 l\u2019occupabilit\u00e0 \u00e8 definita come uno dei quattro pilastri, anche se, nella revisione della Strategia del 2003, l\u2019occupabilit\u00e0 \u00e8 stata inserita all\u2019interno di quattro obiettivi generali: pieno impiego, qualit\u00e0 e produttivit\u00e0 del lavoro, coesione sociale e un mercato del lavoro inclusivo<\/em> \u2026\u201d [13].<br \/>\nIn effetti, con il Consiglio Europeo Straordinario di Lussemburgo (20-21 novembre 1997), l\u2019Unione Europea avviava un progressivo coordinamento delle politiche del lavoro degli Stati membri mediante l&#8217;elaborazione di una c.d. Strategia Europea per l&#8217;Occupazione (SEO) basata sull&#8217;adozione di Piani di Azione Nazionali per l&#8217;occupazione sottoposti ad un esercizio di sorveglianza multilaterale.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nLa strategia fu articolata retoricamente in quattro \u201cpilastri\u201d sulla cui base la Commissione europea avrebbe poi incentrato i propri orientamenti per \u201cl\u2019occupazione\u201d rivolti agli Stati membri.<br \/>\nIl termine \u201coccupabilit\u00e0\u201d si avviava perci\u00f2 ad essere declinato nelle sue pi\u00f9 chiare specificazioni.<\/p>\n<p><strong>2.6. Il primo di tali pilastri coincide guarda caso con l\u2019occupabilit\u00e0 &#8211; intesa come astratta e potenziale \u201ccapacit\u00e0 delle persone di essere occupate\u201d &#8211; ed \u00e8 diretto a migliorare le capacit\u00e0 delle stesse di trovare un impiego e mantenerlo.<\/strong><\/p>\n<p>Al primo pilastro, si accompagna il secondo che si identifica con l\u2019imprenditorialit\u00e0, termine che \u201cfa riferimento all&#8217;esigenza di creare nuovi e migliori posti di lavoro, attraverso politiche per l&#8217;occupazione che tengano in debito conto le esigenze delle imprese ed incoraggino la cultura del fare impresa\u201d.<br \/>\nAi due pilastri nominati, si aggiunge poi l\u2019adattabilit\u00e0, termine che \u201cesprime l\u2019obiettivo di fornire alle imprese e ai lavoratori i mezzi per adeguarsi alle nuove condizioni del mercato e adottare le nuove tecnologie\u201d.<br \/>\nIl quarto pilastro, infine, \u00e8 costituito dalle pari opportunit\u00e0, concetto che \u201criassume l&#8217;intento di garantire uguali condizioni e prospettive di vita a tutti i cittadini, attraverso la definizione di politiche e iniziative finalizzate alla rimozione degli ostacoli che impediscono un&#8217;effettiva parit\u00e0 [14].<\/p>\n<p>https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/564x\/c0\/81\/5b\/c0815b7131d4074442272e72395e067d.jpg<\/p>\n<p>2.7. La politica dei quattro pilastri era gi\u00e0 lucidamente contenuta nei suoi tratti essenziali in un Libro Bianco di Delors presentato dalla Commissione europea nel dicembre 1993 [15]. E con riferimento specifico al terzo pilastro (\u201cadattabilit\u00e0\u201d), la dottrina ci informa che<\/p>\n<p>\u201c\u2026 <em>non \u00e8 soltanto il libro Bianco di Delors il padre nobile del terzo pilastro. Jeff Kenner (1999) sostiene che il filo d&#8217;Arianna &#8211; che collega flessibilit\u00e0 e sicurezza, non solo nel lavoro, ma nella societ\u00e0 in generale &#8211; \u00e8 costituito dalla c.d. TERZA VIA tra liberismo e socialdemocrazia che ha in Antony Giddens (1999) il mentore, ed in Tony Blair (1999) il pi\u00f9 tenace e convinto eseguitore. La c.d. terza via non \u00e8 semplicemente un filo conduttore, ma, probabilmente la fibra ottica sottesa all&#8217;intero network teorico su cui poggia il pilastro dell&#8217;adattabilit\u00e0<\/em> \u2026\u201d [16].<br \/>\nVenivano sapientemente gettate le basi massive della ristrutturazione, da intendersi come<\/p>\n<p>\u201cstrumento comunicativo estremamente efficace \u2026 un insieme di interventi programmati e sistematici, miranti al cambiamento del comportamento\u201d [17].<br \/>\n___________________________________<br \/>\n<strong>NOTE<\/strong><br \/>\n[1] http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2016\/07\/ue-eurss-no-totalitarismo-neo-liberista.html<br \/>\n[2] Cos\u00ec P. BARCELLONA, Parolepotere, Il nuovo linguaggio del conflitto sociale, Castelvecchi, Roma, 2013, 23<br \/>\n[3] Si rinvia, per un\u2019approfondita analisi sull\u2019argomento, ai seguenti post ed ai relativi commenti: http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2014\/11\/il-test-di-orwell.html; http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2014\/12\/corollari-del-test-di-orwell-gli.html; http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2015\/03\/lorientamento-ultimo-della-cultura.html<br \/>\n[4] Cos\u00ec R. DEL PUNTA, Ragioni economiche, tutela dei lavori e libert\u00e0 del soggetto, in Rivista italiana di diritto del lavoro, Milano, 2001, 407<br \/>\n[5] Cos\u00ec G. FERRARO, La flessibilit\u00e0 in entrata alla luce del Libro Bianco sul mercato del lavoro, in Rivista italiana di diritto del lavoro, Milano, 2001, 427<br \/>\n[6] Cos\u00ec G. FERRARO, La flessibilit\u00e0 in entrata alla luce del Libro Bianco sul mercato del lavoro, cit., 428<br \/>\n[7] Cos\u00ec L. EINAUDI, Trincee economiche e corporativismo, in \u201cLa Riforma Sociale\u201d, novembre-dicembre 1933, 633-656<br \/>\n[8] Per una ricostruzione storica del termine, si vedano R. MCQUAID &#8211; C. LINDSAY, The Concept of Employability, Urban Studies, 42, 2005<br \/>\n[9] R. MCQUAID &#8211; C. LINDSAY, The Concept of Employability, cit., 197-219<br \/>\n[10] Si veda R. LENDRUT, Sociologia du ch\u00f4mage, Puf, Paris, 1966<br \/>\n[11] Si veda R. MCQUAID-J. PECK-N. THEODORE, Beyond Employability, Cambridge Journal of Economics, 24, 2000, 729-749<br \/>\n[12] Cos\u00ec J. PECK-N. THEODORE, Beyond Employability, cit., 730<br \/>\n[13] M. JASPEN-A. SERRANO PASCUAL, Unwrapping European Social Model, The Policy Press, University of Bristol, 2006, 230<br \/>\n[14] Reperibile all\u2019indirizzo www.lavoro.gov.it\/Lavoro\/Europalavoro\/SezioneEuropaLavoro\/Utilities\/Glossario\/PilastriSEO.htm; la SEO \u00e8 stata formalmente riformata e in sostituzione dei quattro pilastri iniziali sono stati individuati \u201cin modo cosmetico\u201d tre nuovi obiettivi (COM 6\/2003): raggiungere la piena occupazione, migliorare la qualit\u00e0 e la produttivit\u00e0 del lavoro, rinforzare la coesione e l&#8217;inclusione sociale<br \/>\n[15] J. GOETSCHY, The European Employment Strategy: Genesis and Development, in EJIR 5, II, 130 http:\/\/www.eucenter.wisc.edu\/OMC\/Papers\/Archive\/goetschy99.pdf. Per una ricostruzione di tale politica, si veda anche M. BARBERA, A che punto \u00e8 l&#8217;integrazione delle politiche dell&#8217;occupazione nell&#8217;Unione Europea?, in Dir. relaz. ind., fasc.2, 2000, 161<br \/>\n[16] Cos\u00ec B. CARUSO, Alla ricerca della \u201cflessibilit\u00e0 mite\u201d: il terzo pilastro delle politiche del lavoro comunitarie, in Dir. relaz. ind., fasc.2, 2000, 141. Si tratta, non a caso, della stessa \u201cterza via\u201d come dottrina economica respinta in Costituente; sulla terza via, si veda l\u2019intervista rilasciata da A. Giddens al quotidiano Repubblica il 4 dicembre 2014 reperibile all\u2019indirizzo http:\/\/www.repubblica.it\/esteri\/2014\/12\/04\/news\/giddens_una_nuova_terza_via_nell_era_di_internet_cos_la_sinistra_batter_i_populismi-102085534\/<br \/>\n[17] Cos\u00ec R. BANDLER \u2013 J. GRINDER, La ristrutturazione &#8211; La programmazione neurolinguistica e la trasformazione del significato, Astrolabio, Roma, 1983, 9<\/p>\n<p><strong>Fonte:<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\">http:\/\/orizzonte48.blogspot.it<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ORIZZONTE48 (Luciano Barra Caracciolo) \u201cOgni ordine sociale si basa su un&#8217;ideologia\u201d [F. Hayek, Legge, legislazione e libert\u00e0. Critica dell\u2019economia pianificata] PREMESSA INTRODUTTIVA- Con questo pregevole post, Francesco Maimone apre un filone che si dimostrer\u00e0 particolarmente fecondo. Anzitutto, perch\u00e9 consente di fare il punto riassuntivo, di quanto detto nel blog, sul quadro generale della ideologia-distopia che domina l&#8217;Unione europea. &nbsp; In secondo luogo, perch\u00e9 si raccorda con immediatezza a tutte quelle diffuse, quanto inesatte, &#8220;credenze&#8221;&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":77,"featured_media":17245,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/20140630125224viareggio1.flv.flv1_.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-7eb","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27787"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/77"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=27787"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27787\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":27794,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27787\/revisions\/27794"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17245"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=27787"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=27787"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=27787"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}