{"id":27854,"date":"2017-01-28T12:00:54","date_gmt":"2017-01-28T11:00:54","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27854"},"modified":"2017-01-28T10:08:31","modified_gmt":"2017-01-28T09:08:31","slug":"sulla-reale-natura-dei-saldi-target2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27854","title":{"rendered":"Sulla reale natura dei saldi Target2"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di <strong>ANTONELLO NUSCA (FSI L&#8217;Aquila)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le recenti <strong><a href=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/170120letter_valli_zanni_1.it_.pdf\" target=\"_blank\">affermazioni<\/a>\u00a0<\/strong>del governatore della Banca Centrale Europea,\u00a0<strong>Mario Draghi<\/strong>, in merito all&#8217;incremento dei saldi\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ecb.europa.eu\/explainers\/tell-me\/html\/target2.it.html\" target=\"_blank\"><strong>Target2<\/strong><\/a>\u00a0nell&#8217;ambito del\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Alleggerimento_quantitativo\" target=\"_blank\"><strong>Quantitative Easing<\/strong><\/a>\u00a0ed ai presunti debiti in Euro da saldare a carico dai\u00a0paesi che intendessero lasciare l&#8217;Eurosistema, hanno scatenato, come prevedibile, innumerevoli discussioni e teorizzazioni sulla reale natura di tali saldi.\u00a0Cercheremo, in questa sede, di fornire una chiave interpretativa tramite alcune necessarie analogie ed esemplificazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Come premessa al ragionamento, \u00e8 bene ricordare che la BCE \u00e8 stata voluta per realizzare una (cos\u00ec dicono) \u201cmessa in comune\u201d della sovranit\u00e0 monetaria, in quanto il suo operato, attraverso il Sistema Europeo delle Banche Centrali, agisce pro quota con politiche monetarie omogenee in tutti i singoli paesi interessati dall\u2019Unione Monetaria, senza poter essere pi\u00f9 incisivo ed espansivo dove ce ne sarebbe bisogno e pi\u00f9 restrittivo dove si naviga in acque tranquille, e senza poter garantire che le variazioni di portafoglio degli investitori, conseguenti al perdurare del Quantitative Easing, vadano ad interessare azioni ed obbligazioni dei paesi pi\u00f9 bisognosi di stimolo, o che tali variazioni siano omogenee in tutti i singoli appartenenti alla UEM.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">La situazione attuale, come comprensibile, crea un deflusso di denaro da alcuni paesi indirizzato all\u2019acquisto di titoli di quegli stati che forniscano rendimenti pi\u00f9 alti, o che siano visti come un bene rifugio su cui guadagnare, in caso di rottura dell\u2019area valutaria, al fine di lucrare sulla successiva svalutazione della moneta del paese di appartenenza\u00a0<i>(su questo aspetto si potrebbe fare un ragionamento a parte per quanto riguarda la dinamica dell\u2019inflazione nei vari paesi).<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Per capire la natura dei saldi Target2 e valutare se possano essere considerati crediti\/debiti, bisogna allora ragionare su come si sarebbero comportate le singole Banche Centrali Nazionali nel caso in cui non fossero state integrate nel SEBC e nella Zona Euro, quindi in assenza della BCE e della UE.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Immaginiamo ora che sia la Banca d\u2019Italia che\u00a0le altre Banche Centrali Nazionali stessero intraprendendo l\u2019acquisto di titoli sul mercato secondario in modo quantitativamente proporzionale, teorizzando una frammentazione dell\u2019operato della BCE e del SEBC nelle singole valute nazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Ci sarebbero, quindi, soggetti privati che vendono alla propria banca centrale dei titoli in cambio di moneta nazionale, che verrebbe spesa per l\u2019acquisto di titoli esteri. Questo acquisto non potrebbe avvenire in altro modo che offrendo, ad esempio, Lire in cambio di Marchi tedeschi per l\u2019acquisto di titoli o azioni tedesche. La Bundensbank, a questo punto, offrirebbe Marchi in cambio di Lire aumentando le sue riserve in valuta estera. In una situazione di cambi flessibili questo porterebbe ad una rivalutazione del Marco e ad una svalutazione della Lira che la Banca d&#8217;Italia, per tenere il cambio fisso, dovrebbe fronteggiare acquistando titoli in Lire in modo da riportare la situazione in equilibrio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Nella Zona Euro invece succede che, quando l\u2019italiano con la sua nuova liquidit\u00e0 vuole acquistare un titolo tedesco, deve fare i conti con la possibile scarsit\u00e0 di riserve del sistema bancario nazionale che, se non compensata da un prestito dal sistema bancario tedesco che ne ha in eccesso, vengono fornite dalla BCE con la conseguente scrittura contabile di credito da parte della Germania e debito da parte dell\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Riassumendo, nel caso di una situazione di paesi con la propria valuta, l\u2019acquisto sarebbe stato portato a termine offrendo Lire in cambio di Marchi \u201cstampati\u201d dalla BUBA, per completare la transazione, con conseguente aumento delle riserve in Lire della banca centrale tedesca e riduzione di pari ammontare della base monetaria in Italia. Questo, secondo quanto insegnato nei libri di testo usati dei primi anni di universit\u00e0, avrebbe portato ad un aumento iniziale dei tassi di interesse in Italia ed una sua riduzione in Germania, con conseguente movimento di capitali verso i rendimenti pi\u00f9 alti, tale da mantenere stabile il cambio e riportare il livello dei tassi e della bilancia dei pagamenti tra i due paesi in equilibrio. Ci\u00f2, ovviamente, non sarebbe stato cos\u00ec automatico e, in realt\u00e0, ci sarebbe stata una rivalutazione della valuta pi\u00f9 richiesta tale da\u00a0necessitare di un intervento attivo volto ad\u00a0alzare i tassi di interesse del paese debitore. Quello che si pu\u00f2 notare \u00e8 che, nei fatti, la medesima transazione non sarebbe stata altro che un trasferimento di base monetaria da un paese all\u2019altro, con un sistema che ne avrebbe rifornito automaticamente il paese dal quale \u00e8 partito l\u2019acquisto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Se di questo si tratta, per analogia, il presunto credito Target2 non dovrebbe essere altro che una riserva di valuta estera detenuta dal paese creditore e \u201cstampata\u201d da quello debitore. In caso contrario, fermo restando l\u2019esempio scolastico del cambio fisso, tale riserva non si sarebbe accumulata ma sarebbe andata a riversarsi nell\u2019acquisto di titoli italiani da parte di cittadini tedeschi portando il saldo a zero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Qui, come si pu\u00f2 immaginare, si \u00e8 fatta una semplificazione, in quanto una quota dei titoli che vengono acquistati nell&#8217;ambito del\u00a0QE \u00e8 detenuta da soggetti che vivono anche al di fuori della UEM o del paese che ha emesso titoli del debito pubblico e non si stanno considerando i deficit commerciali. In sostanza, tuttavia, la questione non va a modificare il ragionamento, poich\u00e9 \u00e8 prerogativa delle banche centrali il poter effettuare acquisti di titoli in mano estera e non esiste alcuna regola sulla composizione dei proprietari di predetti titoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Questo significa che, al momento attuale, siamo in una situazione che evidenzia gli aspetti peggiori del sistema a cambio fisso, data l\u2019impossibilit\u00e0 di svalutare per rilanciare la domanda estera, e che \u00e8 priva, anche in teoria, di un meccanismo automatico in grado di favorire\u00a0il movimento di capitali dal paese creditore a quello debitore. Il tutto senza i possibili vantaggi che una politica fiscale espansiva avrebbe potuto avere, sempre in teoria in questo regime di cambio, dati i ben noti \u201cpaletti\u201d, e con il solo beneficio del\u00a0rifinanziamento automatico delle riserve spese per portare a termine una compravendita internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">La teoria, purtroppo, gi\u00e0 si \u00e8 scontrata con la realt\u00e0 all\u2019epoca della crisi dello SME ed ha dimostrato che paesi troppo diversi non riescono a stare insieme anche con accordi di cambio dotati di una certa flessibilit\u00e0, e che determinati automatismi non si verificano. Gli aggiustamenti sono stati sempre sulle spalle dei debitori fino al momento critico di rottura che, nel caso dell\u2019Euro, \u00e8 stato spostato in avanti ricorrendo a meccanismi quali quello del SEBC e del Target2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">A conclusione di questo ragionamento, a parere di chi scrive, la BCE, le cui azioni sono detenute dalle\u00a0singole Banche Centrali Nazionali (1), non potrebbe vantare crediti nei confronti di un ipotetico socio che decidesse di uscire. Rimane quindi plausibile\u00a0che i presunti debiti registrati nel sistema Target2 possano essere ridenominati, in parte, in Lire e che i titoli acquistati nell&#8217;ambito del QE possano essere trasferiti nel portafoglio della banca centrale del paese\u00a0recedente\u00a0o, come altra possibilit\u00e0, venduti alla stessa, che non far\u00e0 altro che fornire Lire (stampandole) in cambio di titoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Qualsiasi soluzione verr\u00e0 presa, nel caso ipotetico di una rottura della Zona Euro, sar\u00e0 ad ogni modo il frutto di lunghe e dolorose contrattazioni che la nostra classe politica sar\u00e0 chiamata a svolgere con gli altri paesi e con quelle istituzioni, tutt\u2019altro che democratiche, che hanno dimostrato una\u00a0naturale riluttanza ad accettare lo sgretolamento del castello eretto e\u00a0la riconsegna ai parlamenti nazionali dei loro pieni poteri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">(1) <a href=\"http:\/\/www.finanzainchiaro.it\/a-chi-appartiene-la-banca-centrale-europea.html\" target=\"_blank\">http:\/\/www.finanzainchiaro.it\/a-chi-appartiene-la-banca-centrale-europea.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ANTONELLO NUSCA (FSI L&#8217;Aquila) Le recenti affermazioni\u00a0del governatore della Banca Centrale Europea,\u00a0Mario Draghi, in merito all&#8217;incremento dei saldi\u00a0Target2\u00a0nell&#8217;ambito del\u00a0Quantitative Easing\u00a0ed ai presunti debiti in Euro da saldare a carico dai\u00a0paesi che intendessero lasciare l&#8217;Eurosistema, hanno scatenato, come prevedibile, innumerevoli discussioni e teorizzazioni sulla reale natura di tali saldi.\u00a0Cercheremo, in questa sede, di fornire una chiave interpretativa tramite alcune necessarie analogie ed esemplificazioni. 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