{"id":27868,"date":"2017-01-28T09:45:27","date_gmt":"2017-01-28T08:45:27","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27868"},"modified":"2017-01-28T00:10:47","modified_gmt":"2017-01-27T23:10:47","slug":"le-lacrime-delliraq","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27868","title":{"rendered":"Le lacrime dell\u2019Iraq"},"content":{"rendered":"<p>di<strong> L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Sebastiano Caputo)<\/strong><\/p>\n<p><em>La rassegnazione di questa gente non fa altro che accelerare quella disgregazione dei popoli iniziata tanto tempo fa.<\/em><\/p>\n<p>Nel mio viaggio di ritorno in Italia ho riflettuto molto sulle giornate trascorse in<strong> Iraq<\/strong>. Il paragone con la Siria \u00e8 stato inevitabile. Da oltre due anni questi Paesi combattono contro lo stesso nemico: <strong>Daesh<\/strong>. Ma c\u2019\u00e8 una differenza sostanziale. <strong>In Siria<\/strong> la guerra si protrae dal 2011 mentre in Iraq questa \u00e8 cominciata nel 1980 e <strong>non se n\u2019\u00e8 mai andata<\/strong>. Prima lo scontro con l\u2019Iran, poi il Kuwait, il conflitto del Golfo del 1990, l\u2019indipendenza del Kurdistan, l\u2019invasione americana del 2003, l\u2019esplosione del terrorismo interno, la creazione di Al Qaeda, ed infine la nascita del Califfato di Al Baghdadi.\u00a0Se in Siria <strong>i ricordi di come si viveva prima del conflitto bellico sono ancora nitidi<\/strong>, in Iraq le persone hanno completamente perso la memoria e vivono nella frustrazione, traditi dalle promesse, stanchi di credere che le cose prima o poi cambieranno. Come non comprendere quelle famiglie che in tre decenni si sono trasferite da un villaggio all\u2019altro, hanno visto la loro casa distrutta dai bombardamenti e oggi abitano, senza alcuna prospettiva, nei campi di rifugiati? Ho parlato con loro, mi sono seduto davanti una tazza di th\u00e9 dentro i prefabbricati, e <strong>non ho trovato una persona che volesse rimanere nel Paese<\/strong>. Il cuore non batte pi\u00f9, tutti sognano di andare in Europa o in Australia. Nei ceti popolari poi \u00e8 impressionante\u00a0la quantit\u00e0 di ragazzi handicappati o deformi. Sono le conseguenze di una guerra trentennale che sta distruggendo l\u2019etnia arabo-irachena e curda. Non ci immaginiamo nemmeno quanto le armi, le bombe e gli esplosivi possano contaminare la terra e le acque, quello che mangiamo e beviamo, e di conseguenza <strong>destabilizzare l\u2019unit\u00e0 genetica e i tratti somatici delle popolazioni<\/strong>.<\/p>\n<p>Ma nonostante le straordinarie storie umane, torno dall\u2019Iraq con un profondo senso di tristezza. In Siria non fu cos\u00ec. <strong>La guerra ha la capacit\u00e0 e la forza di trasformare l\u2019approccio spirituale che solitamente ogni essere umano intrattiene con l\u2019esistenza.<\/strong> Provate a chiedere ad un bambino di Aleppo, Homs o Damasco cosa vuole fare da grande. Risponder\u00e0 entusiasta: \u201cil cecchino!\u201d, \u201cil carrista!\u201d, \u201cil pilota!\u201d. Esiste infatti tra le nuove generazioni un sentimento diffuso di speranza e di orgoglio perch\u00e9 la pace \u00e8 un ricordo vivo e ancora raggiungibile. Non \u00e8 un caso che la maggior parte delle persone sia rimasta a combattere per <strong>difendere la propria terra<\/strong>.\u00a0In Iraq si ha paura dell\u2019avvenire, o meglio lo si conosce gi\u00e0: \u00e8 un\u2019illusione che la sconfitta del Califfato porter\u00e0 a soluzioni pacifiche. Tutti dicono che nascer\u00e0 un nuovo fondamentalismo, occidentale o islamista che sia. <strong>La rassegnazione non fa altro che accelerare quella disgregazione dei popoli iniziata tanto tempo fa.<\/strong> Come potranno gli iracheni ricostituirsi in societ\u00e0 civile se mancher\u00e0 la fiducia nel prossimo? I vicini di casa si sono traditi a vicenda per salvarsi la pelle, i cristiani puntano il dito sui sunniti che vivono sotto l\u2019occupazione dell\u2019Isis, i sunniti danno la colpa agli sciiti per averli messi ai margini dello Stato, gli sciiti approfittano del momento storico per vendicarsi contro i sunniti. Tutti hanno torto e ragione allo stesso tempo. <strong>Ma oggi \u00e8 questo l\u2019Iraq<\/strong>. Un Paese che prima degli anni Novanta con tanti problemi interni riusciva a trovare forme alternative di convivenza, ma che di fatto non esiste pi\u00f9 da quando gli americani hanno puntato sul fattore etnico-religioso per mettere gli uni contro gli altri ed espandere la loro egemonia nella regione. Odio questa espressione, ma faccio un\u2019eccezione: ho visto con i miei occhi cosa \u00e8 un \u201ccrimine contro l\u2019umanit\u00e0\u201d, pertanto sembra sia rimasto impunito.<\/p>\n<p>Ma piangersi addosso non serve a nulla, per questo mi sforzo di ricordare e raccontare la grandezza degli iracheni che nonostante tutte le ingiustizie subite conservano ancora un\u2019umanit\u00e0 infinita. E\u2019 da queste storie che bisogna ripartire: <strong>mi trovavo nella piana di Ninive<\/strong>, tra Qaraqosh, Bartella e Karamelesh, e parlando con un generale mi racconta di sua figlia che tra qualche giorno dovr\u00e0 sposarsi. Sono musulmani. Chiedo in che modo si svolgeranno i festeggiamenti secondo la tradizione, dove sar\u00e0 la cerimonia. Mi guarda diritto negli occhi e, senza ipocrisie, mi confessa a bassa voce le seguenti parole, che credo, <strong>rimarranno impresse per sempre nei miei ricordi<\/strong>: \u201cSono felice per lei, ma abbiamo deciso tutti insieme che non ci saranno festeggiamenti. Non ce la sentiamo, i nostri fratelli iracheni hanno sofferto troppo in questi ultimi anni\u201d.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/editoriale\/le-lacrime-delliraq\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/editoriale\/le-lacrime-delliraq\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Sebastiano Caputo) La rassegnazione di questa gente non fa altro che accelerare quella disgregazione dei popoli iniziata tanto tempo fa. Nel mio viaggio di ritorno in Italia ho riflettuto molto sulle giornate trascorse in Iraq. 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