{"id":27974,"date":"2017-01-31T10:15:01","date_gmt":"2017-01-31T09:15:01","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27974"},"modified":"2017-01-30T23:07:50","modified_gmt":"2017-01-30T22:07:50","slug":"lalba-di-un-nazional-liberismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=27974","title":{"rendered":"L\u2019alba di un nazional-liberismo"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Fabio Fiorucci)<\/strong><\/p>\n<p><em>A dieci giorni dall\u2019insediamento, si delineano con pi\u00f9 chiarezza i punti chiave della politica economica di Donald Trump. Per chi \u00e8 ancora impegnato a festeggiare il crollo dell\u2019establishment, \u00e8 arrivato il momento di analizzare criticamente le prospettive della trumpnomics, fra deregolamentazioni, neomercantilismo e ritorno dello Stato Nazione.<\/em><\/p>\n<p>In molti abbiamo salutato la vittoria di Donald Trump come <strong>un punto di rottura netto con la tradizione dell\u2019<em>establishment<\/em> neoliberista<\/strong>, una svolta politica epocale \u2013 nel bene o nel male \u2013 che promette di cambiare i connotati della storia. Il fermento politico occidentale cresciuto dopo la crisi del 2008, da sempre stigmatizzato con l\u2019etichetta di \u201cpopulismo\u201d, pare essere stato scoperchiato il 9 novembre scorso. \u00a0In sottofondo, il suono di un <em>requiem<\/em> per quella cultura politica che ha eletto il mercato a fulcro della societ\u00e0, scalando le forze partitiche di destra e di sinistra e riducendole a strumenti in mano al grande capitale internazionale. C\u2019\u00e8 chi, da sinistra, si \u00e8 spinto a sostenere che l\u2019elezione di Trump abbia rappresentato per l\u2019epoca neoliberista quel che la caduta del Muro ha rappresentato per il socialismo reale. Se il declino di quel sistema \u00e8 ormai visibile a tutti, <strong>molti dubbi si stagliano sulle prospettive future.<\/strong> \u00a0Ora che il <em>tycoon<\/em> ha scoperto le carte, dimostrando con i primi decreti di voler tener fede alla promesse elettorali, possiamo definire con pi\u00f9 chiarezza le linee emerse dal suo programma, in particolare economico.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che si delinea chiaramente, e che del resto \u00e8 stato il pilastro pi\u00f9 solido della vittoria elettorale, \u00e8 <strong><a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/la-globalizzazione-allepoca-di-trump\/\">l\u2019abbandono radicale del modello mondialista della globalizzaz<\/a>ione<\/strong>. Nella prima settimana di presidenza \u00e8 gi\u00e0 stato <strong>smantellato il Ttp<\/strong>, l\u2019accordo sul commercio transpacifico, ed anche il <strong>Nafta<\/strong>, trattato Usa-Canada-Messico, verr\u00e0 molto probabilmente ridiscusso, mentre le trattative sul Ttip con l\u2019Europa paiono essersi \u2013 per nostra fortuna \u2013 definitivamente arenate. Le conseguenze sugli equilibri internazionali non tarderanno ad arrivare, con la <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/corteggiare-taiwan-per-provocare-la-cina\/\"><strong>Cina<\/strong><\/a> in prima linea per raccogliere lo scettro di paladina della globalizzazione e ripercussioni complessive difficili da prevedere. Al neo-isolazionismo nelle politiche commerciali si accompagna una <strong>politica economica nazionale di stampo decisamente liberista: meno tasse, meno regole, meno Stato<\/strong>. L\u2019ennesima ed annunciata rivoluzione fiscale, con il taglio netto delle aliquote, non promette esiti positivi sulla redistribuzione dei redditi, in un Paese non certo noto per l\u2019efficacia del suo welfare pubblico. La revisione dell\u2019ObamaCare, per certi versi condivisibile visti i risultati del piano, rischia di eliminare del tutto quel tentativo malriuscito di implementazione dello Stato Sociale.<\/p>\n<p>Anche sul piano della regolamentazione non ci si discosta dai dettami liberisti. L\u2019<strong>abbandono del Dodd-Frank Act<\/strong>, misura voluta da Obama per inasprire la regolamentazione del settore finanziario, lascia briglia ancor pi\u00f9 sciolta a quel sistema finanziario canceroso responsabile della maggior parte dei drammi economici del nostro tempo. Nonostante la misura di Obama fosse blanda e insufficiente nel perseguimento del suo scopo, il messaggio lanciato con la sua cancellazione non pu\u00f2 che favorire un peggioramento della situazione.<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/il-fronte-caldissimo-delle-politiche-ambientali\/\"> La volont\u00e0 forte di una deregolamentazione del mercato emerge anche, parimenti, nella posizione sulla questione ambientale<\/a>. Sebbene non ci siano ancora certezze sulla sorte degli accordi di Parigi sul clima, la visione industriale di Trump punta in maniera decisa ad un <strong>riscatto delle fonti fossil<\/strong>i. Meno vincoli ambientali, via libera agli oleodotti, investimenti in nuovi giacimenti con l\u2019utilizzo del fracking, in un crescendo di subordinazione dei beni comuni agli interessi privati. Delle due l\u2019una: <strong>o \u00e8 la strategia miope di una classe dirigente cresciuta a champagne e retorica imprenditoriale, o, peggio, un consapevole perseguimento di interessi di parte<\/strong>. Le nomine dell\u2019esecutivo non possono che confermare la tendenza generale, con figure pro-industria che ricordano molto il comitato d\u2019affari della classe borghese di Marxiana memoria. Da <strong>Scott Pruitt<\/strong> all\u2019Ambiente, nemico giurato delle regole ambientali per le imprese, all\u2019 ex Goldman Sachs <strong>Steven Mnuchin<\/strong> nominato al Tesoro.<\/p>\n<p>Tuttavia,<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/donald-trump-il-ritorno-di-polanyi\/\"> segnando una rottura netta con la tradizione liberista Reganiana e con il rigore europeo,<\/a> Trump pare voler affiancare all\u2019arretramento ulteriore dello Stato regolatore e imprenditore <strong>un impiego massiccio di investimenti pubblici per rilanciare la crescita<\/strong>. Un keynesismo <em>sui generis<\/em> che promette <strong>mille miliardi di dollari di investimenti<\/strong> da elargire in partenariati privati e sgravi fiscali <em>ad hoc<\/em>. Emerge un\u2019idea di Stato che, lungi dall\u2019essere sociale, investe risorse a debito nell\u2019industria privata per realizzare grandi infrastrutture, seguendo un modello di sviluppo di stampo novecentesco. Industria privata che Trump cerca di riportare o trattenere in patria grazie al bastone del protezionismo e alla carota di investimenti, deregolamentazioni e detassazioni. Per ora, i pi\u00f9 entusiasti della politica economica targata Trump sembrano<strong> i finanzieri di Wall Street<\/strong>, che festeggiano i provvedimenti stappando champagne e registrando record storici di capitalizzazione, mentre gli effetti positivi sulla classe media, in quell\u2019America profonda protagonista alle urne, dovranno ancora essere dimostrati.<\/p>\n<p><strong>Il quadro che emerge lascia intatta \u2013 o forse rafforza \u2013 la visione del liberalismo economico circa il ruolo del mercato nella societ\u00e0, ma la accompagna ad uno stato-nazione che ha il compito di sussidiare l\u2019industria e di proteggerla dalle minacce esterne del commercio internazionale.<\/strong> Potremo osservare presto gli effetti concreti di questa strategia economica nazional-liberista, che non tarderanno ad arrivare e impatteranno considerevolmente sugli equilibri internazionali. Finita l\u2019ondata di entusiasmo per il crollo dell\u2019<em>establishment<\/em>, che ha compiuto il miracolo buffo di far parteggiare anticapitalisti <em>d\u2019antan<\/em> per un miliardario di Manhattan, sarebbe opportuno tornare a valutare uomini e provvedimenti nel merito della proposta politica. <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/il-futuro-del-blocco-euroatlantico-the-donald-e-brexit\/\">La crepa nel muro dell\u2019ordine costituito aperta dalla Brexit e da Donald Trump<\/a> \u2013 reazioni sociali al fallimento rovinoso del modello liberal-liberista \u2013 si allargher\u00e0 a dismisura investendo, molto presto, quel che resta dell\u2019Europa unita. La storia insegna che al crepuscolo di una civilt\u00e0 emerge ricorrente la minaccia della barbarie, e l\u2019attuale quadro politico europeo non \u00e8 certo dei pi\u00f9 rassicuranti. Per questo, i prossimi anni saranno cruciali per poter <strong>costruire un\u2019alternativa politica sopra le macerie lasciate da quarant\u2019anni di neoliberismo.<\/strong> Costruire, se possibile, un\u2019alternativa migliore, pi\u00f9 sociale, pi\u00f9 umana, distinguendo le proposte in campo senza perdersi, parafrasando Hegel, nella notte in cui tutti i populisti sono neri.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/lalba-di-un-nazional-liberismo\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/lalba-di-un-nazional-liberismo\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Fabio Fiorucci) A dieci giorni dall\u2019insediamento, si delineano con pi\u00f9 chiarezza i punti chiave della politica economica di Donald Trump. 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