{"id":28091,"date":"2017-02-09T00:21:11","date_gmt":"2017-02-08T23:21:11","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28091"},"modified":"2017-02-07T09:34:08","modified_gmt":"2017-02-07T08:34:08","slug":"fenestrelle-non-fu-come-auschwitz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28091","title":{"rendered":"Fenestrelle? Non fu come Auschwitz"},"content":{"rendered":"<p>di ALESSANDRO BARBERO (storico)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019estate 2011 mi \u00e8 successa una cosa che non avrei mai creduto potesse capitarmi nel mio mestiere di storico. In una mostra documentaria dedicata ai 150 anni dell\u2019Unit\u00e0 mi ero imbattuto in un documento che nella mia ignoranza mi era parso curiosissimo: un processo celebrato nel 1862 dal Tribunale militare di Torino contro alcuni soldati, di origine meridionale, che si trovavano in punizione al forte di Fenestrelle. L\u00ec avevano estorto il pizzo ai loro commilitoni che giocavano d\u2019azzardo, esigendolo \u00abper diritto di camorra\u00bb. In una brevissima chiacchierata televisiva sulla storia della camorra, dopo aver accennato a Masaniello \u2013 descritto nei documenti dell\u2019epoca in termini che fanno irresistibilmente pensare a un camorrista \u2013 avevo raccontato la vicenda dei soldati di Fenestrelle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La trasmissione and\u00f2 in onda l\u201911 agosto; nel giro di pochi giorni ricevetti una valanga di e-mail di protesta, o meglio di insulti: ero \u00abl\u2019ennesimo falso profeta della storia\u00bb, un \u00abgiovane erede di Lombroso\u00bb, un \u00abprofessore improvvisato\u00bb, \u00abprezzolato\u00bb e al servizio dei potenti; esprimevo \u00abvolgari tesi\u00bb e \u00abteorie razziste\u00bb, avevo detto \u00abinaccettabili bugie\u00bb, facevo \u00abpropaganda\u00bb e \u00abgrossa disinformazione\u00bb, non ero serio e non mi ero documentato, citavo semmai \u00abdocumenti fittizi\u00bb; il mio intervento aveva provocato \u00abdisgusto\u00bb e \u00abdelusione\u00bb; probabilmente ero massone, e la trasmissione in cui avevo parlato non bisognava pi\u00f9 guardarla, anzi bisognava restituire l\u2019abbonamento Rai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualcuno mi segnal\u00f2 un sito Internet dove erano usciti attacchi analoghi; del resto, parecchie e-mail si limitavano a riciclare, tramite copia e incolla, dichiarazioni apparse in rete. Scoprii cos\u00ec che il forte di Fenestrelle \u2013 che la Provincia di Torino, con beata incoscienza, ha proclamato nel 1999 suo monumento-simbolo \u2013 \u00e8 considerato da molti, nel Sud, un antesignano di Auschwitz, dove migliaia, o fors\u2019anche decine di migliaia, di reduci meridionali dell\u2019esercito borbonico sarebbero stati fatti morire di fame e freddo e gettati nella calce viva, all\u2019indomani dell\u2019Unit\u00e0. Questa storia \u00e8 riportata, con particolari spaventosi, in innumerevoli siti; esistono comitati \u00abPro vittime di Fenestrelle\u00bb e celebrazioni annuali in loro memoria; e al forte \u00e8 esposta una lapide incredibile, in cui si afferma testualmente: \u00abTra il 1860 e il 1861 vennero segregati nella fortezza di Fenestrelle migliaia di soldati dell\u2019esercito delle Due Sicilie che si erano rifiutati di rinnegare il re e l\u2019antica patria. Pochi tornarono a casa, i pi\u00f9 morirono di stenti. I pochi che sanno s\u2019inchinano\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Superato lo shock pensai che l\u2019unica cosa da fare era rispondere individualmente a tutti, ma proprio a tutti, e vedere che cosa ne sarebbe venuto fuori. Molti, com\u2019era da aspettarsi, non si sono pi\u00f9 fatti vivi; ma qualcuno ha risposto, magari anche scusandosi per i toni iniziali, e tuttavia insistendo nella certezza che quello sterminio fosse davvero accaduto, e costituisse una macchia incancellabile sul Risorgimento e sull\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia. Del resto, i corrispondenti erano convinti, e me lo dicevano in tono sincero e accorato, che il Sud fino all\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia fosse stato un paese felice, molto pi\u00f9 progredito del Nord, addirittura in pieno sviluppo industriale, e che l\u2019unificazione \u2013 ma per loro la conquista piemontese \u2013 fosse stata una violenza senza nome, imposta dall\u2019esterno a un paese ignaro e ostile. \u00c8 un fatto che mistificazioni di questo genere hanno presa su moltissime persone in buona fede, esasperate dalle denigrazioni sprezzanti di cui il Sud \u00e8 stato oggetto; e che la leggenda di una Borbonia felix, ricca, prospera e industrializzata, messa a sacco dalla conquista piemontese, serve anche a ridare orgoglio e identit\u00e0 a tanta gente del Sud. Peccato che attraverso queste leggende consolatorie passi un messaggio di odio e di razzismo, come ho toccato con mano sulla mia pelle quando i messaggi che ricevevo mi davano del piemontese come se fosse un insulto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma quella corrispondenza prolungata mi ha anche fatto venire dei dubbi. Che il governo e l\u2019esercito italiano, fra 1860 e 1861, avessero deliberatamente sterminato migliaia di italiani in Lager allestiti in Piemonte, nel totale silenzio dell\u2019opinione pubblica, della stampa di opposizione e della Chiesa, mi pareva inconcepibile. Ma come facevo a esserne sicuro fino in fondo? Avevo davvero la certezza che Fenestrelle non fosse stato un campo di sterminio, e Cavour un precursore di Himmler e Pol Pot? Ero in grado di dimostrarlo, quando mi fossi trovato a discutere con quegli interlocutori in buona fede? Perch\u00e9 proprio con loro \u00e8 indispensabile confrontarsi: con chi crede ai Lager dei Savoia e allo sterminio dei soldati borbonici perch\u00e9 \u00e8 giustamente orgoglioso d\u2019essere del Sud, e non si \u00e8 reso conto che chi gli racconta queste favole sinistre lo sta prendendo in giro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019unica cosa era andare a vedere i documenti, vagliare le pezze d\u2019appoggio citate nei libri e nei siti che parlano dei morti di Fenestrelle, e una volta constatato che di pezze d\u2019appoggio non ce n\u2019\u00e8 nemmeno una, cercare di capire cosa fosse davvero accaduto ai soldati delle Due Sicilie fatti prigionieri fra la battaglia del Volturno e la resa di Messina. \u00c8 nato cos\u00ec, grazie alla ricchissima documentazione conservata nell\u2019Archivio di Stato di Torino e in quello dello Stato Maggiore dell\u2019Esercito a Roma, il libro uscito in questi giorni col titolo <em>I prigionieri dei Savoia<\/em>: che contiene pi\u00f9 nomi e racconta pi\u00f9 storie individuali e collettive di soldati napoletani, di quante siano mai state portate alla luce fino ad ora. Come previsto, si \u00e8 subito scatenata sul sito dell\u2019editore Laterza una valanga di violentissime proteste, per lo pi\u00f9 postate da persone che non hanno letto il libro e invitano a non comprarlo; proteste in cui, in aggiunta ai soliti insulti razzisti contro i piemontesi, vengo graziosamente paragonato al dottor Goebbels.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per\u00f2 stavolta c\u2019\u00e8 anche qualcos\u2019altro: sul sito compaiono, e sono sempre di pi\u00f9, interventi di persone che esprimono sgomento davanti all\u2019intolleranza di certe reazioni, che sollecitano un confronto sui fatti, che vogliono capire. Col mestiere che faccio, dovrei aver imparato a non farmi illusioni; e invece finisco sempre per farmene. Forse, dopo tutto, sta tramontando la stagione in cui in Italia si poteva impunemente stravolgere il passato, reinventarlo a proprio piacimento per seminare odio e sfasciare il Paese, senza che questo provocasse reazioni pubbliche e senza doverne pagare le conseguenze in termini di credibilit\u00e0 e di onore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>fonte: &#8220;La Stampa&#8221;, 21.10.2012<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALESSANDRO BARBERO (storico) Nell\u2019estate 2011 mi \u00e8 successa una cosa che non avrei mai creduto potesse capitarmi nel mio mestiere di storico. In una mostra documentaria dedicata ai 150 anni dell\u2019Unit\u00e0 mi ero imbattuto in un documento che nella mia ignoranza mi era parso curiosissimo: un processo celebrato nel 1862 dal Tribunale militare di Torino contro alcuni soldati, di origine meridionale, che si trovavano in punizione al forte di Fenestrelle. 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