{"id":28093,"date":"2017-02-04T12:25:46","date_gmt":"2017-02-04T11:25:46","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28093"},"modified":"2017-02-03T22:28:35","modified_gmt":"2017-02-03T21:28:35","slug":"la-costituzione-nella-palude","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28093","title":{"rendered":"La Costituzione nella palude"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Antonio Martino)<\/strong><\/p>\n<p><strong>Luciano Barra Caracciolo<\/strong>, presidente di sezione\u00a0del Consiglio di Stato, ha\u00a0da tempo intrapreso\u00a0<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/\">sul suo blog<\/a> una proficua opera di\u00a0analisi economica del diritto pubblico capace di evidenziare- oltre alle manifeste storture della moneta unica- l\u2019antinomia esiziale tra Unione Europea e Costituzione della Repubblica, trattati e democrazia. Partendo da questo tema chiave, oggetto di due libri fondamentali\u00a0(<em>Euro e (o?) democrazia costituzionale. La convivenza impossibile tra costituzione e trattati europei<\/em> e\u00a0<em>La Costituzione nella palude<\/em>) il percorso di divulgazione di\u00a0<em>orizzonte48<\/em> ha permesso e permette la <strong>riscoperta dei principi fondamentali scolpiti nella nostra Carta<\/strong> e la comprensione profonda dei meccanismi che hanno condotto all\u2019attuale stato di crisi permanente.<\/p>\n<blockquote><p>Per comprendere compiutamente i meccanismi determinanti alla base dell\u2019attuale scenario socio-economico occorre partire da lontano, precisamente da quel 1948 da Lei scelto quale <em>orizzonte<\/em> a cui tendere superando le storture presenti. Il primo gennaio di quell\u2019anno entra in vigore la Costituzione della Repubblica Italiana: quale nuovo Stato hanno in mente i costituenti? In che senso esso risulta <em>fondato<\/em> sul Lavoro?<\/p><\/blockquote>\n<p>Quale nuovo Stato avessero in mente, auspicabilmente, avrebbe dovuto essere chiaro, da decenni e, meglio ancora, specialmente negli ultimi anni, a tutti i cittadini italiani. <strong>Uno Stato a sovranit\u00e0 appartenente al popolo<\/strong>, cio\u00e8 a tutti i cittadini senza esclusioni e discriminazioni neppure di fatto, e <strong>fondato sul riconoscimento del lavoro<\/strong> come pi\u00f9 importante espressione della personalit\u00e0 umana: la persona umana, realizzata nel valore sociale della sua attivit\u00e0 lavorativa, deve essere posta in grado di contribuire ai processi decisionali collettivi secondo una <strong>parit\u00e0 effettiva costantemente perseguita dallo Stato<\/strong>. In ci\u00f2 si riconosce agevolmente il principio-cardine della eguaglianza sostanziale.<\/p>\n<p>Dunque una comunit\u00e0 sociale che si auto-organizza intorno alla pi\u00f9 importante caratteristica che, antropologicamente, segna il successo evolutivo dell\u2019umanit\u00e0 in senso culturale: la <strong>solidariet\u00e0 orizzontale tra eguali<\/strong>, che si distinguono solo per differenti inclinazioni e attitudini, tutte da sviluppare come contributi positivi al benessere collettivo, e promosse mediante le regole e gli indirizzi emananti dagli organi rappresentativi democratici di questa comunit\u00e0 territoriale.<\/p>\n<blockquote><p>Si dice spesso, a mo\u2019 di vulgata, che la Costituzione sia in realt\u00e0- e gi\u00e0 a partire dall\u2019articolo 1- un documento di compromesso, frutto di una mediazione tra le diverse anime politiche dell\u2019Assemblea. In realt\u00e0 Lei ha pi\u00f9 volte dimostrato come il modello economico che anima la Carta sia informato indubbiamente alla costituzionalizzazione del paradigma keynesiano, presupposto fondamentale per una compiuta democrazia <em>sociale<\/em>. Qual \u00e8 il nesso tra Keynes e la Repubblica? Come mai fu ritenuto necessario scolpire nettamente in Costituzione il ruolo dello Stato interventista?<\/p><\/blockquote>\n<p>Parlare di modello keynesiano incorporato nella Costituzione \u00e8 un\u2019espressione di sintesi. <strong>Federico Caff\u00e8<\/strong>, eminente consulente \u201ceconomico\u201d dell\u2019Assemblea Costituente, lo precisa in vari scritti, allargando la prospettiva di \u201cinterpretazione autentica\u201d alla platea dei pensatori e scienziati sociali che, nella prima met\u00e0 del \u2018900, ripensano la democrazia connotandola dell\u2019aggettivo \u201csociale\u201d, al fine di significare <strong>la fine della pretesa neutralit\u00e0 dello Stato di fronte al conflitto sociale<\/strong>.<\/p>\n<p>Una \u201cneutralit\u00e0\u201d che dissimulava quella del ruolo dello Stato sotto il profilo economico-fiscale: lo Stato non doveva alterare il naturale prodursi di equilibri allocativi \u201cefficienti\u201d (cio\u00e8 conservativi delle posizioni dominanti) e di regole \u201cspontanee\u201d da parte del \u201clibero mercato\u201d. L\u2019 intangibilit\u00e0 di questo mito \u2013 che aveva portato a crisi economiche devastanti e apparentemente irrisolvibili (all\u2019interno di questo dogma della \u201cneutralit\u00e0\u201d)- \u00a0aveva in particolare determinato la <strong>trasformazione delle grandi potenze coloniali europee in Stati autoritari e al servizio di monopoli-oligopoli <u>privati<\/u><\/strong>, che reprimevano le istanze sociali con la forza e, successivamente- di fronte all\u2019acuirsi della crisi economica- in Stati che realizzarono diversi tipi di fascismi, utilizzati come ambigue concessioni a qualche rivendicazione di sicurezza sociale, ma sostanzialmente <strong>tesi a soffocare<\/strong>, militarmente e poliziescamente, <strong>il tentativo popolare di riequilibrio del costo delle crisi economiche<\/strong>, posto ad esclusivo carico della classi pi\u00f9 deboli (sul piano del controllo del potere economico capitalista).<\/p>\n<blockquote><p>In Costituente v\u2019erano- pochi ed insignificanti- pilastri del sistema liberale pre-fascista: Vittorio Emanuele Orlando, Francesco Saverio Nitti, Benedetto Croce. Tra questi, spiccava per <em>verve <\/em>e attribuita importanza Luigi Einaudi, allora Governatore della Banca d\u2019Italia: europeista convinto, sostenitore \u00a0altrettanto audace del laissez-faire, quanto e come egli realmente influ\u00ec nella politica e nella condotta economica nazionale di quegli anni? Si pu\u00f2 affermare, con De Gasperi, che un quarto partito finanziario e produttivo abbia- sin dal 1948- tentato di bloccare, fuori dalla legalit\u00e0 istituzionale, le svolte politiche <em>pro-labour?<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>L\u2019affermazione \u00e8 di De Gasperi; Carli nella sue memorie ricostruttive della storia politica-economica del dopoguerra ce ne d\u00e0 piena conferma. Egli sottolinea come, gi\u00e0 poco prima che fosse promulgata la Costituzione, Einaudi e De Gasperi avessero dato vita, di fatto, a una <strong>\u201ccostituzione economica\u201d<\/strong> che prescindeva da quella poi costituzionalizzata e che avrebbe controllato e orientato le istituzioni di governo <strong>verso una direzione diversa<\/strong>, e pi\u00f9 conveniente alle esigenze dei capitalisti del Paese, da quella della democrazia sociale attuativa della Costituzione.<\/p>\n<blockquote><p>In virt\u00f9 di un salto in avanti- quantitativo e qualitativo- delle istanze lavoristiche e sociali sancite finalmente dalla Costituzione, la Repubblica conobbe nel corso dei famosi \u201cTrent\u2019anni gloriosi\u201d un\u2019innegabile miglioramento delle condizioni di vita, coronato dal miracolo economico d\u2019inizio anni Sessanta: l\u2019Italia era divenuta una potenza economica di prima grandezza. Si pu\u00f2 affermare che il<em> boom<\/em> sia una diretta conseguenza del modello economico previsto in Costituzione e in fase di attuazione durante quell\u2019arco di tempo?<\/p><\/blockquote>\n<p>Questa \u00e8 una risposta che non si pu\u00f2 dare in modo univoco e definitivo, perch\u00e9 <strong>troppi furono i sabotaggi all\u2019attuazione della Costituzione<\/strong> per poter rinvenire un filo coerente che connetta, sul piano istituzionale, il \u201cmodo\u201d i cui furono attuate, con lentezza e difficolt\u00e0, le politiche keynesiane: queste, pi\u00f9 ampiamente, pi\u00f9 fuori che dentro l\u2019Italia, erano considerate, allora, la via al \u201ccapitalismo cooperativo\u201d (per rifarsi alla terminologia di Eichengreen) ma \u201csovrano\u201d. Questo tipo di capitalismo, tra Stati sovrani, geo-politicamente tutti \u201cdalla stessa parte\u201d, contraddistinse, in Europa occidentale, la risposta alla \u201cminaccia dei carri armati di Stalin\u201d in termini di allargamento del benessere economico e, in tal modo, della stessa rilevanza sociale delle classi medie e medio-basse (peraltro, in quel contesto del dopoguerra, si tratta di politiche gi\u00e0 attuate nel New Deal e vicine, perci\u00f2, alla visione che, in quei decenni, avevano gli stessi USA).<\/p>\n<p>Di certo, <strong>il boom finisce quando si pone in essere un\u2019eclatante battuta d\u2019arresto al primo governo di centrosinistra<\/strong>, nel 1963, stoppando l\u2019attuazione costituzionale in materia di tutela del lavoro (in una situazione, al tempo, di pratica piena occupazione e, come tale, fortemente <em>temuta<\/em> sul piano della redistribuzione del potere politico prima che economico), con ci\u00f2 tornandosi, al di fuori delle pur controvertibili esigenze transitorie del dopoguerra (in cui fu piuttosto decisivo il Piano Marshall), a politiche deflazioniste, sul piano monetario e del mercato del lavoro. Abbiamo documentazione storica di come tale \u201csvolta\u201d fu, anche al tempo, <strong>propiziata con una \u201clettera\u201d della Commissione europea, da poco insediatasi<\/strong>, con le relative polemiche su chi, dall\u2019interno della politica italiana, l\u2019avesse \u201cinvocata\u201d.<\/p>\n<blockquote><p>L\u2019autunno caldo e le rivendicazioni studentesche preannunciano il plumbeo tormento degli anni Settanta, decennio chiave per la storia della Repubblica. Nonostante shock petroliferi, terrorismo e ingerenze esterne, l\u2019Italia del 1977 ha una disoccupazione sotto al 7 per cento e indici macroeconomici confortanti: perch\u00e9 il PCI di Berlinguer introduce allora il termine di <em>austerit\u00e0<\/em>? Come si accorda l\u2019incauto tentativo di Botteghe Oscure con la montante marea monetarista che inizia a profilarsi nella scienza economica?<\/p><\/blockquote>\n<p>Definirlo \u201cincauto\u201d \u00e8 gi\u00e0 un giudizio storico a posteriori: se l\u2019obiettivo era quello di essere assimilati all\u2019area c.d. di governo, aspirazione che richiedeva il fornire ampie rassicurazioni agli Stati Uniti (impegnati nello scontro finale con il blocco sovietico e preoccupati delle conseguenze della fine di Bretton Woods), quella mossa si pu\u00f2 piuttosto definire \u201cutile\u201d. E ci\u00f2, anche se fu stigmatizzata da Caff\u00e8 con la <strong>chiara indicazione che si sarebbero sacrificate la crescita, l\u2019occupazione e soprattutto la redistribuzione del prodotto, in nome di una non ben giustificabile lotta all\u2019inflazione<\/strong>, di cui <em>stranamente<\/em> non si coglieva pi\u00f9 la relazione inversa col livello di occupazione. Il potere d\u2019acquisto delle famiglie va tutelato (e ci sono molti modi all\u2019infuori delle strette monetarie e delle riforme che limitano la tutela del lavoro), ma non senza porsi prima la domanda: un disoccupato o un lavoratore sottopagato e precarizzato quanto pu\u00f2 essere interessato alla stabilit\u00e0 dei prezzi, quando non avrebbe pi\u00f9 comunque, per definizione, un reddito per <em>nutrire<\/em> se stesso o la propria famiglia?<\/p>\n<blockquote><p>Il 1978 \u00e8 un anno fondamentale. A marzo viene rapito Aldo Moro; nel dicembre la Camera vota l\u2019adesione dell\u2019Italia allo SME, antenato dell\u2019euro. L\u2019adozione del cambio fisso si completa tre anni dopo con il divorzio tra Banca d\u2019Italia e Tesoro: come si riesce a giustificare il progressivo esautoramento della sovranit\u00e0 monetaria con i fini programmatici scolpiti in Costituzione? E\u2019 legittimo poter intravedere gi\u00e0 da allora un <em>vincolo esterno<\/em> nella vita politica e produttiva del Paese?<\/p><\/blockquote>\n<p>Il vincolo esterno \u00e8 formula, principalmente ascrivibile a <strong>Guido Carli<\/strong>, che nasce proprio in quegli anni, unitamente al concetto di \u201cstatuto della moneta\u201d, teorizzato da <strong>Ciampi<\/strong> (protagonista del \u201cdivorzio\u201d insieme ad <strong>Andreatta<\/strong>). La ragione del vincolo esterno \u00e8 senza equivoci quella di <strong>indurre<\/strong>, per via di trattati che ci vincolano ad inseguire (senza mai poterle \u201craggiungere\u201d, come evidenzi\u00f2 Guarino con riguardo al Trattato di Maastricht)<strong> le politiche socio-economiche propugnate dall\u2019ordoliberismo mercantilista tedesco<\/strong>, mediante il controllo \u201c<em>whatever it takes<\/em>\u201d dell\u2019inflazione e la stabilit\u00e0 monetaria. Negli stessi anni, Carli, e gli stessi autori del divorzio, affermano che tale \u201cvincolo esterno\u201d fa aggio, come se fosse un \u201cbene superiore\u201d \u2013 non contemplato in alcuna parte della Costituzione- sullo stesso perseguimento della crescita economica, e quindi del livello di occupazione. <strong>Un grande <em>battage<\/em> mediatico-culturale fa accettare tutto questo<\/strong>ponendo in secondo piano gli effetti redistributivi\u2026al contrario (rispetto alla volont\u00e0 dei Costituenti), di queste politiche e \u201cvendendo\u201d, con un capillare e ossessivo <em>marketing<\/em>, la tendenza deflattiva come il bene supremo.<\/p>\n<p>Da allora, l\u2019opinione di massa rimane attestata su questa convinzione e <strong>non \u00e8 pi\u00f9 in grado di organizzare una resistenza politicamente rilevante<\/strong>, anche per il venire meno del riferimento di una sinistra \u201csocialista\u201d e costituzionalmente orientata: le parole d\u2019ordine dominanti che accompagnano l\u2019evocazione dell\u2019inflazione come \u201cmale assoluto\u201d sono l\u2019armamentario anti-Stato che straripa ai nostri giorni. Cio\u00e8, l\u2019inflazione sarebbe causata dall\u2019eccessivo deficit statale e dalla spesa pubblica; quest\u2019ultima, sul piano della nuova (ma in realt\u00e0 molto vecchia) <em>morale<\/em> pubblica dominante, \u00e8 a sua volta invariabilmente portatrice di sprechi e di corruzione. <strong>Questi parametri mediatico-politici<\/strong>\u2013 lotta all\u2019inflazione, all\u2019eccesso (?!) di spesa pubblica, agli sprechi e alla corruzione-<strong> al di l\u00e0 di qualsiasi efficienza causale sul ciclo economico effettivamente dimostrata<\/strong> e di una loro rilevazione e misurazione reale, (e non <em>presuntiva<\/em> e mediaticamente indotta) \u2013 <strong>divengono gli unici problemi alla cui soluzione si devono dedicare le forze politiche<\/strong>. Il tutto viene \u201caiutato\u201d da un\u2019opportuna progressione, da un \u201ccrescendo\u201d di casi mediatici, (pi\u00f9 o meno, tutt\u2019ora \u201cmisteriosi\u201d; es; lo scandalo Lockheed e l\u2019episodio Baffi-Sarcinelli), che dipingevano una sfera del \u201cpubblico\u201d contrassegnata dal dilagare di <strong>episodi super-enfatizzati<\/strong>, che persuadono inconfutabilmente la massa dei cittadini che \u201cprivato \u00e8 bello ed efficiente\u201d e che occorra \u201cprivatizzare\u201d (\u201cfate presto!\u201d), mentre pongono nel dimenticatoio le esigenze di attuazione della <strong>Costituzione<\/strong>. Al punto che questa viene vista, quasi simultaneamente (cio\u00e8 fin dai primi anni \u201980\u201d), come <strong>ostacolo e residuo storico <\/strong><em><strong>superato<\/strong>,<\/em> da fare oggetto di un\u2019inevitabile \u201cGrande Riforma\u201d.<\/p>\n<blockquote><p>Nel corso degli anni Ottanta le conseguenze della reazione liberista (aumento del debito pubblico, irrigidimento del cambio con l\u2019ingresso nella banda stretta dello SME) concorrono a preparare il cocktail esplosivo del 1992: collasso della partitocrazia, crisi economica, <em>incipit<\/em> dello smembramento delle Partecipazioni Statali, privatizzazione del sistema bancario. Il 7 febbraio a Maastricht l\u2019Italia lega il proprio destino alla neonata Unione Europea, fondata sin dapprincipio su teorie monetariste e anti-keynesiane lontane anni luce dal portato costituzionale. Tuttavia nessun attore politico, economico e sindacale s\u2019oppone: com\u2019\u00e8 possibile? Il <em>fate presto <\/em>e lo stato di emergenza finanziaria permanente era gi\u00e0 allora un utile strumento di ricatto?<\/p><\/blockquote>\n<p>In gran parte la risposta sta in quanto detto gi\u00e0 in precedenza. Direi piuttosto, per\u00f2, che <strong>la mancata opposizione<\/strong>, sostanziale, cio\u00e8 consapevole della natura strumentale della \u201ccostruzione europea\u201d alla restaurazione del liberismo (\u201cneo-ordo\u201d), in nome dell\u2019ordine sovranazionale dei mercati, fu pure tentata: ma <strong>non ebbe alcuna possibilit\u00e0 di entrare in contatto con l\u2019opinione pubblica e di massa<\/strong>. Il controllo mediatico totalitario, preconizzato da Hayek, cio\u00e8 il pensiero unico economico, pervasivo di ogni aspetto culturale, si erano gi\u00e0 consolidati tra la fine degli anni \u201970 e gli interi anni \u201980.<\/p>\n<blockquote><p>Con Maastricht il vincolo esterno tanto sognato da Carli e Ciampi diviene realt\u00e0, <em>fonte di diritto<\/em> che supera la Costituzione nella gerarchia delle fonti. Come ha potuto la Corte Costituzionale ignorare i contro-limiti posti a tutela delle fondamenta sociali della Repubblica, dapprima difesi (celebre il caso Costa-ENEL del 1964) e poi abbandonati sulla via di Bruxelles?<\/p><\/blockquote>\n<p>Il vincolo esterno si era in realt\u00e0 gi\u00e0 realizzato, lo abbiamo visto, con lo SME e il \u201cdivorzio\u201d: <strong>la Corte costituzionale aveva gi\u00e0 mutato orientamento ben prima di Maastriche<\/strong>. Nel mio blog orizzonte48, abbiamo ricostruito questa vicenda, che parte dall\u2019assunto che <strong>dei trattati \u201ceconomici\u201d incidano sulle sole norme costituzionali relative ai \u201crapporti economici\u201d<\/strong>, appunto, e non su quelle attinenti ai rapporti etico-sociali, politici o sulle stesse libert\u00e0 civili: come se, disoccupazione e deflazione, privazione dell\u2019accesso all\u2019abitazione e un mercato del lavoro esclusivamente regolato sulla competitivit\u00e0 nei mercati esteri (quindi compressiva di risparmio e investimenti nazionali), non influissero su quelle condizioni di fatto, preclusive del godimento dei diritti fondamentali, che la Repubblica di impegna a rimuovere, come suo primo e principale compito, in base all\u2019art.3, comma 2, della Costituzione, (come ci confermano i pi\u00f9 importanti Padri Costituenti: <strong>Calamandrei, Ruini, Basso e lo stesso Caff\u00e8<\/strong>).<\/p>\n<blockquote><p>Ancor pi\u00f9 dopo la crisi speculativa di settembre 1992, che dimostra l\u2019inconsistenza della <em>solidariet\u00e0 europea<\/em>, appare oggi folle che nel breve volgere di pochi anni si sia giunti alla moneta unica nella sostanziale unanimit\u00e0 di consensi. Eppure il Regno Unito aveva mostrato la via, resistendo alle sirene provenienti dalla futura Eurozona: la sbornia di Tangentopoli aveva fatto strame di buonsenso, oppure la <em>liretta<\/em> doveva per forza tornare sotto il tallone del cambio fisso?<\/p><\/blockquote>\n<p>In realt\u00e0, la progressione di \u201ctappe\u201d <em>fondative<\/em> che va dal consiglio europeo del \u201cCastello sforzesco\u201d, nel 1985, alla moneta unica, fu in pratica rispettata senza particolari scostamenti dal suo \u201ccronoprogramma\u201d, passando per l\u2019Atto Unico del 1987: come dovrebbe ormai essere evidente, la <em>sbornia<\/em> di Tangentopoli fu pi\u00f9 una conseguenza, tutto sommato scontata, piuttosto che la causa di tale processo di riassetto politico e sociale.<\/p>\n<p><strong>La classe politica della prima Repubblica fece semmai un grave errore di valutazione nello stimare gli effetti, ordinamentali e di ri-dislocazione della sovranit\u00e0<\/strong> cio\u00e8 del potere decisionale effettivo, che essa stessa aveva innescato. Insomma, l\u2019Italia, all\u2019uscita dallo SME, non aveva gi\u00e0 pi\u00f9 le \u201crisorse culturali\u201d per resistere alla restaurazione neo-liberista delle economie \u201caperte\u201d e del libero movimento dei capitali. <strong>Il dominio della finanza e dei grandi oligopoli industriali sovranazionali era stato gi\u00e0 evocato<\/strong> e non poteva essere fermato. \u201cQuella\u201d classe politica, che pure aveva \u201caperto le porte\u201d al nuovo assetto di potere, era divenuta superflua agli occhi dell\u2019ordine sovranazionale dei mercati, che Maastricht ufficializz\u00f2 e riassunse in un modo che, per\u00f2, era gi\u00e0 implicito nei fatti politici \u201ccompiuti\u201d.<\/p>\n<blockquote><p>Da quasi dieci anni la crisi economica attanaglia l\u2019Eurozona, impoverita e resa pericolosamente instabile dalla disoccupazione strutturale e dalla svalutazione continua del salario. Il <em>mainstream<\/em> reputa semplicistico affermare che \u201cuscendo dall\u2019euro\u201d si potr\u00e0 ri-ottenere quel grado di civilt\u00e0 sociale conquistata durante il Trentennio Glorioso; c\u2019\u00e8 la Cina, la globalizzazione, la finanza\u2026 A questo oramai bolso frasario parareligioso come risponde? L\u2019euro- come amano dire i poltronati televisivi- \u00e8 <em>solo una moneta<\/em> o rispecchia ben altri fini, di cui \u00e8 sicuro e comodo strumento?<\/p><\/blockquote>\n<p>Ho scritto due libri su queste questioni. E non solo io, peraltro\u2026La domanda, aggettivata e connotata com\u2019\u00e8, direi, si risponde da sola. <strong>L\u2019euro \u00e8 indubbiamente un forte acceleratore di tutte le politiche necessarie per la restaurazione dell\u2019ordine sovranazionale dei mercati<\/strong>: tutta la disciplina europea che lo accompagna \u2013 fiscale, sociale, monetaria e bancaria- al fine apparente di una conservazione all\u2019infinito dell\u2019euro stesso (o almeno finch\u00e9 lo si <em>potr\u00e0<\/em>, a qualsiasi costo), <strong>serve a distruggere irreversibilmente la sovranit\u00e0 democratica<\/strong>, mediante incessanti e prolungati \u201cstati di eccezione\u201d in nome dei \u201cmercati\u201d (la cui proclamazione, come evidenzia Carl Schmitt, indica il vero titolare della sovranit\u00e0).<\/p>\n<p>E <strong>la sovranit\u00e0 democratica va intesa come attitudine dello Stato di decidere e di realizzare gli interessi generali della comunit\u00e0 nazionale<\/strong> \u2013 che dovrebbe incarnare- secondo le norme fondamentali della Costituzione. Gli stati di eccezione dei mercati, costantemente proclamati in nome dell\u2019\u20acuropa, perseguono interessi e applicano norme che rispondono a obiettivi totalmente scissi dall\u2019effettivo interesse della comunit\u00e0 nazionale.<\/p>\n<blockquote><p>\u00a0Il 2016 ha visto il trionfo dei <em>populismi<\/em>: Brexit, bocciatura del Referendum renziano, vittoria di Donald Trump. L\u2019ordine unipolare americano-centrico, scolpito dai dettami economici del Washington Consensus mostra pi\u00f9 di una falla, battuto in breccia dal formidabile immiserimento delle classi medie occidentali. Nel suo discorso di insediamento Trump ha fatto intendere una moderata svolta protezionistica che cozza con i mantra del liberoscambismo: in tutto questo l\u2019UE annaspa, carrozzone legato al ronzino mercantilista tedesco. Le insofferenze statunitensi verso l\u2019enorme surplus commerciale della Germania possono, a Suo giudizio, pregiudicare il futuro dell\u2019euro?<\/p><\/blockquote>\n<p>Vedremo se l\u2019Amministrazione Trump sar\u00e0 ferma in questa denuncia che, per la verit\u00e0, \u00e8 stata gi\u00e0 ribadita in recentissime ed esplicite dichiarazioni del designato ambasciatore USA presso l\u2019UE. Questo mi pare altamente significativo: ma <strong>non possiamo pensare che questioni di tale portata trovino soluzioni lineari e, tantomeno, che tengano automaticamente conto dell\u2019interesse della Nazione italiana, considerandolo prioritario<\/strong>. E\u2019 ipotizzabile, dunque, che si entri in una fase politico-internazionale del tutto nuova e ad esiti imprevedibili. Capire, nelle concrete condizioni odierne, quale sia l\u2019interesse di <u>tutti<\/u> i cittadini italiani, dovrebbe essere oggetto di un\u2019attenta riflessione: sia per riconoscere e individuare, con una certa attendibilit\u00e0 scientifico-economica, le politiche economico-industriali, e fiscali, che possano riportarci in carreggiata, sia, soprattutto, per <strong>preservare la legalit\u00e0 costituzionale<\/strong> e, possibilmente, <strong>ripristinarla nel suo fine essenziale<\/strong> di promozione dello sviluppo materiale e spirituale di \u201ctutti\u201d gli italiani. Detto cos\u00ec, pu\u00f2 apparire un auspicio generico e benevolente;<\/p>\n<blockquote><p>In realt\u00e0, \u00e8 proprio la \u201cdimenticanza\u201d di una cultura costituzionale e politico-economica (conforme alla Costituzione) la base dei nostri problemi.<\/p><\/blockquote>\n<p>Si vuole superare qualcosa che, ormai, potrebbe <em>comunque<\/em> essere superato da eventi epocali esogeni rispetto alla politica italiana e che trovano nella figura di Trump la sua pi\u00f9 eclatante (ed \u201ciniziale\u201d) manifestazione? Con quali \u201crisorse culturali\u201d, cio\u00e8 con quale chiara visione dei meccanismi causali <u>effettivi<\/u> della crisi si intende farlo, sul versante italiano? E\u2019 difficile dare una risposta di qualunque tipo: <strong>la democrazia costituzionale \u00e8 stata in gran parte smontata<\/strong>. <u>Ma si ha idea di come <em>rimontarla<\/em>, se non ci si rende conto che \u00e8 proprio nella Costituzione la soluzione immediata, e ancora supremamente legale, della crisi italiana<\/u>?<\/p>\n<p><strong>La sovranit\u00e0 monetaria<\/strong>, aggiungo come problematica su cui riflettere, <strong>\u00e8 un pezzo fondamentale della sovranit\u00e0 dello Stato, e si definisce insieme con esso<\/strong>: che forma di Stato vogliamo, o siamo ancora in grado di condividere come italiani? In altri termini<\/p>\n<blockquote><p>La sovranit\u00e0 \u00e8 un potere \u201coriginario\u201d di cura di fini generali, accuratamente <em>prescelti<\/em>: ma tali \u201cfini\u201d sono prescelti o in modo esplicito, nelle Costituzioni rigide, ovvero in modo implicito \u2013 se non addirittura occulto -, nei \u201ccircoli che contano\u201d<\/p><\/blockquote>\n<p>Quest\u2019ultimo punto impone una comprensione fondamentale, oggi oscurata. <strong>La sovranit\u00e0 costituzionale del popolo intero, appunto \u201csovrano\u201d, trova i suoi fini irrinunciabili nell\u2019articolato della Carta<\/strong>; almeno in linea di legittimit\u00e0 ancora vigente e attuale (nonch\u00e9, non va dimenticato, anche INDEROGABILE\u2026a meno di un \u201ccolpo di Stato\u201d). Ma questi fini, per essere stabili e sottratti all\u2019arbitrio mutevole degli interessi economicamente pi\u00f9 forti (quelli dei \u201ccircoli\u2026\u201d), nazionali e internazionali, esige delle regole sottratte al gioco politico-elettorale. Senza l\u2019attento rispetto di queste regole (che stanno appunto \u201cal di sopra\u201d della politica), quello che potr\u00e0 accadere \u00e8 imprevedibile: Calamandrei parlava di \u201cpolitica allo stato libero\u201d, dominata da rapporti di forza sociali che, per\u00f2, tendono a prendere forma sempre nello stesso modo. <strong>Chi domina il processo finanziario e di creazione monetaria, chi domina l\u2019allocazione del capitale, automaticamente controlla i media e la cultura<\/strong>. La Costituzione \u00e8 nata per correggere questa deriva e per dare un concetto di democrazia che lo potesse impedire\u2026<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/storia\/intervista-barra-caracciolo\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/storia\/intervista-barra-caracciolo\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Antonio Martino) Luciano Barra Caracciolo, presidente di sezione\u00a0del Consiglio di Stato, ha\u00a0da tempo intrapreso\u00a0sul suo blog una proficua opera di\u00a0analisi economica del diritto pubblico capace di evidenziare- oltre alle manifeste storture della moneta unica- l\u2019antinomia esiziale tra Unione Europea e Costituzione della Repubblica, trattati e democrazia. Partendo da questo tema chiave, oggetto di due libri fondamentali\u00a0(Euro e (o?) democrazia costituzionale. 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