{"id":28123,"date":"2017-02-05T08:45:20","date_gmt":"2017-02-05T07:45:20","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28123"},"modified":"2017-02-04T23:01:48","modified_gmt":"2017-02-04T22:01:48","slug":"trump-il-keynesiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28123","title":{"rendered":"Trump il keynesiano"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Riccardo Antonucci)<\/strong><\/p>\n<p><em>Se prima, ad essere oggetto delle discussioni dell\u2019opinione pubblica, erano le dichiarazioni sui generis del tycoon, ora lo sono i decreti presidenziali che il tycoon si \u00e8 affrettato a firmare nei sui primi giorni di presidenza.<\/em><\/p>\n<p>L&#8217;opposizione a cui va incontro il presidente<strong> non sembra essere un problema:<\/strong> il 20 gennaio, cinque giorni dopo il suo insediamento, Trump rilasci\u00f2 un\u2019intervista alla ABC News in cui affermava che il progetto del muro avrebbe visto la luce nei prossimi mesi, ribadendo che esso verr\u00e0 realizzato \u00abnon appena saremo fisicamente in grado di farlo\u00bb, mentre la sua <strong>pianificazione \u00abinizia immediatamente\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Il mercoled\u00ec successivo all\u2019intervista, il responsabile per i rapporti con la stampa della Casa Bianca Sean Spicer ha preannunciato che Trump avrebbe preso in considerazione <strong>due ordini esecutivi sulla sicurezza dei confini<\/strong>, compreso uno riguardante la costruzione di \u00abuna grande barriera fisica sul confine meridionale\u00bb, comprendendo anche strumenti per agevolare le agenzie nel loro compito di contrasto all\u2019immigrazione clandestina. In particolare, il Governo punterebbe a porre fine alla tradizionale politica del <strong><em>catch and release<\/em><\/strong>, con cui si indica in termini non ufficiali una linea di condotta adoperata dalle agenzie per l\u2019immigrazione statunitensi \u2013 in particolare dallo <em>US Immigration and Customs Enforcement<\/em> e dallo <em>US Customs and Border Protection<\/em> \u2013, che consiste nel rilascio, successivo alla cattura, dei sospettati di immigrazione clandestina <strong>nell\u2019attesa dell\u2019udienza<\/strong> da parte del giudice. La pratica \u00e8 ufficialmente terminata nel 2006, sotto la presidenza di <strong>George W. Bush<\/strong>, per essere sostituita con il <em>catch and return<\/em>\u00a0\u2013 arresto e successivo rimpatrio immediato senza periodo di detenzione \u2013 o <em>catch and detain<\/em> \u2013 arresto e detenzione, pi\u00f9 raro \u2013. Tuttavia, alcuni atti compiuti sotto la presidenza di Barack Obama sono stati criticati come forme di <em>catch and release<\/em> da parte di chi richiedeva una linea pi\u00f9 dura sulla questione.<\/p>\n<p>A queste obiezioni sembra voler compiacere la proposta di Donald Trump di sostituire il rilascio o l\u2019espulsione con <strong>l\u2019incarcerazione successiva al processo<\/strong>, prevedendo anche la realizzazione di nuovi centri di detenzione per gli immigrati clandestini. Spicer riporta che la misura voglia dare priorit\u00e0 agli irregolari coinvolti in ulteriori crimini, oltre che costringere i Governi stranieri a riprendersi i propri cittadini. Una seconda misura prevedrebbe l\u2019accertamento del rimpatrio di quegli individui privi di VISA che violano la legge statunitense, includendo anche <strong>restrizioni per le cosiddette \u201ccitt\u00e0 santuario\u201d<\/strong> \u2013 ossia quelle comunit\u00e0 che si rifiutano di implementare la legge sull\u2019immigrazione \u2013. Nonostante la questione sia estremamente ampia e complessa, il dibattito pubblico \u00e8 naturalmente portato a focalizzarsi in maniera esclusiva sul muro con il Messico, il quale rappresenta un punto focale ma non omnicomprensivo. Visto che comunque riscuote l\u2019attenzione dell\u2019opinione pubblica, \u00e8 necessario fare un po\u2019 di chiarezza a cominciare dai numeri: attualmente sono gi\u00e0 presenti <strong>650 miglia di mura<\/strong>, steccati ed altre forme di barriere lungo le 2000 miglia del confine meridionale; i primi progetti di costruzione vennero intrapresi dal <strong>presidente democratico Bill Clinton nel 1994<\/strong> \u2013 ma questo sembrano ricordarlo in pochi \u2013; stime indipendenti parlano di un costo fra i 15 e i 25 miliardi di dollari per il completamento della barriera.<\/p>\n<p>Il coinvolgimento del Congresso \u00e8 inevitabile, dal momento che occorrer\u00e0 la sua approvazione per lo sblocco di ulteriori fondi federali volti alla realizzazione del progetto. La proposta di Trump, tuttavia, \u00e8 ben differente:<strong> imporre una tassa del 20% sui prodotti di importazione messicana<\/strong>, cos\u00ec da reintegrare i costi sostenuti dallo Stato americano \u2013 si ipotizza un introito di 10 miliardi di dollari \u2013. Come affermato da Sean Spicer il 26 gennaio, per\u00f2, si tratta solamente di una proposta, una delle possibili soluzioni al problema \u2013 affermazione che sembrerebbe essere pi\u00f9 un tentativo di calmare gli animi \u2013. Cos\u00ec ha ribadito Spicer nell\u2019Executive Office Building:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abIn questo momento il nostro compito non \u00e8 escludere qualcosa o essere vincolanti. \u00c8 mostrare che ci siano modi in cui il muro possa essere pagato. Punto. Fine\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>L\u2019eventualit\u00e0 pi\u00f9 probabile \u00e8 che questa misura venga inserita in una <strong>pi\u00f9 ampia riforma fiscale<\/strong> elaborato con il sostegno dei congressisti repubblicani, assicurando maggior sostegno all\u2019eventuale scelta protezionista. Si tratterebbe, tuttavia, di una manovra che avrebbe effetti pi\u00f9 ampi del semplice inasprimento dei rapporti fra i due Paesi: a trarne beneficio potrebbero essere gli esportatori, come le <strong>compagnie aerospaziali con sede negli USA<\/strong>, ma danneggiare i distributori che vendono nel territorio americano, aumentando il costo che i consumatori dovranno sostenere. A ridursi potrebbero anche essere le importazioni provenienti negli Stati Uniti, riducendo gli introiti ottenuti tramite le tasse.<br \/>\nLo stesso Trump, in una successiva intervista concessa al Wall Street Journal, ha definito come <strong>eccessivamente complicata la proposta della tassa<\/strong>, che sembrerebbe essere destinata a precipitare nel limbo prima che venga proposta la riforma fiscale.<\/p>\n<p>Insomma, \u00e8 difficile che la manovra, nata anche come reazione alla dichiarazione del presidente messicano Enrique Pe\u00f1a di non essere disposto a pagare per un progetto <strong>\u00abcontrario alla nostra dignit\u00e0\u00bb<\/strong>, divenga una realt\u00e0, ma il peso ideologico che esso assume all\u2019interno della strategia di Governo \u00e8 difficilmente equivocabile: Trump ha chiaramente intenzione di <strong>trasvalutare la tradizione reaganiana<\/strong> radicata nel <em>GOP<\/em>, basata sul mantra \u00abIl Governo \u00c8 il problema!\u00bb, proponendo una nuova forma di interventismo economico muscolare e fondato sui concetti di confine e sicurezza. Le chiavi di questa peculiare forma di economia keynesiana sono, da un lato, il muro con il Messico e, dall\u2019altro, i piani di <strong>accrescimento della spesa militare<\/strong> annunciati da Donald Trump: <a href=\"http:\/\/www.politico.com\/story\/2017\/01\/trump-rebuild-military-executive-action-234288?cmpid=sf\" target=\"_blank\">il 27 gennaio Politico parla di un primo passo verso un costoso rinnovamento delle forze armate<\/a>, andando a modificare la precedente politica di snellimento dell\u2019apparato e di vincolo dei costi, sottoponendo la spesa all\u2019approvazione del Congresso.\u00a0Il<strong> congelamento delle assunzioni nell\u2019amministrazione federale<\/strong>, firmato il 23 gennaio, non deve trarre in inganno: il limite esclude chiaramente le forze armate, settore su cui il presidente sembra chiaramente intenzionato a puntare per stimolare l\u2019economia nazionale. A confermare quest\u2019intenzione \u00e8 il memorandum esecutivo che Donald Trump ha firmato durante la sua prima visita al Pentagono, promettendo di investire in un esercito pi\u00f9 grande e di procedere per la <strong>modernizzazione dell\u2019arsenale atomico<\/strong>. In particolare, ha dichiarato di voler<\/p>\n<blockquote><p>\u00abSviluppare un piano per nuovi aerei, nuove navi, nuove risorse e nuovi strumenti per i nostri uomini e le nostre donne in uniforme \u2013 e ne sono molto orgoglioso\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<div id=\"attachment_82105\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-82105\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/screen-shot-2016-01-28-at-11.54.36-am.png\" alt=\"Stati per spesa militare - Bank of America \" width=\"1242\" height=\"918\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Stati per spesa militare \u2013 Bank of America<\/p>\n<\/div>\n<p><strong>Il distacco dall\u2019amministrazione Obama<\/strong> \u00e8 fra i risultati pi\u00f9 ambiti e deve essere inserito fra le motivazioni che hanno portato alla firma dei decreti relativi all\u2019immigrazione ed alla sicurezza nazionale. Secondo Mackenzie Eaglen, analista per l\u2019American Enterprise Institute citato da Politico, \u00abNon c\u2019\u00e8 dubbio che stia tentando di intraprendere una nuova direzione\u00bb, passo che tuttavia richieder\u00e0 l\u2019approvazione del Congresso, per quanto il Pentagono potr\u00e0 disporre di un\u2019influenza notevole nel processo. <strong>Secondo l\u2019ex colonnello Joseph Collins<\/strong>, insegnante di strategia della sicurezza nazionale alla Pentagon\u2019s National Defense University:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abCi\u00f2 richiede l\u2019approvazione del Congresso, ma il Congresso non si opporr\u00e0 al miglioramento della prontezza delle forze armate. Il Congresso supporter\u00e0 senza dubbio molte delle misure che sono fra i desideri del Pentagono\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>La strategia apparentemente isolazionista<\/strong> che Trump sembra intenzionato a voler perseguire in politica estera fa presagire un rinnovato utilizzo della forza militare nelle questioni di confine, andando a collegarsi al programma di rafforzamento delle difese del confine messicano. L\u2019obiettivo potrebbe esser quello di creare un\u2019autentica sub-economia legata al muro, il quale comporterebbe, oltre agli investimenti per la realizzazione fisica della struttura, anche la costruzione di nuovi centri di detenzione, l\u2019assunzione di personale per la vigilanza, la manutenzione dei centri ed altre spese collegate. Oltretutto, gli effetti del muro <strong>si estendono anche all\u2019economia messicana<\/strong>: il peso messicano sta subendo un forte abbassamento del proprio valore rispetto al dollaro, registrando un cambio di 21,3 pesos per 1 dollaro. A partire dall\u2019elezione di Trump, l\u20198 novembre, il peso ha gi\u00e0 registrato un crollo del 16%. La spinta negativa del peso messicano si inserisce all\u2019interno del quadro economico che vede Trump intenzionato a<strong> ridiscutere i termini del NAFTA<\/strong>, firmato nel 1994: la riduzione del valore della moneta nazionale messicana mina ulteriormente del capacit\u00e0 di negoziazione del Paese, dipendente dagli Stati Uniti per l\u201980% delle sue esportazioni. \u00c8 difficile, dunque, che il Messico possa opporsi alla volont\u00e0 degli USA di rivedere l\u2019accordo commerciale, specialmente qualora la costruzione del muro riuscisse a provocare conseguenze dannose per il loro sistema economico.<\/p>\n<p>Gli scenari futuri sono difficilmente prevedibili, soprattutto per quanto riguarda il costo dell\u2019opera e del programma relativo alle forze armate. Ad ogni modo, si pu\u00f2 gi\u00e0 immaginare che un accrescimento delle spese del Pentagono<strong> richieder\u00e0 tempo:<\/strong> prima di tutto, \u00e8 necessario modificare il <em>Budget Control Act<\/em> del 2011, il quale prevede limiti di spesa rigidi, oppure accrescere il budget di guerra, non soggetto ai limiti di spesa. Inoltre, ogni spesa extra dovrebbe essere accettata dai senatori democratici, in quanto sono richiesti 60 voti \u2013 su 100 \u2013, i quali costituiscono il maggiore interrogativo assieme alla componente pi\u00f9 conservatrice del <em>GOP<\/em> avversa all\u2019aumento di spesa pubblica \u2013 soprattutto attraverso l\u2019espediente del budget separato \u2013.<strong>L\u2019esperimento keynesiano di Donald Trump<\/strong>, dunque, avr\u00e0 possibilit\u00e0 di venire alla luce solo se il presidente sar\u00e0 capace di intraprendere una sfida importante all\u2019interno del proprio partito e delle istituzioni. Sfida a cui, come ricorda il professor Gianluca Pastori per <em>ISPI<\/em>, <strong>ancora non si \u00e8 effettivamente sottoposto.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/trump-il-keynesiano\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/trump-il-keynesiano\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Riccardo Antonucci) Se prima, ad essere oggetto delle discussioni dell\u2019opinione pubblica, erano le dichiarazioni sui generis del tycoon, ora lo sono i decreti presidenziali che il tycoon si \u00e8 affrettato a firmare nei sui primi giorni di presidenza. 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