{"id":28144,"date":"2017-02-05T12:00:46","date_gmt":"2017-02-05T11:00:46","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28144"},"modified":"2017-02-05T11:37:43","modified_gmt":"2017-02-05T10:37:43","slug":"congelare-mps-per-salvare-unicredit-ormai-litalia-vive-alla-giornata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28144","title":{"rendered":"Congelare MPS per salvare Unicredit: ormai l&#8217;Italia vive alla giornata"},"content":{"rendered":"<p><strong>di FEDERICO DEZZANI<\/strong><\/p>\n<p>Sulla vicenda Monte dei Paschi di Siena \u00e8 calato il silenzio. Si dovrebbe pensare che il salvataggio dell\u2019istituto senese proceder\u00e0 secondo le linee annunciate dal governo: ricapitalizzazione preventiva, Stato-azionista, rimborso degli obbligazionisti subordinati con denaro pubblico. Ma \u00e8 davvero cos\u00ec? La parallela urgenza di ricapitalizzare Unicredit, con una cifra monstre da 13 \u20acmld, lascia supporre che la vicenda MPS sia stata soltanto \u201ccongelata\u201d, per impedire che la seconda banca italiana fallisse la ricapitalizzazione. Nulla lascia supporre, infatti, che la Commissione Europea e la Germania abbiano fatto marcia indietro sul \u201cbail-in\u201d ed aspettino, come nel caso della legge di bilancio, solo il momento opportuno per presentare il conto. L\u2019Italia vive il cruciale 2017 alla giornata, in balia degli eventi esterni.<\/p>\n<p>MPS: salvataggio pubblico o occultamento di cadavere?<br \/>\nUltimo prezzo: 15 \u20ac. Variazione: -7%. Data: 22 dicembre 2016.<\/p>\n<p>La quotazione a Piazza Affari del Monte dei Paschi di Siena \u00e8 eloquente: siamo ormai ai primi di febbraio, eppure la vicenda dell\u2019istituto senese sembra essersi fermata agli ultimi giorni del 2016. Il (presunto) dileguarsi del fondo d\u2019investimento del Qatar, il (prevedibile) fallimento del consorzio privato che avrebbe dovuto garantire l\u2019aumento di capitale da 5,5 \u20acmld, l\u2019improvvisa (e sospetta) richiesta della BCE di iniettare 8,8 \u20acmld per assicurare la sopravvivenza dell\u2019istituto, 3,3 \u20acmld in pi\u00f9 di quelli chiesti prima che Renzi si dimettesse. A gennaio c\u2019\u00e8 stata ancora una nota di colore, con le indiscrezioni sui grandi insolventi dell\u2019istituto: i De Benedetti, i Mercegaglia, gli ex-immobiliaristi rampanti ed altri avanzi del rachitico capitalismo privato italiano. Poi, il silenzio.<\/p>\n<p>Tra pochi giorni il decreto Salva-banche, che prevede la costituzione del fondo pubblico da 20 \u20acmld per la ricapitalizzazione di MPS e degli altri istituti in difficolt\u00e0, sbarcher\u00e0 in Senato per l\u2019iter di approvazione. Considerato il silenzio della stampa e della politica sulla vicenda di MPS, sarebbe normale credere che tutto proceda secondo le linee annunciate dal governo Gentiloni a fine dicembre: ricapitalizzazione preventiva dell\u2019istituto senese (burden sharging) anzich\u00e9 risoluzione (bail-in), ingresso dello Stato come azionista di maggioranza, attorno al 50-60% del capitale, tutela dei piccoli obbligazionisti subordinati che, anzich\u00e9 partecipare al salvataggio della banca, sarebbero integralmente rimborsati dallo Stato. Bene, ma \u00e8 davvero cos\u00ec?<\/p>\n<p>Probabilmente no: \u00e8 lecito avere pi\u00f9 di un dubbio, soprattutto alla luce degli ultimi avvenimenti in Italia ed in Europa e del sempre pi\u00f9 convulso quadro internazionale. Ci riferiamo, in particolare, alla procedura d\u2019infrazione sul deficit in cui l\u2019Italia sta incappando.<\/p>\n<p>Corre l\u2019autunno del 2016 quanto il premier Renzi, alle prese con la campagna referendaria da cui dipendeva il futuro del governo, dell\u2019establishment italiano e dell\u2019Unione Europea, confeziona una \u201cmanovra espansiva, non di rigore\u201d: ci sono pochi dubbi, a Bruxelles come a Berlino, che l\u2019Italia sforer\u00e0 il rapporto deficit\/Pil concordato in sede europea, ma \u00e8 interesse di tutti tacere in quel momento, per non indebolire Renzi e compromettere l\u2019esito del referendum.<\/p>\n<p>Trascorre un mese dalla consultazione del 4 dicembre e i custodi del rigore presentano per\u00f2 il conto: la commissione europea chiede un aggiustamento da 3,4 \u20acmld, senza il quale l\u2019Italia andr\u00e0 incontro ad una procedura d\u2019infrazione. Poi la situazione politica si deteriora ulteriormente e si scopre che, anzich\u00e9 aver strappato una \u201cmanovra espansiva\u201d, l\u2019Italia rischia addirittura il commissariamento da parte della Troika: \u201cConti pubblici, la Ue vuole misure subito: Italia a rischio commissariamento\u201d scrive Repubblica il 2 febbraio1, \u201cPadoan: l\u2019ipotesi di una procedura di infrazione Ue \u00e8 estremamente allarmante\u201d rilancia la Stampa2.<\/p>\n<p>La stessa dinamica di cui \u00e8 stata oggetto la legge di bilancio (provvedimento che ignora i parametri europei, silenzio da parte della commissione, improvviso intervento di Bruxelles e minaccia finale di commissariamento) si verificher\u00e0 quasi certamente tra poche settimane, anche nel caso di Monte dei Paschi di Siena. L\u2019anomalo silenzio europeo sull\u2019istituto senese \u00e8 molto simile a quello che ha avvolto la manovra finanziaria prima del referendum costituzionale dello scorso dicembre.<\/p>\n<p>Qualcuno ricorder\u00e0 come nelle immediate settimane successive al fallimento della ricapitalizzazione privata di MPS, si fosse acceso un acuto scontro tra Roma e Berlino, sebbene se ne abbia avuto pochissima eco sui giornali italiani: da un lato il governo Gentiloni premeva per la ricapitalizzazione preventiva dell\u2019istituto senese (burden sharing), con conseguente impiego massiccio di denaro pubblico, dall\u2019altro i falchi tedeschi ed i paladini del rigore, consapevoli che MPS \u00e8 un istituto insolvente e non momentaneamente a corto di liquidit\u00e0, chiedevano l\u2019applicazione della normativa del \u201cbail-in\u201d appena introdotta: risoluzione della banca, con coinvolgimento di azionisti, obbligazionisti subordinati e correntisti sopra i 100.000 \u20ac.<\/p>\n<p>\u201cMonte dei Paschi, la richiesta di Sch\u00e4uble: si verifichi attentamente che Roma rispetti le regole\u201d scrive il Fatto Quotidiano il 28 dicembre, \u201cMonte dei Paschi bailout comes under fire in Berlin\u201d titola il Financial Times, \u201cMps, aiuti Stato solo dopo bail-in secondo il portavoce di Dijsselbloem\u201d riporta Reuters. Sono gli stessi giorni in cui, tra l\u2019altro, va in scena la strage al mercatino di Natale di Berlino, da leggersi come l\u2019ennesimo avvertimento dei circoli atlantici lanciato a Berlino, affinch\u00e9 allenti la pressione sull\u2019europeriferia e scongiuri l\u2019implosione della moneta unica\/Unione Europea.<\/p>\n<p>Di fronte ai malumori tedeschi, il governo Gentiloni, proprio come Renzi ai tempi della manovra fiscale, sceglie semplicemente di ignorare le obiezioni sollevate da Berlino e dai falchi della commissione, procedendo con il fondo Salva-banche da 20 \u20acmld. Sempre come Renzi ai tempi della legge fiscale, il governo Gentiloni pu\u00f2 godere di un breve periodo di tregua, sebbene i problemi con Berlino e Bruxelles siano tutt\u2019altro che risolti. Perch\u00e9 questa momentanea sospensione delle ostilit\u00e0? Il motivo \u00e8 semplice: anche il governo Gentiloni va incontro ad un appuntamento cruciale, che non \u00e8 pi\u00f9 il referendum costituzionale del 4 dicembre, bens\u00ec l\u2019aumento di capitale di Unicredit.<\/p>\n<p>Annunciando il salvataggio pubblico di MPS, in aperta violazione del bail in, Roma ha sostanzialmente guadagnato un paio di mesi, il tempo necessario perch\u00e9 il decreto sia approvato dal Parlamento e arrivi alle forche caudine di Bruxelles, dove difficilmente i falchi del rigore approveranno l\u2019impiego del fondo Salva-banche in aperta violazione del bail-in. Un paio di mesi, per\u00f2, fondamentali perch\u00e9 seconda banca italiana, Unicredit, tenti la ricapitalizzazione.<\/p>\n<p>Unicredit, unico istituto italiano con una \u201crilevanza sistemica\u201d, versa infatti in condizioni drammatiche: da ormai sei anni, proprio come MPS, non fa che inghiottire il denaro degli azionisti con ritmi e volumi sempre pi\u00f9 allarmanti. Si parte con la ricapitalizzazione del 2010, 4 \u20ac mld, poi la ricapitalizzazione del 2012, che quasi raddoppia e raggiunge i 7,5 \u20acmld, poi la ricapitalizzazione in corso, la cifra monstre di 13 \u20acmld. Nell\u2019arco di sette anni si assiste ad una crescita quasi geometrica del fabbisogno di capitale, testimoniando lo stato critico in cui versa la banca.<\/p>\n<p>L\u2019istituto si appresta ora a chiedere al mercato una cifra pari all\u201980% della sua capitalizzazione di borsa, spazzando sostanzialmente via i suoi attuali azionisti, e lo fa dopo aver gravemente compromesso anche la sua futura capacit\u00e0 di generare utili. Schiacciata infatti da 50 \u20acmld di crediti in sofferenza e alla disperata ricerca di capitale, Unicredit, sotto la \u201clungimirante\u201d guida di Jean Pierre Mustier (a suo tempo cacciato da Soci\u00e9t\u00e9 G\u00e9n\u00e9rale dopo il buco miliardario prodotto dal trader J\u00e9r\u00f4me Kerviel che operava alle sue dipendenze), ha infatti messo sul mercato gli ultimi pezzi pregiati, quelli che garantivano una qualche redditivit\u00e0: Pioneer, Bank Pekao, Fineco. Unicredit sta per chiedere ai suoi azionisti di dissanguarsi, senza garantire alcun credibile ritorno al loro denaro.<\/p>\n<p>Gli ultimi aumenti di capitali, quelli di Veneto Banca e della Popolare di Vicenza, si sono rivelati un fiasco, obbligando all\u2019immediata costituzione del Fondo Atlante che, tra l\u2019altro, ha salvato anche la stessa Unicredit che, senza averne i mezzi, avrebbe dovuto garantire la ricapitalizzazione dell\u2019istituto vicentino. Inoltre, il mercato dei capitali europei, come testimoniano i saldi di Target 2, \u00e8 sempre pi\u00f9 disfunzionale e le banche \u201cdell\u2019area marco\u201d prestano sempre meno denaro all\u2019europeriferia, sicure che una Italexit sia ormai nell\u2019ordine delle cose.<\/p>\n<p>Supponiamo ora che MPS, anzich\u00e9 \u201cessere congelata\u201d, fosse stata messa in risoluzione secondo la normativa del bail-in: quali sarebbero state le probabilit\u00e0 che l\u2019aumento di Unicredit andassero a buon fine? La risposta \u00e8: zero. A quel punto, si sarebbe materializzato lo scenario di una drammatica crisi bancaria, con un epicentro nel secondo istituto italiano: l\u2019Italexit od il commissariamento da parte della Troika sarebbero stati inevitabili.<\/p>\n<p>Con il decreto Salva-banche il governo Gentiloni non ha quindi \u201csalvato\u201d MPS, ma solo comprato tempo: il tempo necessario ad Unicredit per tentare, tra il 6 febbraio ed il 10 marzo, di racimolare 13 \u20acmld in un contesto finanziario critico. Dopo, anche ammesso che Gentiloni abbia pi\u00f9 fortuna di Renzi e la ricapitalizzazione di Unicredit vada a buon fine, i nodi verranno comunque al pettine: questa volta la commissione europea non sollever\u00e0 rilievi sulla legge di bilancio, ma sul salvataggio di MPS in aperta violazione del bail-in e sul fondo Salva-banche che aumenta di altri 20 \u20acmld il debito pubblico italiano, ormai oltre i livelli di guardia.<\/p>\n<p>Si riaprir\u00e0 quindi ancora il dilemma, ora apparentemente risolto: bail-in per MPS, commissariamento dell\u2019Italia o Italexit?<\/p>\n<p>Allora saremo gi\u00e0 in primavera e la risposta ai patemi italiani potrebbe arrivare da Oltralpe dove, tra aprile e maggio, si terranno le presidenziali francesi da cui Marine Le Pen ha alte probabilit\u00e0 di emergere vincitrice: a quel punto, l\u2019eurozona sarebbe comunque spacciata ed il governo italiano sarebbe sollevato dall\u2019onere di scegliere tra il commissariamento da parte della Troika o l\u2019uscita dall\u2019euro.<\/p>\n<p>Il 2017 si dipana, giorno dopo giorno, come \u201cl\u2019anno della frattura\u201d ed il nostro Paese, senza guida n\u00e9 strategia, vive alla giornata: si congela il cadavere di MPS per salvare Unicredit, si tappa una falla finch\u00e9 non se apre un\u2019altra, si accantona un\u2019emergenza per concentrarsi su una pi\u00f9 impellente. In attesa della grande onda che sommerger\u00e0 la Seconda Repubblica.<\/p>\n<p><strong>Fonte:<\/strong><a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/congelare-mps-salvare-unicredit-litalia-vive-ormai-alla-giornata\/\">http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/congelare-mps-salvare-unicredit-litalia-vive-ormai-alla-giornata\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FEDERICO DEZZANI Sulla vicenda Monte dei Paschi di Siena \u00e8 calato il silenzio. Si dovrebbe pensare che il salvataggio dell\u2019istituto senese proceder\u00e0 secondo le linee annunciate dal governo: ricapitalizzazione preventiva, Stato-azionista, rimborso degli obbligazionisti subordinati con denaro pubblico. Ma \u00e8 davvero cos\u00ec? 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