{"id":28183,"date":"2017-02-13T00:45:03","date_gmt":"2017-02-12T23:45:03","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28183"},"modified":"2017-02-13T08:34:49","modified_gmt":"2017-02-13T07:34:49","slug":"dani-rodrik-cittadini-globali-imboscati-nazionali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28183","title":{"rendered":"Dani Rodrik: cittadini globali, imboscati nazionali"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Nell&#8217;articolo di Rodrik \u00e8 evidente una profonda asimmetria: si parla di universalismo contro particolarismo, di nobili <\/em>mete<em> cosmopolite e di <\/em>interessi<em> nazionali ristretti; si attribuisce alle <\/em>\u00e9lite<em> globali la generosa difesa delle prime e si rimprovera loro soltanto il disimpegno dalle politiche nazionali. Cos\u00ec per\u00f2 Rodrik dimentica che nella realt\u00e0 contano soltanto gli <\/em>interessi<em>, nazionali e della societ\u00e0 civile. E la <\/em>retorica<em> dell&#8217;universalismo cosmopolita serve precisamente a trascurare che gli interessi della societ\u00e0 civile (quelli che Marx chiama interessi di classe) sono particolari e veicoli di conflitto non meno degli interessi nazionali: il libero scambio, di cui Rodrik ignora il potenziale contrasto con le politiche di piena occupazione, finge di voler rimuovere le frontiere per impedire le guerre, in realt\u00e0 \u00e8 la <\/em>guerra<em> che il capitale combatte contro il lavoro, esasperando la concorrenza, cio\u00e8 la <\/em>guerra<em>, tra i lavoratori.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;articolo originale \u00e8 disponibile al seguente indirizzo<br \/>\nhttps:\/\/www.project-syndicate.org\/commentary\/limits-of-global-citizenship-by-dani-rodrik-2017-02?referrer=\/YCni2gW1Gh<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dani Rodrik<br \/>\n10 febbraio 2017<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Traduzione di Paolo Di Remigio<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong>Cittadini globali, imboscati nazionali<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti sono stati colpiti lo scorso ottobre dal primo ministro inglese Theresa May quando ha denigrato l&#8217;idea di cittadinanza globale. \u00abSe credi di essere un cittadino del mondo\u00bb, ha detto, \u00abnon sei cittadino di nessun posto\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei media finanziari e tra i commentatori liberali la dichiarazione \u00e8 stata accolta con derisione e allarme. \u00ab Oggi la forma pi\u00f9 utile di cittadinanza\u00bb, le ha rimproverato un analista, \u00ab\u00e8 quella dedicata non solo al benessere di una parrocchia del Berkshire, per esempio, ma al pianeta\u00bb. L&#8217;Economist ha definito \u00abilliberale\u00bb la svolta. Un accademico l&#8217;ha accusata di ripudiare i valori illuministici e nel discorso ha avvertito \u00abechi del 1933\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conosco l&#8217;aspetto di un \u00abcittadino globale\u00bb; ne vedo un esemplare perfetto ogni volta che passo davanti a uno specchio. Sono cresciuto in un paese, vivo in un altro e ho il passaporto di entrambi. Scrivo sull&#8217;economia globale e il mio lavoro mi porta in posti remoti. Passo pi\u00f9 tempo viaggiando in altri paesi di quanto faccia all&#8217;interno di ogni paese che mi riconosce cittadino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti dei miei pi\u00f9 stretti colleghi di lavoro sono ugualmente nati all&#8217;estero. Divoro notizie internazionali, mentre i miei giornali locali restano chiusi parecchie settimane. Nello sport non ho idea di che facciano le mie squadre di casa, ma sono un tifoso appassionato di una squadra di football dall&#8217;altra parte dell&#8217;Atlantico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure la dichiarazione della May tocca una corda. Contiene una verit\u00e0 essenziale \u2013 ignorarla dice molto su come noi \u2013 l&#8217;\u00e9lite finanziaria, politica e tecnocratica mondiale \u2013 ci distanziamo dai nostri compatrioti e perdiamo la loro fiducia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Iniziamo dal significato attuale di \u00abcittadino\u00bb. Il <em>Dizionario inglese di Oxford<\/em> lo definisce come \u00abun soggetto o un cittadino legalmente riconosciuto di uno Stato o di una comunit\u00e0\u00bb. La cittadinanza presuppone dunque un sistema di governo costituito \u2013 \u00abuno Stato o una comunit\u00e0\u00bb \u2013 di cui uno sia membro. I paesi hanno tali sistemi di governo; il mondo no.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I sostenitori della cittadinanza globale ammettono subito che non pensano a un significato letterale. Pensano in modo figurato. Le rivoluzioni tecnologiche nelle comunicazioni e la globalizzazione hanno unito i cittadini di differenti paesi, sostengono. Il mondo si \u00e8 ristretto e dobbiamo agire tenendo presente le implicazioni globali. Inoltre tutti noi siamo veicolo di identit\u00e0 multiple, sovrapposte. La cittadinanza globale non toglie spazio \u2013 non ne ha bisogno \u2013 alle responsabilit\u00e0 parrocchiali o nazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto buono e giusto. Ma cosa fanno realmente i cittadini globali?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cittadinanza reale implica interazione e deliberazione con altri cittadini in una comunit\u00e0 politica condivisa. Significa chiedere ai decisori di rendere conto, significa partecipare alla politica per dare forma ai risultati politici. Nel processo le mie idee su fini e mezzi desiderabili sono confrontate e controllate con quelli dei miei concittadini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I cittadini globali non hanno simili diritti o responsabilit\u00e0. Nessuno \u00e8 tenuto a risponderne, e non c&#8217;\u00e8 nessuno a cui debbano giustificarsi. Al massimo, formano comunit\u00e0 con individui di altri paesi che la pensano in modo simile. I loro interlocutori non sono cittadini ovunque, ma si indicano come \u00abcittadini globali\u00bb in altri paesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente, i cittadini globali hanno accesso ai loro sistemi politici nazionali per far passare le loro idee. Ma i rappresentanti politici sono eletti per far avanzare gli interessi della gente che li ha messi al loro posto. I governi nazionali vogliono essere attenti agli interessi nazionali, ed \u00e8 giusto cos\u00ec. Questo non esclude la possibilit\u00e0 che gli elettori possono agire con egoismo illuminato, tenendo conto delle conseguenze sugli altri dell&#8217;azione interna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma cosa succede quando il benessere dei residenti locali viene in conflitto con il benessere dei forestieri \u2013 come accade spesso? Non \u00e8 precisamente la disattenzione ai loro compatrioti in queste situazioni ci\u00f2 che d\u00e0 cattiva fama alle cosiddette \u00e9lite cosmopolite?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I cittadini globali temono che gli interessi dei diritti globali possano essere danneggiati se ogni governo persegue il proprio interesse stretto. Questo \u00e8 certamente una preoccupazione per questioni che riguardano veramente i diritti globali, come il cambiamento climatico o le pandemie. Ma in molti ambiti economici \u2013 tasse, politica commerciale, stabilit\u00e0 finanziaria, gestione fiscale e monetaria \u2013 ci\u00f2 che ha senso da una prospettiva globale ha senso anche da una prospettiva nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;economia insegna che i paesi dovrebbero mantenere aperti i confini economici, una regolamentazione molto prudente e politiche di piena occupazione, non perch\u00e9 ci\u00f2 sia buono per altri paesi, ma perch\u00e9 serve a ingrandire la torta economica nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente i fallimenti politici \u2013 per esempio il protezionismo \u2013 si verificheranno in tutti questi ambiti. Ma questi riflettono un&#8217;amministrazione nazionale debole, non una mancanza di cosmopolitismo. Essi risulteranno o dall&#8217;incapacit\u00e0 delle \u00e9lite politiche di convincere gli elettori nazionali dei vantaggi dell&#8217;alternativa o dalla loro mancanza di volont\u00e0 di fare gli aggiustamenti per assicurare che ognuno abbia davvero vantaggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nascondersi dietro il cosmopolitismo in questi casi \u2013 quando per esempio si spinge per i trattati commerciali \u2013 \u00e8 un misero sostituto di battaglie politiche vincenti per loro valore. E questo svaluta la moneta del cosmopolitismo quando ne abbiamo veramente bisogno, come facciamo nella lotta contro il riscaldamento globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pochi hanno esposto la tensione tra le nostre varie identit\u00e0 \u2013 locale, nazionale, globale \u2013 con tanto intuito come il filosofo Kwame Anthony Appiah. In quest&#8217;epoca di \u00absfide planetarie e di interconnessione tra paesi \u00bb, ha scritto in risposta alla dichiarazione della May, \u00abnon c&#8217;\u00e8 stato mai tanto bisogno di un senso del destino umano condiviso\u00bb. \u00c8 difficile non essere d&#8217;accordo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure il cosmopolitismo d\u00e0 spesso l&#8217;impressione di essere come il personaggio dei <em>Fratelli Karamazov<\/em> di Dostoevskij che scopre di amare pi\u00f9 l&#8217;umanit\u00e0 in generale, meno la gente in particolare. I cittadini globali dovrebbero temere che le loro nobili mete non si rovescino in una scusa per sottrarsi ai loro doveri verso i compatrioti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dobbiamo vivere nel mondo che abbiamo, con tutte le sue divisioni politiche, e non nel mondo che desideriamo avere. Il modo migliore per servire gli interessi globali \u00e8 di essere all&#8217;altezza delle nostre responsabilit\u00e0 all&#8217;interno delle istituzioni politiche che contano: quelle che esistono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Dani Rodrik \u00e8 professore di Economia politica internazione alla John F. Kennedy School of Government della Harvard University. \u00c8 autore di<\/em> The Globalization Paradox: Democracy and the Future of the World Economy <em>e, pi\u00f9 recentemente,<\/em> di Economics Rules: The Rights and Wrongs of the Dismal Science.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell&#8217;articolo di Rodrik \u00e8 evidente una profonda asimmetria: si parla di universalismo contro particolarismo, di nobili mete cosmopolite e di interessi nazionali ristretti; si attribuisce alle \u00e9lite globali la generosa difesa delle prime e si rimprovera loro soltanto il disimpegno dalle politiche nazionali. 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