{"id":28186,"date":"2017-02-06T09:15:20","date_gmt":"2017-02-06T08:15:20","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28186"},"modified":"2017-02-05T22:40:25","modified_gmt":"2017-02-05T21:40:25","slug":"erdogan-dopo-erdogan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28186","title":{"rendered":"Erdogan dopo Erdogan"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Alvise Pozzi)<\/strong><\/p>\n<p><em>Nonostante qualche piccolo cambio di rotta in politica estera, procede spedita l\u2019erdoganizzazione dello Stato turco.<\/em><\/p>\n<p>La Turchia \u00e8 sotto assedio; nemici interni ed esterni congiurano per destabilizzare il Paese anatolico. Terroristi curdi e dell\u2019Isis, <strong>gruppi eversivi marxisti<\/strong>, complotti militari guidati dall\u2019estero, kemalisti e oppositori cercano in tutti i modi di colpire lo Stato e far cadere il governo di Erdogan. Il\u00a0sultano per\u00f2 sembra a suo agio nel gestire la costante emergenza; sfruttando il difficile momento, <strong>procede spedito verso il suo progetto di presidenzialismo assoluto<\/strong> e di smantellamento della laicit\u00e0 dello Stato. Anzi, la sindrome da accerchiamento, favorisce l\u2019imposizione di misure sempre pi\u00f9 restrittive della libert\u00e0 personale e consolida la base elettorale del Akp attorno al senso d\u2019impellente minaccia.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che la Turchia, dopo quindici anni di governo Erdogan, <strong>non ha pi\u00f9 amici n\u00e9 alleati affidabili<\/strong>: non lo \u00e8 pi\u00f9 l\u2019America n\u00e9 la Nato, visti come ambigui partner probabilmente coinvolti nel tentativo di golpe fallito; non lo \u00e8 pi\u00f9 Israele dopo i fatti della Freedom Flottiglia; non lo sono pi\u00f9 gli oppositori siriani abbandonati al loro destino per arginare il problema curdo e nemmeno l\u2019Arabia Saudita, infastidita dal voltafaccia nei confronti dello Stato Islamico; n\u00e9 tantomeno la Russia con cui esclusivamente per realpolitik si \u00e8 tornati a discutere e, tantomeno, l\u2019Unione Europea i cui rapporti sono ai minimi storici.<\/p>\n<p>Proprio Bruxelles \u00e8 la principale imputata e corresponsabile della svolta autoritaria del sultano. Appena salito al potere nel 2002, Erdogan gioc\u00f2 la carta dell\u2019integrazione europea per smantellare lo Stato kemalista; con il beneplacito delle cancellerie del Vecchio Continente l\u2019Akp ridusse il potere dei militari, abol\u00ec la pena di morte \u2013 che oggi vuole reintrodurre \u2013 e riform\u00f2 gradualmente la Costituzione. <strong>L\u2019Akp piaceva<\/strong>: un partito islamista moderato con una netta predilezione per il business e gli affari, sembrava cosa gradita all\u2019Occidente e al sistema finanziario. Pochi allora fecero caso alle dichiarazioni di Erdogan, quando era ancora solo sindaco di Istanbul, in cui afferm\u00f2 \u201cla democrazia \u00e8 come un tram, si va fino a dove si deve andare e poi si scende\u201d. <strong>Ecco, oggi il Sultano \u00e8 sceso; come aveva promesso lucidamente nel 1996<\/strong>.<\/p>\n<p>Consolidato il potere e <strong>sbarazzatosi del vecchio alleato Gul<\/strong>, Erdogan si mise subito all\u2019opera per il suo progetto neo-ottomano, ergendosi a paladino dell\u2019islam sunnita. La modernizzazione del Paese creata dal \u201cpadre della patria\u201d era una parentesi da cancellare e l\u2019avvicinamento all\u2019Europa e agli Stati Uniti un errore. Erdogan infatti non ha mai voluto veramente iniziare il processo di adesione al progetto europeo; l\u2019ha usato come pretesto per smantellare i vecchi apparati di potere e controllo e sostituirli con i propri. D\u2019altronde con un\u2019Unione Europea che arranca in una stagnazione perdurante mentre l\u2019economia turca viaggiava a ritmi sostenuti, non era poi cos\u00ec desiderabile l\u2019ingresso nella moneta unica.<\/p>\n<p><strong>La sua volont\u00e0 di espandere la sua proiezione nel mondo mussulmano<\/strong>, l\u2019ha portato a stringere legami con le monarchie del Golfo, foraggiare la guerra in Siria per abbattere Assad, intromettersi nelle vicende libiche e azere. Anche l\u2019iniziale apertura dei negoziati di pace con il Pkk nel 2010 sono rimasti lettera morta e, anzi, gli hanno portato la prima battuta d\u2019arresto nelle successive elezioni. <strong>L\u2019Akp ora si appoggia sui nazionalisti del Mhp per proseguire nel processo di presidenzialismo<\/strong>, prendendo posizioni sempre pi\u00f9 dure e radicali. Il fallito colpo di Stato poi gli ha dato la giustificazione per decapitare i vertici dell\u2019esercito, togliere l\u2019immunit\u00e0 parlamentare ai deputati curdi, incarcerare migliaia di persone, licenziare dipendenti pubblici, chiudere giornali d\u2019opposizione e assicurarsi il controllo delle universit\u00e0.<\/p>\n<p>La nuova retorica del Sultano ricalca lo stato d\u2019assedio che la Turchia visse in seguito agli accordi di S\u00e8vres, in cui le potenze europee minacciavano di smembrare il Paese in diverse zone d\u2019influenza. <strong>La \u201ccongiura\u201d viene sempre dall\u2019esterno<\/strong> perch\u00e9 \u201cgli occidentali sono gelosi dei successi del suo governo\u201d e dall\u2019interno, a causa dei cospiratori e terroristi. Il motivo per cui \u00e8 riuscito a mobilitare milioni di persone a scendere in piazza \u00e8 la difesa dello Stato, ma il vero obiettivo \u00e8 di mantenere il potere e accentrarlo sempre pi\u00f9 nelle sue mani. Cos\u00ec, non avendo la maggioranza per far passare la riforma della Costituzione, indir\u00e0 in primavera un referendum \u2013 plebiscito, da cui uscir\u00e0 come padrone assoluto della nazione.<\/p>\n<p>Per fare ci\u00f2, va bene il clima di tensione permanente e il costante attacco che la Turchia subisce; \u00e8 pi\u00f9 facile convincere gli elettori che in tempi cos\u00ec difficili serva l\u2019uomo solo al comando; peccato che questa situazione l\u2019abbia creata proprio lui come conseguenza delle sue spericolate manovre di politica estera. Tanti nemici, <em>poco<\/em> onore, pare il motto del sultano che accusa sempre pi\u00f9 gravi perdite nell\u2019Operazione Scudo dell\u2019Eufrate; soldati bruciati vivi e carri armati fatti saltare in aria con estrema facilit\u00e0, non sono esattamente un bel biglietto da visita per<strong> il secondo esercito pi\u00f9 numeroso della Nato<\/strong>. Nel frattempo l\u2019Unione Europea resta alla finestra, ricattata dall\u2019accordo sui migranti, deve decidere se abolire il regime dei visti per i cittadini turchi \u2013 cosa che per il sultano sarebbe un ottimo spot elettorale \u2013 o se vedersi aprire le frontiere e la rotta balcanica,<strong> mentre l\u2019erdoganizzazione della societ\u00e0 procede spedita<\/strong> e, con essa, le tensioni verso il lager greco per vecchie e ininfluenti isolette del Dodecaneso e lo stallo sul dossier di Cipro. Il muro che divide in due Nicosia \u00e8 l\u2019emblema della distanza che separa il regime di Erdogan dal resto dell\u2019Europa; ma a nessuno importa:<strong> l\u2019unico muro che pare interessare al mondo oggi \u00e8 quello protezionista di Trump<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/erdogan-dopo-erdogan\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/erdogan-dopo-erdogan\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"wp-caption alignleft\"><\/div>\n<div class=\"wp-caption alignleft\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Alvise Pozzi) Nonostante qualche piccolo cambio di rotta in politica estera, procede spedita l\u2019erdoganizzazione dello Stato turco. La Turchia \u00e8 sotto assedio; nemici interni ed esterni congiurano per destabilizzare il Paese anatolico. 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