{"id":28253,"date":"2017-02-08T10:00:36","date_gmt":"2017-02-08T09:00:36","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28253"},"modified":"2017-02-07T20:18:21","modified_gmt":"2017-02-07T19:18:21","slug":"100-anni-dalla-rivoluzione-russa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28253","title":{"rendered":"100 anni dalla rivoluzione russa"},"content":{"rendered":"<p><strong>di\u00a0CONFLITTI E STRATEGIE (Gianni Petrosillo)<\/strong><\/p>\n<p>1917-2017. Sono trascorsi esattamente cento anni dalla grande Rivoluzione Sovietica che trasfigur\u00f2 il volto dell\u2019Europa e del mondo intero. La rivoluzione contro \u201cIl Capitale\u201d di Marx la defin\u00ec Gramsci. Ne aveva ben donde. Di quanto vaticinato dal pensatore tedesco negli eventi russi, infatti, non c\u2019era poi molto.<\/p>\n<p>Una classe operaia striminzita, a causa dell\u2019arretratezza industriale del Paese, masse contadine predominanti, costrette a vivere in condizioni semiservili, e orde di soldati male armati e sottopagati, arcistufi di morire in guerra per la dinastia parassita dei Romanov. Fu l\u2019alleanza, tutt\u2019altro che naturale, tra questi settori, guidati dall\u2019ideologia comunista delle avanguardie bolsceviche, che permise il rovesciamento della monarchia e l\u2019instaurazione di una nuova societ\u00e0 basata, non sulle teorie di Marx, ma su di una certa interpretazione datane da Lenin (e da altri) con lenta costruzione di un modo (di produzione) sociale differente da quello capitalistico.<\/p>\n<p>Non fu, dunque, comunismo ma fu sicuramente l\u2019innalzarsi, in un luogo ben preciso, di un muro contro l\u2019estensione di una dinamica di matrice capitalistica che sembrava non dover pi\u00f9 incontrare ostacoli sul suo cammino, approfondendo i suoi rapporti gerarchici di dominanza (tra soggetti individuali e collettivi).<br \/>\nPer questo si parlava di marxismo-leninismo. Tuttavia, sebbene il leninismo s\u2019ispirasse alle idee marxiane, il revisionismo dell\u2019uomo della Lena fu l\u2019unico approccio possibile (e vincente) ai convulsi eventi russi. Tanto che lo stesso Lenin si chiedeva se fosse o meno opportuno far scoccare subito l\u2019ora fatale oppure attendere il formarsi di una classe operaia di fabbrica, che rendesse finalmente il proletariato egemone nella societ\u00e0 russa, prima di tentare la scalata al governo.<\/p>\n<p>Ma questa presunta egemonia, come si era visto nei paesi pi\u00f9 sviluppati, non comportava automaticamente la presa del potere. Ci\u00f2 perch\u00e9 spontaneamente i ceti subalterni producono unicamente una coscienza tradunionistica, tesa al miglioramento delle condizioni esistenziali, ma nessuna concreta \u201cvolont\u00e0 di potenza\u201d per guidare la comunit\u00e0 verso un altro orizzonte. Il proletariato non \u00e8 rivoluzionario e i tentativi di Lenin di distinguere tra classe in s\u00e9 (le masse sfruttate) e classe per s\u00e9 (l\u2019avanguardia consapevolmente rivoluzionaria), furono espedienti per la situazione concreta che non potevano mutare la natura di questo corpo perfettamente integrato nelle logiche capitalistiche, in quanto prodotto del sistema e dei suoi rapporti sociali.<\/p>\n<p>Del resto, Marx aveva elaborato un concetto molto pi\u00f9 complesso di quello meramente \u201coperaistico\u201d, ovvero quello del General Intellect (unione dei lavoratori del braccio e della mente nel processo produttivo). Lo intu\u00ec basandosi su quanto vedeva tendenzialmente all\u2019opera nella societ\u00e0 dei suoi tempi, dove centralizzazione dei mezzi di produzione e sostenuta socializzazione del lavoro (con formazione del lavoratore cooperativo associato) sembravano dover raggiungere un punto in cui sarebbero diventati incompatibili col loro involucro capitalistico. Non \u00e8 accaduto e qui si ferma la sua previsione scientifica che \u00e8 stata irrimediabilmente falsificata dalla storia.<\/p>\n<p>Storia che per\u00f2 si \u00e8 servita dell\u2019energia del comunismo russo (e internazionale) e degli sforzi sovrumani di tutti i popoli sovietici per far nascere una potenza geopolitica che ha tenuto testa per decenni alla supremazia americana e occidentale. Tanto che, anche dopo il crollo dell\u2019Urss, sotto le rovine e la cenere del socialismo realizzato, hanno continuato ad ardere quei sentimenti di sovranit\u00e0 e di egemonismo di cui altri hanno raccolto il testimone, liberi dalle pastoie ideologiche di una volta. Per questo la rivoluzione russa \u00e8 stato un bene per l\u2019umanit\u00e0, un faro per la resistenza al predominio di un solo paese sulla sfera terrestre. L\u2019unipolarismo determina soprusi, sottomissioni, guerre, torti contro la maggioranza delle nazioni e delle popolazioni, come abbiamo potuto vedere nel periodo di predominanza americana, ora pi\u00f9 affievolita.<\/p>\n<p>Chi disprezza la Rivoluzione Sovietica intende mistificare il passato per influenzare il futuro. Certi \u201ccattivi\u201d esempi devono essere cancellati dalla memoria per tenere a bada i \u201cvindici\u201d e gli sconfitti. Si teme, infatti, che i dominati (anche nel senso degli Stati) raccolgano ancora tali sfide per affermare la propria autodeterminazione e rivoltarsi contro la nation pr\u00e9dominante. I sedicenti liberali sono al servizio di questa propaganda che mira a screditare i fatti del \u201917 per sostenere il vecchio ordine mondiale. In questa fase si stanno moltiplicando gli articoli sul tema che puntano, con argomenti falsi e pretestuosi, a portare il dibattito lungo i soliti binari morti degli stermini di massa e del conculcamento della libert\u00e0 (tutti crimini perpetrati anche dalle democrazie che, come dice Trump, non sono innocenti ma sono abili a nascondere dietro la schiena le mani insanguinate).<\/p>\n<p>I liberali, per natura piagnucolosi ed ipocriti, sono fatti cos\u00ec, e come afferma Bonnard, sono i personaggi pi\u00f9 vanitosi della storia. Essi vogliono che la politica sia un dibattito, non una battaglia. Invece, noi vogliamo che questa battaglia culturale li metta con le spalle al muro e ribatta colpo su colpo alle loro menzogne<\/p>\n<p>Scrive Berti su Il Giornale: \u201cRicorre quest\u2019anno il centenario della rivoluzione russa, uno degli avvenimenti pi\u00f9 importanti del XX secolo.<br \/>\n\u00c8 quasi universalmente accreditata l\u2019idea che si sia trattato in sostanza di un unico processo storico iniziato nel febbraio e conclusosi in ottobre. Niente di pi\u00f9 falso, perch\u00e9 nel 1917 vi furono due rivoluzioni, quella liberale di febbraio e quella bolscevica di ottobre: due moti diversi, per non dire opposti, dato che la prima liber\u00f2 la Russia dall\u2019assolutismo, la seconda la port\u00f2 al totalitarismo. Certo, tra i due eventi non vi fu di fatto soluzione di continuit\u00e0, ma la loro natura segna un dualismo non sintetizzabile in un unico giudizio storico.<\/p>\n<p>Va detto subito che il rivolgimento del \u201917 avvenne a causa dall\u2019implosione dello zarismo, consuntosi al suo interno. Tre anni di guerra avevano dissanguato il Paese, riducendo milioni di persone alla fame e allo stremo delle forze. L\u2019ostinazione del governo nel volere continuare il conflitto, la sua ripetuta sordit\u00e0 a ogni richiesta di mitigare le condizioni disumane della popolazione e la sua incapacit\u00e0 nel far fronte ai pi\u00f9 elementari bisogni sociali delegittimarono non solo la sua autorit\u00e0 politico-morale, ma anche quella sacro-imperiale dello zar.\u201d<\/p>\n<p>Ma i bolscevichi ebbero la meglio sugli amichetti dei liberali perch\u00e9 quest\u2019ultimi, giunti al potere, si ostinavano a voler continuare il conflitto, erano sordi a mitigare le condizioni disumane della popolazione e non erano in grado di far fronte ai pi\u00f9 elementari bisogni sociali. Proprio come gli zaristi. Lenin, invece, anche a costo di pesanti perdite territoriali per la Russia (fu persino accusato di tradimento da alcuni settori pi\u00f9 nazionalisti) promise e giunse alla pace ottenendo il consenso dei soldati stremati, della piccola classe operaia e delle grandi masse contadine. Di questi attacchi vili e servili ne leggeremo tanti in questi mesi. Prepariamoci a rintuzzarli. Non per nostalgia del passato ma per cambiare il futuro.<\/p>\n<p><strong>Fonte:<\/strong><a href=\"http:\/\/www.conflittiestrategie.it\/100-anni-dalla-rivoluzione-russa\">http:\/\/www.conflittiestrategie.it\/100-anni-dalla-rivoluzione-russa<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0CONFLITTI E STRATEGIE (Gianni Petrosillo) 1917-2017. Sono trascorsi esattamente cento anni dalla grande Rivoluzione Sovietica che trasfigur\u00f2 il volto dell\u2019Europa e del mondo intero. La rivoluzione contro \u201cIl Capitale\u201d di Marx la defin\u00ec Gramsci. Ne aveva ben donde. Di quanto vaticinato dal pensatore tedesco negli eventi russi, infatti, non c\u2019era poi molto. 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