{"id":28286,"date":"2017-02-09T08:00:17","date_gmt":"2017-02-09T07:00:17","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28286"},"modified":"2017-02-08T21:04:40","modified_gmt":"2017-02-08T20:04:40","slug":"addio-unione-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28286","title":{"rendered":"Addio, Unione Europea"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SENSO COMUNE (traduzione di\u00a0Michelangela Di Giacomo)<\/strong><\/p>\n<p>&#8211; Le condizioni di un processo apparentemente irreversibile di autodistruzione <strong>(*)<\/strong><\/p>\n<p><strong>TEMPI DI CAMBIO E DI DISORDINE<\/strong><\/p>\n<p>Il mondo si trova in una fase di cambio e grande disordine. <strong>Il modello del capitalismo neoliberista e la ricetta dell\u2019egemonia nelle relazioni internazionali non funzionano da tempo<\/strong>, ma la sua inerzia continua ad essere forte e ci sta portando a schiantarci sugli scogli.<\/p>\n<p>Quest\u2019anno abbiamo avuto <strong>tre cambi principali<\/strong> che segnano questa tendenza:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>La sconfitta dell\u2019occidente in Siria<\/strong> (che \u00e8 il riflesso delle tensioni del passaggio dal disordine egemonico monopolare a quelle del mondo multipolare)<\/li>\n<li><strong>Il cambio di orientamento degli Stati Uniti<\/strong>, con la direttiva di cambiare da \u201cAmerica World\u201d a \u201cAmerica First\u201d di Trump, che apre la porta a conflitti interni alla prima potenza mondiale e a tutta una serie di altri \u201cfirst\u2019s\u201d nel mondo (\u201cChina First\u201d, \u201cEU first etc.)<\/li>\n<li><strong>La scomparsa di ogni progetto comune europeo<\/strong>, disastro che porta a cercare nemici (la Russia) e ad incrementare la militarizzazione dell\u2019 \u201cEuropa di difesa\u201d (1)<br \/>\nTutto questo \u00e8 gi\u00e0 molto per un solo anno e spiega abbondantemente il senso di vertigine che c\u2019\u00e8 nell\u2019aria.<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>SENZA PRECEDENTI E NON RISOLVIBILE<\/strong><\/p>\n<p>La crisi dell\u2019Unione Europea si inserisce in questo disordine pi\u00f9 generale e ne \u00e8 derivato quello che sembra un dilemma non risolvibile:<\/p>\n<blockquote><p>\u201c<em>Se la UE volesse affrontare ci\u00f2 che la sta distruggendo (ossia irritanti referendum e la crescita della estrema destra illiberale), dovrebbe negare se stessa. Se, viceversa, preferisce non far nulla e rimanere cos\u00ec com\u2019\u00e8, allora sembra condannata a continuare ad alimentare ci\u00f2 che la distrugge<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>La citazione \u00e8 di Fr\u00e9deric Lordon, l\u2019autore che meglio ha reso la situazione attuale nel dibattito francese (2).<\/p><\/blockquote>\n<p>L\u2019Unione Europea ha perso la gran parte delle sue illusioni e dei suoi miti fondativi. <strong>La crisi finanziaria del 2007\/2008<\/strong> <strong>ha dimostrato che non \u00e8 un club democratico di uguali, ma una costruzione oligarchica e antidemocratica<\/strong>. Il suo progetto degli ultimi trent\u2019anni tutto all\u2019interno di questo orizzonte, i difetti di nascita dell\u2019euro e la nazionalizzazione delle perdite bancarie a discapito delle classi medie e basse sono tracollati sulla promessa di prosperit\u00e0 e giustizia che era alla base del discorso europeista e della sua narcisistica narrazione (3).<\/p>\n<p>La disillusione \u00e8 evidente, specialmente nell\u2019Europa del Sud, la prima storica destinataria dei fondi di coesione, ma anche, e anche di pi\u00f9, nell\u2019Europa dell\u2019Est la cui integrazione nell\u2019EU \u00e8 stata un disastro clamoroso in termini economici e politici.<\/p>\n<p>Nel Sud, l\u2019Europa dei fondi di coesione, della modernit\u00e0 e delle infrastrutture ha lasciato il campo all\u2019<strong>Europa dei tagli<\/strong> mostrando la sua faccia pi\u00f9 dura. Nell\u2019Europa dell\u2019Est, dopo 27 anni di vita europea (pi\u00f9 della met\u00e0 del tempo passato sotto il giogo sovietico), l\u2019evidente boccata di ossigeno che la societ\u00e0 ottenne uscendo dalle dittature socialiste \u00e8 stata minimizzata dal <strong>ritorno dell\u2019ex blocco allo statuto di periferia subordinata e dipendente che aveva nel periodo tra le due guerre: quello di riserva di manodopera a basso costo e di completa dipendenza finanziaria e industriale.<\/strong> Non c\u2019\u00e8 traccia di alcuna convergenza economica e sociale che tenda a un livellamento verso l\u2019Europa occidentale e, a differenza che nel Sud, non c\u2019\u00e8 traccia neanche di fondi di coesione (4).<\/p>\n<p>Nel Nord c\u2019\u00e8 un senso di stanchezza e una crescente ostilit\u00e0 verso \u201cle mani bucate\u201d del Sud: \u201cvendetevi le isole\u201d, dice il Bild tedesco, mentre compra a prezzo di liquidazione gli aeroporti greci di maggior valore che i greci hanno dovuto per forza privatizzare.<\/p>\n<p>Tutto questo ha, evidentemente, una relazione diretta con l\u2019incompatibilit\u00e0 generale tra la logica di mercato e il livellamento sociale e territoriale \u2013 il sistema capitalista \u00e8 intrinsecamente disuguale \u2013 per\u00f2 nel caso specifico del sistema UE si sviluppa anche da una contraddizione essenziale: la democrazia e la sovranit\u00e0 popolare risiedono negli stati nazionali, per\u00f2 nell\u2019Unione Europea quasi tutto ci\u00f2 che ha potere \u00e8 collocato fuori di questo schema:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Le banche centrali sono \u201cindipendenti\u201d<\/strong>, la moneta comune impedisce aggiustamenti e svalutazioni, i ministeri dell\u2019economia sono semplici esecutori delle direttive decise nella UE, l\u2019OMC e il FMI.<\/li>\n<li><strong>Il diritto europeo ha maggior peso di quello nazionale<\/strong>, anche se non ha nessuna base democratica: \u00e8 legale, ma non legittimo.<\/li>\n<li><strong>E la politica estera e di difesa viene definita da una strategia (americana)<\/strong> organizzata dalla <strong>NATO<\/strong> che non solo \u00e8 un\u2019entit\u00e0 esterna rispetto alla nazione ma anche alla stessa UE.<\/li>\n<li><strong>Che cosa rimane nell\u2019orbita della sovranit\u00e0 popolare, al soggetto che vota nelle elezioni nazionali? Molto poco.<\/strong> E peraltro, questa spoliazione \u00e8 stata resa sacra e inviolabile, blindata attraverso norme e trattati per renderla irreversibile.<\/li>\n<\/ul>\n<blockquote><p>\u201c<em>Non c\u2019\u00e8 nessuna opzione democratica contro i trattati europei<\/em>\u201d, ha detto Jean-Claude Junker (5).<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Il maltrattamento della Grecia<\/strong>, castigando la sua societ\u00e0 con un programma di austerit\u00e0 ancor pi\u00f9 stretto per aver rifiutato quello precedente con un referendum, ha offerto un ulteriore esempio del disprezzo di qualsiasi volont\u00e0 popolare. La <strong>Brexit<\/strong> ha dimostrato che c\u2019\u00e8 una stretta gerarchia e una <strong>disparit\u00e0 di trattamento<\/strong> perch\u00e9 la volont\u00e0 popolare espressa dal referendum britannico (con un margine molto minore di quello greco) \u00e8 stata riconosciuta, anche se controvoglia.<\/p>\n<p>Che tipo di club \u00e8 quello da cui non si pu\u00f2 uscire, n\u00e9 ipotizzare riforme nel suo statuto, senza provocare convulsioni e minacce? Evidentemente, si tratta di un club non solo difettoso nel suo impianto, ma anche autoritario. Questa storia del <strong>disprezzo dei referendum<\/strong> gi\u00e0 ha 24 anni e 9 consultazioni alle spalle (9).<\/p>\n<p><strong>BALCANIZZAZIONE<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 il tempo della balcanizzazione. <strong>Ovunque si assiste a una frammentazione che disintegra.<\/strong> La Brexit (UK First) \u00e8 stato un preavviso del contagioso \u201cAmerican First\u201d di Donald Trump, ma il processo aveva gi\u00e0 la sua propria dinamica interna e non sono nelle nazioni della UE \u2013 e anche dentro i suoi stati in alcuni casi \u2013 ma anche nei suoi club informali.<\/p>\n<p>I paesi del Sud organizzano timidi raduni in cui i loro ancor pi\u00f9 timidi dirigenti, per ora, cercano di condividere la propria impotenza. Nell\u2019Est aumentano i club come quelli di Visegrado (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia). Nel Nord, con Berlino al centro \u2013 senza dubbio il circolo pi\u00f9 rilevante pur essendo il pi\u00f9 discreto \u2013 ne nascono sempre di pi\u00f9 intorno all\u2019idea di una Kerneuropa \u2013 la Europa di matrice luterana e virtuosa separata dal resto.<\/p>\n<p>Ma i conti non tornano e la conclusione continua ad essere la stessa dei documenti interni al Ministero della Finanza tedesco nel 2012: al momento non conviene. Comunque, di tutti i \u201cfirst\u201d europei, il \u201cKerneuropa first\u201d della Germania e dei suoi compagni della fede della \u201cregola dell\u2019oro\u201d e del principio \u201cper le esportazioni verso il Dio-crescita\u201d \u00e8 senza dubbio il pi\u00f9 rilevante. Se la tesi del dilemma irrisolvibile \u00e8 corretta, la direzione di questa balcanizzazione \u00e8 inequivocabile: <strong>lo smembramento<\/strong> \u00e8 solo questione di tempo.<\/p>\n<p><strong>SICUREZZA: INTEGRARE O ESCLUDERE<\/strong><\/p>\n<p>In materia di sicurezza e di relazioni internazionali, la situazione \u00e8 ovvia: quando c\u2019\u00e8 da inventare qualcosa di nuovo e che sia condiviso tra gli attori della multipolarit\u00e0 per affrontare le sfide del secolo (agire contro il riscaldamento globale, palliare la disuguaglianza e affrontare il disarmo della sempre pi\u00f9 generalizzata capacit\u00e0 di distruzione di massa), in Occidente constatiamo la persistenza di tutta una generazione politica (e della rete di esperti al suo servizio) formata nel vecchio egemonismo e senza esperienza o ricordo dell\u2019essenza stessa dell\u2019azione diplomatica e del multilateralismo.<\/p>\n<p>Dopo settanta anni di dominio, gli Stati Uniti sono molto impreparati per il cambio di atteggiamento richiesto dalla realt\u00e0 dal <strong>mondo multipolare<\/strong>. Scontrandosi con la Russia in Occidente e con la Cina a Oriente, hanno provocato l\u2019avvicinamento di questi due paesi, che non vogliono pi\u00f9 un ritorno alla logica dei blocchi ma che al tempo stesso si dichiarano disposti ad opporsi anche militarmente nelle loro pi\u00f9 immediate frontiere (Ucraina, Mare della Cina meridionale). Si pu\u00f2 constatare la forza d\u2019inerzia di tutta questa gente (in politica i think tanks e i mezzi di comunicazione), afferrata alla politica della punizione militare, delle sanzioni, del disprezzo del diritto internazionale e dell\u2019invocazione fraudolenta \u2013 perch\u00e9 selettiva e piena di trappole \u2013 dei diritti umani come argomento di ingerenza e di guerre (7).<\/p>\n<p>Vari Stati sono gi\u00e0 stati dissolti e sostituiti da buchi neri, in gran parte in operazioni occidentali di cambio di regimi in Medio Oriente, con il risultato di centinaia di migliaia di morti (8). In Europa questa stessa tendenza ha contribuito in passato a esacerbare i drammi dello smembramento jugoslavo e con la proliferazione dei conflitti e delle tensioni militari nel continente: Croazia, Bosnia, Serbia, Kosovo, Macedonia, Ossezia etc.<\/p>\n<p>Nel contesto della grave crisi interna all\u2019Unione Europea, mentre c\u2019\u00e8 un\u2019urgente necessit\u00e0 di trovare \u201cspiegazioni\u201d, \u00e8 estremamente pericolosa la ricerca di nemici praticata da Bruxelles, con la <strong>Russia come punto di mira<\/strong> (9). \u00c8 necessario fare esercizio di memoria e ricordare la alternativa integrare\/escludere della storia europea. Dopo le guerre napoleoniche i vincitori inclusero la Francia sconfitta nel processo decisionale e ci\u00f2 apr\u00ec una lunga epoca di pace e stabilit\u00e0 continentale. L\u2019esempio contrario \u00e8 dato da quel che si fece con la Germania post-guglielmina dopo la Prima guerra mondiale e contro la Russia bolscevica dopo la Rivoluzione del 1917. In entrambi i casi, le politiche di esclusione \u2013 e il tremendo interventismo militare nella guerra civile russa \u2013 ebbero conseguenze nefaste sfociando in ci\u00f2 che poi furono il nazismo e lo stalinismo.<\/p>\n<p>Quel che stiamo vedendo in Europa nei confronti della Russia dalla fine della guerra fredda in poi suona come un nuovo avvertimento sui pericoli di escludere una grande potenza dal processo decisionale e trattarla a colpi di imposizioni e sanzioni. L\u2019integrazione dell\u2019ex blocco dell\u2019Est si fece inizialmente in maniera fraudolenta. Dall\u2019agenda nascosta dell\u2019espansionismo della NATO, tradito dagli accordi taciti raggiunti con Mosca a cambio della sua ritirata imperiale, si offr\u00ec a quei paesi l\u2019entrata in un blocco militare antirusso come anticamera dell\u2019ingresso nell\u2019Unione Europea (10).<\/p>\n<p>Per trent\u2019anni, questo processo di mettere il dito nell\u2019occhio dell\u2019orso russo ha provocato tensioni artificiali che si sono via via accumulate. Quando queste tensioni sono esplose militarmente, la reazione istintiva dell\u2019orso, sono state additate come dimostrazione dell\u2019aggressivit\u00e0 della Russia, della malvagit\u00e0 del suo leader (un nazionalista di destra, popolare in patria per aver stabilizzato il paese pur senza redistribuire i profitti del petrolio n\u00e9 rivedere la privatizzazione criminale degli anni novanta) o della sua mitica volont\u00e0 di \u201cricostruire l\u2019Unione Sovietica\u201d. La denunciata aggressivit\u00e0 russa, in realt\u00e0 un riflesso difensivo abbondantemente prevedibile e ignorato, \u00e8 stata una profezia indotta e autorealizzatasi (11).<\/p>\n<p>Per porvi rimedio \u00e8 imprescindibile che l\u2019Europa eserciti la sua indipendenza strategica e che si organizzi un sistema di sicurezza continentale, libero dalla logica dei blocchi in cui la sicurezza di alcuni non si costruisca a spese della sicurezza di altri. Ossia, applicare proprio quel senso che sta dietro la firma della Carta di Parigi del 1990 per una nuova Europa della OSCE. <strong>Per fare ci\u00f2 \u00e8 imperativo dissolvere la NATO come blocco militare.<\/strong> Per\u00f2 quale establishment europeo attuale si assumerebbe questa causa nelle instabili condizioni attuali, quando proprio il comando della NATO si dedica a seminare questa instabilit\u00e0 promuovendo la tensione con la Russia per giustificare la propria stessa esistenza?<\/p>\n<p>I due politici che in Germania e in Francia ne parlano e puntano il dito contro la tendenza della guerra \u2013 Oskar Lafontaine e Jean-Luc M\u00e9lenchon \u2013 hanno un bacino elettorale tra il 10 e il 15%. Ci vedo quindi una grande necessit\u00e0 ma anche una scarsa possibilit\u00e0. Per\u00f2 immaginiamo che l\u2019Unione Europea diventasse un polo autonomo e sovrano nel mondo, con la grande potenza e influenza mondiale che deriva dai suoi parametri fondamentali di popolazione, Pil e potenza culturale e militare. La domanda che si pone \u00e8: per farci che? Per contribuire a che mondo?<\/p>\n<p>Continuare a fare in maniera sovrana quel che \u00e8 andata facendo fino ad ora in qualit\u00e0 di \u201caiutante dello sceriffo\u201d significa contribuire in maniera pi\u00f9 efficace e autonoma al disastro, alla prospettiva degli imperi combattenti. Avere, per esempio, un esercito europeo integrato per poter fare la guerra in Siria, in Libia, in Ucraina etc. La mia conclusione \u00e8 che se l\u2019Europa si rivela incapace di elaborare un progetto di azione verso l\u2019estero in sintonia con le sfide del secolo, occorre dirlo con chiarezza: \u00e8 meglio che non sia una grande potenza, che sia un agglomerato quanto pi\u00f9 debole possibile per ridurre la sua possibilit\u00e0 di fare dei danni.<\/p>\n<p><strong>L\u2019ASSE FRANCO-TEDESCO NON ESISTE<\/strong><\/p>\n<p>A lungo una Germania che vedeva nell\u2019Europa l\u2019unica possibilit\u00e0 di recuperare la propria sovranit\u00e0 e una Francia che temeva di lasciarla sola, formarono il grande asse alla base degli interessi comuni dell\u2019Unione Europea. In quell\u2019epoca di fondazione, in entrambi i paesi la destra difendeva politiche economiche e sociali che oggi sarebbero considerate di \u201csinistra radicale\u201d.<\/p>\n<p>In Francia l\u2019ispirazione sociale del gaullismo era il programma del Consiglio Nazionale della Resistenza del marzo del 1944. In Germania l\u2019Economia sociale di mercato era la dottrina della coalizione di cristiani e ex nazisti della CFU con la quale si esorcizzava l\u2019alternativa dell\u2019altra Germania, la DDR, con la sua miscela di socialismo e dittatura che poneva l\u2019assistenza e il livellamento sociale al centro del proprio progetto.<\/p>\n<p>Questa base storica dell\u2019asse non corrisponde pi\u00f9 al mondo attuale.<\/p>\n<p>Dal momento in cui la Germania ha recuperato la sua piena sovranit\u00e0 con la riunificazione nazionale del 1990 e l\u2019annessione della DDR nella RFT, la sua visione dell\u2019Unione Europea \u00e8 cambiata. L\u2019Europa non era pi\u00f9 la soluzione per l\u2019handicap ereditato dal disastro nazista, ma il primo spazio su cui proiettare la sua sovranit\u00e0 dominatrice.<\/p>\n<p>Spar\u00ec la generazione politica che aveva vissuto la guerra, i Brandt, Kohl e Schmidt. Cominci\u00f2 la riabilitazione del nazionalismo tedesco in termini nuovi e impensabili nella fase precedente (12). E il quadro generale di questo cambiamento nella relazione franco-tedesca non \u00e8 una \u201ceconomia sociale di mercato\u201d \/consiglio nazionale della resistenza con il telone di fondo della paura del comunismo, ma la dottrina neoliberale, ossia: la demolizione programmata e sostenuta delle conquiste sociali in vigore dal dopoguerra.<\/p>\n<p>In questo contesto di euforia nazionalista e con il costo di due bilioni di euro per l\u2019annessione della DDR, la Germania impose al resto del club europeo la sua strategia nazionale esportatrice, priva di qualsiasi desiderio di sovvenzionare gli altri soci. Attraverso il <strong>dumping salariale<\/strong>, ogni made in Germania si fece pi\u00f9 competitivo rispetto ai (e a spese dei) suoi soci. Il denaro che gener\u00f2 il suo surplus commerciale fu investito. Negli anni novanta \u201cinvestire\u201d significava in gran parte finanziare bolle immobiliari che trovavano il terreno migliore in paesi con grande corruzione e pessimi governi come la Spagna.<\/p>\n<p>Quando questa bolla esplose mettendo in pericolo i fondi pensioni tedeschi e le banche, i politici germanici fecero finta di non avere niente a che vedere con questa questione, che era tutta colpa dei \u201cpigs\u201d meridionali dalle mani bucate e incapaci di fare riforme. Ossia: offrirono una spiegazione nazionale in linea con l\u2019ortodossia neoliberale a un problema sistemico internazionale.<\/p>\n<p>La cancelliera che ha governato goffamente tutto ci\u00f2, Angela Merkel, ha danneggiato seriamente i tre pilastri che riabilitarono la politica tedesca dopo la seconda guerra mondiale: lo stato sociale, l\u2019integrazione dell\u2019Unione Europea e la politica di distensione verso la Russia conosciuta come Ostpolitik. Che nonostante ci\u00f2 la Merkel passi per essere la grande leader continentale riassume molto bene la situazione in Europa, ma soprattutto dimostra che siamo di fronte ad \u201cun\u2019altra Germania\u201d (13).<\/p>\n<p>E che succede con la Francia? <strong>Nel 1983 Mitterand rinunci\u00f2 alla politica di programma comune di sinistra con cui aveva vinto le elezioni del 1981, un programma nazionale di trasformazione, per abbracciare la linea europeista neoliberale descritta qui sopra.<\/strong> A differenza della Germania, la Francia non aveva nessuna linea strategica economica nazionale specifica. La moneta comune fu salutata da Mitterand come un meccanismo per evitare le sorprese tedesche ma si ritorse contro la Francia stessa.<\/p>\n<p><strong>Tutto il terreno guadagnato dall\u2019esportazione tedesca nel periodo recente corrisponde a quanto perso dagli altri europei, in primo luogo dalla Francia.<\/strong> I politici francesi si sono convertiti in dei subalterni della linea tedesca. Il giornalista Romarc Gordin descrive la situazione come \u201cuna specie di Vichy postmoderno\u201d: \u201cIn Europa, la Francia solo serve come socio collaboratore della Germania\u201d, dice. Sotto questa collaborazione la vita sociale francese e la sua convivenza interna si sono disintegrate.<\/p>\n<p>Curiosamente, in Francia non si conosce molto la Germania. \u00c8 un paese associato a cattive esperienze storiche per cui non si \u00e8 mai avuto davvero interesse. Su questa scarsa conoscenza si \u00e8 imposto, attraverso i mezzi di comunicazione, una certa leggenda piena di complessi per cui alla Germania andrebbe tutto bene, molto meglio che alla Francia. In questo contesto si \u00e8 andato aprendo strada, sordamente e a livello popolare \u2013 non nelle \u00e9lite \u2013 l\u2019idea che nel matrimonio odierno, la Germania sia il macho e la Francia la donna maltrattata. Prende forza l\u2019idea che non sia pi\u00f9 un matrimonio in crisi, ma un caso di violenza di genere. Pu\u00f2 esserci una soluzione?<\/p>\n<p><strong>PI\u00d9 EUROPA O LA DECOSTRUZIONE ORDINATA<\/strong><\/p>\n<p>La mia impressione \u00e8 che Fr\u00e9dric Lordon abbia ragione quando parla di una situazione chiusa in cui eliminare quel che sta distruggendo il sistema dell\u2019Unione Europea passerebbe attraverso la negazione del sistema stesso. La riflessione pu\u00f2 applicarsi alla Germania: non sarebbe capace di fare marcia indietro senza che la sua classe politica, i suoi mezzi di comunicazione, tutto il suo establishment negassero s\u00e9 stessi dicendo \u201cquel che abbiamo fatto fino ad ora \u00e8 stato un errore madornale\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 immaginabile che la Francia sia capace di convincere la Germania a rinunciare all\u2019europeizzazione della sua strategia economica nazionale per esempio smontando l\u2019euro e tornando allo SME (come propone Oskar Lafontaine), la regola aurea del deficit di bilancio o lo statuto della BCE? Credo di no. Dunque ci troviamo di fronte a qualcosa che assomiglia a <strong>un processo irreversibile di autodistruzione.<\/strong><\/p>\n<p>In Francia si ha la sensazione che sempre pi\u00f9 gente pensa, a sinistra e a destra, che l\u2019unica forma per cambiare l\u2019Europa sia cominciare cambiando la Francia. \u00c8 logico, tenendo in conto l\u2019assenza di un \u201cdemos\u201d europeo, soggetto della sovranit\u00e0, e la forza della tradizione sociale francese. Senza aspettare una coordinazione automatica tra i paesi, questo ritorno agli stati nazionali, ossia al quadro della sovranit\u00e0 popolare, \u00e8 ci\u00f2 che nel lungo termine potrebbe riannodarsi in una ridefinizione del progetto europeo. Il problema \u00e8 che oggi questo ritorno allo stato nazione lo sta capitalizzando l\u2019estrema destra. Anche in Francia.<\/p>\n<p><strong>Mi sembra che uno degli scenari con pi\u00f9 futuro nell\u2019Europa di oggi sia quello della \u201clepenizzazzione di Goldman-Sachs\u201d: una sintesi e intesa tra l\u2019estrema destra e l\u2019establishment neoliberista.<\/strong> Per\u00f2, anche se l\u2019estrema destra sta capitalizzando questo ritorno allo Stato nazione, ci\u00f2 non vuol dire che una soluzione decente alla crisi europea (ossia sociale, ecologista e internazionalista e in linea con le sfide del secolo) non passi per questa direttrice di regresso.<\/p>\n<p>I passi indietro, quello che Lordon definisce come un processo ordinato di decostruzione dell\u2019Unione Europea, sarebbero una soluzione pi\u00f9 efficace per uscire dall\u2019impasse che non il pi\u00f9 Europa e pi\u00f9 federalismo autoritario il cui ultimo esito \u00e8 il vettore di guerra che presuppone la \u201cEuropa della difesa\u201d.<\/p>\n<p><em>Da tutte le parti si risponde a questa idea di ritorno agli Stati-nazione con un anatema: \u201cisolamento\u201d, \u201cripiegamento\u201d, \u201cnazionalismo escludente\u201d, \u201cfascismo\u201d, ma le nazioni europee hanno vissuto in pace e creato cose come l\u2019Airbus e il programma Erasmus per anni senza moneta unica e senza la camicia di forza degli attuali trattati. Alcuni dei paesi europei pi\u00f9 prosperi (Islanda, Norvegia, Svizzera) neppure sono membri della UE. <\/em><\/p>\n<p>Molti altri non hanno partecipato all\u2019Euro, senza che ci\u00f2 li converta in qualcosa di solo remotamente simili a emarginati della globalizzazione. <strong>Di modo tale che, se si vuole porre al centro del progetto europeo cose differenti dalla libera circolazione di merci\/capitali e dai benefici oligarchici che l\u2019hanno dominato e rovinato negli ultimi dieci anni, un certo grado di disintegrazione sembra ineludibile<\/strong>. Per porre rimedio a questa situazione, il primo passo \u00e8 quello di de-sacralizzare la Unione Europea, portarla gi\u00f9 dall\u2019altare e collocarla a tiro di una critica realista.<\/p>\n<p><strong>MORTI VIVENTI, LA SOCIET\u00c0 DELLE NAZIONI<\/strong><\/p>\n<p>Cosa pu\u00f2 succedere in mancanza di questa decostruzione ordinata che permetta di riformulare il progetto europeo nel lungo periodo? Continuer\u00e0 ad esistere ci\u00f2 che abbiamo adesso: <strong>la frana a piccoli passi della UE attuale<\/strong>.<\/p>\n<p>In questo senario la UE si convertir\u00e0 in una specie di morto vivente sempre pi\u00f9 irrilevante a tutti gli effetti. Un po\u2019 come la Societ\u00e0 delle Nazioni, antecedente dell\u2019ONU. Ricordate? Anche quella nacque con un buon proposito, nel 1919, per imporre la pace tra gli europei e fin\u00ec per tramutarsi in uno strumento degli interessi degli imperi coloniali occidentali.<\/p>\n<p>La Societ\u00e0 delle Nazioni fu completamente inoperante mentre si ponevano le basi della seconda guerra mondiale, il riarmo tedesco e l\u2019invasione giapponese della Cina, e quando la sciolsero nell\u2019aprile del 1946 nel panorama di un\u2019Europa e un Giappone in rovina, nessuno ne sent\u00ec la mancanza perch\u00e9 era morta da molto tempo.<\/p>\n<p><strong>(*)<\/strong> <em>Questo testo riprende le note della Conferenza \u201cCrisis del eje franco-alem\u00e1n, \u00bfterminal o reconducible?\u201d pronunciata il 26 gennaio nel Palau Malaya di Barcellona su invito del Consiglio catalano del Movimento Europeo.<\/em><\/p>\n<p><strong>Fonte:<\/strong><a href=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/rafael-poch\/addio-unione-europea\/\">http:\/\/www.senso-comune.it\/rafael-poch\/addio-unione-europea\/<\/a><\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p>(1) Si vedano le previsioni per il 2017 del LEAP, raro think tank europeista indipendente famoso per il suo realismo critico. In: GEAB, 111. 15\/01\/2017.<\/p>\n<p>(2) Per la posizione di Lordon, vedi qui e qui.<\/p>\n<p>(3) Sulla narrazione narcisista dell\u2019Unione europea e la sua legittimazione, vedi: Europa, \u00bfse hace o deshace?<\/p>\n<p>(4) L\u2019evoluzione dell\u2019opinione negativa sulla UE \u00e8 rilevatrice: 71% in Grecia, 61% in Francia, (24 punti in pi\u00f9 rispetto al 2007) e il 39% in Italia (23 punti in pi\u00f9 che nel 2007). Si veda Pew Research Center, junio 2016. Sul fallimento dell\u2019integrazione dell\u2019ex blocco dell\u2019Est: Joachim Becker, Europe\u00b4s other periphery. NLR, maggio\/giugno 2016. Il disincanto che si riflette nei sondaggi del BERD nell\u2019Est \u00e8 ancor pi\u00f9 notevole: nel gruppo di Visengrad, il pi\u00f9 virtuoso dell\u2019ex blocco, l\u2019opinione sul miglioramento o meno della qualit\u00e0 della vita rispetto al 1989 divide a met\u00e0 i cechi, gli slovacchi e i polacchi, mentre l\u201980% degli ungheresi pensano che le cose siano peggiorate. In Romania alcuni sondaggi hanno dato un appoggio che raggiunge l\u201980% allo stato di cose sotto il regime di Ceausescu, uno dei peggiori del blocco fino alla fine degli anni \u201980.<\/p>\n<p>(5) Le Figaro, 29\/01\/2015.<\/p>\n<p>(6) Ecco qua la serie completa (percentuale dei partecipanti):<\/p>\n<p>-1992: il 50,7% di danesi votani contro il Trattato di Maastricht. Li si costringe a votare di nuovo.<\/p>\n<p>-2001: il 53,9% degli irlandesi votano contro il trattato di Nizza. Li si costringe a votare di nuovo.<\/p>\n<p>-2005: il 55% dei francesi e il 61% degli olandesi rifiutano il trattato costituzionale europeo. Non li si fanno votare di nuovo (troppo rischioso) e si include l\u2019essenza di ci\u00f2 che \u00e8 stato respinto nel Trattato di Lisbona, due anni dopo.<\/p>\n<p>-2008: il 53,4% degli irlandesi torna a pronunciarsi contro quello che ora si chiama Trattato di Lisbona.<\/p>\n<p>-2015: referendum greco contro l\u2019austerit\u00e0 (61,3%). Si impone ai greci ancor pi\u00f9 austerit\u00e0.<\/p>\n<p>-2016: Il 61,1% degli olandesi respinge l\u2019accordo di associazione tra UE e Ucraina.<\/p>\n<p>-2016: Brexit (51,9%)<\/p>\n<p>-2016: 59,4% degli italiani boccia la riforma costituzionale.<\/p>\n<p>(7) In Siria si \u00e8 assistito al ritorno in azione di questa coalizione di falchi militari, giornalisti e difensori dei diritti umani ben intenzionati che chiedono pi\u00f9 guerra.<\/p>\n<p>(8) Questo il bilancio:<\/p>\n<p>-Afghanistan: 15 anni di guerra (per non dire 30, se si include i sovietici), 230.000 morti \/ i talebani sono ancora forti \/ catastrofe sul terreno della sicurezza e assenza di miglioramenti delle condizioni di vita. Al Qaeda nasce l\u00ec.<\/p>\n<p>\u2013 Irak: 13 anni di guerra \/ un milione di morti \/ divisione del paese in tre tronconi e condizioni di vita peggiori che con Saddam. L\u2019ISIS nasce l\u00ec.<\/p>\n<p>-Libia: 5 anni di caos \/ 40.000 morti \/ paese diviso in tre e condizioni di vita peggiori che con Gheddafi. Ulteriore destabilizzazione dell\u2019Africa Subsahariana.<\/p>\n<p>-Siria: 5 anni di guerra \/ 350.000 morti \/ probabile divisione in due o tre tronconi \/ Situazione generale molto peggiore che prima della ribellione.<\/p>\n<p>(9) La risoluzione del Parlamento Europeo del 14 ottobre 2016, nella quale si accusano i mass media russi di fare, nei confronti della UE (con l\u2019obiettivo di \u201cminare la coerenza della politica estera europea\u201d), lo stesso che i media occidentali fanno da sempre nei confronti della Russia, illustra il fallimento europeo nei confronti di alcuni media russi, come il canale RT, che ha aumentato la sua influenza in occidente, contribuendo al pluralismo delle propagande. La risoluzione colloca la minaccia della propaganda russa allo stesso livello di quella dello Stato islamico e costituisce un attacco molto significativo al pluralismo dell\u2019informazione.<\/p>\n<p>(10) Per una cronaca dei termini della negoziazione che hanno posto fine alla guerra fredda in Europa, si veda R. Poch-de-Feliu, La quiebra optimista del orden europeo, en La Gran Transici\u00f3n. Rusia 1985-2002. Barcelona Cr\u00edtica 2003.<\/p>\n<p>(11) Il discorso di Putin alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco di Baviera del 10 febbraio del 2007, dieci anni fa, fu la pi\u00f9 chiara espressione della posizione russa. Per una lettura interna della posizione muscolare di Putn in politica estera e i rischi di uno scenario da 1905 per il suo regime, si veda: Rusia, riesgos y agravios<\/p>\n<p>(12) Il segretario generale della CDU, Volker Kauder, pu\u00f2, ad esempio, vantarsi ora che \u201cl\u2019Europa parla tedesco\u201d e ricevere per questo un\u2019ovazione nel congresso del suo partito. Brandt, Kohl y Schmidt, non si sarebbero mai potuti permettere questa libert\u00e0.<\/p>\n<p>(13) Su questo si veda, Poch-de-Feliu\/Ferrero\/Negrete: La Quinta Alemania. Un modelo hacia el fracaso europeo. Icaria, Barcelona 2013.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SENSO COMUNE (traduzione di\u00a0Michelangela Di Giacomo) &#8211; Le condizioni di un processo apparentemente irreversibile di autodistruzione (*) TEMPI DI CAMBIO E DI DISORDINE Il mondo si trova in una fase di cambio e grande disordine. 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