{"id":28368,"date":"2017-02-12T13:26:15","date_gmt":"2017-02-12T12:26:15","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28368"},"modified":"2017-02-12T13:26:15","modified_gmt":"2017-02-12T12:26:15","slug":"banca-ditalia-tesoro-il-divorzio-piu-caro-della-storia-ditalia-di-ilaria-bifarini-e-palma-da-la-verita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28368","title":{"rendered":"Banca d\u2019Italia-Tesoro: il divorzio pi\u00f9 caro della storia d\u2019Italia di Ilaria BIFARINI e PALMA (da LA VERITA\u2019)"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SCENARI ECONOMICI<\/strong><\/p>\n<p>In soli quindici anni dal suo avvio \u00e8 costato agli italiani oltre mille miliardi di euro, per poi continuare a gravare sulla nostra economia fino a soffocarla: \u00e8 il divorzio tra Banca d\u2019Italia e Tesoro, avvenuto nel 1981 per volere dell\u2019allora ministro Beniamino Andreatta. Con un atto quasi univoco, cio\u00e8 una semplice corrispondenza epistolare con l\u2019allora Governatore della Banca d\u2019Italia Carlo Azeglio Ciampi, Andreatta mise fine alla possibilit\u00e0 del governo di finanziare monetariamente il disavanzo.<\/p>\n<p>Venne infatti rimosso l\u2019obbligo vigente da parte di Palazzo Koch di acquistare i Titoli di Stato emessi sul mercato primario (cio\u00e8 quelli collocati mensilmente dal Tesoro), che aveva consentito fino ad allora al nostro Paese di tenere sotto controllo il debito pubblico. Perso questo strumento di sovranit\u00e0 monetaria, anticipando quanto sarebbe avvenuto successivamente con l\u2019ingresso nell\u2019Unione Monetaria, l\u2019Italia per finanziare la propria spesa dovette iniziare ad attingere ai mercati finanziari privati, con tassi d\u2019interesse di tutt\u2019altra entit\u00e0 rispetto a quelli garantiti in precedenza. Gli effetti furono immediati: sempre ragionando in euro i 142 miliardi di debito del 1981 (58% del Pil) dopo tre anni erano raddoppiati; dopo quattro, triplicati (429 miliardi), superando quota 1000 nel 1994, pari al 121% del Pil.<\/p>\n<p>Ma cosa spinse Andreatta a questa scellerata decisione? Come raccont\u00f2 lui stesso dieci anni dopo in una lettera pubblicata sul Sole 24 Ore, questo stravolgimento strutturale era necessario per salvaguardare i rapporti tra Unione Europea e Italia. Ad essere in pericolo era infatti la partecipazione del nostro Paese all\u2019interno dello Sme, ossia l\u2019accordo precursore del sistema Euro, basato sulla parit\u00e0 di cambio prefissata tra i Paesi europei aderenti, seppur con una possibilit\u00e0 di fluttuazione minima: \u201cL\u2019imperativo \u2013 spieg\u00f2 l\u2019ex ministro \u2013 era cambiare il regime della politica economica e lo dovevo fare in una compagine ministeriale in cui non avevo alleati, ma colleghi ossessionati dall\u2019 ideologia della crescita a ogni costo, sostenuta da bassi tassi di interesse reali e da un cambio debole\u201d. Pare dunque evidente che sia Andreatta che Ciampi abbiano agito non nel rispetto dei principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale, bens\u00ec eseguendo ordini sovranazionali di indicibile matrice.<\/p>\n<p>Il nemico da abbattere, nell\u2019ottica di Andreatta, era quindi l\u2019inflazione e gli stessi strumenti economici adatti a contenerla: dalla flessibilit\u00e0 di cambio, che con gli accordi europei sarebbe stata definitivamente abolita, ai meccanismi di adeguamento salariale, come la scala mobile, il cui rafforzamento \u00e8 definito dallo stesso Andreatta come \u201cdemenziale\u201d. Peccato che il titolare di via XX Settembre ignorasse i benefici evidenti e riconosciuti dal mondo economico che un tasso di inflazione elevato riflette sul debito pubblico, in quanto capace di ridurne il valore in termini reali!<\/p>\n<p>Ad aggravare la situazione ci pensarono i nostri politici nel 1992 quando decisero di aderire al Trattato di Maastricht, che imponeva alla nostra economia il rispetto di parametri- capestro, tra i quali proprio la contrazione del debito pubblico. Questo diverr\u00e0 lo spauracchio in grado di giustificare le politiche dissennate di privatizzazioni e svendita a capitali privati e stranieri di asset pubblici strategici, avvenuta proprio in quei decenni: tutto ci\u00f2 rappresenta \u2013 occorre sottolinearlo \u2013 un tradimento della Costituzione.<\/p>\n<p>Il colpo di grazia sar\u00e0 l\u2019introduzione dell\u2019Euro: senza una banca centrale che funga da prestatrice illimitata di ultima istanza \u2013 la BCE per suo statuto, non lo \u00e8 -, l\u2019Italia si \u00e8 sottomessa ai diktat di Bruxelles, che impongono autisticamente una folle politica di austerity fatta di tagli alle voci di spesa pubblica pi\u00f9 sensibili (sanit\u00e0, istruzione e pensioni), aumento della tassazione e inasprimento dei sistemi di accertamento fiscale. Ma le lacrime e il sangue degli italiani non possono bastare a risanare un debito pubblico che, tramite la capitalizzazione degli interessi, erode l\u2019attivo di bilancio e deprime ogni possibilit\u00e0 di ritorno alla crescita.<\/p>\n<p>Malgrado la fama di paese amante della spesa sconsiderata, che vive al disopra delle proprie possibilit\u00e0, sin dagli inizi degli anni Novanta l\u2019Italia continua a generare avanzo primario. Critiche e accuse deviano l\u2019opinione pubblica dal vero problema -costituito dalla moneta unica, dal divorzio Bankitalia-Tesoro e dai parametri europei \u2013 proponendo uno specchietto per le allodole costruito sulla triade \u201ccasta\/cricca\/corruzione\u201d. Cos\u00ec gli economisti di regime omettono di dire che il deficit annuale sul quale l\u2019Italia viene costantemente bacchettata dai burocrati di Bruxelles \u00e8 dovuto agli interessi passivi, e nulla c\u2019entrano la spesa pubblica (inferiore a quella francese, ad esempio) e la corruzione.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/scenarieconomici.it\/banca-ditalia-tesoro-il-divorzio-piu-caro-della-storia-ditalia-di-ilaria-bifarini-e-palma\/\">http:\/\/scenarieconomici.it\/banca-ditalia-tesoro-il-divorzio-piu-caro-della-storia-ditalia-di-ilaria-bifarini-e-palma\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SCENARI ECONOMICI In soli quindici anni dal suo avvio \u00e8 costato agli italiani oltre mille miliardi di euro, per poi continuare a gravare sulla nostra economia fino a soffocarla: \u00e8 il divorzio tra Banca d\u2019Italia e Tesoro, avvenuto nel 1981 per volere dell\u2019allora ministro Beniamino Andreatta. 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