{"id":28370,"date":"2017-02-12T13:35:13","date_gmt":"2017-02-12T12:35:13","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28370"},"modified":"2017-02-12T13:35:13","modified_gmt":"2017-02-12T12:35:13","slug":"gramsci-o-laclau-i-dilemmi-di-podemos","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28370","title":{"rendered":"Gramsci o Laclau? I dilemmi di Podemos"},"content":{"rendered":"<p><strong>di MICRO MEGA (Paolo Formenti)<\/strong><\/p>\n<p>Fra qualche giorno all\u2019arena coperta di Vistalegre (Madrid), Podemos celebrer\u00e0 la sua seconda assemblea generale, un evento che potrebbe segnare una svolta importante nella vita di questa formazione politica che rappresenta a tutt\u2019oggi l\u2019unica sinistra del Vecchio Continente in grado di competere alla pari con l\u2019establishment neoliberale. Nel mio ultimo libro (\u201cLa variante populista\u201d, DeriveApprodi) ho indicato in Podemos il pi\u00f9 importante esempio europeo (accostandolo alle rivoluzioni bolivariane in America Latina e al movimento nato attorno alla candidatura di Sanders negli Stati Uniti) del tentativo di cavalcare a sinistra l\u2019onda populista che in tutto il mondo si sta sollevando come reazione alle devastazioni sociali, civili ed economiche provocate da decenni di regime neoliberista.<\/p>\n<p>Prima di analizzare le opzioni strategiche che si confronteranno a Vistalegre \u2013 prover\u00f2 a farlo mettendo a confronto i documenti programmatici presentati, rispettivamente, dal segretario generale Paolo Iglesias e dal suo competitore Inigo Errej\u00f3n \u2013 \u00e8 utile premettere alcune sintetiche considerazioni sul mutamento di scenario mondiale in corso (segnato, fra gli altri eventi, dalla Brexit, dall\u2019elezione di Trump e dalla sconfitta di Renzi nel referendum dello scorso dicembre) e sulle sfide che esso impone a tutti i movimenti antiliberisti del mondo.<\/p>\n<p>Il presupposto da cui intendo partire \u00e8 che stiamo vivendo la fase inziale di un rapido e caotico processo di de-globalizzazione. Non ho qui lo spazio di argomentare adeguatamente tale tesi per cui mi limito a enunciarla in modo apodittico rinviando all\u2019articolo del vicepresidente boliviano Linera, che ho gi\u00e0 avuto modo di commentare su queste pagine. In quel pezzo Linera scriveva, fra le altre cose, che Trump \u201cnon \u00e8 il boia dell\u2019ideologia trionfalista della libera impresa, bens\u00ec il medico legale al quale tocca ufficializzare una morte clandestina\u201d. Clandestina, aggiungo io, per l\u2019ottusa ostinazione con cui le sinistre si ostinano a non prenderne atto. E aggiungeva che l\u2019era in cui stiamo entrando \u00e8 ricca di incertezze, e proprio per questo potenzialmente fertile, se sapremo navigare nel caos generato dalla morte delle narrazioni passate.<\/p>\n<p>Sulla stessa lunghezza d\u2019onda vale la pena di segnalare un lungo, notevole articolo firmato Piotr e apparso sul sito megachip che sostiene, fra le altre cose: 1) che Trump non rappresenta solo un elettorato fatto di perdenti della globalizzazione (disoccupati, lavoratori bianchi poveri, ecc.) ma anche un composito mosaico di frammenti delle \u00e9lite dominanti spaventati dall\u2019inerzia di una politica neocons trasversale (Hillary Clinton su tutti) disposta a rischiare una guerra mondiale, pur di difendere l\u2019egemonia americana fondata sul binomio finanziarizzazione\/globalizzazione; 2) che questa base incoerente e composita lo costringer\u00e0 a condurre una politica altrettanto incoerente e contraddittoria (per esempio facendo marcia indietro sulla globalizzazione senza smettere di difendere gli interessi della finanza globale); 3) che per opporsi al suo pseudo new deal autoritario le lobby liberal-imperiali lotteranno (\u00e8 cronaca di questi giorni) con il coltello fra i denti, mobilitando un\u2019ideologia identitaria \u201carroccata dietro il dogma e l\u2019inquisizione della correttezza politica, cio\u00e8 una forma ideologica elitaria che preferisce tutto ci\u00f2 che \u00e8 minoranza, perch\u00e9 le minoranze non pongono sfide esiziali mentre se sfruttate bene possono minare quelle poste dalla maggioranza. Minoranze che quindi devono essere tenute sotto tutela da lobby che si erigono a loro rappresentanti. Lobby di minoranza incorporate in un establishment dedito a politiche elitarie\u201d; 4) che una sinistra che voglia lottare sia contro il globalismo alla Clinton che contro il trumpismo dovr\u00e0 surfare, con spirito pragmatico ma senza rinunciare i principi, l\u2019onda populista. Il che ci riporta ai dilemmi di Podemos.<\/p>\n<p>Iniziamo col dire che Podemos \u00e8 oggi oggetto di una violenta aggressione da parte di tutti i media spagnoli, simile a quelle che in tutti gli altri paesi occidentali vengono condotte contro la minaccia \u201cpopulista\u201d. Le virgolette s\u2019impongono perch\u00e9 il termine viene usato in modo totalmente indifferenziato: populisti sono Evo Morales e Marine Le Pen, Rafael Correa e Grillo, Trump e Podemos. Un appiattimento che non \u00e8 frutto di incapacit\u00e0 di analisi politica; al contrario: riflette la secca polarizzazione formulata qualche settimana fa dal direttore del Wall Street Journal, il quale ha dichiarato che, d\u2019ora in avanti, lo scontro non sar\u00e0 fra destra e sinistra ma fra globalisti e antiglobalisti. Altrettanto univoca la ricetta per fronteggiarli: costruire grandi coalizioni fra liberali e socialdemocratici per sbarrare loro il passo (coalizioni cui tendono ad accodarsi in posizione subordinata quei partiti di sinistra \u201cradicale\u201d che si lasciano convincere dalle \u00e9lite liberali della necessit\u00e0 di far fronte contro il pericolo \u201cfascista\u201d). In Spagna, come spiega un articolo del deputato di Podemos Manolo Monereo, questa campagna si \u00e8 fatta isterica da quando Podemos ha scelto di stringere un\u2019alleanza elettorale con Izquierda Unida piuttosto che con il PSOE. Perci\u00f2, visto che la prima opzione \u00e8 stata sostenuta da Pablo Iglesias e la seconda da Inigo Errej\u00f3n, e visto che le due tesi si confronteranno nuovamente nell\u2019assemblea di Vistalegre, i media stanno entrando a gamba tesa nel dibattito precongressuale nella speranza di riuscire a spaccare il partito o, in via subordinata, a rafforzare al suo interno la corrente che fa capo a Errej\u00f3n. Ma veniamo ai documenti.<\/p>\n<p>Il documento di Iglesias muove da considerazioni analoghe a quelle esposte poco sopra in merito alla fase storica mondiale: la globalizzazione sta entrando in crisi a mano a mano che sorgono nuove resistenze e avversari politici: non solo i movimenti sociali, ma anche quei governi guidati da forze politiche sovraniste\/progressiste che, soprattutto in America Latina, tentano di restituire un ruolo strategico allo stato in materia di politica economica e perseguono programmi di riforme radicali, mentre \u00e8 in corso un riequilibrio dei rapporti di forza geopolitici dovuto all\u2019emergenza di superpotenze vecchie e nuove, come la Russia e la Cina. La crisi europea \u00e8 parte integrante di tale contesto: gli effetti devastanti del progetto ordoliberista (elevamento del trattato di Maastricht a rango costituzionale sotto egemonia tedesca, perdita della sovranit\u00e0 monetaria e conseguente esautoramento dei governi nazionali privati di potere decisionale su temi strategici; attacco a salari e stato sociale; tagli generalizzati alla spesa pubblica; sistema dei media \u201cblindato\u201d a sostegno del pensiero unico liberista ecc.) generano una resistenza crescente dei popoli europei. In Spagna il consenso, a lungo fondato su settori sociali che aspiravano a venire integrati nella classe media e alternativamente gestito da democristiani e socialisti, si \u00e8 dissolto dopo l\u2019esplosione della crisi globale e a fronte della \u201ccura\u201d che la Ue ha imposto alla Spagna e che ha prodotto deindustrializzazione e disoccupazione. Cos\u00ec sono nati movimenti di massa che rivendicavano democrazia e sovranit\u00e0 popolari, provocando una vera e propria crisi di regime. In questa situazione i media mainstream si sono fatti garanti della continuit\u00e0 delle scelte politiche liberal liberiste, favorendo la nascita di una grande coalizione liberal socialdemocratica sul modello tedesco.<\/p>\n<p>Il documento passa poi a ricostruire la breve storia di Podemos: nato nel 2013\/14 su iniziativa di un gruppo di militanti di varia provenienza (movimenti studenteschi, sinistra anticapitalista, ex comunisti, movimenti di base, ecc.) ispirati dall\u2019esempio del \u201cgiro all\u2019izquierda\u201d che ha visto molti Paesi latinoamericani costruire esperimenti populisti di sinistra, il partito ha lanciato un programma politico che chiedeva l\u2019avvio di un processo costituente fondato su riforme radicali: riconquista della sovranit\u00e0 popolare con la possibilit\u00e0 di realizzare una politica economica ridistributiva e di recuperare i diritti sociali; riforma in senso proporzionale del sistema elettorale, riforma della giustizia per accrescerne l\u2019autonomia dal sistema politico; lotta contro il TTIP, lotta per la parit\u00e0 di genere e per il riconoscimento del carattere plurinazionale dello stato spagnolo, ecc. Programma che ha riscosso largo consenso nei settori popolari e nelle classi medie impoverite, consentendo di ottenere importanti successi elettorali.<\/p>\n<p>Dopodich\u00e9 Iglesias richiama (e rivendica) la svolta che ha visto il partito scegliere l\u2019alleanza elettorale con la sinistra radicale di Izquierda Unida e la contrapposizione frontale al blocco di potere liberal -socialdemocratico. Ricorda che tale svolta \u00e8 maturata dopo un serrato dibattito interno, in cui la base ha respinto l\u2019opzione (difesa da Errej\u00f3n) di un accordo con il PSOE, scegliendo invece la strada di un\u2019alternativa radicale al sistema di potere. Questa linea, che Iglesias si appresta a difendere nella prossima assemblea generale, si fonda sull\u2019ipotesi che la crisi politica ed economica non stia avviandosi alla normalizzazione ma sia al contrario destinata ad acuirsi ulteriormente. Il compito di Podemos, quindi, non \u00e8 quello di proporre un piano alternativo di governo, bens\u00ec quello di costruire un nuovo progetto di paese, tenendo saldamente insieme un blocco sociale formato da settori popolari e classi medie.<\/p>\n<p>Per attuare questo progetto occorre una riforma dell\u2019organizzazione del partito che, nella convulsa fase di crescita, si era concentrato sulla costruzione di una macchina elettorale favorendo la concentrazione del potere decisionale nelle mani del vertice. Ora si tratta di superare questo assetto verticistico sia rafforzando le strutture di base che affondano le radici nei territori, sia promuovendo e accompagnando la nascita di vere e proprie istituzioni di democrazia popolare, una rete di contropoteri che faccia s\u00ec che le vittorie siano percepite come vittorie di un blocco sociale pi\u00f9 che come vittorie di Podemos. Infine, se si vuole costruire un modello alternativo di Paese, il programma di questo partito di tipo nuovo \u2013 che deve rappresentare un progetto condiviso da identit\u00e0 politiche, sociali e territoriali diverse \u2013 deve compiere un salto di qualit\u00e0 che il documento identifica con obiettivi ambiziosi: istituire un controllo democratico (attraverso regolazione pubblica e\/o nazionalizzazioni) sui settori produttivi strategici e in particolare sui settori finanziario, dell\u2019energia, delle comunicazioni; reindustrializzare il Paese contro la sua riduzione a Paese prevalentemente turistico imposta dalla Ue; impegnarsi a realizzare la sovranit\u00e0 alimentare; offrire sostegno alla piccola e media impresa, al cooperativismo e all\u2019economia sociale.<\/p>\n<p>Il documento di Errej\u00f3n dedica meno spazio all\u2019analisi della fase storica, in quanto si concentra soprattutto sui rapporti di forza fra i partiti, sulle alleanze e sulle prospettive elettorali, dando relativamente poco peso ai fattori socioeconomici. In particolare, vengono affrontati i seguenti temi: 1) analisi degli errori di Podemos che, secondo Errej\u00f3n, ne avrebbero frenato l\u2019ascesa elettorale; 2) concentrazione sulla necessit\u00e0 di trasformare Podemos in forza di governo; 3) rilancio, a tale scopo, dell\u2019ipotesi di alleanza con il PSOE (e critica dell\u2019alleanza con IU) ; 4) necessit\u00e0 di riformare il partito, ridimensionando il potere del vertice e \u201cfemminilizzandolo\u201d; 5) spostamento dall\u2019obiettivo di costruire di un blocco sociale a quello di \u201ccostruire un popolo\u201d (vedi, in proposito, il libro-dialogo fra Inigo Errej\u00f3n e Chantal Mouffe, \u201cConstruir pueblo\u201d), da cui consegue la riformulazione del conflitto sociale quasi esclusivamente nei termini della opposizione alto\/basso, popolo\/\u00e9lite; 6) forte attenzione per le aspettative di sicurezza e ordine delle classi medie. Ma vediamone pi\u00f9 in dettaglio lo sviluppo.<\/p>\n<p>Per Errej\u00f3n, Podemos incarna un ciclo di mobilitazione che ha dicotomizzato la societ\u00e0 spagnola fra la \u201cgente comune\u201d e una casta privilegiata (si tratta della formulazione \u201cclassica\u201d del fenomeno populista secondo le teorie di Ernesto Laclau). Perci\u00f2 la sua vocazione \u00e8 quella di costruire una forza politica di tipo nuovo (al di l\u00e0 dei dogmi della sinistra tradizionale) che persegua un cambio di potere in favore delle maggioranze sociali (cambio di potere, non rottura sistemica!).<\/p>\n<p>Per superare l\u2019attuale struttura verticistica (obiettivo sul quale concorda anche Iglesias, come si \u00e8 visto) Errej\u00f3n propone una ricetta fondata sui principi \u201cclassici\u201d della democrazia parlamentare borghese e dei suoi partiti: divisione dei poteri, distribuzione delle cariche in base a un criterio di \u201cproporzionalit\u00e0\u201d fra le correnti interne (la cui esistenza viene data per scontata in quanto garanzia di democraticit\u00e0). Infine \u201cfemminilizzazione\u201d del partito in ossequio a quello che in Italia definiremmo il principio delle quote rosa (punto su cui torner\u00f2 pi\u00f9 avanti perch\u00e9 mi sembra rilevante ai fini delle differenze di prospettiva politica fra i due approcci).<\/p>\n<p><strong>Fonte:<\/strong>\u00a0<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/gramsci-o-laclau-i-dilemmi-di-podemos\/\">http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/gramsci-o-laclau-i-dilemmi-di-podemos\/<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MICRO MEGA (Paolo Formenti) Fra qualche giorno all\u2019arena coperta di Vistalegre (Madrid), Podemos celebrer\u00e0 la sua seconda assemblea generale, un evento che potrebbe segnare una svolta importante nella vita di questa formazione politica che rappresenta a tutt\u2019oggi l\u2019unica sinistra del Vecchio Continente in grado di competere alla pari con l\u2019establishment neoliberale. 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