{"id":28458,"date":"2017-02-15T09:45:38","date_gmt":"2017-02-15T08:45:38","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28458"},"modified":"2017-02-14T23:20:30","modified_gmt":"2017-02-14T22:20:30","slug":"usa-trump-punta-allindipendenza-energetica-dallopec","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28458","title":{"rendered":"USA, Trump punta all\u2019indipendenza energetica dall\u2019OPEC"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>LOOKOUT NEWS (Riccardo Florio)<\/strong><\/p>\n<p><em>L\u2019ascesa dello shale oil, l\u2019accordo sugli oleodotti canadesi e gli incentivi alle rinnovabili rendono possibile per gli USA, gi\u00e0 nel medio termine, l\u2019affrancamento dal cartello dei Paesi esportatori di petrolio.<\/em><\/p>\n<p>Nel 2015 l\u2019agenzia governativa americana <em>Energy Information Administration<\/em> (EIA) ha registrato una dipendenza diretta degli Stati Uniti da Paesi esteri per l\u2019importazione di petrolio e di suoi derivati pari al 24% del consumo nazionale totale (dato calcolato al netto delle esportazioni). Il 31% delle importazioni totali, invece, provenivano da Paesi dell\u2019OPEC. Di fronte a questo scenario, il nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato pi\u00f9 volte di essere fortemente intenzionato a far raggiungere al pi\u00f9 presto agli Stati Uniti l\u2019autosufficienza rispetto al cartello dei Paesi esportatori di petrolio.<\/p>\n<p>L\u2019analisi di differenti fattori induce a ritenere che tale ambizione sia possibile da concretizzare per gli USA. Le riserve naturali di <em>shale oil<\/em>, le importazioni da Messico e Canada \u2013 Paesi che non fanno parte dell\u2019OPEC \u2013 e lo sfruttamento di energie rinnovabili \u2013 su cui la nuova Amministrazione continuer\u00e0 a puntare nonostante l\u2019insensibilit\u00e0 di Trump verso i temi ambientali \u2013 giocano infatti a favore del progetto del tycoon newyorchese.<\/p>\n<h3><strong>I vantaggi dello <em>shale oil<\/em><\/strong><\/h3>\n<p>Le maggiori aspettative sono poste sulle potenzialit\u00e0 dello <em>shale oil. <\/em>A favorirne l\u2019impiego \u00e8 il recente abbattimento dei suoi costi di produzione fino al 40%, il che ha permesso alle compagnie americane di \u201csopravvivere\u201d al crollo del prezzo del greggio al barile che era stato deciso dall\u2019Arabia Saudita al vertice OPEC di Vienna del 2014 con il mantenimento dei livelli standard di produzione nonostante il calo della richiesta. Nell\u2019arco degli ultimi due anni, fino al vertice OPEC di Vienna dello scorso 30 novembre, l\u2019EIA ha infatti registrato un complessivo aumento dell\u2019estrazione di <em>shale oil<\/em> tale da permettere agli Stati Uniti di strappare all\u2019Arabia Saudita il primato mondiale di maggior produttore di petrolio e gas naturali.<\/p>\n<p>Anche in ottica futura, l\u2019andamento dello <em>shale oil<\/em> negli USA \u00e8 destinato ad attestarsi su trend positivi. Ci\u00f2 sar\u00e0 dovuto non solo agli investimenti effettuati dal governo americano ma anche a quelli fatti da alcune delle principali compagnie petrolifere statunitensi. Una delle ultime in ordine di tempo a muoversi in questa direzione \u00e8 stata la <em>ExxonMobil<\/em>, il cui ex amministratore delegato \u00e8 Rex Tillerson, scelto da Trump come nuovo segretario di Stato.<\/p>\n<p>Di contro, un elemento di relativa importanza che pu\u00f2 rallentare l\u2019ascesa dello <em>shale oil<\/em> risiede nella tecnica di raffinazione legata alla natura del petrolio stesso. Il petrolio estratto negli Stati Uniti \u00e8 il cosiddetto <em>sweet crude oil<\/em>, caratterizzato da un basso contenuto di zolfo. Il problema con questo tipo di petrolio \u00e8 che le raffinerie presenti sul territorio americano sono congeniate per la lavorazione di un petrolio con maggiore densit\u00e0 e contenuto di zolfo, il cosiddetto <em>sour crude oil<\/em>, importato da Paesi esteri: alcuni sono vicini, come il Canada; altri molto lontani, come l\u2019Arabia Saudita.<\/p>\n<p>Per questo motivo, sono proprio le estrazioni dalle sabbie bituminose canadesi, oggi caratterizzanti circa il 40% dell\u2019import totale statunitense, a rivestire un ruolo determinante nella corsa all\u2019indipendenza energetica degli Stati Uniti dall\u2019OPEC. Ci\u00f2 suggerisce che le importazioni statunitensi dal Canada saranno destinate ad aumentare nei prossimi anni. Uno scenario che la <em>Canadian Association of Petroleum Producers<\/em> (CAPP) aveva gi\u00f9 previsto nel 2015, quando aveva ipotizzato un aumento della produzione di petrolio addirittura fino al 2030 proprio per venire incontro principalmente alle richieste degli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Oggi queste previsioni possono essere viste anche con maggiore favore alla luce del nuovo vertice OPEC dello scorso novembre 2016 durante il quale, come detto, \u00e8 stato posto un freno alla produzione di greggio per moderare l\u2019offerta e, di conseguenza, far risalire il prezzo al barile.<\/p>\n<p>Un segnale di distensione al Canada Trump lo ha gi\u00e0 lanciato pochi giorni dopo il suo insediamento alla Casa Bianca, dando il via libera per far ripartire i lavori di completamento della pipeline dell\u2019oleodotto <em>Dakota Access<\/em> e per rinegoziare i termini per la costruzione dell\u2019oleodotto <em>Keystone XL<\/em>, entrambe opere temporaneamente fermate dal suo predecessore Barack Obama a causa del loro impatto negativo sull\u2019ambiente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>La questione ambientale e i rapporti con il Messico<\/strong><\/h3>\n<p>In effetti, \u00e8 noto che l\u2019estrazione di petrolio dalle sabbie bituminose comporti potenziali rischi ambientali, il che mette gli Stati Uniti non solo contro le associazioni ambientaliste ma, soprattutto, contro gli accordi raggiunti dalla comunit\u00e0 internazionale \u2013 e dunque anche da Washington \u2013 alla Conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici del 2015 (<em>Cop21<\/em>).<\/p>\n<p>In questo quadro, restano da decifrare i rapporti degli Stati Uniti con il Messico, e non solo in riferimento all\u2019intenzione di Trump di imporre delle tassazioni sulle importazioni messicane per pagare i lavori di completamento del muro al confine tra i due Paesi.<\/p>\n<p><em>Pemex<\/em>, la principale compagnia petrolifera di Stato messicana, gi\u00e0 nel 2016 (dunque prima dell\u2019insediamento di Trump alla Casa Bianca) ha registrato una riduzione della sua dipendenza dalle importazioni degli Stati Uniti, avendo spostato una fetta delle proprie esportazioni verso i mercati di Europa e Asia. La situazione \u00e8 in continua evoluzione ed \u00e8 probabile che alla conferenza <em>Energy Mexico 2017<\/em>, tenutasi dal 31 gennaio al 2 febbraio a Citt\u00e0 del Messico, il governo messicano abbia iniziato a \u201cguardarsi intorno\u201d in cerca di nuovi partner soprattutto a Oriente (Cina) e nel Golfo Persico (Arabia Saudita).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>Le energie rinnovabili<\/strong><\/h3>\n<p>Infine, come detto le energie rinnovabili offrono buoni spunti di ottimismo a Trump sia sul piano della ricerca dell\u2019indipendenza energetica che per quanto concerne la creazione di nuovi posti di lavoro. Una legge approvato dal Congresso nel dicembre del 2016 offre incentivi economici a chi investe nel settore attraverso una estensione di cinque anni sul credito d\u2019imposta nei settori di energia solare, eolica, biocarburanti, veicoli elettrici ed efficienza energetica. Il trend negli Stati Uniti \u00e8 positivo gi\u00e0 da qualche anno, come dimostra il progressivo aumento di installazioni di pale eoliche registrato dagli ultimi report dell\u2019<em>American Wind Energy Association<\/em>.<\/p>\n<p>Al netto delle tensioni politiche su cui Trump ha calcato la mano nelle ultime settimane (in particolare con il Messico e, soprattutto, con l\u2019Iran), l\u2019insieme di questi elementi fa credere che l\u2019acquisizione di una forte, se non addirittura totale, indipendenza energetica degli Stati Uniti dai Paesi OPEC rappresenta un progetto non pi\u00f9 di lungo ma di medio-termine a cui l\u2019America pu\u00f2 guardare con fiducia.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lookoutnews.it\/stati-uniti-shale-oil-indipendenza-energetica-opec\/\">http:\/\/www.lookoutnews.it\/stati-uniti-shale-oil-indipendenza-energetica-opec\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LOOKOUT NEWS (Riccardo Florio) L\u2019ascesa dello shale oil, l\u2019accordo sugli oleodotti canadesi e gli incentivi alle rinnovabili rendono possibile per gli USA, gi\u00e0 nel medio termine, l\u2019affrancamento dal cartello dei Paesi esportatori di petrolio. 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