{"id":28499,"date":"2017-02-16T12:17:55","date_gmt":"2017-02-16T11:17:55","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28499"},"modified":"2017-02-16T12:17:55","modified_gmt":"2017-02-16T11:17:55","slug":"ft-alphaville-gli-usa-non-dovrebbero-incolpare-il-messico-per-il-deficit-commerciale-la-colpa-e-della-germania","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28499","title":{"rendered":"Ft Alphaville: Gli Usa non dovrebbero incolpare il Messico per il deficit commerciale \u2014 la colpa \u00e8 della Germania"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>VOCI DALL&#8217;ESTERO (<em>Matthew C. Klein)<\/em><\/strong><\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/ftalphaville.ft.com\/2017\/02\/01\/2183509\/the-us-shouldnt-blame-mexico-for-losing-at-trade-it-should-blame-germany\/\">Dal blog Alphaville del Financial Times<\/a>\u00a0un\u2019esauriente analisi \u2013 \u00a0che aiuta anche a capire come funziona la bilancia dei pagamenti \u2013\u00a0individua\u00a0il vero problema dell\u2019America non tanto nei\u00a0deficit commerciali bilaterali con paesi come il Messico, ma nello squilibrio complessivo tra risparmiatori globali e consumatori globali. In questo divario, il Messico ad esempio sta dalla parte di chi consuma pi\u00f9 di quanto produce, mentre\u00a0i veri \u201cspilorci\u201d sono i paesi vincenti dell\u2019eurozona, che\u00a0non solo soffocano i loro consumi interni per crescere sulla domanda altrui, ma\u00a0che impongono regole di austerit\u00e0 anche su tutti gli altri partner del blocco della moneta unica. C\u2019\u00e8 solo da sperare \u2013 aggiungiamo noi \u2013 che l\u2019America non cerchi di spingere l\u2019Europa a spendere puntando\u00a0sulle spese per la Difesa,\u00a0l\u2019unica forma di Keynesismo\u00a0\u00a0politicamente accettabile per l\u2019\u00e9lite dominante.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A partire dalla met\u00e0 degli anni \u201990 l\u2019industria americana\u00a0<a href=\"https:\/\/ftalphaville.ft.com\/2016\/12\/06\/2180771\/how-many-us-manufacturing-jobs-were-lost-to-globalisation\/\">ha perso quote di mercato e posti di lavoro rispetto ai suoi concorrenti stranieri<\/a>. Ci\u00f2 ha causato\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ddorn.net\/papers\/ADHM-PoliticalPolarization.pdf\">ripercussioni politiche<\/a>\u00a0le cui conseguenze iniziano appena ad essere avvertite.<\/p>\n<p>Una delle conseguenze che si va delineando con sempre pi\u00f9 chiarezza \u00e8 che le regole del sistema commerciale globale dovranno necessariamente cambiare.<\/p>\n<p>Come per altre questioni politiche nell\u2019America di oggi, \u00e8 pressoch\u00e9 impossibile anticipare\u00a0la direzione\u00a0che questi cambiamenti prenderanno, tuttavia il commercio \u00e8 chiaramente uno dei settori in cui l\u2019esecutivo ha un margine d\u2019azione pi\u00f9 ampio per cambiare le politiche senza il consenso del Congresso rispetto a, per esempio, la politica fiscale, la normativa finanziaria, la sanit\u00e0, o le infrastrutture. (Alexandra Scaggs fornisce qui\u00a0<a href=\"https:\/\/ftalphaville.ft.com\/2017\/01\/31\/2183034\/choose-your-own-american-protectionist-adventure-part-2\/\">pi\u00f9 dettagli<\/a>.) La nuova amministrazione \u00e8 stata piuttosto esplicita su come la pensa in tema di commercio:<\/p>\n<p>Il disavanzo complessivo della bilancia commerciale si pu\u00f2 ridurre concentrandosi sui deficit commerciali bilaterali con i singoli paesi.<\/p>\n<p>I deficit commerciali bilaterali sono causati da \u201caccordi sbagliati\u201d che necessitano di revisione caso per caso.<\/p>\n<p>Pertanto, la strada per rilanciare il mercato del lavoro americano \u00e8 di rinegoziare \u201caccordi pi\u00f9 favorevoli\u201d con\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ft.com\/content\/71a201d2-c7b3-11e6-8f29-9445cac8966f\">la Cina<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ft.com\/content\/06e7fc2c-d3dc-11e6-9341-7393bb2e1b51\">il Giappone<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ft.com\/content\/57f104d2-e742-11e6-893c-082c54a7f539\">la Germania<\/a>, ed\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ft.com\/content\/1eb625ae-e47b-11e6-9645-c9357a75844a\">il Messico<\/a>, poich\u00e9 i deficit bilaterali con questi quattro paesi ammontano sistematicamente a circa tre quarti del\u00a0<a href=\"https:\/\/www.census.gov\/foreign-trade\/statistics\/highlights\/top\/top1611yr.html\">deficit commerciale americano per quanto riguarda le merci<\/a>\u00a0 ed\u00a0all\u2019intero\u00a0<a href=\"https:\/\/www.bea.gov\/iTable\/index_ita.cfm\">deficit commerciale di beni\u00a0<\/a>e servizi\u00a0nel 2015, l\u2019ultimo anno di cui sono disponibili dati completi.<\/p>\n<p>Bench\u00e9 ci siano parecchi motivi per pensare che nel loro complesso le regole attuali non vadano nell\u2019interesse dell\u2019americano medio e che possano essere migliorate, questo ragionamento lascia comunque molto a desiderare.<\/p>\n<p>Per tracciare un quadro completo della situazione al posto della miope ossessione sugli equilibri commerciali bilaterali, \u00e8 necessario comprendere le tendenze globali del risparmio e del consumo. Ci\u00f2 porterebbe a capire che il Messico non \u00e8 affatto decisivo, che la Cina \u00e8 meno preoccupante di quanto si pensi, e che il problema principale sono l\u2019eurozona, la Svizzera, la Corea, Taiwan e Singapore. In particolare, \u00e8 possibile ipotizzare soluzioni che soddisfino i negoziatori americani ed\u00a0allo stesso tempo\u00a0migliorino le condizioni di vita nei paesi destinatari. I vantaggi per gli americani non devono necessariamente venire a scapito dei lavoratori stranieri.<\/p>\n<p>Per capire il perch\u00e9, pu\u00f2 essere utile fare un passo indietro e studiare le basi.<\/p>\n<p>Le esportazioni sono importanti perch\u00e9 creano lavoro e perch\u00e9 con i proventi delle vendite si possono pagare le importazioni. Le importazioni, d\u2019altra parte, sono anche importanti, perch\u00e9 non tutti i beni e servizi domandati possono essere prodotti internamente, e perch\u00e9 la concorrenza con i prodotti esteri favorisce la produttivit\u00e0 dell\u2019industria nazionale, il che va a beneficio di tutti i consumatori.<\/p>\n<p>Un paese ha un deficit commerciale quando i suoi residenti acquistano pi\u00f9 beni e servizi di quanti ne vendano al resto del mondo. Viceversa, un paese ha un surplus commerciale quando i suoi residenti producono pi\u00f9 beni e servizi di quanti ne consumino. In altre parole, un deficit commerciale significa che i consumatori consumano pi\u00f9 beni reali di quanti ne producano, mentre un surplus commerciale \u00e8 il segnale che i consumatori lavorano per produrre beni che poi non utilizzano direttamente.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 pertanto essere indotti a pensare che grandi\u00a0deficit\u00a0commerciali siano indice de fatto che il paese stia \u201cvincendo\u201d rispetto al resto del mondo. Dopo tutto, i \u201cperdenti\u201d con i loro surplus \u201ccedono\u201d beni e servizi in cambio di semplici promesse scritte, che qualsiasi bravo negoziatore potrebbe in futuro rinegoziare. Ad ogni modo.<\/p>\n<p>Lo scambio di beni e servizi \u00e8 solo una parte \u2014 in genere, ma non necessariamente, preponderante \u2014 della bilancia delle partite correnti, che misura tutti i flussi di reddito a livello transnazionale. Un\u2019altra componente della bilancia delle partite correnti sono gli interessi e i dividendi sui titoli di stato all\u2019estero, i salari pagati ai lavoratori pendolari transfrontalieri, gli aiuti esteri,\u00a0<a href=\"https:\/\/ftalphaville.ft.com\/2016\/04\/13\/2158619\/what-might-trumps-remittances-plan-do-to-the-trade-balance\/\">le rimesse degli emigrati<\/a>, e le sanzioni internazionali.<\/p>\n<p>Quando la bilancia delle partite correnti \u00e8 in deficit, significa che i cittadini del paese, a livello aggregato, stanno spendendo pi\u00f9 di quanto guadagnano. Un surplus nella bilancia delle partite correnti significa che i residenti del paese spendono meno di quanto guadagnano.<\/p>\n<p>Il rovescio della medaglia della bilancia delle partite correnti si chiama conto finanziario. Per spendere pi\u00f9 di quanto si guadagna si pu\u00f2 coprire la differenza o con la vendita di asset, o con un prestito a fronte di un credito sul reddito futuro. Analogamente, quando le entrate superano le uscite bisogna in qualche modo impiegare il surplus di bilancio, o versando il denaro in un conto in banca (prestiti), o acquistando azioni e titoli (investimenti di portafoglio), o con l\u2019acquisizione di beni immobili o imprese (investimenti diretti).<\/p>\n<p>In effetti, i movimenti nel conto finanziario sono pi\u00f9 significativi di diversi ordini di grandezza rispetto a quelli nella bilancia delle partite correnti, oltre ad essere molto pi\u00f9 esposti a variazioni improvvise. Di conseguenza, almeno per quanto riguarda l\u2019America, il conto finanziario sopravanza il conto delle partite correnti, e per estensione anche la bilancia commerciale, e conta molto pi\u00f9 di tutto ci\u00f2 che normalmente ricade nell\u2019ambito della \u201cpolitica commerciale\u201d.<\/p>\n<p><strong>Per questo motivo, concentrare tutta l\u2019attenzione sugli equilibri commerciali non ha senso.<\/strong><\/p>\n<p>Immaginiamo che i risparmiatori olandesi comprino pi\u00f9 titoli americani di quanto gli americani spendano per accumulare titoli olandesi, il che in ultima analisi stimola il potere d\u2019acquisto relativo dei consumatori americani, che possono a loro volta utilizzare il denaro extra per fare il pieno di prodotti messicani. La \u201ccolpa\u201d di questa situazione sarebbe dell\u2019Olanda o del Messico?<\/p>\n<p>Per rispondere a questa domanda bisogna guardare all\u2019equilibrio\u00a0complessivo\u00a0fra risparmio e spesa in ciascun paese.<\/p>\n<p>Supponiamo che consumatori e imprenditori americani acquistino pi\u00f9 prodotti messicani a scapito dei beni e servizi locali perch\u00e9 quelli messicani sono pi\u00f9 economici. Consumatori e imprese messicani si ritroverebbero con un maggior potere d\u2019acquisto per acquistare beni e servizi da paesi esteri. I cittadini\u00a0di questi\u00a0paesi si ritroverebbero con pi\u00f9 denaro, magari da spendere in prodotti americani. Che la domanda provenga dall\u2019India o dall\u2019Italia non fa alcuna differenza.<\/p>\n<p>L\u2019effetto netto sull\u2019America dipende da quanto il resto del mondo\u00a0nel suo complesso\u00a0sia propenso a consumare beni e servizi di provenienza americana. Le variazioni in uno specifico equilibrio commerciale bilaterale possono riversarsi su altri paesi senza alcun beneficio per chi ha chiesto il cambiamento.<\/p>\n<p><strong>Ma perch\u00e9 preoccuparsi tanto di deficit e surplus?<\/strong>\u00a0Dopo tutto, non c\u2019\u00e8 nulla di male nello spendere pi\u00f9 di quanto si guadagni. In certi casi pu\u00f2 essere ragionevole investire in beni che aumentino il reddito futuro, o limitino le spese future. L\u2019equilibrio delle partite correnti \u2014 in s\u00e9 \u2014 non implica affatto che una determinata societ\u00e0 sia \u201ccompetitiva\u201d o \u201coziosa\u201d o \u201cviva al di sopra delle proprie possibilit\u00e0\u201d o \u201cvirtuosa\u201d. N\u00e9 ci dice se alcuni paesi sono sfruttati da altri.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che conta \u00e8 se il rendimento sugli investimenti supera la spesa per sovvenzionarli, e se la forma dell\u2019investimento \u00e8 abbastanza flessibile da poter evitare le inevitabili variazioni dei profitti.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 nato alla met\u00e0 degli anni \u201990, con un aumento vertiginoso dei flussi di capitali tra una nazione e l\u2019altra. La curva mostra la somma dei valori assoluti di tutte\u00a0<a href=\"https:\/\/www.imf.org\/external\/pubs\/ft\/weo\/2016\/02\/weodata\/weorept.aspx?sy=1995&amp;ey=2016&amp;scsm=1&amp;ssd=1&amp;sort=subject&amp;ds=.&amp;br=0&amp;pr1.x=37&amp;pr1.y=10&amp;c=512%2C672%2C914%2C946%2C612%2C137%2C614%2C546%2C311%2C962%2C213%2C674%2C911%2C676%2C193%2C548%2C122%2C556%2C912%2C678%2C313%2C181%2C419%2C867%2C513%2C682%2C316%2C684%2C913%2C273%2C124%2C868%2C339%2C921%2C638%2C948%2C514%2C943%2C218%2C686%2C963%2C688%2C616%2C518%2C223%2C728%2C516%2C558%2C918%2C138%2C748%2C196%2C618%2C278%2C624%2C692%2C522%2C694%2C622%2C142%2C156%2C449%2C626%2C564%2C628%2C565%2C228%2C283%2C924%2C853%2C233%2C288%2C632%2C293%2C636%2C566%2C634%2C964%2C238%2C182%2C662%2C359%2C960%2C453%2C423%2C968%2C935%2C922%2C128%2C714%2C611%2C862%2C321%2C135%2C243%2C716%2C248%2C456%2C469%2C722%2C253%2C942%2C642%2C718%2C643%2C724%2C939%2C576%2C644%2C936%2C819%2C961%2C172%2C813%2C132%2C199%2C646%2C733%2C648%2C184%2C915%2C524%2C134%2C361%2C652%2C362%2C174%2C364%2C328%2C732%2C258%2C366%2C656%2C734%2C654%2C144%2C336%2C146%2C263%2C463%2C268%2C528%2C532%2C923%2C944%2C738%2C176%2C578%2C534%2C537%2C536%2C742%2C429%2C866%2C433%2C369%2C178%2C744%2C436%2C186%2C136%2C925%2C343%2C869%2C158%2C746%2C439%2C926%2C916%2C466%2C664%2C112%2C826%2C111%2C542%2C298%2C967%2C927%2C443%2C846%2C917%2C299%2C544%2C582%2C941%2C474%2C446%2C754%2C666%2C698%2C668&amp;s=NGDPD%2CBCA&amp;grp=0&amp;a=\">le partite correnti nel mondo in relazione all\u2019output globale<\/a>. Questo indicatore \u00e8 cresciuto da circa il 2 percento del PIL mondiale nel 1995 fino al picco del 5.5 percento nel 2006.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-10139\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/alphaville-1-1.png\" sizes=\"(max-width: 590px) 100vw, 590px\" srcset=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/alphaville-1-1.png 590w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/alphaville-1-1-300x155.png 300w\" alt=\"\" width=\"590\" height=\"305\" \/><\/p>\n<p>Se ignorassimo ci\u00f2 che accadeva in quel periodo, e ci basassimo solo sui dati disponibili del 1995, potrebbe sembrare che la curva indichi un significativo incremento dei flussi di capitale dai paesi ricchi, fra cui gli Stati Uniti, verso i pi\u00f9 poveri, man mano che questi investivano e \u201cconvergevano\u201d verso standard di vita pi\u00f9 alti. Ad esempio, ci si aspetterebbe che la Cina sia stata uno dei principali beneficiari netti di investimenti esteri da America, Europa occidentale e Giappone.<\/p>\n<p>In quel caso le cose avrebbero\u00a0 potuto funzionare, ma non \u00e8 cos\u00ec che \u00e8 andata. Il capitale si \u00e8 spostato nella direzione sbagliata*:<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-10097\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/alphaville-2.png\" sizes=\"(max-width: 590px) 100vw, 590px\" srcset=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/alphaville-2.png 590w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/alphaville-2-300x148.png 300w\" alt=\"\" width=\"590\" height=\"291\" \/><\/p>\n<p>Invece di finanziare investimenti produttivi nei paesi in prevalenza pi\u00f9 poveri, i risparmi esteri hanno gonfiato le bolle immobiliari ed alimentato i consumi correnti in America (e UK), sostenendo monete sopravvalutate a detrimento della base produttiva interna. Come se ci\u00f2 non bastasse, questo spreco di risorse \u00e8 stato finanziato principalmente da un debito privato insostenibile. Il debito si \u00e8 sostituito alla crescita dei redditi. (Ovviamente, le cose stanno ancora peggio se si guarda alla composizione dei\u00a0<a href=\"http:\/\/www.bis.org\/publ\/work346.pdf\">flussi lordi<\/a>\u00a0invece che ai dati netti.)<\/p>\n<p><strong>Il problema nel suo complesso \u00e8 che c\u2019\u00e8 troppo denaro ma non ci sono abbastanza opportunit\u00e0 di investimento proficue.<\/strong>\u00a0Malgrado il recente rialzo, i tassi di interesse reali sono crollati perch\u00e9 le persone,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.imf.org\/external\/np\/seminars\/eng\/2015\/secularstag\/pdf\/Gruber.pdf\">e specialmente le imprese non finanziarie<\/a>, sono pi\u00f9 inclini a risparmiare che a spendere. I pochi paesi disposti a (abbastanza stupidi da) indebitarsi per investire in progetti inutili hanno sovvenzionato il resto del mondo sacrificando l\u2019occupazione nei settori produttivi.<\/p>\n<p>Gli \u201csperperi\u201d americani (e britannici) sono semplicemente il risultato della reticenza del resto del mondo a consumare di pi\u00f9. Il tasso di risparmio estero dipende dal\u00a0saggio negativo dei paesi anglosassoni, e in particolare dalla propensione di questi paesi a vendere titoli sui rendimenti futuri ad investitori stranieri.<\/p>\n<p>In quest\u2019ottica, chiunque si dica determinato a porre l\u2019\u201cAmerica prima di tutto\u201d dovrebbe concentrarsi esclusivamente sui paesi con i maggiori surplus di bilancio delle partite correnti, dato che sono questi ad incidere di pi\u00f9 sulla bilancia commerciale americana ed a rendere pi\u00f9 difficile alle famiglie americane poter risparmiare. Inoltre, questi negoziatori dovrebbero spingere tali paesi a cambiare le loro politiche nella direzione di\u00a0aumentare\u00a0il potere d\u2019acquisto dei\u00a0loro\u00a0consumatori, perch\u00e9 ci\u00f2 darebbe un aiuto sostenibile ed efficace agli esportatori americani e ridurrebbe il peso del debito.<\/p>\n<p>Allo stato attuale delle cose, questi paesi sono, nell\u2019ordine: Germania, Cina, Giappone, Corea, Taiwan, Olanda, Svizzera, e Singapore. Questi otto paesi hanno un surplus complessivo pari all\u20191.5 percento della produzione globale. Ad eccezione della Corea, tutti ed otto sono anche stati fonti principali di risparmio netto per il resto del mondo a partire dagli anni \u20182000. Per converso, America, UK, Australia, e Canada hanno un deficit complessivo pari all\u20191.0 percento della produzione globale.<\/p>\n<p><strong>Va anche evidenziato che in questo divario il Messico \u00e8 stato costantemente dalla stessa parte degli Stati Uniti.<\/strong>\u00a0Sulla base delle analisi del FMI, fin dal 1995 a livello aggregato il Messico ha speso costantemente pi\u00f9 di quanto ha prodotto. Nel 2016 il Messico aveva, in termini assoluti, l\u2019ottavo pi\u00f9 grande deficit di partite correnti al mondo. Anzi, il deficit del Messico come percentuale del PIL mondiale si avvicina al suo massimo storico.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-10098\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/alphaville-3.png\" sizes=\"(max-width: 590px) 100vw, 590px\" srcset=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/alphaville-3.png 590w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/alphaville-3-300x148.png 300w\" alt=\"\" width=\"590\" height=\"291\" \/><\/p>\n<p>Chiunque abbia davvero a cuore i problemi che affliggono la bilancia commerciale dell\u2019America dovrebbe dunque cercare un\u2019alleanza con il Messico, in un impegno comune contro gli spilorci impegnati a soffocare i loro consumi facendo affidamento sulla disponibilit\u00e0 degli altri a finanziare il loro stile di vita.<\/p>\n<p><strong>Volendo stabilire una priorit\u00e0,\u00a0l\u2019America dovrebbe concentrare i suoi sforzi sull\u2019eurozona.<\/strong><\/p>\n<p>I responsabili politici coreani e\u00a0<a href=\"https:\/\/ftalphaville.ft.com\/2015\/10\/01\/2141157\/assessing-abenomics-again\/\">giapponesi<\/a>\u00a0sono pienamente consapevoli della scarsa propensione ad investire dei loro operatori economici, e negli ultimi anni hanno tentato, con scarso successo, di cambiare questo stato di cose con una serie di iniziative politiche. Non \u00e8 quindi chiaro come le pressioni americane potrebbero riuscire [laddove loro hanno fallito], anche se incoraggiare la spesa pubblica, specialmente per equipaggiamenti militari, potrebbe aiutare. Su un altro fronte, l\u2019isolamento di Taiwan dal sistema internazionale fornisce una legittima giustificazione per tutelarsi contro il rischio di un\u2019improvvisa fuga di finanziamenti esteri. (E comunque non basta a giustificare la continua crescita del suo surplus in relazione alla produzione mondiale.)<\/p>\n<p>Per contrasto, la nefasta influenza dell\u2019eurozona sul resto del mondo \u00e8 la conseguenza di deliberate scelte politiche, che affliggono prima di tutto i loro cittadini. Se si include la Danimarca, la cui valuta \u00e8 agganciata all\u2019euro, l\u2019intero blocco ha un surplus di partite correnti complessivo pari allo 0.7 percento della produzione globale. Si tratta di un fenomeno abbastanza recente, trainato da Germania, Olanda ed altri paesi con analogo orientamento.<\/p>\n<p>Tra il 2001 ed il 2008, la Germania e i paesi del nord Europa ad essa affini hanno incrementato il loro surplus complessivo di circa 0.6 punti percentuali del PIL mondiale. Ci\u00f2 \u00e8 controbilanciato dal resto dell\u2019eurozona, che ha visto il suo equilibrio di bilancio deteriorarsi di 0.7 punti percentuali del PIL.<\/p>\n<p>La causa immediata della crisi dell\u2019euro \u00e8 stata il netto calo della disponibilit\u00e0 degli europei del nord a sostenere questi squilibri. L\u2019imperativo tedesco verso la \u201cdisciplina\u201d ha indotto i paesi che dipendevano da finanziamenti esterni a distruggere la domanda interna in cambio di prestiti di salvataggio. Ma mentre il surplus tedesco del periodo pre-crisi era sempre stato assorbito da Belgio, Francia, Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo e, soprattutto, Spagna, gli aggiustamenti successivi non sono affatto stati sovvenzionati da spese pi\u00f9 elevate nell\u2019austero nord.<\/p>\n<p>Al contrario, il tentativo di trasformare l\u2019eurozona in una Grande Germania ha semplicemente scaricato i continui surplus dell\u2019Europa germanofona, dell\u2019Olanda e della Scandinavia sul resto del mondo. Tra il 2008 ed il 2016 l\u2019equilibrio di bilancio complessivo \u00e8 variato di 0.8 punti percentuali del PIL mondiale. Questo si spiega quasi integralmente con il crollo dei consumi e degli investimenti in Grecia, Irlanda, Italia, e Spagna, che \u00e8 stato principalmente la conseguenza di scelte politiche portate avanti dalla BCE, dall\u2019Eurogruppo, e dall\u2019FMI, con orientamenti precisi da parte di Germania ed Olanda.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 obiettare che parte della spesa in quei paesi nel 2008 fosse improduttiva e che il crac successivo fosse almeno in parte prevedibile, per quanto i dati sull\u2019inflazione dei prezzi al consumo facciano pensare il contrario.<\/p>\n<p>Ma anche se cos\u00ec fosse, l\u2019avarizia di consumatori, imprese e governi del nord Europa non sarebbe comunque giustificata. Ad esempio, le famiglie olandesi hanno\u00a0<a href=\"https:\/\/ftalphaville.ft.com\/2016\/06\/16\/2166258\/why-is-the-netherlands-doing-so-badly\/\">oggi un tenore di vita pi\u00f9 basso rispetto a dieci anni fa<\/a>\u00a0a causa dello sgonfiarsi della bolla immobiliare in concomitanza all\u2019austerit\u00e0 fiscale. I tedeschi stanno un po\u2019 meglio, ma non molto. Come per i loro vicini, il loro governo \u00e8 irragionevolmente votato a rispettare il pareggio di bilancio, mentre le imprese rifiutano di alzare i salari.<\/p>\n<p>Gli americani hanno a lungo tentato di persuadere i nord europei a consumare di pi\u00f9, nella non irragionevole speranza che i responsabili politici teutonici desiderino agire nell\u2019interesse dei propri cittadini. (E se poi parte di quel denaro finisce in tasca ai lavoratori americani, la cosa non guasta.) Finora hanno sempre fallito, ma le ultime coorti potrebbero avere pi\u00f9 successo. Il quel caso, il vantaggio sarebbe non solo degli americani ma di tutto il\u00a0mondo.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2017\/02\/15\/ft-alphaville-gli-usa-non-dovrebbero-incolpare-il-messico-per-il-deficit-commerciale-la-colpa-e-della-germania\/\">http:\/\/vocidallestero.it\/2017\/02\/15\/ft-alphaville-gli-usa-non-dovrebbero-incolpare-il-messico-per-il-deficit-commerciale-la-colpa-e-della-germania\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di VOCI DALL&#8217;ESTERO (Matthew C. Klein) Dal blog Alphaville del Financial Times\u00a0un\u2019esauriente analisi \u2013 \u00a0che aiuta anche a capire come funziona la bilancia dei pagamenti \u2013\u00a0individua\u00a0il vero problema dell\u2019America non tanto nei\u00a0deficit commerciali bilaterali con paesi come il Messico, ma nello squilibrio complessivo tra risparmiatori globali e consumatori globali. In questo divario, il Messico ad esempio sta dalla parte di chi consuma pi\u00f9 di quanto produce, mentre\u00a0i veri \u201cspilorci\u201d sono i paesi vincenti dell\u2019eurozona, che\u00a0non&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":72,"featured_media":17269,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/voci-dallestero-1.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-7pF","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/28499"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/72"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=28499"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/28499\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":28500,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/28499\/revisions\/28500"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17269"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=28499"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=28499"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=28499"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}