{"id":28551,"date":"2017-02-19T10:15:35","date_gmt":"2017-02-19T09:15:35","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28551"},"modified":"2017-02-17T23:09:58","modified_gmt":"2017-02-17T22:09:58","slug":"la-germania-contro-tutti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28551","title":{"rendered":"La Germania contro tutti"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Alessio Pizzichini)<\/strong><\/p>\n<p><em>Le politiche economiche e commerciali dell&#8217;Unione Europea a guida tedesca non piacciono n\u00e9 a Trump n\u00e9 alla Cina. La Merkel sta guidando imperterrita l&#8217;Unione Europea contro le grandi potenze economiche, ma nessun governo sembra voler evitare il suicidio assicurato.<\/em><\/p>\n<p>Il 25 Gennaio <strong>Ted Malloch<\/strong>, primo candidato a essere nominato ambasciatore degli Stati Uniti per l\u2019Unione Europea, in <a href=\"http:\/\/www.bbc.com\/news\/business-38751845\">un\u2019intervista alla BBC<\/a> ha dichiarato di essere molto incerto sul futuro dell\u2019euro, il quale potrebbe collassare nel giro di un anno, un anno e mezzo. Il professore, la cui autobiografia lascia comprendere molto gi\u00e0 dal titolo (<em>Davos, Aspen e Yale: la mia vita dietro la Corte delle \u00c9lite come Sherpa globale<\/em>), non ha fatto sconti all\u2019Unione Europea, definendola <strong>\u201cun\u2019organizzazione sovranazionale, non eletta e piegata alla Germania\u201d<\/strong>. Il 31 Gennaio Peter Navarro, il capo del Consiglio per il Commercio di Donald Trump, ha definito l\u2019euro come un \u201cmarco travestito\u201d, aggiungendo che \u201clo squilibrio strutturale degli scambi che la Germania ha con il resto dell\u2019UE e con gli USA riflette l\u2019eterogeneit\u00e0 economica dell\u2019Ue.\u201d \u00c8 sempre di fine Gennaio lo studio di Mediobanca riservato ai suoi clienti pi\u00f9 importanti, per cui uscendo dall\u2019euro l\u2019Italia risparmierebbe 8 miliardi di euro. Riportato da Nicola Porro su <em>il Giornale<\/em>, lo studio prende in seria considerazione l\u2019Italexit: <strong>senza crescita e con la previsione che i tassi di interesse aumenteranno, il debito diverr\u00e0 insostenibile<\/strong>. Considerando anche che i no euro (Fratelli d\u2019Italia \u2013 Lega Nord e Movimento 5 Stelle) hanno un peso politico non irrilevante, <strong>la negoziazione del debito e l\u2019uscita dall\u2019euro con la relativa conversione del debito in lire sono due opzioni non pi\u00f9 trascurabili<\/strong>. Non a caso i sondaggi del gruppo di ricerca Sentix a Maggio davano la probabilit\u00e0 dell\u2019uscita dall\u2019euro dell\u2019Italia nei successivi dodici mesi allo 0,8%, mentre a Novembre era arrivata al 19%: davanti persino alla Grecia. In aggiunta a tutto ci\u00f2, non ha meritato la giusta attenzione mediatica lo studio accademico dell\u2019Ottobre scorso dell\u2019OFCE (<em>Observatoire Fran\u00e7ais des Conjonctures Economiques<\/em>), firmato dagli economisti <strong>Cedric Durand<\/strong> (professore all\u2019Universit\u00e0 di Parigi Nord) e <strong>Sebastien Villemot<\/strong> (esperto di debito pubblico). Il <a href=\"http:\/\/www.ofce.sciences-po.fr\/pdf\/dtravail\/WP2016-31.pdf\">paper<\/a> <em>Bilanci del dopo Unione Monetaria Europea: una valutazione del rischio di ridenominazione<\/em> mostra come in caso di uscita di un singolo paese dall\u2019euro o in caso di fine generale dell\u2019euro-zona, <strong>l\u2019Italia sarebbe il paese meno a rischio<\/strong>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/table-6.jpg\" alt=\"table 6\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt\">Tabella riassumente il livello di rischio composito dei paesi dell\u2019Eurozona in caso di uscita dall\u2019unione monetaria. Fonte: Durand C. e Villemot, S. (2016). Balance Sheets after the EMU: an assessment of redenomination risk. OFCE Working Paper 2016-31.<\/span><\/p>\n<p>In tutto questo Mario Draghi continua la sua imperterrita battaglia a difesa dell\u2019euro, seguendo il principio che va difeso \u201ca qualsiasi costo\u201d. Nonostante ci\u00f2, <strong>egli stesso ha ammesso che uscire dall\u2019euro \u00e8 possibile: basta pagare il debito<\/strong>. S\u00ec, i trattati dicono che \u00e8 irreversibile, ma tutti sappiamo che non sono eterni e immutabili. Lo stesso Draghi non ha potuto esimersi dal riconoscerlo, seppur implicitamente, mostrando che di fatto, nel 2017, il <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/il-re-euro-e-nudo\/\">Re Euro \u00e8 nudo<\/a>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.google.it\/publicdata\/embed?ds=d5bncppjof8f9_&amp;ctype=l&amp;strail=false&amp;bcs=d&amp;nselm=h&amp;met_y=balance_of_payments_ratios_to_gdp&amp;fdim_y=ratio_type:1&amp;scale_y=lin&amp;ind_y=false&amp;rdim=region&amp;idim=country:ITA:DEU:FRA&amp;ifdim=region&amp;tstart=856134000000&amp;tend=1424127600000&amp;hl=it&amp;dl=it&amp;ind=false\">https:\/\/www.google.it\/publicdata\/embed?ds=d5bncppjof8f9_&amp;ctype=l&amp;strail=false&amp;bcs=d&amp;nselm=h&amp;met_y=balance_of_payments_ratios_to_gdp&amp;fdim_y=ratio_type:1&amp;scale_y=lin&amp;ind_y=false&amp;rdim=region&amp;idim=country:ITA:DEU:FRA&amp;ifdim=region&amp;tstart=856134000000&amp;tend=1424127600000&amp;hl=it&amp;dl=it&amp;ind=false<\/a><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt\">Il surplus di qualcuno \u00e8 sempre il debito\u2026 di qualcun\u2019altro<\/span><\/p>\n<p>L\u2019Euro non piace quindi agli Stati Uniti d\u2019America perch\u00e9, come hanno detto Ted Malloch e Peter Navarro, \u00e8 una moneta contro i loro interessi e tutta a favore di un\u2019unica nazione: la Germania. Del resto prima o poi questo momento sarebbe arrivato. Gi\u00e0 nel 1978 il segretario di stato degli USA Cyrus Vance dichiarava, in un <a href=\"https:\/\/wikileaks.org\/plusd\/cables\/1978STATE223934_d.html\">cablogramma pubblicato da Wikileaks<\/a>:<\/p>\n<blockquote><p>\u201cDobbiamo bilanciare i nostri interessi di lungo periodo nell\u2019unit\u00e0 europea come uno dei pilastri della nostra politica, con prudenza, per perseguire con continuit\u00e0 gli interessi economici e finanziari degli Stati Uniti. Tuttavia, un sistema monetario europeo potrebbe ridurre la flessibilit\u00e0 del tasso di cambio nei confronti del resto del mondo, indebolendo il processo di aggiustamento internazionale, impartire una bias deflazionistico [deflazione e bassa crescita, ndr] di lungo periodo nell\u2019economia globale o diminuire le predisposizioni istituzionali esistenti del sistema monetario mondiale.\u201d<\/p><\/blockquote>\n<p>Parafrasando, <strong>l\u2019unit\u00e0 dell\u2019Europa \u00e8 sempre stata spinta dagli USA per motivi geopolitici<\/strong>, ma gi\u00e0 dalla fine degli anni \u201970 si temeva che adottare una moneta unica per pi\u00f9 stati, con economie molto differenti, avrebbe portato a deflazione, dunque al drastico blocco della crescita mondiale. Che l\u2019Euro avrebbe intralciato gli obiettivi dell\u2019economia statunitense era stato previsto: <strong>prima o poi la Germania avrebbe fatto i conti con la potenza a stelle e strisce<\/strong>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/wikileaks.jpg\" alt=\"wikileaks\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt\">Il cablogramma pubblicato da Wikileaks riportante le affermazioni fatte dal segretario di stato american Vance nel 1978 in merito al rischio di bias deflazionistico che avrebbe potuto essere indotto dalla costruzione di un\u2019unione monetaria in Europa.<\/span><\/p>\n<p>Non sono solo gli Stati Uniti a non apprezzare le politiche economiche della Germania: anche l\u2019altra grande potenza mondiale, la Cina, non vede positivamente l\u2019Unione Europea a guida tedesca. Lo scorso Marzo l\u2019economista cinese Zhao Ke pubblic\u00f2 su <em>Chinese Social Sciences Today<\/em> <a href=\"http:\/\/www.csstoday.com\/Item\/3174.aspx\">un articolo <\/a>intitolato <em>La crescita della Germania rappresenta una sfida per la Cina ?<\/em> nel quale si domandava se un\u2019Europa a guida tedesca possa essere pi\u00f9 amichevole e favorevole alla Cina, affermando che \u201cla leadership della Germania in Europa diminuir\u00e0 in maniera considerevole i nostri costi di transazione con l\u2019Europa, ma non possiamo perdere di vista il fatto che <strong>gran parte dell\u2019\u00e9lite politica tedesca vede la Cina come uno sfidante piuttosto che come un partner<\/strong>. [\u2026] Se il punto di vista tedesco sulla Cina rester\u00e0 immutato, <strong>l\u2019Europa a guida tedesca render\u00e0 senza dubbio molto pi\u00f9 difficile per la Cina gestire il suo rapporto con l\u2019Europa nel lungo termine<\/strong>\u201d. Riprendendo l\u2019intervento di Vladimiro Giacch\u00e9 al convegno <em>La Via Cinese e il contesto internazionale<\/em> tenutosi lo scorso Ottobre a Roma, <strong>la politica commerciale tedesca tende ad una vera e propria guerra commerciale con la Cina piuttosto che alla stabilit\u00e0 internazionale<\/strong>. In particolare ci\u00f2 \u00e8 causato da una politica economica aggressiva, in avanzo commerciale strutturale e di lungo periodo sul resto del mondo, esportatrice di deflazione e che deprime i consumi interni, privando la Cina, tra l\u2019altro, di un essenziale mercato di sbocco.<\/p>\n<div class=\"video-container\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/rMpDT5NjYrs?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L\u2019Unione Europea non \u00e8 minimamente eterogenea dal punto di vista commerciale.<\/strong> Nel settore manifatturiero a fine 2015 aveva un deficit di 180 miliardi di euro nei confronti della Cina, mentre godeva di un avanzo di 10 miliardi nel settore dei servizi. Ma il deficit non \u00e8 per nulla uniforme, come mostra il grafico sottostante: <strong>tutti i paesi sono in disavanzo tranne la Finlandia e, soprattutto, la Germania, che dopo la crisi si \u00e8 proiettata maggiormente sul mercato orientale<\/strong>, pur continuando a privilegiare maggiormente i paesi Europei e gli Stati Uniti d\u2019America. Per questo motivo e per quelli precedentemente riportati, considerando anche che nessun paese considera pi\u00f9 l\u2019euro e l\u2019Unione Europea istituzioni eterne, \u00e8 facile comprendere come <strong>la Cina privileger\u00e0 in misura sempre maggiore i trattati bilaterali con i singoli paesi<\/strong> ai trattati commerciali direttamente con l\u2019Unione Europea. Ossia continuer\u00e0, in maniera pi\u00f9 convinta, la strada intrapresa a met\u00e0 2016 iniziata con gli accordi con Ungheria, Repubblica Ceca e Polonia.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/balance-sheets.jpg\" alt=\"balance sheets\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt\">Bilancia commerciale degli stati membri dell\u2019Unione Europea nei confronti della Cina nel 2015. Si noti il surplus netto della Germania.<\/span><\/p>\n<p>Dunque <strong>l\u2019Unione Europea a guida tedesca e la relativa moneta-istituzione con cui opera, l\u2019euro, non piace n\u00e9 a Occidente, n\u00e9 a Oriente<\/strong>. Ma almeno internamente l\u2019Unione Europea \u00e8 unita e coesa, o no? Sebbene sembri ironia, non lo \u00e8 del tutto. Ovviamente non \u00e8 coesa: basta guardare la Brexit e il crescente allarme con cui le \u00e9lite europee vedono le future elezioni politiche in vari paesi, dove i partiti anti-europeisti sono in continua crescita. Inoltre se da una parte i paesi maggiormente colpiti dalla crisi esultano ogni qual volta Draghi prolunga il quantitative easing, perch\u00e9 il non farlo segnerebbe il loro default, d\u2019altra parte la Germania ne chiede l\u2019immediata fine, vista l\u2019inflazione a +1,9% e le preoccupazioni riguardo le proprie banche, che sarebbero secondo loro le uniche a essere danneggiate da bassi tassi di interesse. Dall\u2019altro lato per\u00f2 la crescente desovranizzazione dei paesi dell\u2019Unione Europea, in particolare quelli dell\u2019euro-zona, li porta a non considerare i propri interessi nazionali e a non porsi seri interrogativi su che strategia adoperare per evitare ulteriori duri colpi. <strong>L\u2019Unione Europea sembra coesa, cio\u00e8, soltanto nell\u2019andare a tutta velocit\u00e0 contro un muro.<\/strong> O, meglio, nessun governo attuale sembra intenzionato a scendere dal treno guidato dalla Germania, imperterrito nel voler sfidare sia gli Stati Uniti che la Cina. Inutile dire che contro le due principali potenze mondiali, e la crescita non irrilevante degli anti-europeisti, il destino non \u00e8 certo quello di uscirne vincitrice. <strong>L\u2019Italia, avesse un governo competente che opera per i propri interessi, abbandonerebbe la Germania immediatamente<\/strong>, prima che questa la porti assieme a s\u00e9 a farsi esplodere come <em>kamikaze<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/la-germania-contro-tutti\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/la-germania-contro-tutti\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Alessio Pizzichini) Le politiche economiche e commerciali dell&#8217;Unione Europea a guida tedesca non piacciono n\u00e9 a Trump n\u00e9 alla Cina. 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